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Gay & Bisex

I due uomini incontrati in chat


di FlavioV
15.02.2026    |    7.526    |    11 9.6
"Mi spostati a fatica verso il letto perché mi bruciava tutto e mi sembrava che mi colasse qualcosa dal buco..."
Avevo diciotto anni e frequentavo la quinta liceo. Non vedevo l’ora di finire la scuola, andare all’università, smettere di dover fingere di essere il fidanzato maledetto che le ragazze volevano avvicinare (e che sfuggiva) e poter vivere la mia sessualità senza problemi. Per divertirmi, passavo ore intere nelle chat prima etero e poi gay. Chattavo soprattutto con persone più grandi di me che mi chiedevano foto, incontri, sesso e con le quali spesso dicevo di essere più grande. Non incontravo nessuno in chat per paura e perché in genere erano persone molto più rovinate dalla vita di quanto lo fossi io. Qualcuno restava in contatto e, ogni volta che entravo in chat, mi contattava per fare due chiacchiere, per eccitarsi, per masturbarsi o provare ad incontrarmi. Hai telegram? Era diventata una domanda ricorrente nella mia vita… Alessandro era uno di questi. Praticamente avevamo chattato per due mesi nei quali ogni volta mi chiedeva di vederci, di organizzare e intanto si parlava. Lui aveva 49 anni, un bel viso asciutto e abbronzato, con il naso schiacciato come un pugile suonato, gli zigomi morbidi, e i lineamenti molto fini e sottili. Era sposato, faceva l’ingegnere, e aveva due figlie, ma amava divertirsi con i ragazzi come me.
I suoi tentativi in fondo mi facevano piacere, si faceva mandare qualche foto del mio viso e mi faceva un sacco di complimenti… poi mi chiedeva foto del pisello o del culo che sistematicamente non mandavo.. così come non volevo foto del suo cazzo, nonostante lui insistesse spesso.
Le sue avance si fecero sempre più chiare, diceva che mi voleva, che uno come lui alla mia età non sapevo neanche cosa fosse, finché mi propose di far venire anche un suo amico con cui a volte incontravano. Di fronte ai miei rifiuti, arrivò anche ad offrirmi dei soldi per scoparmi.
Così una sera, mentre chattavamo, mi lasciai convincere ad incontrarlo il mattino seguente, a casa sua, tagliando scuola. Mi avrebbe pagato e ci sarebbe stato anche il suo amico.
L’eccitazione non mi fece dormire tutta la notte. Al mattino mi svegliai per andare a scuola, mi feci una lunghissima doccia, mi misi boxer puliti, pantaloni grigi della tuta, maglietta e felpa ed uscii.
Arrivai a casa sua.
Alessandro mi aprì, in slip bianchi e canottiera. Aveva un fisico asciutto, non era troppo alto e la canottiera lasciava intravvedere un po’ di pancetta davanti e sui fianchi. Era molto tranquillo, si fermò a guardarmi, dicendomi che ero molto più bello e alto delle foto della chat. Poi mi passò una mano veloce sul pacco e sorrise perché in effetti iniziava a diventarmi duro.
Mi fece entrare e mi lasciò i soldi sul tavolo dell’ingresso. Era imbarazzato, ma mi disse che me li meritavo perché ero molto bello. Lo seguii e andammo verso la stanza da letto. Alessandro si sedette sul letto e iniziò a chiedere di me, dei miei studi, della mia vita. Io rispondevo a monosillabi, ero molto imbarazzato, e guardavo gli slip bianchi che si stavano indurendo e che lui ogni tanto toccava. Dopo una decina di minuti, suonò il campanello e arrivò anche Daniele, l’amico che aveva rimediato. Daniele era anche lui sulla cinquantina, capelli ricci medio lunghi e brizzolati, un naso molto pronunciato, come i tratti del viso. Era alto quanto me e decisamente più palestrato del padrone di casa. Scambiammo due parole e mi disse che era uno psicologo, non sposato, e bisessuale. Lui era poco interessato a sapere di me, mi guardava, soprattutto il pacco, e basta. Dopo un po’ Alessandro gli chiese se l’avesse fatto e Daniele confermò che aveva preso il viagra e che ci saremmo divertiti. Alessandro mi disse che io non ne avevo bisogno ma che se lo avessi voluto… e scoppiò a ridere. Nel frattempo Daniele si avvicinò e mi mise una mano sul pacco. Aveva la mano molto grossa e mi schiacciò le palle con forza emettendo un gemito di piacere. Alessandro mi ordinò di togliermi felpa e maglia e così feci, restando a petto nudo. Avevo un fisico molto asciutto e sportivo (giocavo a calcio), addominali in evidenza, anche se pochi muscoli. Entrambi mi fecero complimenti per il mio fisico e iniziarono a toccarmi capezzoli e addominali. Daniele, con le sue mani grandi, continuò a massaggiarmi il pacco che ora stava diventando proprio duro, finché mi mise una mano nei pantaloni e iniziò a sfregarmi i boxer. Alessandro nel frattempo si era messo dietro di me. Sentivo i suoi slip bagnati e duri appoggiarsi e sfregasi su di me. Daniele mise la mano dentro i boxer e mi prese il cazzo. Me lo scappellò dentro le mutande e iniziò a massaggiarmi la cappella. Tirò fuori la mano e l’annusò, complimentandosi del fatto che fossi già mezzo sborrato. Alessandro smise di strofinarsi, mi cinse i fianchi con le mani e mi tirò giù i pantaloni della tuta. Mi guardò l’erezione e mi diede del porco. Daniele volle vedere se ero già sviluppato. Rise e mi tirò violentemente giù i boxer. Il mio cazzo, scappellato e bagnato, uscì e sbatté contro il mio pube. Alessandro disse che l’attesa era valsa la pena e che era molto meglio di quanto si aspettasse.
Nel frattempo Daniele si era tolto la maglia, mostrando un fisico da palestra, e con qualche pelo non depilato, e si inginocchiò davanti a me. Prese in bocca il mio uccello e iniziò a succhiarmelo. Prima mi leccò tutta la cappella, poi si fermò sul filetto e quindi prese parte del cazzo in gola e incominciò a succhiare. Gemetti e il piacere mi invase tutto il corpo. Alessandro si chinò dietro di me e iniziò a leccarmi il buco del culo. Ora avevo una lingua che mi lustrava davanti e una dietro. Mi sembrò di impazzire. La testa mi pulsava fortissimo, il cuore andava a mille, l’uccello era caldissimo e quasi mi faceva male dal piacere estenuante di quella lingua che lo levigava. Urlai di smetterla, dissi che sarei venuto, iniziai a tremare tutto. Alessandro si staccò dal mio culo che ormai era tutto bagnato e insalivato. Gridai più forte, mi attaccai alla poltrona che avevo vicino, stavo impazzendo. Alessandro mi sculacciò forte: due ceffoni che mi arrossarono la natica destra e sinistra, disse che i suoi vicini sarebbe arrivati presto, e mi diede altre due sculacciate ancora più forti. Daniele intanto continuava a succhiare sempre più velocemente, il mio cazzo gli stava sfondando il palato, la sua saliva colava sul mio uccello. Sto veneeeeendo. E iniziai a schizzare sborra nella sua bocca e quando la tolse dicendomi che non avrei dovuto sborrargli in bocca, continuai a schizzare sul pavimento e a gemere senza riuscire a fermarmi. Per terra c’era un lago di sperma. Ripresi fiato anche se il mio uccello continuava a pulsare e a rimanere duro. "Adesso tocca a noi” - disse Alessandro. Io risposi che, siccome ero venuto, non mi sentivo di fare altro. Alessandro sembrava non avermi neanche sentito. MI spinse verso la scrivania. Mi ordinò di girarmi e di mettermi in posizione. Io ero riluttante ma comunque mi appoggiai al tavolo con le mani e cercai di inarcare un po’ la schiena. Mi voltai. Alessandro si era tolto la canottiera e le mutande. Aveva un fisico abbastanza flaccido e un po’ di pancetta. Il cazzo era durissimo, ancora chiuso in punta, non particolarmente lungo (sarà stato sui 16 centimetri), scuretto e poco peloso. Si mise un preservativo e mi lubrificò un po’ l’ano. Iniziavo ad aver paura. Mi tirò altri due sculaccioni sul culo, facendomelo bruciare ben bene e dicendomi che ad un culo così avrebbe fatto qualsiasi cosa. Mise il suo cazzo vicino al mio buco e iniziò a muoverlo circolarmente. Mi appoggiò una mano tra le scapole, dicendomi di inarcare di più la schiena.
Si fermò e lo spinse leggermente dentro. Appena il mio buco incominciò ad aprirsi sentii un forte dolore e contrassi i muscoli. Alessandro mi rassicurò, ero molto stretto, ma non dovevo contrarre i muscoli. Cercai di rilassarmi, anche se sentivo quel pezzo di carne sempre più dentro di me. Diede un paio di spinte decise ed entrò. Strinsi i denti. Il mio sguardo si fermò su una foto che avevo davanti a me sulla scrivania e che ritraeva Alessandro con una donna e due bambini al mare. Chissà se stavano guardando anche loro il padre e marito che stava per fottermi brutalmente. Diede ancora qualche colpo. Il suo pisello era dentro di me. Bruciava tutto. Lo sfintere si stava aprendo, sentii come un colpo dentro di me e il suo cazzo che superava le mie barriere ed entrava, sempre più dentro, sempre più profondo. Alessandro mi incentivava, diceva che ero bravo, mi invitava a mettermi a 90, ad abbassarmi. Finché sentii i peli del suo pube sbattere contro le mie natiche. Era entrato tutto. Si avvicinò ancora a me. La sua coscia avvinghiava le mie. Più si avvicinava e più il suo cazzo andava in profondità e mi bruciava forte. Mise una mano sulla mia schiena, mi schiacciò contro il tavolo e prese a scoparmi con violenza. Il suo cazzo entrava e usciva da me come un bastane duro. Su e giù senza mai uscire del tutto. Gemevo sempre più forte! Ero tutto un ahhhhhhhh e più io dicevo ahhhhhh e più lui affondava i colpi. Il mio bacino prese a sbattere contro il tavolo, il suo pube sbatteva invece contro le mie natiche. Ora si sentiva distintamente il fap fap dei due corpi che si incontravano nel mio buco di culo.
Lo implorai di smettere, dissi che era abbastanza, glielo chiesi per favore, urlando e gemendo. Lui rallentò un attimo, senza però mai togliere la sua mazza dal mio culo. Disse che lo sapeva che non mi faceva davvero male, che stavo godendo e che con quello che aveva pagato era solo all’inizio. Rise di gusto. Mi avvolse con le cosce come una cozza, mi prese i fianchi con le mani e partì. Il suo cazzo iniziò ad andare dentro e fuori di me con una violenza che non avevo mai ricevuto, ormai ero un canale in fiamme. Gemetti sempre più ad alta voce e anche lui lo fece. Mi scopava talmente forte che ad un certo punto il cazzo scivolò fuori dal mio buco ormai completamente allargato e spanato. Si fermò e fu costretto ad uscire da me. Mi rialzai e provai a girarmi. Mi diede una manata sulle spalle e mi fece tornare in posizione. Inarcai la schiena e fui nuovamente trafitto dal suo uccello. Un’altra decina di colpi violenti e profondi mi fecero gemere di nuovo. Daniele gli disse di fermarsi che altrimenti mi avrebbe spaccato e lui non avrebbe più potuto scoparmi.
Nel frattempo Daniele si era spogliato nudo, fisico grosso, da palestra e cazzo largo ed enorme (sarà stato sui 22 centimetri). Lo implorai di non scoparmi, ma in realtà volevo provarlo, solo che ero già tutto arrossato. Si avvicinò a me e mi disse di appoggiare la schiena sulla scrivania che voleva vedermi in faccia mentre mi fotteva. MI sedetti sulla scrivania, ma lui mi spinse facendomi coricare. Mi alzò le gambe. Disse che era tanto che non scopava un culo così, ma nello sesso tempo si lamentò con Alessandro perché mi aveva già sfondato il buco.
Si mise il preservativo e avvicinò un dito al mio buco. Lo infilò dentro, tutto, fino in fondo. Gemetti. Infilò un secondo dito e poi un terzo, facendo vedere all’amico quanto fossi aperto.
Tolte le dita, avvicinò il cazzo.Cercai di divincolarmi ma fu inutile Mi mise una mano sul collo. Mi sentivo dominato ma non ancora posseduto. L’attesa durò poco. Un’enorme massa di carne mi invase il mio buco arrossato e aperto. Urlai. Il dolore era lancinante. Bruciavo e pulsavo tutto. Daniele non si fermò. Con la mano mi stringeva il collo, impedendomi di scivolare via e con il cazzo mi martellava il buco, con forza e decisione, per arrivare velocemente al fondo. Non mi scopava con la velocità dell’amico, ma con lentezza, facendo si che ogni colpo prendesse tutto il buco e arrivasse fino in fondo. Io gemevo, sudavo, sbavavo. Sentivo 22 centimetri di carne scivolarmi nel culo e il suo pube sbattere su di me. Con le mani mi allargò le cosce e permise ad Alessandro, che si era avvicinato, di vedere mentre mi penetrava.
Più mi apriva, più entrava a fondo. Appena gemevo e dicevo che mi bruciava troppo e lo imploravo di fare piano, Daniele aumentava i colpi e mi dava della troia, della cagna in calore, mi diceva che le troie come me lo facevano impazzire e la cosa mi eccitava.
Si fermò e mi disse di salire in piedi sul letto e di voltarmi. Non capivo cosa volesse ma già solo il fatto di non aver per qualche secondo il suo cazzo in culo mi faceva respirare. Mi spostati a fatica verso il letto perché mi bruciava tutto e mi sembrava che mi colasse qualcosa dal buco. Salii e mi voltai. Daniele mi venne dietro, mi disse di piegare le gambe perché ero troppo alto. MI trascinò verso il suo petto, mi mise le mani sulle cosce e mi sollevo dal letto. Lentamente, di spalle, scivolavo verso di lui, verso il basso, finché sentii il suo cazzo. Il mio buco ci scivolò sopra e lui, tenendomi sospeso, iniziò a fottermi di nuovo, lamentandosi che ero troppo alto.
Dopo qualche colpo, si sdraiò sul letto e mi disse di sdraiarmi su di lui con la schiena contro la sua pancia. Ormai ero talmente rotto che non riuscivo più a oppormi a nulla. Mi coricai su di lui, sentivo sulla schiena i muscoli del suo petto e i peli rimasti da una recente depilazione. Così da dietro sentii nuovamente il suo cazzo entrarmi nel buco, ormai dolorante e spanato. In breve scivolo tutto dentro. Alessandro si avvicinò e mi prese in bocca il cazzo che nel frattempo era diventato moscio per via del troppo dolore del culo. Me lo succhiò un po’, ma l’avere ancora i 22 centimetri di Daniele dentro non aiutò l’erezione. Si interruppe, dicendo che sapeva ancora della sborrata di prima. Lo vidi salire sul letto a carponi e avvicinarsi a me e Daniele. Capii tardi quello che aveva in mente. Si sdraiò su di me e avvicinò il suo cazzo duro al mio buco del culo che era già occupato dal pisello di Daniele. Implorai di smetterla, di fermarsi, di non farlo. Alessandro spinse il suo cazzo, strusciandolo con quello dell’amico. Io mi sentì aprire tutto, il buco si stava strappando. Diede qualche colpo per quel poco che il suo cazzo riuscì ad entrare facendomi quasi svenire dal piacere e dal dolore. Tolse il pisello e lo tolse anche Daniele, lasciandomi orfano della sua carne dura. Quando Daniele sfilò il suo uccello, sentii improvvisamente male e bruciare tutto. Alessandro mi osservò e disse che forse avevano esagerato un po’ ma che un culo così giovane e sodo non capitava loro da tanto.
Si tolsero il preservativo e mi fecero sdraiare sul letto. Mi chiesero di aprire la bocca, ma io disse che non glielo avrei succhiato. Daniele iniziò a masturbarsi e nel giro di poco il suo cazzone tirò fuori 5 o 6 getti di sperma che mi riempirono la faccia. Poco dopo fece lo stesso Alessandro che mi sborrò in faccia, cercando di centrare la bocca che però avevo tenuto chiusa.
Mentre il loro sperma mi colava sulla faccia, vidi Daniele rivestirsi, salutare e sparire. Chiesi ad Alessandro di poter fare una doccia perché volevo rientrare a scuola per il pomeriggio. Entrai in bagno e mi misi subito sotto l’acqua per tirare via tutta la sborra che avevo addosso. Il culo mi faceva male e mi bruciava. Ad un certo punto entrò in bagno Alessandro, era ancora nudo, e si infilò dentro la doccia con me. Mi chiese se mi dava fastidio e iniziò a lavarsi il cazzo che era rimasto una miccia dura e a insaponarmi le natiche.
Poi sorrise. Mi fece girare. L’acqua colpiva i nostri corpi. Appoggiò il cazzo al mio buco rovinato e me lo infilò dentro. Non aveva il preservativo, mi lamentai. Mi rassicurò che non sarebbe venuto, ma che probabilmente aveva preso troppo viagra e quindi il cazzo gli tirava e quasi gli faceva male. Entrò dentro deciso e io ebbi un mancamento. Ero tutto infiammato. Diede qualche colpo profondo e deciso. Gemette e io feci lo stesso. Si fermò. Lo tirò fuori. Probabilmente aveva raggiunto l’orgasmo anche se non era venuto, o almeno non mi sembrò di sentirmi bagnato dentro il buco.
Uscii dalla doccia, io terminai di lavarmi, uscii anche io e mi rivestii.
Alessandro mi disse che avrei potuto diventare il suo sborratoio e che ci saremmo potuti rivedere ogni tanto.
Tornai a scuola. Camminavo a fatica. Sentivo formicolare dietro e bruciare e mi sembrava di essere ancora tutto aperto e bagnato. Passai la giornata con i miei compagni come se niente fosse, godendo ogni volta che mi sedevo o che sentivo il mio buco bruciare e farmi male.
















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