Il Rituale del Dolce e della Carne
Con questo racconto voglio portarvi in un luogo dove il tempo si ferma e i sensi si accendono.
Immaginate un Club esclusivo, protetto dal silenzio di un’eleganza antica. Un luogo dove un semplice rituale come gustare un dolce e un caffè si fonde con la carnalità più cruda e la sottomissione consensuale più pura. Un luogo dai mille contrasti e dalle molte sensazioni: calma, lussuria, dolcezza, forza, contemplazione, possesso. Un luogo in cui la pelle diventa il tramite per il piacere dell’anima.
Lasciatevi trasportare dall'atmosfera decadente e peccaminosa del “Sublime”.
CAPITOLO 1 - TIRAMISÙ
Il salotto odorava di legno lucido, di tabacco biondo e della carta dei vecchi libri rilegati in pelle che riempivano con le loro parole dure d’inchiostro e le loro storie fantastiche e vere le antiche librerie su misura che ornavano le ampie pareti del “Sublime”.
Quel Club per soli gentiluomini, o gentiluomini soli, era un angolo di fine Ottocento immobile nel tempo, immerso nella frenesia moderna della grande città, sospeso in un’atmosfera elegante protetta dal mondo esterno da pesanti drappi di velluto bordeaux, porte di legno massiccio e chiavistelli in ferro battuto che soffocavano ogni rumore della strada, lasciando fuori l’impazienza e la banalità del mondo moderno.
Io ero seduto su un comodo divanetto in stile liberty la cui stoffa damascata si imbizzarriva e si rilassava sotto il passaggio della mia mano, mentre mi godevo, con ampi respiri, la quiete di quell'attimo. Sul tavolino di legno scuro intarsiato, accanto a me, fumava una tazza di ceramica verde scuro riempita di caffè nero e denso, accompagnata da un bicchierino alto dalla forma sinuosa e ricercata di grappa chiara, secca, che catturava i riflessi caldi dei lampadari di cristallo sulle nostre teste.
A un passo da me, con la grazia misurata di un rituale antico messo in atto come fosse il susseguirsi di lenti passi di una danza elegante e ipnotica, una splendida ragazza si mosse per servirmi. Indossava un abito leggero, dalla trama semi-trasparente che seguiva ogni linea del suo corpo, lasciando intravedere i contorni di una figura armoniosa e slanciata, di una vita giovane ma già con negli occhi la cruda realtà degli uomini. Con gesti lenti e premurosi posò sul tavolino un piattino di fine porcellana con intarsi di pittura dai colori sgargianti e venature d’oro, su cui era adagiata una fetta di tiramisù fatto in casa con una crema soffice spolverata di cacao amaro. Una forchettina d'argento luccicò debolmente alla luce soffusa mentre il piattino mi veniva delicatamente lasciato nelle mani.
Assaporai il tiramisù lentamente, lasciando che la sua dolce cremosità mi riempisse prima la bocca e poi si dissolvesse piano nella gola, mentre il mio sguardo si spostava lentamente verso il pavimento della stanza davanti a me.
Lì, accovacciata su un tappeto persiano antico, denso e morbido, dalla trama geometrica e colorata, c'era lei.
Era a quattro zampe, immobile nella sua posa di assoluta e consapevole dedizione. Aveva al collo un collarino nero con il quale l'avevo accompagnata quella sera al club, in bocca un morso di cuoio scuro, stretto con cura, che le impediva di articolare parole, lasciando spazio soltanto a respiri profondi e a basse, soffocate vocalizzazioni che esprimevano l'intensità del piacere e dell'abbandono che in quel momento provava attraverso i sensi. I suoi occhi, lucidi di un'eccitazione febbrile e totale, si alzarono lentamente per incrociare i miei. In quello scambio di sguardi non c'era distanza, ma la perfetta comunione di un gioco che ci apparteneva, la scelta lucida di una donna che aveva deciso di donarsi completamente alla mia volontà, sicura che avrei rispettato il suo corpo e la sua anima secondo i suoi desideri ancora inespressi.
Dietro di lei, solido e potente come un'ombra scolpita nel cuoio, c'era un uomo vestito interamente di nero, avvolto in un completo aderente di latex e con il volto nascosto da una maschera opaca. Solo gli occhi si vedevano nella penombra, ma non erano l’unica parte di lui che evadeva le sue vesti aderenti. In quel momento quell’uomo-non-uomo la stava possedendo con movimenti vigorosi, ritmici, un'energia cruda e rude che faceva da contraltare perfetto alla calma decadente della stanza che li circondava. Lei incassava ogni spinta con il capo chino, ma i suoi occhi cercavano me come a un’ancora di salvezza in quel mare tumultuoso di sensazioni, aggrappati al mio sguardo sempre vigile nel percepire ogni sua emozione.
CAPITOLO 2 – TAPPETI PERSIANI
Finii il mio tiramisù con calma, posando, al termine dell’ultimo pezzettino, la forchettina sul piatto. L'atmosfera era satura del profumo del caffè ancora caldo e del sudore leggero dei corpi profumati. Con un gesto lento, appoggiando una mano al divanetto, mi alzai, prendendo il piattino di porcellana e riempiendo con un lento movimento la breve distanza che mi separava da lei.
Mi fermai proprio davanti al suo viso, mentre i suoi occhi mi guardavano languidi, abbassandomi sul tappeto morbido. Tenni il piattino sospeso per un istante vicino al suo naso per farle sentire il profumo forte del cacao amaro, poi allungai la mano e le slacciai il morso, liberandole la bocca che riprese a respirare avidamente, con le labbra leggermente dischiuse e lucide. I suoi respiri caldi fecero volare lontano la polvere di cacao dal piatto che andò a posarsi leggera sul tappeto persiano e sul suo volto, creando un aroma nell’aria dolce e amaro insieme.
«Sei bravissima amore. Molte donne non resistono così tanto alla potenza di Jason», le sussurrai con voce bassa, mentre alle sue spalle quel corpo-oggetto dedito al suo piacere continuava a muoversi con implacabile vigore. «Meriti un po’ di dolce anche tu. Adesso puoi pulire il piatto».
Così poggiai il piattino sporco di crema e cacao direttamente sul tappeto, proprio sotto il suo mento. Lei non esitò un solo istante ad eseguire quel comando implicito nelle mie parole: con un gemito sommesso che sapeva di adorazione, inarcò la schiena e protese la lingua, iniziando a pulire meticolosamente la porcellana. La leccava raccogliendo ogni residuo con dedizione assoluta, mentre il respiro le si spezzava in gola per l'intensità combinata di quel gesto dal sapore dolce e del possesso che continuava a scuoterle le viscere attraverso le sensazioni del suo corpo così piacevolmente e duramente violato.
Pochi istanti dopo, Jason, dietro di lei, raggiunse il culmine del suo piacere stringendole forte i fianchi con una spinta più potente delle altre e un sussulto profondo che scosse entrambi i corpi. Le gambe di lei stavolta cedettero alla sua virilità mentre lui esplodeva dentro di lei inghiottito dalle sue terga, per poi ritrarsi silenzioso e lasciarla ansimante sul tappeto.
Il piattino era ora perfettamente pulito mentre dalle cosce di lei colava un liquido biancastro verso il tappeto.
Mi chinai e le presi il viso tra le mani per un secondo: aveva gli occhi semichiusi per lo sforzo, i capelli sudati, le guance rosse, ed era bellissima. Poi mi sollevai per recuperare un piccolo asciugamano per pulire i resti di quell’orgasmo travolgente dalle sue cosce e una morbida vestaglia di seta nera dall'attaccapanni antico vicino alla porta. Gliela adagiai con cura sulle spalle nude, come fosse una carezza, stringendola dolcemente per coprirla e farla sentire protetta.
«Sei stata straordinaria, amore. Come sempre», le dissi con la voce calda e colma di un orgoglio possessivo. «Ti amo ogni giorno di più».
Con un gesto affettuoso la presi per un braccio, aiutandola a rialzarsi e a reggersi in piedi dopo lo sforzo intenso di quella sera. Le chiusi la vestaglia sulla vita con un morbido nodo della cintura e la condussi via da quella stanza, verso il locale dei bagni dove la ragazza di prima aveva già preparato la vasca con l’acqua calda e profumata dai sali minerali, mentre lei, abbandonando ogni forza, appoggiava stanca e felice la testa sulla mia spalla, mormorando appena: «Ti amo, padrone».
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Il Rituale del Dolce e della Carne:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
