Scambio di Coppia
Gianna, l'amica della zia. Cap3
30.03.2026 |
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"Ci avventammo tutti e tre a berle con foga, leccando il mix di alcol e umori femminili fino a farle squirtare di nuovo in una goduria estrema che inondò le lenzuola blu..."
Sabato 30/09/2025Roma Capitale parte 2
Alle 10:00 ricevetti un suo messaggio che recitava: «Buongiorno, ho in serbo una bella sorpresa per te questa sera». Sorrisi tra me e me e cercai di concentrarmi sulla formazione, anche se la curiosità iniziò a farsi strada prepotentemente.
Arrivate le 19:00, salutai i colleghi e tornai in hotel per una doccia rilassante. L'appuntamento con Gianna nella hall era fissato per le 21:00. Mi presentai puntuale, indossando jeans, camicia e giacca. La vidi uscire dall'ascensore ed era mozzafiato: portava un abito nero lungo che fasciava ogni sua curva, con tacchi altissimi scelti per colmare il gap dell'altezza e mettere in risalto il seno prosperoso e il fondoschiena scultoreo. Mi salutò con un bacio delicato; il suo profumo era inebriante e mi stordì per un istante.
«Dobbiamo prendere la macchina», mi disse con tono deciso. Eseguii l'ordine senza replicare. Ci spostammo di una ventina di chilometri finché non giungemmo davanti a quella che appariva come una maestosa villa privata. Notai numerose auto nel parcheggio, ma preferii non pormi domande. All'ingresso, un uomo ci chiese il nominativo e Gianna rispose con naturalezza: «Coniugi Finardi».
«Prego, entrate pure e buon divertimento», replicò l'uomo scostandosi. Sorrisi e la seguii mentre lei mi prendeva con decisione per mano, guidandomi all'interno. Percorremmo un corridoio profondo dove scorsi almeno tre porte chiuse, per poi sfociare in un salone immenso. Sulla parete di fondo troneggiava un buffet imperiale circondato da bottiglie di vino e prosecco. Nella stanza c'erano già circa dodici persone; Gianna salutò con confidenza un paio di coppie e la padrona di casa.
Eravamo sei uomini e sei donne, finché non arrivarono altre tre coppie a completare il gruppo. A quel punto, un uomo alto e robusto dall'aria simpatica abbassò la musica e prese la parola: «Benvenuti a tutti. Questa sera festeggiamo i cinquant'anni di mia moglie Clara. Tanti auguri! Diamo inizio al buffet». Rialzò il volume della musica e iniziammo a bere e mangiare, mentre socializzavamo con gli altri ospiti in un'atmosfera che si preannunciava già carica di promesse.
Dopo un paio d’ore, Dino, il marito di Clara, riabbassò la musica. Appariva già un po’ alticcio, ma era visibilmente su di giri quando esclamò: «Auguri amore mio, adesso è il momento della torta!». Tutti applaudimmo festeggiando Clara, che si rivelò essere una donna davvero affascinante: alta, dai capelli rossi e dalla pelle chiarissima, con un fisico asciutto messo in risalto da una terza abbondante e uno sguardo magnetico incorniciato da due intensi occhi verdi.
Trascorremmo quasi tutta la cena in sua compagnia e in quella di Dino, insieme a un’altra coppia amica di Gianna: Salvo e Maria. Anche loro erano sulla cinquantina, ma dimostravano una forma fisica invidiabile, frutto di allenamenti costanti; entrambi mori e dalla pelle olivastra, lui appariva alto e muscoloso, mentre lei era una donna prosperosa con un fondoschiena sodo che avrebbe fatto invidia a una ventenne.
Mentre parlavamo, Gianna mi presentò ufficialmente e notai subito che sia Clara che Maria erano visibilmente attratte da me. I loro sguardi indugiavano spesso sulla mia figura, con sommo compiacimento dei rispettivi mariti e della stessa Gianna, che sembrava pregustare con eccitazione il seguito della serata.
Terminata la torta e servito un altro giro di prosecco per l'ennesimo brindisi, Dino riprese in mano la situazione. Il tono della sua voce si fece più complice e malizioso quando annunciò a tutto il salone: «E adesso si gioca, signori!».
Dino fece avvicinare tutte le signore a sé e annunciò che a ciascuna sarebbe stata assegnata una camera estratta a sorte. Spiegò che ogni stanza possedeva una particolarità specifica al suo interno ed era già stata attrezzata con tutto il necessario per garantire sesso sicuro.
Le nove donne si disposero in riga con una coordinazione che rendeva la scena quasi solenne. Dino esclamò con orgoglio: «A mia moglie l'onore di scegliere per prima!». Clara si fece avanti e, con un sorriso malizioso, estrasse una chiave con un vistoso portachiavi rosso. Subito dopo, una donna bionda ne recuperò una gialla, Maria ne scelse una verde e Gianna ne prese una blu; l'estrazione continuò così finché ogni donna non ebbe il proprio colore tra le mani.
Dino riprese la parola, lo sguardo che brillava per l'eccitazione: «Adesso, mia moglie sceglierà la coppia, o le coppie, con cui condividere questa esperienza. Per gli altri, decidete voi in quanti e come giocare, ma mi raccomando: potrete entrare solo nelle stanze di cui avete le chiavi».
Io ascoltavo insieme agli altri uomini, visibilmente incuriosito. Più Dino parlava sorridente, più sentivo l'eccitazione salire e pulsarmi nelle vene; l'idea di quell'incognita rendeva l'atmosfera elettrica. Senza esitare, Clara scelse proprio noi e la coppia formata da Salvo e Maria. Insieme a Dino, decidemmo di iniziare il nostro percorso proprio dalla stanza della festeggiata, quella contrassegnata dal colore rosso.
La stanza rossa:
La stanza rossa si trovava al piano superiore, così le donne ci precedettero lungo le scale, muovendo i fianchi con una lentezza studiata che catturò subito la nostra attenzione. Io chiusi la fila e, voltandomi un istante, scorsi le altre coppie dividersi tra i corridoi del piano terra, mentre noi raggiungevamo il pianerottolo superiore. Notai un vistoso nastro rosso legato alla maniglia della porta scelta da Clara: era il segnale inequivocabile della stanza.
Appena varcata la soglia, ciò che vidi mi fece salire il sangue al cervello. La stanza era quadrata, dominata in fondo da un divano dalle dimensioni smisurate. Al centro troneggiava un tavolino di cristallo sopra il quale erano stati disposti con cura vibratori, dildo di ogni forma, frustini, corde, preservativi e flaconi di lubrificante. Di lato c'era un puff rettangolare su cui, dietro ordine perentorio di Clara, io, Dino e Salvo riponemmo i nostri vestiti, restando solo in mutande.
Clara ci fece sedere a terra, su un tappeto foltissimo, imponendoci di restare immobili a guardare. Le tre donne iniziarono a spogliarsi con gesti carichi di sfida, restando solo con i loro perizomi, per poi abbandonarsi sul grande divano. Cominciarono a baciarsi e a esplorarsi a vicenda, usando un enorme dildo rosso che passava di mano in mano. Sfilatesi le mutandine, la tensione erotica esplose: si penetravano e si leccavano senza sosta, in un groviglio di gambe e sospiri che rendeva l'aria irrespirabile.
L'eccitazione raggiunse il culmine quando Clara, inarcando la schiena, si lasciò andare a una squirtata potente che ci inondò letteralmente; pochi istanti dopo, anche Gianna seguì il suo esempio, bagnando il tappeto e i nostri corpi con un getto altrettanto impetuoso. Maria, rimasta quasi senza fiato, si alzò e prese le corde dal tavolino: ci legò i polsi con nodi decisi e ci costrinse a sedere sul divano, iniziando a lavorare sui nostri cazzi con una foga incredibile.
Mentre Maria si concentrava sul membro imponente di Dino, Gianna prese a occuparsi di Salvo, e Clara si avventò su di me. I suoi occhi verdi, magnetici e fissi nei miei, mi fecero perdere il controllo in pochi istanti; le esplosi in bocca con un orgasmo violento e lei, senza staccare lo sguardo, ingoiò ogni goccia del mio seme. Anche gli altri conclusero quasi simultaneamente, abbandonandosi esausti sui cuscini.
Dopo esserci asciugati e aver ripreso un minimo di lucidità, restammo in intimo e ci dirigemmo verso la porta blu, pronti a scoprire quale altra follia avesse Dino per noi.
La stanza blu:
La stanza blu si trovava sempre al secondo piano. Dopo esserci dati una rapida rinfrescata e aver richiuso la porta della camera rossa, ci incamminammo lungo il corridoio, preceduti come sempre da Clara che, fiera del suo ruolo di festeggiata, guidava il gruppo con passo sicuro.
Al centro della camera troneggiava un immenso letto circolare rivestito di teli blu; l'ambiente era completato da un paio di divanetti ergonomici e da un frigobar, dal quale Dino ripescò e stappò l'ennesima bottiglia di prosecco. Brindammo alla serata e ci lasciammo andare tutti e sei a effusioni spinte proprio su quel lettone, mentre le luci soffuse della stanza accendevano i riflessi dei nostri corpi. Ormai completamente nudi, ci godemmo la scena delle tre donne che ripresero a succhiarci i cazzi avidamente, prima di vederle salire ognuna sul proprio uomo per cavalcarci con foga fino a raggiungere l'orgasmo.
Eravamo ancora carichi, così ci armammo di preservativi e decidemmo di mettere le donne "a pecora". Questa volta scelsi Maria: ero talmente rapito dal suo fondoschiena perfetto e marmoreo che non mi resi nemmeno conto di cosa stessero facendo le altre due coppie. Maria mi invitò a entrare diretto e con forza; cominciai a possederla senza sosta, godendo della sua reattività, finché dopo diversi minuti sentii l'esplosione imminente nel lattice. Lei, con un gesto esperto, mi sfilò il profilattico e prese tutto in bocca per finire il lavoro.
Nel frattempo anche gli altri avevano concluso. Dino, in un impeto di euforia, prese la bottiglia con il prosecco rimasto e fece sedere le tre donne a gambe larghe sul bordo del letto. Cominciò a versare il vino direttamente sulle loro fighe aperte, un gesto che scatenò un brivido collettivo. Ci avventammo tutti e tre a berle con foga, leccando il mix di alcol e umori femminili fino a farle squirtare di nuovo in una goduria estrema che inondò le lenzuola blu.
Dopo esserci asciugati e ricomposti per quanto possibile, riprendemmo i nostri vestiti nella stanza rossa e, con l'adrenalina ancora in circolo, ci dirigemmo al piano inferiore verso la stanza verde, curiosi di scoprire l'ultimo atto del piano di Dino.
La stanza verde:
Scendemmo le scale mentre tenevo Gianna per mano; entrambi sorridevamo, appagati e complici. La ringraziai sottovoce per avermi fatto vivere un'esperienza così intensa e lei, ricambiando il sorriso, mi baciò dolcemente sussurrando: «Grazie a te».
Tornati nel grande salone, scorgemmo tre coppie che si stavano rifocillando al buffet. Erano ormai le tre del mattino e, con molto garbo, i presenti si avvicinarono ai padroni di casa per congedarsi, vista l'ora tarda. Mentre Dino e Clara erano impegnati nei saluti e nei convenevoli di rito, Dino mi si avvicinò e mi consegnò una chiave, dicendomi di precederli: «Falla aprire a Gianna», aggiunse con un occhiolino malizioso.
Entrai subito dopo la mia partner e mi trovai di fronte a uno scenario per me completamente nuovo. Dal soffitto pendeva una robusta altalena erotica in cuoio; su un lato della stanza era sistemato un materasso poggiato su un letto singolo contro il muro, mentre un ampio divano in pelle dominava l'altro angolo. Accanto ad esso troneggiava una gogna erotica in stile medievale, perfettamente rifinita e verniciata di un verde brillante che catturava i riflessi delle luci soffuse. Incuriosito, chiesi a Gianna spiegazioni sull'uso di quegli attrezzi e, dopo che lei mi ebbe illustrato le basi, ci accomodammo sul divano insieme a Salvo e Maria.
Dopo pochi minuti entrarono Dino e Clara, annunciando che ormai eravamo rimasti soli poiché anche le ultime coppie se ne stavano andando. Dino, con l'autorità del padrone di casa, riprese il controllo della situazione: «Adesso mettiamo Clara al centro dell'attenzione per chiudere la serata». Si fece aiutare da Gianna e Maria per sistemare la moglie, assicurando le sue braccia e le sue gambe alle funi dell'altalena, lasciandola sospesa con il sesso ben esposto e le gambe spalancate in un invito esplicito.
Seguendo le sue istruzioni, Maria e Gianna iniziarono a inumidire i nostri membri con dei pompini profondi e succosi, preparandoci al gran finale. Dino ordinò a me di penetrare la figa di Clara insieme a lui, lasciando il culo a Salvo. Una volta indossati i profilattici, io e Salvo iniziammo a possedere Clara con forza; lei urlava di piacere a più riprese, incitandomi a spingere mentre Salvo la sodomizzava senza sosta. Nel frattempo, Dino si alternava nel possedere Maria e Gianna, prima di raggiungermi per sfondare la figa della moglie insieme a Salvo, che continuava il suo lavoro nel culo.
Rimasi per un istante a osservare la scena mentre mi toccavo, ammirando Maria e Gianna che si divertivano tra loro in un gioco di labbra e carezze. Clara, aggrappata alle corde, strillava in preda all'estasi; chiese a Salvo di uscire e implorò me di entrare insieme a Dino nella sua figa. Accettai l'invito e iniziammo a spingere con vigore per una decina di minuti, finché entrambi le venimmo dentro: il marito a pelle e io nel lattice.
Nonostante la stanchezza estrema, attinsi alle ultime forze e raggiunsi il divano dove Gianna si stava riprendendo. Me la caricai addosso nella nostra posizione preferita e la montai a pelle, prima davanti e poi nel culo, dove esplosi in un ultimo, definitivo orgasmo mentre la baciavo con passione infinita.
La stesi sul letto, ammirando il suo corpo ancora scosso dai brividi del piacere. Nonostante la stanchezza, volli assaporare fino in fondo quell'unione: mi chinai su di lei e raccolsi tutti i nostri liquidi con un'ultima, lentissima leccata tra la figa e il culo, suggellando quella notte di eccessi. Poi le salii sopra per un bacio appassionato, che lei ricambiò con un’intensità che mi fece vibrare l'anima.
Eravamo visibilmente sfranti, svuotati di ogni energia ma profondamente appagati. Ci dirigemmo verso il bagno della stanza verde e ci concedemmo una lunga doccia calda, lasciando che l'acqua portasse via il sudore e la fatica, ma non il ricordo di ciò che avevamo condiviso. Ci rivestimmo con calma, quasi in silenzio, assaporando l'intimità che si era creata.
Ormai erano le 5 del mattino e le prime luci dell'alba iniziavano a schiarire il profilo della capitale. Salutammo Dino e Clara ringraziandoli per l'ospitalità, Maria e Salvo per l'esperienza condivisa in quella villa lussuriosa, e ci mettemmo in viaggio verso il nostro hotel. Le strade di Roma erano deserte, avvolte in un'atmosfera magica e irreale. Arrivati in camera mia, ci infilammo sotto le lenzuola senza dire una parola e crollammo in un sonno profondo e ristoratore fino a mezzogiorno.
Al risveglio, il sole alto filtrava dalle tende. Lasciammo l'hotel con la mente ancora piena di immagini della notte precedente. Dopo un pranzo veloce, ci dirigemmo verso casa come una coppietta felice, godendoci quegli ultimi istanti di vicinanza. Sapevamo bene che, una volta rientrati in città, saremmo tornati alla nostra routine fatta di messaggi e attese, pronti a sognare il nostro prossimo incontro clandestino.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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