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Scambio di Coppia

Proviamo a giocare?


di PaoloSC
14.07.2025    |    6.371    |    9 9.3
"“Ed un seno fantastico, così piccolo e reattivo!” aggiunse mentre con le dita le pizzicava il capezzolo..."
Proviamo a giocare?
di Paolo Sforza Cesarani.

για το φιλο μας

“Cazzo! Togli quella cazzo di mano dal culo di mia moglie!”
“Ma scusa, se non vuoi che tocchi tua moglie, che cazzo ci siete venuti a fare qui?”
“Ma saranno pure cazzi nostri se non vogliamo avere a che fare con un singolo? Avessi almeno chiesto permesso! E ti ho pure fatto cenno di non avvicinarti!”
“Ma io ho pagato! C’ho il diritto di toccà chi cazzo me pare. Siete voi che nun ce dovete veni’, qui, si nun c’avete voja de scambià!”

Un pomeriggio di una dozzina di anni fa, più o meno, in una allora nota spa/privé scambista e naturista di Roma sud.
Francesca ed io avevamo deciso di provare ad avvicinarci a quell’ambiente con molta cautela e sinceramente un po’ prevenuti, con il tacito accordo che nessuno avrebbe fatto nulla senza l’esplicito consenso del partner e, soprattutto, senza forzature.
Scegliemmo quella location perché garantiva da regolamento severi provvedimenti contro coppie e singoli maleducati ed invadenti.
“Questa è una spa naturista e scambista, ove sono accolti soprattutto coppie e singoli, ma non travestiti e transessuali. Le singole sono accette solo se accompagnate da coppie conosciute”.
L’obbiettivo era chiaro: limitare i singoli in funzione delle coppie presenti, eliminare certi giri che generavano solo problemi ed impedire la prostituzione sotto mentite spoglie. Le tasse di iscrizione erano molto popolari per le coppie, quasi proibitive per singoli e singole. Questa politica di quote alte e limiti all’ingresso aveva attribuito alla SPA la nomea di essere molto attrattiva e protettiva nei confronti delle coppie e non troppo disponibile verso i singoli.
La nostra intenzione era quella di passare qualche pomeriggio in sauna, bagno turco, idromassaggio in totale nudità e, se ci fosse scappato, con un po‘ di sano sesso tra noi, magari dopo essere stati stimolati dall’osservare altre coppie.
Ricordo ancora la prima volta in assoluto.
Io ero abituato alla nudità, grazie alla abituale frequentazione di saune sia in Germania, ove ero spesso per lavoro, che al Nord, tra padovano e bresciano, che nella mini spa della mia palestra, limitatamente alle giornate concesse ai soli uomini.
La mia fidanzata, invece, non era abituata e provava un po’ di imbarazzo non tanto dalla nudità, che affrontava con relativa sportività, quanto dalla presenza di persone sessualmente disinibite.
Ricordo che entrammo negli spogliatoi, separati per sesso (e non ho mai capito perché, visto che poi si stava nudi tutti assieme), dandoci appuntamento fuori.
“Non mi lasciare da sola, Paolo!” mi disse ridendo (ma non troppo) mentre entrava nello stanzone spostando una tenda dietro la quale intravidi una matronale signora, di certo abbondantemente sopra i 50, che si stava spogliando.
Nello spogliatoio degli uomini, invece, c’era il marito (come scoprimmo dopo), simpatico signore ultrasessantenne, arzillo e ben messo, che mi rivolse subito la parola
“Prima volta? Non vi ho mai visto qui!”
“Si, è la nostra prima volta. Speriamo non ce ne dobbiamo pentire!”
“E perché mai?”
“Perché non sappiamo cosa succederà. O meglio, so a che cosa potremmo andare incontro, ma non siamo certi che ci possa piacere”
“Intendi dello scambio?”
“Si, beh, quello.”
“Ma non dovete crearvi il problema. Se vi va, partecipate, se no, guardate senza dover fare nulla. E se vi chiedono qualcosa, basta che rispondiate «No, grazie» e nessuno vi darà fastidio o vi importunerà!
E poi, il giovedì è il giorno riservato alle sole coppie. I singoli non ci sono, non possono entrare. Può succedere che ci sia qualche falsa coppia, ma di solito si mescolano alle coppie più intraprendenti. Ma poi capirete da soli” concluse mentre si copriva con un telo.
“Grazie delle dritte. C’è qualcos’altro che dovrei sapere?” gli chiesi mentre mi paludavo anch’io nel telo bagno pulito.
“Se volete fare sesso tra voi senza essere disturbati, potete farlo solo a lato piscina o nella sala coppie. Le stanze sono dedicate allo scambio e non possono essere chiuse. L’unica stanza in cui si può chiudere la porta è quella del glory hole, ma non credo che siate interessati. Ah, sarebbe vietato fare sesso in piscina, nella sauna e nel bagno turco, anche se lo fanno tutti. E nell’area umida si va senza teli, senza niente. E prima di entrare in piscina, bisogna fare la doccia.” aggiunse mentre uscivamo dallo spogliatoio.
Proprio in quel momento Francesca stava uscendo dallo spogliatoio femminile, presa sottobraccio dalla matrona che la stava guidando.
“Paolo, lei è Anna” mi presentò.
“Si, Anna è mia moglie, io sono Ruggero, tu sei?” si intromise il mio interlocutore, tendendole la mano.
Francesca gliela diede, lui la sollevò e la baciò chinando la testa, in un elegante e ben fatto baciamano.
“Io sono Francesca, molto piacere!” rispose la mia bella con un po’ di soggezione ma anche ammirazione per quel gesto così elegante.
Anch’io mi presentai tendendo a mia volta la mano verso Anna e facendole anch’io il baciamano, forse appena un po’ più formale di quello di Ruggero.
Quindi toccò a noi uomini introdurci a vicenda.
Atmosfera leggera, simpatica, ci fidammo istintivamente di quella coppia di signori più anziani di noi, di bei modi e di gradevole presenza.
“Ruggero, i signori sono verginelli. Li curiamo noi, oggi!” disse Anna prendendo sotto braccio sia Francesca che me. “Venite, venite con me, tranquilli, non vi mangiamo!” aggiunse ridendo mentre ci spingeva nella sala comune.
“Ciao Mara, ciao Filippo!” si rivolse ad una coppia la cui lei stava con la testa in mezzo alle gambe di lui.
“Ciao Anna!” rispose Filippo.
“Mmmmh mmmmh glo glo glo!” aggiunse Mara mentre continuava a fare su e giù con la testa.
“Coppia …novella?” chiese Filippo mentre teneva con le mani la testa della sua compagna.
“Si, gli facciamo vedere un po’ in giro, poi ci vediamo. Teneteci il posto, eh!” rispose Ruggero mentre ci faceva strada verso le docce accanto alla sauna.
“Sauna o bagno turco, per iniziare?”
“Io preferirei il bagno turco, la sauna mi abbassa troppo la pressione” rispose Francesca.
“E bagno turco sia” rispose Ruggero mentre apriva il rubinetto della doccia e ci si buttava sotto.
Seguii il suo esempio e feci altrettanto, imitato da Francesca che si era messa sotto il getto accanto, sempre scortata da Anna.
Entrammo nel calidarium, pieno di vapore non particolarmente caldo.
Presi la doccetta e sciacquai il sedile per Francesca e per me, e ci mettemmo seduti proprio di fronte alla coppia nostra guida.
Ruggero era ancora molto prestante, con una notevole dotazione che iniziava a notarsi. Anna iniziava a mostrare i primi cedimenti e, seppur non grassa, aveva un po’ di accumulo generalizzato, soprattutto su fianchi e cosce, ma anche sul pube completamente depilato e sul seno.
“Francesca, sei bellissima. Quanti anni hai? 38, 40?” le chiese con gentilezza ed una punta di invidia Anna.
“Ma magari, Anna! Ne compio 49 tra un po’!” rispose il mio amore.
“Anche tu, Paolo, te li porti molto bene. Quanti ne hai?” mi chiese Ruggero.
“Ne ho appena compiuti 57, Ruggero. E tu?” risposi.
“Io ne ho 66, sono pensionato da poco!” mi confessò.
“Beh, complimenti, non li dimostri affatto”
“Eh, ma inizio a sentirli. Senza pasticchetta, ne posso fare solo un paio!” disse ridacchiando e facendo l’occhiolino a Francesca, che però non gradì molto la battuta e rispose con un sorriso di circostanza. Si era illusa forse di essere in una sala da the naturista, dimenticando che eravamo in un centro in cui lo scambismo era la regola.
Ruggero allungò la mano ad accarezzare l’intimità della moglie la quale, per favorirlo, aprì le gambe mostrandoci le sue grandi labbra già rigonfie di desiderio. Anna si girò verso il marito e lo baciò mentre con la mano andava ad accarezzare e poi prendere il membro che iniziava a ergersi turgido, la cappella rossa e lucida.
Mi rivolsi ad osservare Francesca. Non mi aspettavo che le cose si sarebbero evolute così in fretta, ed immaginai il suo disagio.
“Ehm, Fra” mi avvicinai e le sussurrai all’orecchio.
“Vuoi andare via?” le chiesi, mentre notavo i suoi capezzoli improvvisamente eretti.
Nicchiò scuotendo la testa, mentre mi si avvicinava e mi stringeva la mano nella sua, quasi a cercare protezione, ma nel contempo sembrava sentire l’effetto della medesima eccitazione che stava prendendo anche me.
Non che fossimo scandalizzati, avevamo già avuto esperienze con un’altra coppia, anche molto intime, ma mai con sconosciuti. Diciamo che la situazione iniziava a farsi rovente, a prescindere dal vapore bollente che continuava ad uscire dalla bocchetta accanto a noi.
Allungai anch’io la mano verso il sesso della mia fidanzata, trovandolo bagnato e turgido.
“Ma allora ti piace!” le sussurrai
“Non sono mica di legno!” rispose, togliendo però la mia mano da in mezzo alle sue gambe. “Non mi va di dare spettacolo, qui” sibilò.
“Ma con tutto il vapore che c’è… e poi non ci si filano per niente”
“Usciamo fuori, amore…qui mi manca l’aria”
“Francesca sopporta poco il caldo umido. Noi usciamo. Vi aspettiamo qui fuori” dissi rivolgendomi a bassa voce alla coppia che iniziava a fare sul serio. Aprii la porta davanti a me per far uscire prima Francesca.
“Amore, se vuoi andiamo via” le dissi sottovoce dopo aver richiuso lo sportello dietro di me.
“E perché mai?”
“Credevo ti fossi storta”
“Per cosa? Non è mica la prima volta che vediamo due fare sesso davanti a noi, ricordi? Lo abbiamo fatto anche noi, no?”
“Si, ma credevo ti avesse dato fastidio”
“No. Avevo sul serio caldo. E ti dirò, almeno lui era carino con la moglie, hai visto come la guardava e come la accarezzava?”
“Sinceramente non ci avevo fatto caso, Fra” risposi scuotendo la testa. “Ero preoccupato che ti sentissi a disagio.”
“Paolo, mi conosci. Io so che tutte queste esperienze che facciamo sono affrontate con curiosità e con la consapevolezza che al primo momento di disagio di uno di noi, ci fermiamo. Giusto?”
“Si! Come il Faust di Goethe, basta che tu dica a Mefistofele «Fermati! Sei bello!» e blocchiamo tutto. Lo sai che non ti forzerei mai a fare qualcosa che non ti piace, amor mio”.
“Vabbè, non sprecherei Goethe per queste cose…“ sorrise sorniona il mio amore.
Ristemmo ad asciugarci dopo la doccia, e quindi ci avventurammo lungo il corridoio che portava alla zona umida, piscina ed idromassaggio.
Nella sala di fronte all’ingresso della piscina c’erano alcune coppie, per lo più coetanee, che scherzavano tra loro mentre, seduti sui divani attorno ad un grosso pouf, ammiravano le evoluzioni di un trio tra due donne ed un uomo che godeva delle loro attenzioni.
Mi fermai, colpito da una delle due donne che aveva il corpo completamente tatuato, con un enorme drago che cingeva tra le sue grinfie il fianco, artigliando la coscia ed il seno, fino ad alitare una fiammata sul collo che sorreggeva la testa completamente calva. Una serie di barrette metalliche terminate da due sferette, come una seconda serie di vertebre, si arrampicava dal sacro fino alla testa, una catenella si dipanava dalle grandi labbra e terminava da qualche parte davanti, impossibile da vedere visto che la ragazza ci dava le spalle mentre era intenta a succhiare e leccare il notevole membro dell’uomo.
Passammo di lato, cercando di non esser visti, ci recammo alla doccetta per i piedi, attaccammo i nostri teli alla rastrelliera attaccapanni e risalimmo la scala che portava alla piscina.
Davanti ai miei occhi avevo il culo ondeggiante della mia fidanzata; mi soffermai ad osservare da dietro le sue grandi labbra che sporgevano in mezzo alle gambe, e notai che erano più gonfie del solito.
Entrammo nella sala della piscina e ci fermammo sull’ultimo scalino, sorpresi.
Gente in acqua, gente fuori, capannelli di dozzine di persone attorno ad una coppia, un trio, un quartetto, che sollevavano le mani a toccare chiappe, tette, cazzi più o meno eretti, come le anime dannate che levavano le braccia a chiedere aiuto a Dante nella Commedia illustrata dal Dorè.
Sembrava un girone infernale, con lamenti, ansimi, grida. Poi, ci rendemmo conto che non erano grida di dolore, ma di piacere, rumori di carni che sbattevano tra loro come base ritmica di un concerto di un’orchestra che eseguiva una sinfonia di sesso.
Entrammo in acqua, scegliendo l’angolo più remoto ed in penombra. Eravamo tuttavia ad un paio di metri da una solitaria coppia che si deliziava in acqua, senza degnarci della minima attenzione.
Ci guardammo negli occhi e scoppiammo a ridere.
“Ma te l’aspettavi un casino così?” mi chiese sbarrando gli occhi, sorpresa ma non spaventata o seccata.
“Sinceramente non pensavo a tutto questo casino!” le risposi sussurrandole all’orecchio mentre l’abbracciavo da dietro. Il contatto con le sue morbide natiche, le mie mani a carezzarle i seni e a pizzicarle i capezzoli provocarono un’immediata erezione.
“Che ne pensi?” alitai nel suo orecchio mentre appoggiavo la mia rigida virilità in mezzo alle sue gambe.
“Penso che se non ti sbrighi ti zompo addosso…” rispose con un fil di voce, prendendomi e infilando la testolina del fratellino dentro di sé.
“Oh, siii” ansimò appoggiandosi con le natiche sul mio bacino a favorire una penetrazione più profonda.
La coppia accanto a noi, intanto, si era fermata, probabilmente sazia al momento. Ci guardarono con simpatia come per dire “Bravi, datevi da fare pure voi!”, poi si ritirarono.
Iniziai a muovermi con maggior intensità dentro di lei, provocandole mugolii e gridolini di piacere mentre con le mani deliziavo tutto ciò che potevo raggiungere, mentre lei mi prendeva la testa da dietro e mi carezzava muovendo ritmicamente il bacino.
Presi dalla passione non ci rendemmo conto che i nostri “mentori”, o presunti tali, si erano avvicinati senza interromperci o distrarci.
“Dai, ancora, DAI!” Francesca mi intimò di dare tutto me stesso un momento di prorompere in un rumoroso ed incontrollato orgasmo; giusto altri due colpi e venni anch’io, emettendo un grugnito di profondo godimento.
“E brava la coppietta neofita!” esordì Ruggero, seguendo Anna che si era avvicinata a Francesca mimando un silenzioso applauso.
“Vi abbiamo visto, non vi siete certo tirati indietro!” disse Ruggero.
“Avete visto, non è poi difficile. Ognuno di noi ha la sua vena esibizionista che prima o poi emerge” aggiunse Anna.
Annuii, mentre guardavo i nostri nuovi amici cercando di capire se volevano qualcosa da noi.
Intanto, dalla parte opposta della piscina alcune urla di piacere misto a dolore aleggiarono in aria. Ci voltammo e vedemmo una donna posseduta da due uomini contemporaneamente, mentre tutt’attorno sembrava di stare allo stadio, con le persone che tifavano per questo o per quello, ed altre persone che si accoppiavano quasi stessero in palestra a giocare a squash.
Francesca ed io ci guardammo basiti e decidemmo di uscire.
Ruggero e Anna ci seguirono accompagnandoci.
“Si, qualche volta succede anche questo, ma di solito è tutto molto soft” disse la donna.
“Non dovete preoccuparvi. A qualcuna piace essere presa con la forza…” aggiunse.
“Oggi in effetti c’è gente peggio del solito, molti sono nuovi e non li conosciamo, vero Anna?”
“Si amore, oggi non piace nemmeno a me. Andiamo di là, venite” disse la donna prendendo Francesca per mano e guidandola dentro una sala con luci soffuse, divanetti ed un buffet con bevande e stuzzichini.
“Dai, mettiamoci qui e beviamo qualcosa”.
Francesca ed io li seguimmo, riconoscenti verso la coppia più anziana per i loro sforzi nel farci sentire a nostro agio.
“Ecco, vedete, guardate loro!” indicando la coppia appena entrata, la stessa che stava accanto a noi in piscina, ed invitandoli a venire vicino a noi.
“Marica, Guido, vi possiamo presentare una coppia di nuovi amici? Sono Francesca e Paolo, ed è la prima volta che vengono qui.”
Ci stringemmo le mani. Era quasi comico il presentarsi nudi come vermi, senza nemmeno i teli che avevamo lasciato alla piscina per non dover passare vicino al gruppo di prima.
“Loro erano come voi, quando vennero la prima volta qui” spiegò Anna che faceva un po’ da mamma chioccia.
Ruggero si alzò e andò a prendere una bottiglia di prosecco con i bicchieri.
“Dai, brindiamo!” disse levando il bicchiere di plastica trasparente che aveva riempito di liquido ambrato.
Francesca ed io nicchiavamo, non volevamo bere visto che eravamo a stomaco vuoto, ma ci facemmo convincere e ci lasciammo andare, più per cortesia che per piacere. Il prosecco era pessimo, quasi imbevibile, ma ne trangugiammo un sorso a testa per non far torto alla gentilezza di Ruggero.
Intanto Marica e Guido avevano iniziato a farci domande su come fossimo capitati lì, se eravamo interessati allo scambio o se eravamo mossi solo da curiosità come lo erano stati loro.
Quel poco di prosecco ci rinfrancò e l’alcol rese più leggera la situazione, sciogliendo un po’ le naturali inibizioni che un po’ ci bloccavano.
Marica e Guido si dimostrarono una coppia simpatica e socievole. Un po’ più giovani di noi, erano senza figli, entrambi professionisti, e si erano avvicinati all’ambiente inizialmente mossi da curiosità e da un po’ di desiderio di trasgressione, ma senza mai concedersi al sesso completo.
“Solo incontri soft, baci, carezze, qualche rapporto orale”.
Poi durante una festa, complice un po’ di vino di troppo ed un loro amico single che avevano incontrato lì, Marica chiese a Guido di provare con il loro amico, ed iniziarono a giocare con altre coppie.
“Ma lo facciamo poco, giusto qualche volta. Non deve essere la normalità, ma solo un piacevole momento di trasgressione, di rottura delle regole. E solo con persone che ci piacciono!” concluse Marica, guardandoci negli occhi, forse chiedendosi se fossimo interessati.
“Guido, mi avevi promesso che mi avresti fatto godere, ricordi?” venne Anna a salvarci, prendendo per mano l’uomo e conducendolo dietro le tende. Analogamente fece Ruggero accompagnandosi alla giovane donna.
“Noi andiamo di là, c’è una sala più riservata. Se volete unirvi…”
“No grazie, fate pure. Noi facciamo un giro qui” risposi, interpretando il pensiero di Francesca.
Recuperammo due teli asciutti e ci dedicammo a fare un giro per la struttura.
Fino ad allora avevamo visto si e no un decimo delle stanze e delle sale, limitandoci alla sola SPA. Capitammo in una stanza in penombra che puzzava di fumo. Su uno schermo a tutta parete era proiettato un porno. Ci fermammo un momento a vedere e ci sedemmo. Era la storia di un threesome tra due uomini ed una donna, durante il quale la protagonista li assaggiava in tutte le posizioni, fino ad accogliere entrambi nel suo ano. Era la prima volta che mi capitava, e Francesca mi chiese: “Ma come fa? Due assieme di dietro? Ma come fa a trattenere quando le scappa? Sarà sfondato!” disse quasi spaventata.
Ci alzammo e ci spostammo nella sala accanto, anch’essa in penombra e maleodorante di fumo stantio.
Anche qui, una teoria di divanetti e pouf, con specchi alle pareti, ai soffitti ed in alcune parti del pavimento nei quali si riflettevano le fioche luci. Sentimmo dei gemiti e ci rendemmo conto di non essere da soli.
Una coppia all’incirca della nostra età si stava concedendo reciproco piacere avvinghiati in un 69.
Feci per andar via ma Francesca mi trattenne.
“Ti interessa?” le sussurrai.
“A te no, scusa?”
“Di guardare poco, di fare molto…”
“E allora datti da fare” mi disse sdraiandosi su un divanetto mentre si slacciava il telo. Aprì le cosce invitandomi a baciarla e leccarla.
Infilai la testa tra le gambe e mi dedicai alla sua ostrica che mi aspettava, invitante e succosa.
Un mugolio di piacere accompagnò il suo inarcarsi mentre le suggevo il bocciolo e la penetravo con la lingua. Prese la mia testa tra le sue mani e la strusciò contro il suo sesso emettendo piccole grida di piacere.
Pochi minuti e venne copiosamente, bagnandomi tutto. Mi distesi quindi sul divano ed entrai dentro di lei, facendola gemere ulteriormente.
Il suo sesso era un lago, il mio membro sciacquava per quanto era scivolosa la sua vagina. Francesca si muoveva quasi freneticamente stimolandosi e stimolandomi. Volevo godere, volevo farla godere ancora.
All’improvviso lo sentii arrivare, uno stimolo intenso che mi prese dentro. Memore degli insegnamenti ricevuti da Saryana e da Laura e Fabrizio, cercai di rimandarlo ma la mia fidanzata mi dette il colpo di grazia “Amore, fammi sentire come mi vieni dentro!”. Il tempo di comprendere il messaggio e venni copiosamente, la seconda volta in quel pomeriggio, mentre la mia fidanzata era ancora scossa dai postumi dell’orgasmo.
L’abbracciai stretta e la baciai.
“Fra, ma che ci facciamo qui?” le chiesi.
“Amore mio, nessuno ci obbliga ma mi hai sempre detto che dobbiamo portare a termine le cose che decidiamo di provare. Abbiamo deciso di venire a giocare in una spa scambista, lo sappiamo te ed io. Sapevamo cosa significava e a cosa saremmo andati incontro. Allora, perché non ci siamo uniti a quelle coppie? Che peraltro, mi sembrano tanto persone assolutamente normali e per bene!” mi disse.
“Ma io credevo che non ti interessasse…”
“Siamo venuti qui per nasconderci mentre facciamo sesso, o a renderci conto di come funziona? Mi hai sempre detto che se non vogliamo, ci fermiamo. Amore mio, io mi fido ciecamente di te!” e si alzò in piedi, risistemandosi il telo addosso. “Ma prima, accompagnami al bagno, devo sciacquarmi, c’è qualcosa che mi sta colando per le gambe…” affermò ridacchiando mentre mi guardava di sottecchi.
L’accompagnai alle toilette ove incontrammo Anna.
“Anche voi qui? Devo assolutamente sciacquarmi, non posso camminare con la mano in mezzo alle gambe…” aggiunse.
“Francesca è lì dentro per lo stesso motivo”
“Francesca, sono Anna. Posso entrare, cara?” chiese dopo aver bussato alla porta.
La mia donna aprì la porta e fece entrare la signora.
“Fra, ti aspetto di là”
“Paolo, sono tutti in piscina, ci vediamo lì” intervenne Anna. “Tranquillo, te la porto io!” disse mentre entrambe scoppiarono a ridere.
Mi diressi verso la parte opposta della struttura ripercorrendo il cammino che avevamo fatto prima fino a che arrivai alla sala umida.
Il capannello di persone che c’era prima si era dissolto ed un gradevole silenzio permeava l’aria.
Appesi il telo al gancio, salii le scalette ed entrai in piscina.
C’erano molte più persone di prima, quasi tutte intente a dare e ricevere piacere in coppia ed in gruppo. Riconobbi la ragazza dai grandi tatuaggi che stava facendo un lavoro di bocca ad un uomo altrettanto tatuato mentre un uomo di chiare origini magrebine stava entrando ed uscendo dentro di lei con un enorme membro. Avevo visto anche altre persone in precedenza parte del gruppo che era fuori, prima, tutti intenti a masturbarsi mentre a turno si davano da fare con due bionde di mezz’età. Altre donne erano intente a leccarsi a vicenda.
Dal lato opposto, il gruppo di Ruggero, Marica e Luca a cui si era aggiunta la coppia conosciuta all’ingresso, Mara e Filippo.
Erano tranquillamente impegnanti ad osservare e commentare quanto stava accadendo all’angolo opposto.
Li raggiunsi e chiesi: “Ma è sempre così?”
“No, oggi è un po’ diverso. Ma la causa è quella coppia tatuata” mi rispose Ruggero, provocando la muta approvazione degli altri.
“Non è una vera coppia, anche se qui sono iscritti come tali. Lui è un bull, un tipo un po’ violento, passato di droga, violenza, furti, danneggiamenti, insomma, il classico coatto cresciuto ai Ponti del Laurentino.” intervenne Luca, che poi scoprii essere un funzionario del Viminale.
“Lei invece” proseguì “è una ex atleta, una pugile di kick boxing. Il marito l’ha beccata a letto con un’amica ed ha osato darle uno schiaffo. Lei gli ha spaccato la mandibola, uno zigomo e due denti. È stata condannata a un anno con la condizionale… bel soggettino” concluse.
“Meglio stare lontano, quindi” ribadii.
“Direi di si”.
Nel frattempo ci raggiunsero Anna e Francesca che subito entrarono in acqua.
Senza che nessuno dicesse nulla, le varie coppie iniziarono a giocare tra loro. Fu Marica ad avvicinarsi a Francesca e ad accarezzarle il seno.
“Hai una pelle meravigliosa, sai?” le disse avvicinandosi al viso.
“Ed un seno fantastico, così piccolo e reattivo!” aggiunse mentre con le dita le pizzicava il capezzolo. Quindi posò le sue labbra su quelle di Francesca.
Credevo che si sarebbe tirata indietro e invece fui sorpreso di vedere la sua mano libera accarezzare a sua volta il seno di Marica.
Non credevo sarebbe successo.
Filippo si avvicinò a sua moglie da dietro e si strusciò mentre con una mano cercava di toccare l’altro seno di Francesca, stretto tra lei e quello di Marica. Credevo che Francesca si sarebbe ritratta, anzi, ero timoroso che potesse reagire stizzita ed invece si appoggiò con le spalle al bordo della piscina in un gesto di rilassamento.
Mi avvicinai a Francesca, di nuovo pieno di eccitazione. Lei si riscosse da quella sorta di trance piena di passione e di piacere in cui si era immersa, abbandonò la sua momentanea compagna di giochi e si dedicò di nuovo a me. Mi misi a sedere sul bordo della piscina e lei si dedicò di nuovo alla mia erezione, accogliendola completamente in bocca. Ero molto distante dal venire, ma stavo godendo nella bocca della mia donna di un piacere profondo, intenso, non solo sessuale.
Francesca si dedicava con passione al mio uccello, leccandolo, succhiandolo, dedicandosi ora all’asta, ora al frenulo, ora alle palle per poi accoglierlo in un fluido gesto tutto fino in gola, arrivando a colpire con il naso il mio pube.
Il piacere stava montando forte, mi stavo riavvicinando alle vette quando mi avvidi che i compagni di gioco si erano spostati fuori della piscina, sdraiati sulle piattaforme attorno, dal lato opposto a quello in cui mi trovavo.
Improvvisamente, lo squalo.
Uno di quelli del gruppo dei tatuati si staccò dal suo gruppo e venne verso di noi, puntando decisamente verso le spalle di Francesca.
Gli feci cenno di allontanarsi, di andar via, ma senza successo. Si avvicinò ed iniziò a toccare con una mano il culo di Francesca mentre con l’altra si masturbava il cazzo per tenerlo eretto, pronto all’uso.
Mi distaccai da Francesca, mi gettai in acqua e con un gesto secco presi il suo bracco ed allontanai la mano dal culo della mia fidanzata.
Questa azione scatenò una reazione violenta da parte dell’uomo, che ci apostrofò accusandoci di non essere disponibili ai suoi desideri, secondo il suo perverso pensiero, da soddisfare “perché aveva pagato l’ingresso”.
Per fortuna, intervennero i nostri compagni di gioco a separare i tre o quattro che erano giunti a dar manforte, ed andarono a chiamare la vigilanza interna.
Francesca ed io uscimmo sconvolti, ci coprimmo e corremmo a rivestirci, seguiti subito da Ruggero e Anna che proruppero in scuse, quasi fosse stata colpa loro.
Fu la prima e l’ultima volta che andammo da soli in un privè. Quell’esperienza ci segnò profondamente al punto di cancellare il desiderio di trasgredire per un bel po’.
Ma Francesca ed io eravamo interessati a provare, attendevamo solo l’occasione con le persone adatte e con le giuste motivazioni, occasione che si manifestò da lì a qualche tempo.
Ma di questo, se vorrete, ve ne racconterò un’altra volta.
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