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Sottomessa al Piacere -Thailandia-Cap12-P3di3


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
02.11.2026    |    4.016    |    1 8.0
"Ma qui, nel bar vuoto, mi sento più nuda che in quei loro giochi: la fessura rasata sotto la divisa pulsa ancora dall’incastro muliebre del pomeriggio, la pelle urla per le dita che l’hanno..."
Thailandia Capitolo 12 Parte 3

*** SAMAI ***

Il profumo di vaniglia le raggiunge prima di me, un’onda dolce che precede il mio arrivo. «Vi siete divertite in barca?» Daniela sorride, i denti bianchi contro la pelle abbronzata. «Soprattutto Michela. Si è fatta scopare da quattro uomini. Due cazzi in culo e uno in fica, mentre sponinava il quarto è stata una troia spettacolare.»
La guardo, sbalordita: i suoi occhi scuri si allargano, le narici si dilatano appena. Invidia e fame mi serrano lo stomaco. Le accompagno al tavolo, il legno scricchiola sotto i loro piedi nudi. Sollevano le canotte senza pudore. Culi nudi, lucidi di sudore e tracce bianche che colano lungo le cosce. Michela geme, un suono basso e umido che le esce dalle labbra socchiuse. «Mhmm.» Io penso a mezzanotte di ieri, alla fica liscia che non sono riuscita a usare sotto la divisa, e a questa che torna piena di altri, dilatata e stillante. «Peccato che partiate», lo penso già, e non lo dico ancora.

*** JENNIFER ***

Arriviamo vestite come ieri: la mia gonnellina di jeans strappata che lascia intravedere la coda del serpente del tatuaggio, Francy in un vestitino di pizzo nero così trasparente che si vedono i peli pubici biondi e le labbra gonfie. Ci sediamo con un gemito sincronizzato, il legno della sedia che preme contro i plug. Quello verde dentro di me brilla sotto le luci basse del ristorante, un bagliore smeraldo che pulsa a ogni mio respiro.

«È piacevole, il plug che si muove a ogni passo», dico, e non è cortesia ma verità fisica: sento il peso del vetro scivolare dentro di me con ogni piccolo aggiustamento sulla sedia. Daniela sorride con un lampo di denti bianchi. «Lo sapevo. Lo porterete sempre, ricordandoci.» «Certo», rispondo, la voce un po’ roca. Finita la cena, scambiamo numeri e indirizzi su tovaglioli macchiati di olio, le dita che si sfiorano.
«Ci rivedremo, da noi o da voi.» Il bacio che segue non è formale: lingue calde, sapore di vino e sale. La sala fissa, i camerieri immobili con i vassoi in mano. Solleviamo le canotte senza pudore, mostrando culi lucidi e plug che catturano la luce. Non mi copro. Francy nemmeno.

*** DANIELA ***

Lascio che si bacino, le loro lingue che si incontrano in un groviglio caldo e umido. Lascio che Samai si unisca a loro, il suo profumo di vaniglia che si mescola al sapore di sale sulle loro labbra. «Peccato che partiate, vi ricorderò sempre», sussurra con voce roca, le parole che sfiorano la guancia di Jennifer. Non trattengo nessuna di loro quando si separano, i respiri affannosi. Michela è già stanca, il corpo che pende come un peso morto, e la sua stanchezza è mia tanto quanto l’orgia che le ho dato. Le metto una mano sulla nuca, sento i muscoli tesi sotto le dita. «Andiamo in camera», dico, la voce piatta.

*** MICHELA ***

Torniamo al bungalow, i nostri piedi nudi che raccolgono granelli di sale dal sentiero. La canotta scivola a terra, un cerchio di cotone umido sul pavimento di legno. Sfilo il plug con un gemito basso, la mia mano tremante mentre lo appoggio sulla base di ricarica dove la luce rossa pulsa come un occhio. L’aria è densa dell’odore acre della mia fica e del seme dei quattro che stilla lungo le mie cosce. Le gambe tremano come dopo una marcia.
«Padrona, posso dormire?» La voce mi esce rotta, infantile. Daniela mi accarezza i capelli bagnati, le sue dita ferme contro il mio scuotimento. Un bacio sulla fronte, asciutto e breve. Poi la suola ruvida del suo sandalo che scivola lungo la mia coscia, segnando la pelle già sensibile.

«Certamente.» Ci sdraiamo sul letto non fatto, il materasso che cede sotto il nostro peso. Le onde risuonano nel nostro respiro sincronizzato, l’alta e bassa marea dei polmoni. Il suo viso è premuto contro il mio seno destro, il calore della sua guancia attraverso il tessuto sottile della canotta. Ogni sguardo dei pescatori, ogni cazzo che mi ha riempito, ogni strattone alla catenella è un sigillo a fuoco sulla carne. Mi addormento tra le sue braccia, il suo braccio sotto il mio collo come un altare.
Sua.
Dopo i quattro, sdraiata sul legno ruvido del ponte, non ho più un dentro e un fuori, solo un confine liquefatto dove lo sperma cola senza tregua e Daniela mi guarda con lo sguardo compiaciuto di chi ammira un lavoro riuscito. Rimetto il plug da sola quando me lo porge, le dita che affondano nella carne ancora dolorante. Il pop è umido, distintissimo nel silenzio del bungalow. Il peso torna, familiare e invasivo. Cammino fino al molo a gambe larghe, un’andatura da puledra appena domata, e ogni pescatore che mi bacia le spalle trova sale e sesso sulle labbra. Non mi vergogno abbastanza da coprirmi. Mi vergogno quel tanto che mi tiene bagnata fino alla doccia.

*** SAMAI ***

Le osservo mentre si allontanano, le gambe ancora elastiche e leggere, la scia dei loro profumi che si mescola nell’aria umida sopra il patio. Porto la lingua alle labbra dove resta il bacio di Jennifer, denso e salato come l’odore che mi porto addosso dalla cucina. Nella sala ormai vuota, la penombra si riempie del suono delle onde e del ticchettio regolare dell’orologio: mancano ancora quarantasette minuti prima che il marito chiami. Le immagino in camera, i corpi che si intrecciano sul lenzuolo fresco, le mani che tornano a cercarsi come se la fame non potesse mai saziarsi. Francy ride forte, la voce rauca che supera i muri sottili e mi arriva alle orecchie insieme al battito del mio sangue.

Potrei seguirle, certo. Potrei strisciare lungo il corridoio stretto, infilare la testa nella porta socchiusa, domandare in silenzio se resta un posto anche per me. Ma qui, nel bar vuoto, mi sento più nuda che in quei loro giochi: la fessura rasata sotto la divisa pulsa ancora dall’incastro muliebre del pomeriggio, la pelle urla per le dita che l’hanno graffiata e riaperta, e il plug lasciato nella tasca interna brucia di nostalgia. Non ho rimesso le mutandine; la nylon blu della divisa mi aderisce come una seconda pelle, ogni passo è un brivido acre che sale e scende tra le cosce bagnate. Rimango qui, con la schiena contro il bancone, lasciando che la seduta dura mi prema il clitoride ancora gonfio.

So che dovrei ripulire, sistemare la sala per il turno successivo, ma l’odore che impregna l’aria è la cronaca di quello che siamo state: troie, regine, animali in calore. Nessuno verrà a giudicarci. Nessuno verrà a cancellare le tracce, almeno fino a domani. Si dice che la notte trasforma le donne e i loro segreti in cose insondabili, e io conosco questo buio meglio di tutte. Sorrido da sola, il bicchiere di vetro che mi scotta il palmo, la lingua che ripassa il bordo come se fosse il corpo di Michela o la schiena di Francy. Ogni gesto mi riporta lì, tra i loro odori e i loro corpi.

Quando il telefono vibra sul tavolo, sobbalzo. È il marito, puntuale come sempre. Apro la chiamata, la voce bassa e posata che mi domanda se sono ancora sveglia. Gli rispondo in tono dolce, raccontando una giornata di sole e spesa al mercato. Dall’altra parte ride, la risata cavernosa che non sospetta nulla. Dico che domani preparerò il suo piatto preferito, che la notte qui è più fresca che in città. Lui dice che gli manco. E io, con il sapore delle loro lingue ancora sulla mia, rispondo: «Anche tu.»

Chiudo la chiamata, nel silenzio che segue sento solo il mio respiro. La sala mi contiene come una bocca che ha appena finito di succhiare. Ho la sensazione che le pareti sappiano tutto, che le luci basse siano complici di ogni mio peccato. Lascio scivolare una mano sotto la gonna, la pelle calda e scivolosa. Mi regalo un ultimo orgasmo veloce, furtivo, pensando a tutte e quattro, alle nostre bocche e alle nostre mani.
Quando mi alzo, mi risistemo la divisa, senza vergogna. Gli slip restano nella borsa, la fessura nuda sotto la gonna come una firma invisibile. È il mio modo di restare dentro la storia anche quando la barca è già al molo.


*** NOTE ***

---ANNO 2000---

Dopo la meravigliosa avventura del Natale 1999, vi presento una nuova storia, tutta ambientata in Thailandia che vi terrà compagnia per i prossimi mesi. Anche questo è un romanzo basato su personaggi veri e storie autentiche. Come, vi ho abituato, ogni settimana pubblicherò un capitolo suddiviso in tre parti. Quanti capitoli saranno? Non ve lo dico, lo scoprirete voi!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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