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Lui & Lei

Tra libri e spine


di Occhidimare12
15.10.2026    |    299    |    3 7.0
"Olivia rimase e aprì alle nove, tra "Orlando" e "Le città invisibili" c'erano due biglietti, fuori i camion se ne andarono e il paese tornò deserto alle due di un..."
Questa è una storia tra il sacro e il profano, ma vera. Verissima. Di tradimento e passione.
Lei si chiama Olivia, ha i capelli lunghi mossi castani che di giorno tiene legati con una matita e che la sera scioglie appena chiude la libreria, ha gli occhi grigio-verdi che ad agosto diventano quasi trasparenti, è molto corteggiata ma non esce con nessuno perché cancella tutti i messaggi del tipo "sei top" o "usciamo" e vuole invece una frase intera, qualcuno che si accorga se è stanca o stressata. Nel suo paese ad agosto non c'è mai nessuno che le interessi, con le serrande giù alle due e il caldo che incolla polvere ovunque e le stesse frasi dette ogni giorno. La mattina lavora nella libreria con la campanella sulla porta, il pomeriggio legge sul balcone e la sera scrive lettere che non spedisce.
Lui, perché c'è anche un lui in queste storie di provincia,
arriva da fuori. In una giornata in cui l'aria sembra ferma, suona la campanella ed entra. Un inglese alto con la camicia bianca dalle maniche arrotolate e i pantaloni di lino stile Indiana Jones, ha i capelli lunghi e mossi legati con un laccio di cuoio e gli occhi azzurri da mare d'inverno, il naso arrossato e le mani perfette. Chiede una cartina geografica di quella zona e dei dintorni. Alla sua domanda su quale zona intendesse esattamente, lui risponde che gli servono tutte perché si è perso, o forse no, che dipende da come la si guarda. Si chiama Charles, è un duca, un militare, l'attore di "The Tudors". Olivia lo riconosce subito ma non dice nulla perché vuole essere solo Olivia, quella a cui si scrivono biglietti.
Due settimane dopo, mentre fotografa la cava e i sassi bianchi, glielo dice, che deve girare lì come attore protagonista in una versione della Passione di Cristo, e lei gli chiede sorpresa "qui?", e lui risponde di sì, che quel posto è brullo e la luce taglia e sembra Gerusalemme se chiudi gli occhi. Risponde che il produttore cercava pietra e silenzio e l'hanno trovato, e che lui è lì per il sopralluogo perché dovrà passare quaranta giorni con la croce addosso sotto quel sole. Quel pomeriggio chiudono mezz'ora prima e vanno al sentiero con la X, c'è vento, lui indica gli ulivi e dice che lì gireranno il Getsemani e più in là la salita al Calvario, ride ma non è allegro e confessa che ha fatto re e soldati ma mai Dio e che lo spaventa deluderli e spaventare se stesso. Olivia raccoglie un sasso e gli dice che se farà il film lì tra sei mesi sarà pieno di gente e poi tutti se ne andranno, lui risponde "sì", e lei gli chiede "e tu?", e lui dice "non lo so"...

Era fine agosto e la libreria rimase aperta tardi, dentro c'era solo il fruscio delle pagine, la luce bassa, l'incenso e il tappeto persiano sbiadito, lui arrivò senza zaino e si sedettero per terra con le ginocchia contro le ginocchia a parlare del vento e dei libri che si impolverano per primi e della paura della scena dell'orto, finché lei non gli prese la mano con i calli del manico della spada anche se era di scena, si guardarono e per una volta non servirono parole belle, fecero l'amore tra gli scaffali, piano, con la porta chiusa a chiave, e dopo lui rimase con la testa sulle sue gambe. Lei gli disse "non ti chiedo di restare" e lui rispose "non ti chiedo di venire via", e alle cinque lasciò un biglietto sulla cassa dove aveva scritto "qui la luce taglia, ma la cosa più nitida sei tu, Olivia".
Il lunedì arrivarono i camion, le gru, i cavi, le comparse in costume, Charles entrò con l'assistente e la tunica già addosso per le prove e le fece solo un cenno piccolo, Olivia annuì e rimise il biglietto tra "Orlando" e "Le città invisibili". Arrivò il venerdì della scena della Passione, alle tre con il sole bianco sulla pietra e tutto il paese sulla strada che saliva alla collina, Charles era a piedi nudi con la tunica sporca di terra e sudore e la corona di spine che gli segnava la fronte, con la croce di legno vera e pesante, dissero "ciak, azione" e lui camminò barcollando mentre i soldati lo spingevano, non recitava ma respirava corto, e quando passò davanti a lei si fermarono un secondo, lui aprì gli occhi azzurri pieni di fatica e lei gli appoggiò due dita sul polso dove la corda lo segnava, poi dissero "stop, perfetto" e ci furono applausi, lui posò la croce e la cercò con lo sguardo.
Quella sera non andò in hotel ma tornò in libreria, aveva ancora la polvere addosso, chiuse la porta e non parlarono, fu rapido e necessario all'inizio e poi lento come se volessero ricordarsi ogni attimo, ogni centimetro sul tappeto, tra gli scaffali, e dopo lui rimase a terra con la testa ancora sulle sue gambe mentre lei gli toglieva i pezzetti di spine dai capelli, gli disse che quel giorno aveva capito cosa voleva dire portare qualcosa di troppo grande per sé e lei rispose che aveva capito cosa voleva dire avere qualcuno che ti aspetta alla fine della salita. L'ultima settimana il set era a pezzi e mancavano tre scene, Charles dormiva sul tappeto della libreria. Una sera entrò e le disse "ho ancora addosso il peso, me lo togli tu?", Olivia gli sbottonò la camicia e gli passò le mani sulle spalle rosse e sui polsi segnati, lui chiuse gli occhi e la tirò a sé con la schiena contro uno scaffale facendo tremare i libri, finirono sul tappeto mentre lui le sussurrava il nome come una preghiera e lei gli artigliava la schiena, lui le diceva "se me ne vado mi porto via l'odore di te" e lei rispondeva "fai in modo di non andartene".
L'ultima sera girarono la risurrezione, all'alba con la luce bianca, dissero "ciak, azione" e lui uscì dalla grotta a piedi nudi senza croce, poi "stop, finito"; la sera successiva caricarono i camion e Charles tornò un'ultima volta con la valigia a terra, le disse "domani volo" e lei rispose "lo so", fecero l'amore piano come si chiude un libro, con lui che le prendeva il viso tra le mani e lei che si aggrappava alle sue spalle, e alle cinque lasciò un altro biglietto dove scrisse "la luce qui taglia ancora, ma adesso so dove guardare per non farmi male, Olivia". Charles prese la cartina con la X e partì. Olivia rimase e aprì alle nove, tra "Orlando" e "Le città invisibili" c'erano due biglietti, fuori i camion se ne andarono e il paese tornò deserto alle due di un pomeriggio polveroso e nostalgico in cui piovve la fine di cielo. L' apricore era nauseante. Olivia era paralizzata a terra con il cuore che le usciva dal petto come una lancia da dentro.
Sei mesi dopo, a febbraio, suonò la campanella ed entrò Charles con una ragazza alta, bionda, dal cappotto bianco, una modella, disse: "Ciao, Olivia, come stai? Lei è Elin, la mia fidanzata" e lei le sorrise dicendo: "Ho sentito parlare di questo posto", chiesero una cartina nuova senza X e "Ci rivediamo prima di partire?". Olivia, abbassò gli occhi e rispose "Se volete", ma non tornarono, così bruciò i due biglietti nel lavandino e il giorno dopo li vide partire con lui e la valigia e lei con il trolley rosa e il cane in braccio. Charles si voltò verso la finestra ma le tende erano tirate.
Una settimana dopo, di martedì, alle cinque, suonò di nuovo la campanella ed entrò solo lui senza valigia con i capelli sciolti e più chiari, disse "Ho lasciato Elin, bella e sciocca, non capiva niente, sono tornato per te, tu sei la mia Maddalena, quella che mi cura col calore delle mani, quella che mi fa andare in estasi solo toccandomi i capelli". Le prese il viso e la baciò con fame, la sollevò e la appoggiò sul banco facendo cadere i libri, poi scese con le labbra sul collo e sul seno e sulla pancia e poi tra le gambe, in modo preciso e disperato, mentre Olivia gli affondava le mani tra i capelli lunghi schiariti dal sole e gridava il suo nome, ma una volta sola, poi fu il suo turno con lui a torso nudo e la schiena sfregiata e bellissima segnata dal sole e dalla croce dei quaranta giorni.
Lei gli ci mise le mani sopra accarezzandogli le spalle e la spina dorsale e lui rabbrividì dicendo "Così, solo tu", la prese di nuovo lento e profondo come per riavvolgere ogni giorno senza di lei sussurrandole "Olivia, Maddalena" finché non finirono insieme con la bocca di lui sul collo di lei e le mani di lei strette sulla sua schiena. Rimasero a lungo così con lui inclinato e la testa sulle sue gambe, mentre lei gli passava le dita tra i capelli, e alle cinque scrisse "Ho girato il mondo per trovare Gerusalemme che era qui, eri tu, Olivia". E questa volta non partì. Fuori il vento batteva sul vetro e dentro c'erano solo i libri e il tappeto sbiadito; sul sentiero con la X di notte le stelle erano sempre le stesse ma più luminose.
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