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Gay & Bisex

Colto in flagrante


di PiccMI
05.11.2025    |    3.819    |    5 9.9
"Gemette intorno al cazzo, mentre le mani di Antonio si posarono sui suoi capelli, afferrandoli con forza..."
Fabio si mosse con cautela, i passi silenziosi mentre attraversava il corridoio dell’appartamento di Antonio. Il cuore gli martellava nel petto, un mix di paura ed eccitazione che gli rendeva difficile respirare, anche per la temperatura elevata di quell’estate torrida. Era ossessionato da quell’uomo, lo aveva osservato con morbosità immaginando ogni dettaglio del suo corpo atletico da quarantenne, non alto, peloso e virile, leggermente stempiato. Era tutto ciò che Fabio desiderava. E quella sera, spinto da un impulso irrefrenabile, aveva deciso di oltrepassare il limite. Si era intrufolato nel suo appartamento attraverso una porta finestra lasciata semiaperta, approfittando della sua assenza, per vivere finalmente una delle fantasie che lo tormentavano da mesi.
La casa era immersa nella penombra, l’aria carica di un odore familiare, quello dell’acqua di colonia di Antonio, che aveva percepito tutte le volte che i due erano stati a distanza ravvicinata. Fabio chiuse gli occhi per un attimo, inspirando profondamente, come se potesse assorbire l’essenza di quell’uomo attraverso il naso. Poi raggiunse la camera da letto e, con mani tremanti, aprì il cassetto del comodino. La biancheria intima di Antonio era lì, ordinata e pulita. Fabio prese un paio di boxer, li portò al viso e li annusò con gli occhi chiusi, il respiro che si faceva affannoso. Immaginò Antonio nudo che li indossava, il suo corpo muscoloso che li riempiva, il sudore che, col passare delle ore, li avrebbe impregnati. Non bastava. Fabio si guardò ancora intorno e gli occhi si posarono sulle scarpe di Antonio, lasciate vicino alla porta. Si chinò, le prese e le portò al viso, annusando l’interno. L’odore dei piedi leggermente sudati lo colpì, inebriandolo. Chiuse gli occhi, immaginando quei piedi che camminavano, che si muovevano, che appartenevano a quell’uomo che desiderava così intensamente. Le calze, abbandonate accanto alle scarpe, furono il passo successivo. Le portò al naso, inspirando profondamente, premendo il tessuto contro le labbra.
Era tutto molto reale. Il desiderio lo travolse, improvviso e incontrollabile. Si sedette sul letto, il cazzo già duro che premeva ferocemente contro i jeans. Si slacciò la cintura, abbassò la zip, tirò fuori il pene e iniziò a masturbarsi, lentamente all’inizio, poi con sempre più vigore, mentre nella mente si disegnavano immagini di Antonio, del suo corpo, del suo viso. Immaginò di essere con lui, di toccarlo, di sentire la sua pelle, i suoi muscoli, il suo cazzo. Gemette piano per il piacere che lo invadeva.
Ma perso nelle sue fantasie, non si accorse del tempo che passava. Non sentì la chiave che girava nella serratura, i passi nel corridoio. La porta si aprì di colpo e Antonio apparve sulla soglia, lo sguardo incredulo si posò su Fabio con un misto di stupore e rabbia.
"Che cazzo ci fai a casa mia, pezzo di merda?!", urlò. La voce risuonò nella stanza come un tuono.
Fabio si bloccò, il cazzo ancora in mano, il respiro gli si fermò in gola. Il terrore lo paralizzò, gli occhi che si riempirono di lacrime. "Scusa, scusa, scusa, mi dispiace, mi dispiace, non volevo… non volevo rubare niente!", balbettò, ma Antonio lo interruppe con un gesto della mano. “Cosa ci fai con le mie cose in mano e il cazzo fuori? Sei un pervertito e un segaiolo di merda!”, insistette l’uomo. Fabio farfugliò qualche scusa, ma Antonio lo interruppe.
"Non dire una parola, cazzo", ringhiò, avvicinandosi a passi decisi. Fabio indietreggiò, il cuore che batteva all’impazzata, non c’era via di fuga. Antonio si fermò davanti a lui, il petto che si alzava e si abbassava per la rabbia.“Ti prego, non farmi del male”, piagnucolò Fabio, “farò tutto ciò che vorrai, ma non picchiarmi e non dirlo ai miei, ti prego, ti prego”.
Con un ghigno beffardo, Antonio si slacciò i pantaloni ed estrasse il suo cazzo maestoso. “È questo che vuoi, puttanella?”. Fabio lo guardò, gli occhi sgranati, il respiro bloccato. “Mettiti in ginocchio e succhia, troietta!", intimò Antonio con una voce che non ammetteva repliche. Fabio esitò solo un attimo, il terrore che si mescolava all’eccitazione. Poi, con mani tremanti, si mise in ginocchio, gli occhi fissi sul pene di Antonio, grosso e venato, che pulsava davanti a lui. Si avvicinò, lentamente, le labbra si aprirono per accoglierlo. Il glande umido e violaceo sfiorò la sua lingua, e Fabio chiuse gli occhi, sentendo il sapore salato di Antonio, il suo odore, la sua presenza.
Iniziò a pompare prima lentamente, assaporando ogni centimetro di quella nerchia vigorosa, poi più rapidamente, le labbra strette intorno al membro, la lingua che lo accarezzava, che lo esplorava. Gemette intorno al cazzo, mentre le mani di Antonio si posarono sui suoi capelli, afferrandoli con forza. "Sì, cazzo, così, sei meglio di mia moglie", grugnì Antonio, la voce roca mentre spingeva la testa di Fabio giù, costringendolo a ingoiare sempre di più. Fabio si sentì soffocare, il naso premuto contro il basso ventre di Antonio, il cazzo che gli riempiva la bocca, ma non si fermò. Continuò a succhiare, a pompare, la lingua che lavorava frenetica, mentre Antonio imprecava, i suoni che si mescolavano ai gemiti di Fabio. La stanza era riempita dai loro respiri affannosi, dai rumori umidi della bocca di Fabio che avvolgeva il cazzo di Antonio, dai rumori animaleschi dell’uomo.
Antonio afferrò i capelli di Fabio con ancora più forza, spingendo la testa giù, il cazzo che gli sprofondava in gola. "Prendilo tutto, cazzo!", ringhiò, la voce che tremava per il piacere. Fabio obbedì, la gola che si contraeva intorno al pene, mentre Antonio iniziava a pompare con forza, i fianchi che si muovevano avanti e indietro.
Poi, improvvisamente, il maschio si irrigidì, il corpo si tese. "Sto per venire, puttana, e devi bere tutto fino all’ultima goccia!", ordinò con un tono che non ammetteva repliche. Fabio si preparò aprendo la gola, rilassando i muscoli. Antonio esplose, lo sperma gli riempì la bocca, caldo e abbondante, mentre l’uomo imprecava e gemeva, i suoni che risuonavano nella stanza. Fabio ingoiò tutto, il sapore di Antonio lo invadeva, il piacere lo travolse, il suo cazzo pulsava, ma non osò toccarsi. Rimase in ginocchio, la bocca ancora avvolta intorno al pene di Antonio, mentre l’uomo si lasciava andare, il corpo che vibrava per l’intensità dell’orgasmo.
Quando Antonio si ritirò, Fabio aprì gli occhi, guardandolo, il respiro che si faceva regolare. Antonio lo fissò, il ghigno si trasformò in un sorriso soddisfatto. "Non male, ragazzino, ci sai fare!", disse con voce finalmente calma, quasi divertita. "Ti concederò dei bis e ti aprirò anche il buchetto, hai un bel culetto tutto da esplorare”. Fabio non rispose, il cuore gli batteva ancora forte per l’eccitazione e la paura. Sapeva che quella sarebbe stata la prima di una lunga serie di visite, di pompini, di scopate, di momenti in cui avrebbe ceduto al desiderio suo e dell’uomo. E mentre si alzava, le gambe deboli, il cazzo ancora duro, capì che quella estate sarebbe stata indimenticabile.
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