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Lui & Lei

Relazioni pericolose (p.7)


di PaoloSC
06.06.2024    |    2.573    |    4 9.8
"“Certo, ma prima lavalo e disinfettalo” mi chiese..."
RELAZIONI PERICOLOSE - PARTE VII

Rientro a casa

Partii la mattina successiva, dopo aver trascorso il resto della notte a cercare di riprendermi dagli eccessi sessuali del pomeriggio con Daniela la quale, grazie al cielo, dovette rientrare a Roma prima di me a causa di una serie di impegni con il Boss.
Approfittai per fare un po’ di shopping per Francesca e per la bimba.
Mi fermai a Bologna ed andai in un negozio di abbigliamento firmato per gestanti e per neonati, e presi una salopette per mia moglie ed una serie di camiciole, magliette, ghettine e bavaglini sulle tonalità del rosa, certo che stesse per arrivare una femmina.
Poco oltre il negozio di abbigliamento per bambini incontrai un sexy shop, diverso da quelli che avevo visto a Roma. Sembrava un negozio di gadget di lusso, vetrine illuminate con la biancheria intima esposta, panoplie di cassette porno ed una miriade di godemichet di tutte le fogge e dimensioni.
Preso da un improvviso raptus, entrai e chiesi di poter vedere qualche dildo.
Mi era rimasto impresso il discorso che aveva fatto Dede in Grecia a proposito del suo “Mandingo”, un dildo nero enorme.
Chiesi al commesso se avesse avuto qualcosa da mostrarmi al riguardo; gli si illuminarono gli occhi e mi accompagnò in una saletta attigua ove c’erano vetrine piene di dildi ad una, due e anche tre cappelle, con e senza vibrazione, neri, rosa, gialli, bianchi, realistici e lisci, con e senza ventosa, di dimensioni variabili dal minidotato al mostro di Lochness dei cazzi finti.
Mi mostrò orgoglioso la linea “di lusso”, caratterizzata da un grado di somiglianza con un membro reale talmente elevato da sembrare quasi vero: venature, dettagli, pliche, la forma asimmetrica del glande e dei testicoli…
Scelse per me quello nero di media dimensione.
“Medio questo bastone? Ma con questo se la spacca!” dissi atterrito al pensiero che siffatta nerchia sfondasse la micia di mia moglie.
“Si lasci servire! Conosco il mio mestiere. Lei inizi così e vedrà che tra due settimane al massimo sarà qui a prendere la misura più grande!” disse con il tono di chi la sa lunga e ne ha viste di cotte e di crude.
“Si, ma così non vorrà più me!” esclamai preoccupato di essere spodestato da un dildo, seppur top class.
“E adesso pensiamo anche a lei. Quanto ce l’ha grosso alla base?” mi chiese, sempre con un tono professionale.
“Mah, non saprei con esattezza, sono abbastanza grosso ma non enorme. Diciamo così” e mostrai la mano con il pugno semiaperto per far capire grosso modo il diametro. “Diciamo che non riesco a toccare pollice e indice quando …” e feci il gesto della masturbazione.
“Ok, allora le dò questa misura. È una taglia large, comoda, e comunque cede un po’” e mi porse un pacchettino con l’immagine di un anello.
“E scusi, cosa sarebbe questa cosa?” gli chiesi.
“È un anello penico. Si indossa facendolo arrivare alla base del pisello. Serve a stringere per impedire il reflusso del sangue. Ma mi raccomando, come sente fastidio lo tolga. Non deve diventare una tortura, e poi potrebbe farle male. Lo usi solo con lubrificanti a base acquosa, così come il dildo, perché con quelli a base oleosa spaccano la gomma e poi è da buttare” mi spiegò con tono professionale.
Prima di andare in cassa, mi fece prendere un flacone di lubrificante ed uno di olio da massaggio.
“Mi raccomando, lavi bene sia il dildo che l’anello dopo che sono entrati in contatto con l’olio: potrebbero rovinarsi. Acqua e sapone neutro, meglio quello di Marsiglia!” e mi consegnò il pacchetto.
Ripresi il viaggio e dopo ulteriori quattro ore di macchina arrivai a casa.
Dopo aver parcheggiato e scaricato i bagagli, salii in casa.
Ero certo di trovare solo la filippina, in quanto mia moglie avrebbe dovuto essere di turno in clinica.
Invece, sembrava non esserci nessuno. Andai in camera e la trovai a letto, chiusa nella sua vestaglia.
“Amore, che hai? Come stai? Perché stai a casa?” le chiesi temendo un suo malore.
“Mi sono fatta sostituire, per fortuna non avevo interventi ma solo una guardia. Ho detto che non mi sentivo bene e mi hanno pregato in pratica di rimanere a casa…Ben tornato, amore mio! Divertito ieri? Ti ricordi cosa ti ho detto? Oggi tocca a me…” ed aprì la vestaglia, mostrando di non indossare nulla sotto.
La gravidanza aveva reso più morbidi i fianchi e disegnato una curva sul ventre. Il pube appariva più gonfio e faceva da preludio al suo sesso, perfettamente depilato ma già rigonfio di desiderio.
“Spogliati e vieni qui a letto, ho aspettato tutto il giorno… e ho tanta voglia” e così dicendo passò un dito tra le labbra infilandolo poi nella sua intimità.
Mi spogliai senza indugi e mi gettai su di lei baciandole le labbra, i seni, il ventre e poi a scendere verso il suo sesso, rigonfio e bagnato.
Mi ricordai del pacchetto con il dildo, mi alzai e lo presi dalla sacca.
“Guarda cosa ti ho portato?” le dissi porgendole il regalo.
Francesca prese la scatola e la scartò con circospezione fino a che, libera dalla carta, apparve l’illustrazione del dildo.
“Ti ho preso l’uomo nero, visto che ogni tanto ti piaceva fantasticare, ebbene, eccolo qui!”
Mia moglie osservò con particolare interesse e con sguardo lubrico il contenuto della scatola.
“Lo vorresti provare?” le chiesi speranzoso.
“Certo, ma prima lavalo e disinfettalo” mi chiese.
Mi alzai e andai in bagno per lavare l’oggetto con acqua ed abbondante sapone.
Quindi scartai anche il pacchetto contenente l’anello e lavai pure quello. Mi accinsi quindi ad indossarlo. Ero già abbastanza eccitato e mi aiutai con dell’acqua saponata per farlo scivolare fino alla base.
Ritornai quindi in camera e presi dalla sacca la boccetta con il lubrificante.
“Eccotelo…” e le porsi il dildo.
“Ma è enorme!”
“E’ il tuo uomo nero, ricordi?” e le porsi la boccetta del lubrificante. Francesca la aprì e ne versò una abbondante dose in mano, poi prese il cazzo finto e lo bagnò con quel liquido denso e gelatinoso.
“Fai da sola o vuoi una mano?” le chiesi.
“Aiutami tu, ma fai piano, ti prego!” mi rispose con voce rotta dall’eccitazione.
Mi inginocchiai tra le sue gambe e applicai un po’ di gel tra le grandi labbra, quindi infilai due dita nella sua vulva già rigonfia e dilatata mentre con l’altra mano le stuzzicavo il clitoride.
Francesca iniziò ad ansimare ed a sollevare ed abbassare ritmicamente il bacino mentre la penetrazione delle dita diveniva più profonda ed andavo a stimolarle le rugosità interne.
“Dai, fammelo sentire, ti prego!”
Presi il dildo ed iniziai a farlo scorrere su e giù sulla sua vagina, l’enorme cappella che ora strusciava sul clitoride, ora separava le piccole labbra avvicinandosi sempre più all’anfratto.
“Dai, ti prego, mettimelo dentro!” quasi urlò. Prese la mia mano che sorreggeva il godemichet e fece in modo di far capitare la sommità all’altezza della vagina. Quindi, con una spinta del bacino fece entrare la sommità di quel mostro dentro di sé.
“Oh si, quanto è grosso, mi riempie tutta!” disse urlando. Osservavo quasi distaccato quel bastone di plastica nera divaricare le pareti del suo sesso, entrare ed uscire lucido del lubrificante e delle abbondanti secrezioni di cui ne stava stimolando la produzione. Quasi ipnotizzato, iniziai a spingerlo più all’indentro fino a quando ne scomparse buona parte.
“Fermati, ora è troppo… ecco, muovilo piano piano su e giù!” mi chiese mentre con un dito stimolava il suo clitoride, le labbra strette in una smorfia di intenso piacere misto a dolore.
Preso da una sorta di raptus, la feci girare su un fianco, le gambe divaricate, il dildo piantato nelle sue viscere. Volevo penetrarla di dietro, sfondarle il culo quasi a punire la sua sfrontatezza, poi la parte razionale in me prese il sopravvento e mi ricordò che quella donna era mia moglie, il mio amore, e che portava in grembo nostra figlia.
“Fra, ti voglio anch’io”
“Aspetta un attimo, fammi godere ancora un po’”
“Perché, io non ti basto?”
“No, che c’entra, tu sei tu…l’uomo nero è più grosso e mi riempie di più…” e tirò un gemito, quasi un urlo strozzato mentre lo faceva entrare ed uscire con maggiore intensità dal suo sesso e mentre il ritmo della masturbazione era divenuto frenetico. Pochi secondi ed urlò accompagnata da un intenso getto che mi prese in pieno viso e petto. Poi, ancora scossa dall’orgasmo, mi abbracciò cercando con insistenza la mia bocca.
“Grazie per il regalo, lo so, ne avevamo parlato, ma non pensavo che alla fine mi avresti portato …l’uomo nero” mi sussurrò all’orecchio, mentre mi mordicchiava il lobo.
“E non essere geloso: alla fine, quello è solo un pezzo di plastica, non può certo sostituire il padre di mio figlio!”
“Figlia, Fra, sarà una figlia!” risposi ridendo, presi la sua bocca e la baciai con un trasporto ed una passione che non ricordavo di aver provato per lei da tempo.
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