Lui & Lei
La ceretta
07.07.2025 |
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"Onestamente non sento dolore, la mano è ferma ed inizio a pensare che anche la parte anteriore non sarà troppo dolorosa..."
La cerettaSono andato a depilarmi. Avevo cercato parecchio un’estetista che mi trattasse tutto ed alla fine, l’ho trovata quasi sotto casa al mare.
Roberta (nome inventato) è una signora quasi sessantenne, non alta e non magra, di quelle che a Roma diresti che “fai prima a scavalcalla che a giraje ‘ntorno”. Ma l’estetista deve avere mani abili e tecnica, non deve essere una velina, almeno, non per strapparmi i peli dalle palle…
Le ho chiesto se avrebbe trattato tutto, ma proprio tutto.
“Tutto tutto?”
“Tutto, pube, asta, testicoli, scroto, ano, glutei…”: meglio usare i termini tecnici, hai visto mai che si possa offendere…
“Lo ha mai fatto?”
“Si, ovviamente!”
Rimugina un po’ e poi mi fissa l’appuntamento.
Provo l’all-in: “Mi piacerebbe associare un massaggio: dopo la ceretta, è la morte sua!” le dico, pregustando comunque un piacevole trattamento all’olio per togliere tutti i residui della cera.
Non c’è spazio all’indomani, me lo fissa per il giorno successivo. Poco male, posso attendere.
Mi presento il giorno fissato, indossando il pantalone della tuta senza mutande oltre alla polo a maniche lunghe. Fa caldo, sembra quasi estate.
“Allora facciamo la cera intera?” mi chiede Roberta.
“Si, come detto. Tutto il corpo. Ma non si preoccupi, sono quasi glabro” le rispondo.
“Quanto verrà il tutto? Vorrei essere certo di avere il contante giusto in tasca” le chiedo.
“Sono 25 la cera e 40 il massaggio…ma lo vuole con finale?” mi chiede così, d’emblée.
Rimango sorpreso. Era ciò a cui miravo, alla fine, ma non mi sarei aspettato che mi fosse richiesto così.
Nicchio, cerco di far finta di cadere dal pero. “Si, tutto il corpo…” rispondo,
“Allora sono 50 per il massaggio…”
Ehhh, chissà che mi credevo…
Roberta mi fa accomodare in un cubicolo con il classico lettino e mi dice di spogliarmi.
“Vuole, anzi, Paolo, vuoi lo slippino di carta? C’ho quelli da uomo, eh!” mi chiede.
“Ma, visto che mi devi depilare e massaggiare tutto, a che serve? Se vuoi, lo metto!” le chiedo passando anch’io al “tu”.
“Hai ragione, non serve a niente” mi risponde.
Mi spoglio nudo e mi metto a pancia in giù sul lettino. Roberta accende la lampada e osserva attentamente la schiena.
“Ma non hai quasi nulla, qui!” mi dice con un senso di soddisfazione per il minor lavoro da svolgere.
Suona il campanello della porta. “E’ la mia collega” mi dice senza che le chieda nulla.
Sinceramente, l’essere nudo come un verme, la porta del cubicolo spalancata non mi fanno sentire a mio agio, poi mi dico “Ma chi se ne frega!” e mi tranquillizzo.
Sulla porta appare Giessica (sarebbe Jessica, ma Giessica è più da estetista/sciampista), una MILF quasi cougar, inguainata in una tuta tigrata di spandex con un profondo scollo a V davanti nel quale è poggiata una catenazza con una gigantesca G “tutta impiastrata di brillanti”. Folta capigliatura biondo platino/biondo cenere/biondo bianco che sembra più una parrucca clone mocio vileda ed un paio di stivaletti con zeppa e tacco 16 tant’è che sembra la gigantesca amica di Hagrid, e l’immancabile “cingomma” masticata a bocca aperta. Completa l’abbigliamento un bomber di finte piume di struzzo rosa shocking. Veramente scioccante.
Giessica mi saluta, si presenta e mi dà la mano mentre Roberta continua nell’esame approfondito della situazione e nella preparazione del letto operatorio; si avvicina e con molta non chalance appoggia la mano sulla coscia, poi sulla schiena, e poi sul gluteo che accarezza.
“Che deve fare, Paolo?” chiede a Roberta.
“La ceretta!” rispondo io.
“Ma qui dietro non hai peli…” e sposta la mano scorrendo lungo l’interno coscia “Beh, giusto qualcosa qui” e conclude la sua anamnesi.
“Beh visto che è poco, io vado al bar. Vuoi qualcosa Robby? E tu Paolo?” chiede con gentilezza. Accetto un caffè, non ho voglia di altro che non saprei come assumere visto che sono spalmato chiappe all’aria sul lettino, bloccato dalla leggiadra operatrice.
Inizia il tormento della ceretta che, per i pochi uomini abituati a convivere nello standard da ominide, è operazione che comporta un certo grado di fastidio che può arrivare al dolore e financo alla maledizione dell’operatrice e delle sue quattordici generazioni in alto ed in basso.
Comunque, nel mio caso il trattamento lato schiena viene sbrigato rapidamente. “Qui non ci sono peli, andiamo giù” e mi divarica i glutei passando la mano sul solco. Un brividino di piacere mi attanaglia quando passa attorno al buchetto per poi divagare sullo scroto, sull’interno cosce e sui glutei mentre mi riempie di baby talco.
Inizia a spalmare la cera e poi, con calma, a strappare con le strisce. Onestamente non sento dolore, la mano è ferma ed inizio a pensare che anche la parte anteriore non sarà troppo dolorosa.
Proprio quando mi viene richiesto di girarmi, rientra Giessica con il caffè; mi sollevo a sedere e lo bevo, dopodiché mi ristendo.
“Robby vado un attimo a mettermi il camice”, dice alla collega e si gira mentre si apre la zip della tuta, uscendo fuori dal mio campo visivo. Ma le pareti di separazione sono molto sottili, giusto una lastra di policarbonato bianco opaco, e in controluce si vede che scende dai trampoli, si sfila la tuta e si infila un camice per poi risalire sui suoi zatteroni.
Si riaffaccia in stanzetta e si avvicina al lettino. Il camice è allacciato, ma è evidente che non porta il reggiseno.
Ora sono entrambe a studiare il campo di battaglia.
Le mani vanno a sondare il terreno sui monti e sulle valli, spostando in qua e in là la mia appendice che inizia a farsi viva.
“Beh, qui un po’ di peli ci sono. Fai tu Robby o ci penso io?” chiede la sua seconda.
“È poca roba, ci penso io. Tu casomai aiutami” ed inizia il gioco “spalma la cera, strappa la tela” su pancia, petto, pube, cosce mentre Giessica mi intrattiene continuando a toccarmi ora le spalle, ora il petto mentre parla.
“Ecco, dammi una mano qui” Roberta alla sua collega di tenermi il pisello steso mentre stende la cera; la ragazza afferra con decisione la cappella e la tiene ferma tra le dita mentre continua a parlare con Roberta di qualche oscuro incontro con altrettanto oscuri signori “a prendere un caffè”…Il mio amichetto passa per lo stadio intermedio – barzotto – fino ad un discreto livello di durezza.
“Ecco, così va bene. Tienilo mentre strappo”.
Strap, strap. Via i peli dal pisello, poi dai testicoli, poi dallo scroto. Non ho sentito dolore, non questa volta.
“Adesso ti passo un po’ di crema lenitiva” e spreme il tubetto ungendomi i gioielli e passando il composto dappertutto.
Mi giro a pancia in giù e Roberta inizia il massaggio. Lei si pone alle mie gambe, Giessica è dietro la mia testa.
Roberta usa bene le sue mani, sa quel che fa, Giessica invece sembra che stia accarezzando il suo cane, o spolverando la poltrona. Appoggio le mie mani al bordo del tavolo e lei vi si appoggia con le cosce.
“Scusami” le dico, e tolgo le mani, ma lei si sposta e si appoggia di nuovo, uno, due, tre volte fino a che decido di lasciar perdere ed accettare che la nocca del mio indice strusci continuamente al suo cavallo.
Solo il tessuto leggero del camice e la presenza di uno slip separa le mie dita dal suo pube.
Roberta intanto è arrivata fino alle cosce e spalma l’olio nel solco tra i glutei, scende lungo l’inguine, infila la mano a prendere il mio pene e ad accarezzarlo per poi tornare giù verso le ginocchia, lenti movimenti che piacevolmente si riflettono sulla mia virilità che inizia a crescere sotto di me. Approfitto per spostare il birillo in mezzo alle gambe, anche perché la pancia spinge forte e non è piacevole.
Mi concentro sui movimenti di Roberta, ignorando completamente quanto sta facendo la sua collega che ora inizia ad impiastrarmi d’olio i capelli.
Arriva il fatidico momento di girarmi. Sono barzotto, non del tutto eretto. Roberta ricomincia il trattamento dalle gambe dopo aver cosparso di olio il petto, la pancia, le cosce e, ovviamente, lui.
Giessica riprende lo smanacciamento alla “come viè viè”, Roberta continua seguendo il filo logico che, ad un certo punto, dopo una serie di manovre di accerchiamento, diventa fil rouge. Sferra l’attacco cercando di risvegliare la belva che, al momento, fa paura quanto un micetto neonato. Il ciclope non intende svegliarsi nonostante l’impegno, fino a che con sapienti manovre qualcosa inizia a muoversi, lì sotto.
“Ci penso io, guarda come si fa” e Giessica prende in mano l’affare che, ahimè, non si ingrossa. Vani sono i suoi tentativi di farmi eccitare. Appoggio il braccio al suo dorso senza toccare nulla ma subito si scansa, quasi avesse toccato un filo elettrico scoperto. La reazione smorza ogni velleità e per fortuna, risale in cattedra l’anziana collega che mi porta, dopo qualche minuto di azione, al giusto e desiderato termine.
Mi pulisce dall’olio in eccesso (sembro una fettina panata appena tirata su dalla padella) e mi sostiene mentre scendo dal lettino; Giessica è uscita, per fortuna. Posso rivestirmi con calma.
Il social time è gradevole e si parla di Tantra, Roberta che mi chiede di raccontarle qualche mia esperienza.
Mi riprometto di farle qualche lezione, nei prossimi tempi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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