Gay & Bisex
Sauna bollente
12.11.2025 |
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"Lo afferrò per le braccia, sollevandolo come se non pesasse nulla, e lo fece sdraiare a pancia in giù con il culo sodo sollevato e le gambe divaricate..."
Il calore intenso avvolgeva ogni centimetro della sauna, insinuandosi nei pori, rilassando i muscoli e sciogliendo le inibizioni. Matteo, trentacinque anni portati con la sicurezza di un uomo che sapeva esattamente cosa volesse, lasciò che l’onda d’aria rovente lo investisse. Il suo corpo massiccio, coperto da una peluria scura che si addensava sul petto e scendeva in una scia verso l’addome, brillava già di sudore. Indossava solo un asciugamano annodato sui fianchi, appena sufficiente per nascondere l’erezione che già cominciava a gonfiarsi, pesante e venosa, tra le sue cosce muscolose.
I suoi occhi, scuri come la pece e altrettanto penetranti, scrutarono l’ambiente semibuio, illuminato solo dalla luce fioca delle lampade a sale.
C’erano altri uomini sparsi sulle panche di legno, alcuni distesi con gli occhi chiusi, altri intenti a chiacchierare a bassa voce.
Nessuno attirò la sua attenzione a eccezione della figura minuta seduta nell’angolo più remoto.
Era Marco, ventiquattro anni, un corpo magro che mostrava una giovinezza ancora morbida, i capelli castani umidi appiccicati alla fronte.
L’accappatoio bianco, slacciato con noncuranza, lasciava intravedere una spalla liscia e la curva tonda di un gluteo sodo, appena coperto dal tessuto.
Matteo sentì un brivido percorrergli la schiena non per il caldo, ma per l’istinto predatorio che si risvegliava in lui ogni volta che vedeva un ragazzetto così invitante.
Questo avvertì il suo sguardo prima ancora di alzare gli occhi. Quando lo fece, le sue labbra si aprirono in un sorriso appena accennato, quasi colpevole, come se sapesse già quale sarebbe stato il risultato di quel contatto visivo.
Non distolse lo sguardo, anzi, lo tenne fisso su Matteo mentre quest’ultimo si avvicinava con passi lenti, con il legno che scricchiolava sotto i suoi piedi nudi.
Il sudore gli scivolava lungo il torace, seguendo il solco tra i pettorali per poi perdersi nella peluria dell’addome. L’asciugamano, ormai inutile, si sollevava a ogni passo, rivelando la base del suo cazzo, già semi-eretto, le vene sporgenti che pulsavano sotto la pelle scura.
«Ti piace quello che vedi?», chiese.
La voce di Matteo era bassa e sembrò vibrare nell’aria calda. Non era una domanda, in realtà, ma una constatazione. Le sue grosse dita si posarono sul bracciolo della panca accanto a Marco, chiudendosi a pugno come se dovesse trattenersi dal toccarlo subito.
Marco deglutì in modo nervoso. «Sì, molto», rispose con un sussurro.
Non aggiunse altro, non ne aveva bisogno.
Si alzò lentamente, lasciando che l’accappatoio scivolasse dalle spalle snelle, rivelando un corpo liscio, quasi privo di peli, con la pelle chiara che contrastava con il rosa scuro dei capezzoli duri. Il suo cazzo, piccolo ma proporzionato, pendeva semi-eretto tra le cosce.
Era magro, ma non fragile: i muscoli delle gambe erano tonici, il culo sodo e rotondo, fatto apposta per essere afferrato, tastato, percosso, penetrato.
Matteo non attese un secondo di più. La sua mano scattò in avanti afferrando Marco per le spalle con una presa decisa e tirò il ragazzo verso di sé fino a quando i loro corpi non si sfiorarono, pelle contro pelle, sudore contro sudore.
«Sei molto carino», mormorò Matteo.
«Grazie. Mi piaci molto anche tu...», rispose Marco.
«Ci appartiamo in una cabina al piano di sopra?», chiese Matteo, certo della risposta.
I due uscirono dalla sauna e salirono al piano superiore, immerso nella semioscurità. Ombre vagavano in cerca di corpi. Entrarono in una cabina, dove c’erano solo un ripiano di legno con un materasso morbido, un contenitore di carta assorbente e un igienizzante. Si chiusero la porta alle spalle con il chiavistello.
Matteo spinse il giovane contro la parte di legno, la schiena che premeva contro la superficie ruvida e lo limonò con ardore. Le lingue guizzavano avide, affamate l’una dell’altra. Salirono sul piano morbido. Matteo posò l’asciugamano al suo fianco, liberando finalmente il suo grosso cazzo venoso, i testicoli pesanti oscillarono a ogni movimento. Marco non esitò. Le mani si posarono sulle cosce muscolose dell’uomo e la sua bocca cercò il cazzo imponente, una colonna di carne dura che pulsava davanti al suo viso.
Allungò la lingua e leccò il glande con una lentezza quasi riverente, assaporandone il sapore. Matteo gemette, le sue dita si strinsero attorno alla testa del ragazzo, come a ricordargli chi fosse al comando.
«Così, bravo», gemette Matteo con una voce che si spezzava mentre Marco apriva la bocca, accogliendo il suo cazzo tra le labbra calde.
Non fu un ingresso gentile. Matteo spinse in avanti, sentendo la testa del suo membro scivolare oltre le labbra di Marco, poi più a fondo, fino a quando non sentì la gola del ragazzo contrarsi attorno alla sua lunghezza.
Marco tossì, le lacrime gli pungevano gli occhi, ma non si ritirò. Anzi, allungò le mani, afferrando i glutei sodi del maschio per tirarlo ancora più dentro, prendendolo fino in fondo. La sua bocca avvolgeva il membro dell’uomo come una manica di velluto umido.
«Cazzo, sì», sospirò Matteo chiudendo gli occhi per un istante, godendosi la sensazione del calore che lo stringeva.
La lingua di Marco guizzava lungo la parte inferiore del suo cazzo ogni volta che si ritraeva. Le dita dell’uomo si allentarono appena intorno alla testa del ragazzo, ma continuavano a guidare i suoi movimenti.
«Succhiamelo bene, da bravo. So che ti piace».
Marco obbedì, le guance si incavavano mentre aumentava la pressione, la saliva colava dagli angoli della bocca, gocciolando.
Ogni volta che il cazzo di Matteo usciva, lasciava una scia lucida per poi affondare di nuovo, più a fondo, più veloce. Il ragazzo gemette attorno alla carne dura, il suono vibrante che faceva contrarre i muscoli di Matteo.
Le palle dell’uomo si strinsero, il piacere che cominciava a salire dalla base della spina dorsale, minacciando di esplodere troppo presto.
Ma Matteo non voleva finire così. Tirò indietro Marco per i capelli, costringendolo a staccarsi con un “pop” umido. Il ragazzo ansimò, la bocca aperta, le labbra gonfie e rosse, un filo di saliva che collegava ancora le sue labbra alla punta del cazzo di Matteo.
«Alzati», ordinò.
Non attese che Marco obbedisse. Lo afferrò per le braccia, sollevandolo come se non pesasse nulla, e lo fece sdraiare a pancia in giù con il culo sodo sollevato e le gambe divaricate.
Matteo non perse tempo. Si chinò afferrando le natiche del ragazzo con entrambe le mani, aprendole per rivelare il buco stretto e rosa, già lucido di lubrificante. Indossò il condom, anche se avrebbe preferito scoparlo a pelle.
«Ti sei preparato per me, eh?», sorrise mentre passava un dito lungo la fessura, raccogliendo un po’ di quel liquido viscoso.
Marco gemette, spingendo indietro il bacino, cercando di più.
«Speravo di incontrare qualcuno come te», ammise con voce tremante.
Matteo non rispose. Invece, puntò il glande contro l’ingresso stretto di Marco, premendo appena, abbastanza da farlo ansimare.
«Respira profondamente», comandò mentre cominciava a spingere con lentezza ma in modo inesorabile.
Il calore del corpo di Marco lo avvolse immediatamente, stretto e umido, la resistenza iniziale cedette sotto la pressione del suo cazzo. Marco gemette, le dita si aggrappavano alla base del ripiano, le nocche bianche per lo sforzo.
«Cazzo, come è grosso», ansimò.
Non si ritirò, anzi spinse indietro, prendendo altro, centimetro dopo centimetro, fino a quando Matteo non fu completamente dentro di lui, con le palle che premevano contro il suo culo.
Per un momento entrambi rimasero immobili, godendosi la sensazione di essere finalmente uniti, il sudore che colava lungo le loro schiene, mescolandosi.
Poi Matteo cominciò a muoversi. All’inizio furono spinte lente, misurate. Ogni affondo lo portava fino in fondo, il suo cazzo sfregava contro quel punto sensibile dentro Marco, facendolo gemere a ogni colpo.
«Dio, sì… proprio lì!», Marco si morse il labbro.
Il suo corpo cominciò a vibrare, il piacere si accumulava nella sua pancia.
Matteo aumentò il ritmo, i fianchi sbattevano contro il culo del ragazzo con colpi secchi, il piacere in entrambi diventava sempre più intenso.
Diede delle sonore sculacciate sulle chiappe del giovane, che sussultò per il piacere e il senso di sottomissione. Spinse ancora più forte, facendolo urlare. Gli piaceva sodomizzare questi ragazzetti ancora acerbi ma tanto vogliosi di cazzo e di un uomo come lui.
«Ti piace il cazzo, eh? Ti piace sentirlo tutto dentro fino in fondo, vero?!».
Matteo ringhiò, sentendo le palle che si stringevano e il piacere salire inarrestabile.
«Sì, cazzo, sì, dammelo tutto! Non fermarti!».
Marco si contorse, una mano che scivolò sotto di lui per afferrarsi il cazzo, masturbandosi furiosamente mentre Matteo lo martellava senza pietà.
Il suo buco si strinse attorno al membro dell’uomo, pulsando, quasi come se volesse trattenerlo dentro per sempre. Fu quello a mandare Matteo oltre il limite.
Con un ruggito, affondò un’ultima volta, spingendo fino in fondo, le vene del suo cazzo pulsavano mentre il suo sperma schizzava dentro Marco, riempiendolo con getti caldi e densi.
Marco gridò, il suo corpo si contrasse, il suo cazzo schizzò ripetutamente in un orgasmo travolgente, imbrattando l’asciugamano sotto di lui.
Per un lungo momento, l’unico suono fu il loro respiro affannoso.
Matteo rimase dentro Marco, godendosi la sensazione del suo buco che ancora si contraeva attorno al suo cazzo, stringendolo come se non volesse lasciarlo.
Finalmente, si ritirò lentamente, osservando con soddisfazione il buco dilatato del giovane e il suo sperma nel preservativo, abbondante e caldo.
Marco si voltò, il viso arrossato, gli occhi ancora lucidi di piacere. Un sorriso lento si allargò sulle sue labbra, esprimendo complicità e gratitudine.
«Facciamoci una bella doccia», disse.
E si salutarono.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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