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Gay & Bisex

Il fotografo e l'agricoltore


di PiccMI
10.11.2025    |    7.186    |    18 9.8
"Paolo pompava con ardore, desideroso di dare piacere al suo compagno di giochi, alternava ritmo e colpi di lingua che facevano vibrare di piacere il maschio..."
Il sole di mezzogiorno colpiva implacabile i campi aridi, trasformando l’aria in una cappa di calore opprimente. Simone, cinquantenne dal fisico massiccio, guidava il trattore con una mano, mentre con l’altra asciugava il sudore che gli colava dalla fronte. La maglietta, ormai appiccicata alla pelle, metteva in risalto i suoi muscoli scolpiti non dalla palestra ma da anni di duro lavoro nei campi e i pantaloncini corti lasciavano scoperte due gambe guizzanti e muscolose. Ogni movimento del trattore sembrava sincronizzato con il suo respiro e il rombo del motore si mescolava al crepitio del terreno sotto le ruote.

A un centinaio di metri di distanza, Paolo osservava la scena affascinato. Piccoletto ma con un bel fisico atletico, il ragazzo imbracciava una reflex dotata di un potente teleobiettivo. Era appassionato di fotografia e in quel periodo si stava dedicando a un progetto che metteva a confronto città e campagna, lavoro intellettuale e manuale, raccontandolo per immagini.

L’uomo che inquadrava furtivamente, però, non lo interessava solo dal punto di vista fotografico, ma anche e soprattutto perché incarnava tutto ciò che del sesso maschile lo eccitava: la forza, la mascolinità. Era sempre stato attratto da uomini maturi virili, taciturni, non autoritari ma autorevoli, con uno spiccato senso del dovere.

Paolo decise di rompere gli indugi e di approcciare l’uomo.

“Buongiorno, mi chiamo Paolo, sono appassionato di fotografia e sto partecipando a un progetto collettivo sul lavoro nei campi. Vorrei chiederle se posso riprenderla mentre svolge la sua normale attività. Ma non vorrei disturbare per cui mi dica pure di no se preferisce”.

L’uomo dapprima lo squadrò con un po’ di diffidenza, non capiva come qualcuno potesse essere interessato a lui. Poi si sentì gratificato dalla richiesta. Il ragazzo, pensò, era anche molto carino.

“Certo, perché no?”, rispose cercando di essere cordiale.
“Attento a non farmi sembrare troppo vecchio”, rise.
“In fotografia sembro ancora più rugoso di quello che sono.”

“Non si preoccupi,” rispose Paolo di getto.
”Lei ha un viso molto interessante e fotogenico, da vero uomo.”
Questa affermazione impulsiva, che non passò inosservata nell’altro, lo fece un po’ arrossire e l’uomo lo notò, chiedendosi se il ragazzo non avesse secondi fini, cosa che non gli sarebbe affatto dispiaciuta.

Lo shooting ebbe inizio. Simone si mise in posa a fianco del trattore, le mani callose appoggiate ai fianchi, il petto che si alzava e abbassava al ritmo del suo respiro. Paolo scattò parecchie foto, catturando ogni dettaglio del suo modello, i cui occhi neri profondi bucavano l’obiettivo.

Paolo gli dava indicazioni su come mettersi, con la voce un po’ roca per l’emozione e per l’attrazione sessuale fortissima che sentiva. Simone stava al gioco, facendo tutto ciò che il ragazzo gli chiedeva. Paolo si avvicinò, per scattare un primo piano stretto.

“Ancora un paio”, mormorò. “Sei davvero un uomo molto mascolino, sembri scolpito nel marmo”. Simone rise, un suono profondo e rassicurante.
“Grazie, ragazzo. Ma ora basta foto, sto morendo di caldo. Andiamo nel mio magazzino a rinfrescarci.”

Paolo annuì, il cuore che accelerava ancora di più nella speranza che l’invito sottintendesse una proposta sessuale. Seguì Simone verso la costruzione, un edificio basso ai margini del campo. L’interno sapeva di legno e del metallo degli attrezzi. Simone chiuse la porta alle loro spalle. La penombra interna sembrava amplificava ogni respiro, ogni movimento.

“Non è una suite a cinque stelle, ma almeno ci si può riposare un po’”, fece Simone, iniziando a togliersi la maglietta per rinfrescarsi e scoprendo un torace imponente, ricoperto da una fitta peluria scura che dai pettorali digradava armoniosamente verso la pancia.

Paolo deglutì nervosamente, gli occhi fissi sul corpo dell’uomo. Simone prese una bacinella d’acqua fresca e si sciacquò viso, petto e ascelle. Lo sguardo di Paolo scorse istintivamente verso il basso e non poté non notare il gonfiore allettante del pacco, che l’uomo si toccò allusivamente fissando Paolo negli occhi.

“Devo rinfrescarmi anche qui?”, chiese l’uomo.

Paolo restò senza parole, come paralizzato da ciò che, più che una sorpresa, era una speranza. Non disse nulla, ma il suo sguardo era un eloquente sì. L’uomo allora si tolse pantaloncini e slip, e il suo cazzo ormai duro svettò imperioso. Si lavò frettolosamente, poi disse: “È tutto tuo”.

Paolo, come in trance, si inginocchiò davanti a Simone, le mani tremanti che afferrarono il membro grosso e venato. Lo portò alle labbra, sentendo l’inebriante sapore di quel salsicciotto carnoso e pulito. Chiuse gli occhi e con la lingua lambì il glande mentre le mani esploravano i testicoli gonfi, promessa di un orgasmo copioso. Poi ingoiò il membro dell’uomo gustando ogni centimetro della sua virilità.

“Sei bravo”, gemette Simone afferrando la testa del ragazzo e guidandola al ritmo desiderato, prima lento, poi più incalzante. Paolo pompava con ardore, desideroso di dare piacere al suo compagno di giochi, alternava ritmo e colpi di lingua che facevano vibrare di piacere il maschio. Il cazzo dell’uomo era teso e durissimo, un cuore di metallo rivestito di morbida seta.

“Non voglio solo questo”, esclamò Simone spingendo con forza il ragazzo contro un banco da lavoro, facendolo sobbalzare. Paolo ansimò, Simone si chinò su di lui e slacciò i pantaloni del ragazzo, che caddero a terra rivelando
un cazzo giovane e duro, pronto per l’azione.

“Bel giocattolo”, commentò Simone, lubrificandosi un dito con la saliva prima di infilarlo nel buco stretto di Paolo, “Ma a me interessa il tuo bel culetto peloso”, aggiunse tastandogli energicamente le chiappe.

Il ragazzo gemette, il corpo che si arcuava mentre Simone lo preparava con decisione, il dito che entrava e usciva con un ritmo costante. L’uomo spremette un gel lubrificante da un flacone e continuò ad allargare il buchetto di Paolo, sempre più pronto ad accogliere la verga dell’uomo.

“Ti prego, scopami”, sussurrò Paolo con voce rotta da un desiderio insostenibile. “Voglio sentirti dentro di me.”

Simone non se lo fece ripetere due volte. Indossò il preservativo, lo lubrificò, afferrò il proprio cazzo e lo posizionò contro il buco di Paolo. Il ragazzo spinse indietro il corpo favorendo la penetrazione del glande, poi si fermò e attese la dilatazione dello sfintere, che non si fece attendere, lasciando scivolare all’interno il membro di Simone.

Un gemito di piacere uscì dalla bocca di entrambi. Paolo sentiva il cazzo di Simone diIatare le pareti del suo ano, Simone sentiva il calore e la pressione contro il suo cazzo. Paolo si aggrappò al banco, il culo veniva scopato sapientemente, alternando ritmo e affondi. Il piacere per entrambi era massimo.

“Non fermarti”, implorò Paolo. Sentiva i testicoli dell’uomo sbattergli contro le natiche e volle tastarli allungando una mano. Il maschio contemplava il culo sodo del ragazzo e il suo cazzo apparire e scomparire in quel buco caldo e accogliente.

Poi, aumentando il ritmo, impugnò il membro di Paolo e lo masturbò. “Vieni per me, ragazzo”, sibilò con voce roca dall’eccitazione. “Voglio sentire il cazzo stritolato dal tuo culo mentre sborri.”

Paolo, giunto al culmine, esplose schizzi poderosi sul pavimento, scosso da sussulti di piacere. Simone, con il cazzo spremuto dalle contrazioni orgasmiche del ragazzo, lo seguì pochi istanti dopo, affondando i fianchi con un ultimo sforzo e scaricando il suo sperma caldo nel culo del ragazzo con un grugnito animalesco.

I due rimasero immobili, silenziosi, sfiniti, i loro respiri affannosi si mescolavano al sudore dei corpi. Simone si ritirò lentamente, accarezzando la schiena di Paolo mentre il ragazzo, riconoscente, si appoggiava al suo petto villoso e protettivo.

Mentre fuori il sole tramontava tingendo il cielo di sfumature arancioni e violacee, i due uomini si guardarono in silenzio. Fu un solo incontro, ma nessuno dei due lo avrebbe mai dimenticato.
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