Lui & Lei
Gianna, l'amica della zia
30.03.2026 |
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"Quando risalii con il vassoio, la trovai seduta sul letto, stropicciandosi gli occhi..."
Comincia le serie di racconti con protagonista Gianna ( l'amica di mia zia dei racconti "La zia ritrovata"). Con lei mi sento ancora e, quando abbiamo tempo, riusciamo anche a vederci. Da quell'incontro sono passati 6 mesi, in questo tempo abbiamo avuto modo di conoscerci meglio dentro e fuori dal letto. Buona lettura.Salii i gradini a due a due, spinto da una curiosità che non riuscivo a domare. Prima ancora che potessi bussare, la porta si spalancò, come se lei avesse seguito ogni mio movimento dalla finestra.
Gianna era lì, incorniciata dalla luce dorata dell'ingresso, con uno sguardo che non lasciava spazio a dubbi. Appena i nostri occhi si incontrarono, il suo viso si illuminò in un sorriso radioso.
«Finalmente tutto per me,» esclamò con un filo di voce, ma con una determinazione che mi tolse il respiro.
Non mi diede nemmeno il tempo di rispondere. Mi saltò letteralmente addosso, allacciando le braccia intorno al mio collo. La forza del suo slancio mi spinse indietro di un passo, ma la strinsi a me mentre le sue labbra cercavano le mie in un bacio affamato, travolgente, che spazzò via ogni residuo di esitazione. In quel momento, il resto del mondo, Sonia e la sua auto sparita nel buio, smisero semplicemente di esistere.
Entrammo in casa quasi senza staccare le labbra l'uno dall'altra, inciampando nei nostri stessi passi mentre la porta si chiudeva con un colpo secco alle nostre spalle. Non c'era spazio per le parole, solo per il suono dei nostri respiri che si facevano pesanti.
La sollevai di peso, sentendo il calore della sua pelle e la curva decisa dei suoi fianchi che si incastravano perfettamente tra le mie mani. La portai di peso verso il soggiorno e la feci sedere cavalcioni su di me non appena affondammo nei cuscini del divano. Gianna non perse un secondo: con gesti rapidi e quasi febbrili, iniziò a sbottonarmi la camicia, liberandomi di nuovo dai vestiti come se non vedesse l'ora di riprendere da dove avevamo interrotto.
Le sue mani piccole ma decise correvano ovunque, mentre io esploravo ogni centimetro di quelle forme generose che sembravano fatte apposta per essere strette. Il contrasto tra la sua statura minuta e la prorompente femminilità del suo corpo mi faceva girare la testa. Le mie dita affondarono nelle sue curve, seguendo la linea morbida dei fianchi fino a raggiungere la pienezza del suo sedere, mentre lei si inarcava contro di me, guidando ogni mio movimento con un'urgenza che rendeva l'aria elettrica.
Eravamo un groviglio di pelle e desiderio, persi in un’esplorazione frenetica dove ogni tocco sembrava voler recuperare tutto il tempo perso.
Continuammo così, persi l'uno nell'altra nel buio del salotto. Gianna si chinò su di me con una foga che non le avevo mai visto prima: le sue labbra avvolsero la mia eccitazione con una fame quasi disperata, iniziando a succhiare in maniera ossessa. Sentivo il calore della sua bocca e la sua lingua che lavorava instancabile, mentre mi bagnava completamente, lasciando che il piacere mi salisse dritto al cervello.
Dopo qualche istante, quasi senza fiato, sollevò lo sguardo verso di me. Aveva gli occhi lucidi e il respiro spezzato. «Ti voglio sentire tutto dentro,» mormorò, con una voce che era un misto di preghiera e comando.
Senza aspettare un secondo, risalì sopra di me, sistemandosi di nuovo cavalcioni. Quando mi accolse dentro di sé, un gemito profondo le uscì dalle labbra. Iniziammo a muoverci con un ritmo selvaggio: lei si sollevava e ricadeva con forza, mentre io rispondevo dal basso con colpi di bacino potentissimi, spingendo verso l'alto per colmare ogni millimetro di spazio tra noi.
Restammo in quella posizione per una decina di minuti, due corpi che si scontrano come animali, ignorando la stanchezza e il sudore che ci incollava la pelle. Poi, d'improvviso, un brivido violento iniziò a percorrermi tutta la schiena. Sentivo la pressione montare, un'esplosione imminente che non potevo più arginare, nonostante le energie già spese nelle ore precedenti.
«Sto per venire...» le sussurrai con la gola secca.
Gianna inarcò la schiena, stringendo i muscoli e accelerando ancora di più, i suoi capelli mori che le frustavano le spalle. «Sì! Riempimi tutta!» urlò, quasi in un brivido d'estasi.
Pochi istanti dopo, esplosi dentro di lei in un orgasmo lunghissimo e profondo. Nello stesso istante sentii le sue pareti contrarsi ritmicamente attorno a me: anche lei aveva raggiunto il piacere estremo. Con un ultimo gemito soffocato, Gianna si accasciò esausta sopra il mio petto, abbandonandosi completamente al peso della sua soddisfazione.
Il vigore di poco prima lasciò il posto a una spossatezza dolcissima. Guardai l’orologio sulla parete: le 5 del mattino. La luce bluastra dell’alba iniziava a filtrare timidamente dalle tapparelle, disegnando strisce sottili sul pavimento del salotto.
Gianna, ancora accoccolata sul mio petto con il respiro che tornava lentamente regolare, sollevò la testa. Aveva i capelli scompigliati e lo sguardo lucido di chi ha appena attraversato un uragano di emozioni. Mi accarezzò la guancia con la punta delle dita, un gesto lento che contrastava con la foga di pochi minuti prima.
«È tardissimo,» sussurrò, con la voce resa roca dal piacere e dalle urla. «Non ha senso che tu te ne vada adesso. Resta a dormire qui, fammi compagnia.»
Non me lo feci ripetere due volte. Il pensiero di rimettermi in macchina, con le gambe che ancora tremavano e la mente annebbiata dal sonno, mi sembrava impossibile. Mi aiutarono a rialzarmi e, quasi barcollando per la stanchezza, ci dirigemmo verso la camera da letto.
Ci infilammo sotto le lenzuola fresche, ancora nudi, cercando il calore l'uno dell'altra. Gianna si raggomitolò contro di me, appoggiando la testa sulla mia spalla e intrecciando le sue gambe alle mie. Il profumo del suo corpo e il silenzio della casa che si risvegliava furono l'ultima cosa che percepii prima che il buio del sonno mi avvolgesse completamente, consapevole che quella notte avrebbe cambiato ogni cosa tra noi.
Mi svegliai con la luce intensa che filtrava prepotente dalle tapparelle, segno che la mattina era ormai inoltrata. Realizzai di essere ancora nudo nel letto di Gianna: il silenzio della domenica rendeva tutto ovattato, perfetto per un po' di sano relax. Lei dormiva ancora, bellissima e serena; la guardai per un istante, ammirando la sua naturalezza, poi mi alzai piano per non svegliarla.
Scesi in cucina e preparai una colazione veloce. Quando risalii con il vassoio, la trovai seduta sul letto, stropicciandosi gli occhi. Mi guardò sorpresa: «Pensavo fossi andato via...» mormorò con un sorriso dolce. Mi avvicinai, la baciai teneramente e le risposi che non avrei mai potuto andarmene senza prima salutarla. Ci godemmo quel momento come una coppietta felice, tra risate e sguardi complici, finché lei non mi ricordò che avevamo entrambi degli impegni: lei un pranzo e io le mie commissioni.
«Ci facciamo la doccia insieme?» propose.
Sotto lo scrosciare dell'acqua calda, la passione si riaccese un'ultima volta. La sollevai, ormai avevamo imparato quanto ci piacesse quella posizione, e la stantuffai con vigore mentre l'acqua ci scivolava addosso. Lei si lasciò andare all'ennesimo orgasmo, ma questa volta, assecondando il suo desiderio, finii nel suo culo, suggellando quel momento di totale abbandono.
Dopo esserci lavati e rivestiti, arrivammo alla porta. L'addio non fu un addio: ci scambiammo un bacio intenso e i numeri di telefono. «Vorrei rivederti ancora,» mi disse con una luce speciale negli occhi. Ci promettemmo di sentirci quotidianamente e, da quel giorno, gli incontri sono continuati, diventando una costante bellissima della mia vita.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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