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Barista Sottomessa 14 – Il Pugno del Padrone


di MarquisDeLaPhoenix
18.06.2026    |    197    |    3 7.0
"«Ahhhhh! Sì… cazzo… è tutta dentro…» Lui rimase fermo per qualche secondo, lasciando che Sara sentisse completamente la sensazione di essere riempita in modo così estremo..."
Era passata l’una di notte. Il bar era silenzioso, illuminato solo dalla luce debole di emergenza. Sara aveva appena finito di pulire l’ultimo tavolo quando sentì la serratura della porta sul retro scattare. Il cuore le balzò in gola. Sapeva che era lui.
Il Padrone entrò con passo deciso, lo sguardo famelico e buio. Non disse una parola. La afferrò per i capelli corti alla Dua Lipa, stringendo forte abbastanza da farla gemere, e la trascinò verso il bagno del personale. Sara lo seguì con le gambe già molli, il respiro accelerato.
Appena dentro, lui chiuse la porta a chiave con un gesto secco. Il click metallico risuonò come una sentenza.
«Piegati sul lavandino. Culo fuori. Subito.»
Sara obbedì all’istante, poggiando i palmi sul marmo freddo e inarcando la schiena. Lui le abbassò lentamente gli shorts neri cortissimi, facendoli scivolare lungo le cosce toniche fino alle caviglie. Sotto era nuda, come le aveva ordinato quella mattina. Il suo buchetto ancora leggermente sensibile dal plug del jogging era esposto, rosa e invitante.
Lui si inginocchiò dietro di lei. Sara sentì il suo respiro caldo sulle natiche. Passarono lunghi secondi di silenzio carico di tensione. Poi arrivò la lingua.
Larga, calda, ruvida.
La passò lentamente dal perineo fino al buchetto, una leccata lunga e possessiva. Sara rabbrividì violentemente.
«Ahh…» sfuggì dalle sue labbra.
La lingua tornò, più insistente. Girava intorno all’anello muscolare con movimenti lenti, provocatori, quasi crudeli. Ogni tanto la punta si irrigidiva e spingeva contro l’apertura, solleticandola senza entrare. Sara spingeva indietro il culo, implorando in silenzio.
«Ti prego… Padrone…»
Finalmente lui cedette. La lingua si fece più aggressiva, spingendosi dentro di lei con forza. Sara sentì ogni singola papilla ruvida grattare e solleticare le pareti interne del culo. Era una sensazione oscena, umida, profonda. La lingua la scopava davvero, entrava e usciva, ruotava, la apriva.
«Cazzo… la sento dentro… è così ruvida…» gemette Sara, gli occhi già lucidi.
Lui la divorava con fame crescente: succhiava, leccava, penetrava sempre più a fondo. I rumori osceni riempivano il piccolo bagno – il suono bagnato della lingua che la fotteva, i gemiti soffocati di Sara, il suo respiro pesante. Le gambe di lei tremavano, la figa colava copiosamente lungo l’interno delle cosce, creando lunghi fili trasparenti che arrivavano quasi al pavimento.
Lui raccolse quel nettare con due dita, mescolandolo alla sua saliva densa.
«Guarda quanto sei bagnata… sei pronta per qualcosa di più grande.»
Sara sentì il cuore battere fortissimo. Sapeva cosa stava per succedere.
Lui si alzò lentamente, posizionandosi dietro di lei. Appoggiò prima due dita contro il buchetto ancora umido e pulsante.
«Respira profondamente.»
Spinse. Le due dita entrarono con facilità, scivolando nel calore bagnato. Sara gemette. Poi tre dita. Lui le apriva piano, ruotando, preparandola. Quattro dita. Sara inarcò la schiena, stringendo i denti.
«Oh mio Dio… è tanto… mi stai aprendo…»
Lui non accelerò. Continuava con movimenti lenti, deliberati, creando una suspense insopportabile. Sara sentiva le dita che la dilatavano gradualmente, il suo culo che si adattava a quell’invasione sempre maggiore. Il pollice si unì al gioco.
«Ti prego… metti tutta la mano… voglio sentirti dentro…» supplicò lei con voce rotta.
Il Padrone lubrificò ancora la mano con il succo che continuava a colarle dalle gambe, poi spinse. Lentamente. Inesorabilmente.
Le nocche passarono l’anello muscolare. Sara urlò di piacere misto a dolore, le gambe che le cedevano. La mano intera scivolò dentro di lei fino al polso.
«Ahhhhh! Sì… cazzo… è tutta dentro…»
Lui rimase fermo per qualche secondo, lasciando che Sara sentisse completamente la sensazione di essere riempita in modo così estremo. Poi cominciò a muovere la mano: prima piano, poi con più decisione, aprendo e chiudendo leggermente il pugno dentro di lei.
Sara era in delirio. Ogni movimento le mandava scariche elettriche di piacere devastante. La figa le pulsava violentemente, gocciolando senza sosta.
«Più profondo… ti prego… spingi più a fondo… sfondami tutta…» implorava tra un gemito e l’altro, spingendo indietro il culo contro la mano di lui.
Lui accontentò la sua troia. Spinse più in alto, arrivando quasi fino all’avambraccio, ruotando il pugno dentro di lei. Sara tremava incontrollabilmente, le lacrime di piacere che le rigavano le guance, la bocca aperta in gemiti continui.
«Sei mia… completamente aperta per il mio pugno…»
L’orgasmo arrivò come un treno in corsa. Sara venne con violenza brutale, il culo che si contraeva spasmodicamente intorno alla mano del Padrone, la figa che schizzava sul pavimento del bagno. L’orgasmo sembrò non finire mai: ondate su ondate di piacere la travolsero mentre lui continuava a fistarla senza pietà, prolungando il suo godimento fino a farla quasi svenire.
Solo quando i tremori si calmarono lui estrasse lentamente la mano, lasciando il buchetto di Sara rosso, gonfio e spalancato, con un rivolo di eccitazione che colava fuori.
Le diede uno schiaffo forte sul culo e le sussurrò all’orecchio, con voce bassa e possessiva:
«Brava puttanella. Domani lavorerai con questo buchetto ancora aperto e sensibile. Voglio vederti camminare con le gambe larghe e il ricordo del mio pugno dentro di te.»
Sara, ancora piegata sul lavandino con le gambe tremanti e il respiro affannoso, riuscì solo a rispondere con un filo di voce:
«Sì, Padrone… usami sempre di più… sono tua.»
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