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Gay & Bisex

Vapore e fuoco


di PiccMI
05.11.2025    |    3.666    |    3 9.3
"«Non… non sono mai stato…» Roby cercò di dire, ma le parole si persero in un grido quando sentì la punta del cazzo di Enea premere contro il suo buco, stretto e inesplorato..."
Il vapore caldo si sollevava in volute dense dal box doccia, avvolgendo il corpo di Enea in una nebbia lattiginosa che accentuava i contorni dei suoi muscoli. L’acqua scorreva lungo la schiena ampia, seguendo la scanalatura della spina dorsale prima di disperdersi in rivoli sulle natiche sode, per poi scivolare giù lungo le cosce possenti. Le luci soffuse del bagno, filtrate dal vetro smerigliato della doccia, proiettavano ombre mobili sulle piastrelle scure, creando un gioco di chiaroscuri che rendeva ogni movimento di Enea ancora più sensuale, quasi ipnotico.

Roby era fermo sulla soglia, le dita strette intorno allo stipite della porta, il respiro corto. Non avrebbe dovuto guardare. Lo sapeva. Ma non riusciva a distogliere gli occhi. Ogni volta che Enea si voltava, ogni volta che le sue mani scivolavano sul petto villoso o si infilavano tra i capelli bagnati per scostarseli dal viso, Roby sentiva il cuore martellargli contro le costole come se volesse uscirne. Era lì da almeno cinque minuti, immobile, con il calore che gli saliva alle guance e il sangue che gli pulsava sempre più insistentemente nell’inguine. I jeans attillati non facevano nulla per nascondere l’erezione che si stava formando, dolorosa e insistente.

Enea chiuse gli occhi, lasciando che l’acqua gli scivolasse sul viso, le labbra socchiuse come se assaporasse ogni goccia. Poi, lentamente, aprì le palpebre e incrociò lo sguardo di Roby nello specchio appannato. Non si voltò. Non disse nulla. Ma un sorrisetto malizioso gli incurvò le labbra, mentre le dita scendevano lungo l’addome, seguendo la scia di peli scuri che si assottigliava verso il basso, fino a circondare la base del cazzo. Roby trattenne il fiato quando vide Enea afferrare la propria asta, già semi-eretta, e iniziare a strofinarla con movimenti lenti, quasi distratti. Il cazzo di Enea era grosso, spesso, con vene gonfie che pulsavano sotto la pelle tesa, la punta già lucida di precum che si mescolava all’acqua.

«Ti piace guardare, eh?» La voce di Enea era bassa, roca, quasi un ringhio. Non si era nemmeno girato, ma continuò a masturbarsi con calma, come se la presenza di Roby fosse la cosa più naturale del mondo. «Non ti nascondere. Vieni qui.»

Roby sentì un brivido percorrergli la schiena. Avrebbe dovuto andare via. Avrebbe dovuto girarsi e scappare su per le scale, chiudersi nella sua stanza e fingere che nulla fosse successo. Ma le gambe non risposero al comando. Invece, si ritrovò a fare un passo avanti, poi un altro, fino a quando non fu abbastanza vicino da vedere ogni dettaglio: le gocce d’acqua che scivolavano sui pettorali di Enea, il modo in cui i muscoli delle braccia si flettevano mentre stringeva il suo cazzo, il suono bagnato della sua mano che scivolava su e giù lungo l’asta lucida.

«Enea… io…» La voce gli si spezzò in gola. Non sapeva cosa dire. Non sapeva nemmeno cosa volesse. Ma quando Enea si voltò finalmente verso di lui, gli occhi scuri e intensi, Roby capì che non c’era più spazio per le esitazioni.

«Zitto.» Enea fece un cenno con la mano, quella libera, le dita leggermente ricurve in un gesto che era un ordine e un invito allo stesso tempo. «Vieni qui. Subito.»

Roby non ebbe bisogno di essere invitato due volte. Si precipitò giù per le ultime scale che separavano il piano superiore dal bagno, quasi inciampando nella fretta. Quando fu davanti a Enea, ancora gocciolante d’acqua, sentì le mani dell’altro uomo chiudersi sui suoi fianchi con una forza che non ammise resistenza. Un attimo dopo, il suo corpo venne sbattuto contro il muro freddo delle piastrelle, il respiro mozzato dall’impatto. Enea era su di lui in un istante, il corpo caldo e bagnato premuto contro il suo, il cazzo duro che gli sfiorava l’addome attraverso i vestiti.

«Non ti ho dato il permesso di guardare, piccolo.» La voce di Enea era un sussurro roco, le labbra che sfioravano l’orecchio di Roby mentre le dita esperte slacciavano con un movimento secco la cintura dei suoi jeans. «Ma visto che sei qui…»

Il bottone dei pantaloni saltò via con un ping metallico, seguito dallo stridio della zip che si abbassava. Roby gemette quando sentì l’aria fresca accarezzargli il cazzo già completamente eretto, la punta umida che pulsava. Non ebbe il tempo di reagire che la mano di Enea si chiuse attorno alla sua asta, stringendo con una pressione perfetta, quasi dolorosa.

«Porca puttana, sei già bagnato.» Enea rise, un suono basso e sporco, mentre il pollice strusciava sulla fessura del gland, spalmando il precum che colava abbondante. «Ti eccita vedere un uomo che si segava, eh? Ti piace l’idea che potrei scoparti qui, contro questo muro, senza nemmeno spogliarti del tutto?»

Roby cercò di rispondere, ma l’unico suono che uscì dalla sua gola fu un gemito strozzato quando Enea iniziò a muovere la mano su e giù con ritmo deciso, il polso che ruotava leggermente ad ogni colpo, le dita che stringevano appena sotto la corona prima di risalire. Era troppo. Troppo intenso. Troppo reale.

«Sì… cazzo, sì…» Roby inarcò la schiena, le unghie che graffiavano il muro alle sue spalle, cercando un appoggio che non c’era. Ogni movimento della mano di Enea era una scarica elettrica che gli percorreva la spina dorsale, facendogli contrarre i muscoli dell’addome. Sentiva il cazzo di Enea premuto contro la sua coscia, caldo e pesante, e sapeva che l’altro uomo non indossava nulla sotto l’asciugamano che aveva afferrato in fretta uscendo dalla doccia.

«Ti piace, eh?» Enea aumentò il ritmo, la mano che scivolava veloce, il suono umido dei loro corpi che si mescolava ai respiri affannosi. «Immaginavi che sarebbe successo, vero? Ogni volta che mi vedevi in giro per casa con la maglietta attillata, ogni volta che sentivi i miei passi sulle scale… scommetto che ti toccavi pensando a me.»

«Dio, sì…» Roby non poteva negarlo. Non ora. Non quando le parole di Enea erano come benzina sul fuoco, alimentando un desiderio che covava da settimane. «Mi toccavo… pensavo a te… pensavo a come sarebbe stato…»

Enea ringhiò, un suono animale, e all’improvviso lo spinse via dal muro, facendolo girare con una forza che lo fece barcollare. Prima che Roby potesse reagire, sentì le mani di Enea chiudersi sulle sue natiche, le dita che si insinuavano sotto l’elastico dei boxer, strappandoglieli giù insieme ai jeans in un unico movimento brusco. L’aria fresca del bagno gli accarezzò il culo nudo, e Roby trasalì quando sentì il dito di Enea scivolare lungo la fessura, premendo leggermente contro l’anello stretto.

«Non sei pronto per me, piccolo.» La voce di Enea era un sussurro contro la sua nuca, le labbra che sfioravano la pelle mentre le dita continuavano a giocare, circolari, insistenti. «Ma non me ne frega un cazzo.»

Prima che Roby potesse protestare, sentì il corpo di Enea premere contro il suo, il cazzo grosso e caldo che si insinuava tra le sue natiche, scivolando su e giù nella fessura bagnata. Poi, con un movimento improvviso, Enea lo sollevò, le mani sotto le sue cosce, e lo posizionò sul bordo del lavandino di marmo freddo. Roby ansimò, le mani che si aggrappavano al bordo per non cadere, mentre Enea gli divaricava le gambe con forza, esponendolo completamente.

«Non… non sono mai stato…» Roby cercò di dire, ma le parole si persero in un grido quando sentì la punta del cazzo di Enea premere contro il suo buco, stretto e inesplorato. Non ci furono preliminari. Non ci fu gentilezza. Solo una spinta decisa, implacabile, che lo squarciò in due.

«Cazzo!» Il dolore fu acuto, bruciante, ma poi, quasi immediatamente, si mescolò a un piacere così intenso da fargli girare la testa. Roby si aggrappò al lavandino, le unghie che scavavano nel marmo, mentre Enea affondava sempre di più, centimetro dopo centimetro, fino a quando non fu completamente dentro di lui, le palle che premevano contro il suo culo.

«Enea… porca puttana… è troppo…» Roby ansimava, il sudore che gli colava lungo la schiena, il corpo scosso da tremiti incontrollabili. Ma Enea non si fermò. Non gli diede il tempo di abituarsi. Invece, iniziò a muoversi, tirandosi indietro quasi del tutto prima di spingere di nuovo in avanti con un colpo secco che fece sbattere i fianchi di Roby contro il lavandino.

«Stringi quel cazzo di buco, piccolo.» Enea gli afferrò i fianchi, le dita che si conficcavano nella carne mentre iniziava a scoparlo con ritmi sempre più incalzanti, i testicoli che sbattevano contro il suo culo ad ogni spinta. «Voglio sentirti gemere. Voglio che tutti in questa casa sappiano che ti sto fotendo come la puttana che sei.»

Roby non poteva fare altro che obbedire. I gemiti gli uscivano dalla gola senza controllo, acuti, disperati, mescolandosi ai respiri affannosi di Enea e al suono umido dei loro corpi che si scontravano. Ogni spinta era una scarica di piacere puro, il cazzo di Enea che sfregava contro quel punto dentro di lui che lo faceva vedere le stelle. Sentiva il sudore colargli lungo la tempia, le gambe che tremavano, il culo che bruciava in modo delizioso.

«Non… non riesco… cazzo, Enea, sto per…» Roby non finì la frase. Non ne ebbe il tempo. Un’ondata di piacere esplosivo lo travolse, partendo dalle viscere e irradiandosi in ogni terminazione nervosa del suo corpo. Il culo si strinse intorno al cazzo di Enea, le pareti che pulsavano mentre il suo orgasmo lo squassava, il seme che schizzava in archi bianchi sul suo addome, sulle mani di Enea, sul lavandino.

«Ecco, bravo ragazzo.» Enea non si fermò. Anzi, aumentò il ritmo, i fianchi che si muovevano come pistoni, il cazzo che entrava e usciva dal buco di Roby ormai completamente aperto e bagnato. «Vieni per me, piccolo. Vieni mentre ti riempio.»

Roby sentì Enea irrigidirsi sopra di lui, i muscoli che si contraevano, e poi il calore inondargli le viscere, spessa, abbondante, mentre Enea gli pompava dentro il suo seme con gemiti gutturali, il cazzo che pulsava ad ogni schizzata. Era troppo. Era perfetto.

Quando Enea finalmente si ritirò, Roby sentì il seme colargli fuori dal buco, bagnandogli le cosce, mentre il corpo gli tremava per gli ultimi spasmi dell’orgasmo. Si appoggiò al lavandino, il respiro affannoso, il cuore che batteva all’impazzata, incapace di muoversi, incapace di pensare.

Enea si chinò, le labbra che sfioravano la sua guancia in un gesto sorprendentemente tenero, in netto contrasto con la brutalità di poco prima. «Era ora, piccolo.» La sua voce era bassa, quasi affettuosa. «Lo volevi da troppo tempo.»

Roby chiuse gli occhi, assaporando il calore del corpo di Enea ancora premuto contro il suo, il profumo di sapone e sudore che si mescolava all’aria. Sapeva che nulla sarebbe stato più lo stesso dopo quel momento. E, per la prima volta, non aveva paura di ammetterlo.
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