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Barista Sottomessa 13 – Il Plug sul Ticino


di MarquisDeLaPhoenix
17.06.2026    |    533    |    0 9.3
"La base rettangolare del plug spiccava un po’ di più ora che il tessuto si tendeva e si bagnava..."
Sara aveva ventiquattro anni e un fisico da runner invidiabile: gambe lunghe e toniche, vita stretta, addominali leggeri e quel culo alto, rotondo e sodo che sembrava scolpito. Quella mattina, molto prima dell’alba, si preparava per il suo solito giro di jogging lungo le sponde del fiume Ticino. I capelli mori corti e spettinati le incorniciavano il viso con l’aria da ragazzaccia ribelle di sempre.
Sotto il body-top nero super aderente non indossava nulla: i seni sodi premevano direttamente contro il tessuto tecnico, con i capezzoli duri che si marcavano chiaramente. Anche sotto gli shorts neri cortissimi era completamente nuda. Niente mutandine. Solo la sua pelle liscia a contatto con la stoffa.
Prima di uscire aveva ricevuto il messaggio del Padrone:
«Stesso percorso. Plug medio con controllo remoto dentro di te. Se scendi sotto i 6 km/h, vibra. Ogni rallentamento successivo aumenta l’intensità. Non fermarti. Corri fino alla panchina grande e poi al bar. Ti guardo in tempo reale. Sii brava, troia.»
Nel bagno, Sara si era abbassata gli shorts, lubrificato bene il buchetto e aveva spinto il plug dentro di sé fino in fondo. La base rettangolare del plug, nera e piuttosto spessa, una volta infilati gli shorts aderenti, spiccava leggermente sotto il tessuto nero. Non in modo esagerato, ma abbastanza da notare una piccola sporgenza squadrata tra le natiche se qualcuno l’avesse guardata con attenzione mentre correva. Sara arrossì guardandosi allo specchio, ma non poteva farci niente: doveva uscire così.
Partì.
Le prime miglia furono quasi piacevoli. Correva con passo sciolto lungo il sentiero del Ticino, il body-top che le sfregava i capezzoli, gli shorts che le aderivano perfettamente al sesso nudo e al culo. La base rettangolare del plug premeva contro il tessuto, creando quella leggera sporgenza visibile a ogni falcata.
Al terzo chilometro, su una leggera salita, rallentò.
Il plug si attivò.
Una vibrazione bassa e profonda le esplose dentro. Sara sussultò e accelerò. La base rettangolare premeva ancora di più contro gli shorts mentre correva, rendendo la presenza del plug ancora più evidente.
Pochi minuti dopo rallentò di nuovo.
Le vibrazioni diventarono più forti e insistenti. Sara gemette piano. Senza mutandine, la figa cominciò a bagnarsi copiosamente, inzuppando l’interno degli shorts. La base rettangolare del plug spiccava un po’ di più ora che il tessuto si tendeva e si bagnava.
Il gioco continuò crudele. Ogni rallentamento portava vibrazioni più intense. Alla terza volta Sara aveva già le gambe tremanti e gli shorts fradici dentro. La piccola sporgenza rettangolare della base del plug era chiaramente visibile sotto il tessuto nero quando il movimento delle natiche lo faceva risaltare.
Al quarto rallentamento, nella parte più isolata del percorso, il plug raggiunse l’intensità massima.
Le vibrazioni divennero violente, brutali. Un martellamento continuo e profondo. Sara barcollò e dovette aggrapparsi con forza al tronco di un albero per non crollare. Le gambe le tremavano violentemente, la base rettangolare del plug vibrava così forte che si vedeva chiaramente attraverso gli shorts tesi.
«Ahhh… Padrone… ti prego… è troppo!» gemette ad alta voce, la voce spezzata.
Venne in piedi, scossa da spasmi fortissimi. Un orgasmo anale devastante. La figa nuda schizzò abbondantemente contro gli shorts, creando un lago caldo che le colò lungo le cosce nude fino alle caviglie. La base rettangolare del plug spiccava in modo osceno mentre il suo culo si contraeva intorno al giocattolo, il tessuto nero che si tendeva e bagnava ulteriormente.
Rimase aggrappata all’albero per quasi due minuti, ansimante, sudata fradicia, con le cosce lucide di eccitazione e la base del plug ben visibile sotto gli shorts. Quando le vibrazioni diminuirono, riprese a correre con passo instabile verso la panchina, ogni falcata faceva muovere la sporgenza rettangolare e agitava il liquido caldo tra le gambe.
Arrivata alla panchina, piegata in avanti con le mani sulle ginocchia, ricevette il messaggio:
«Brava puttanella. Ho visto tutto, anche quella base del plug che sporgeva mentre venivi come una cagna. Tieni tutto dentro per il turno. Voglio vederti al bar con gli shorts bagnati e quella sporgenza visibile ogni volta che ti giri.»
Sara, ancora tremante, rispose:
«Sì, Padrone. Sono completamente tua.»
Si sistemò gli shorts fradici come meglio poteva (la base rettangolare del plug continuava a sporgere leggermente) e si avviò verso il bar, camminando rigida, con la figa nuda che sfregava contro il tessuto inzuppato e il plug che le ricordava a ogni passo quanto fosse sottomessa.
La giornata era solo all’inizio…
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