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Gay & Bisex

Appuntamento su Grindr


di FlavioV
21.03.2026    |    4.154    |    9 9.8
"Ogni volta che do un colpetto più deciso, lui stringe le mani forti alla spalliera del letto ed emetto un gemito forte..."
Ho conosciuto Edoardo su Grindr un giorno che ero annoiato e volevo cazzeggiare. Abbiamo chattato per qualche tempo e poi abbiamo deciso di incontrarci a casa sua, una mattina in cui non c’erano i suoi genitori.
Edoardo ha ventisei anni ed è fuori corso al politecnico, capelli castani corti, lineamenti sottili, abbastanza alto e fisico da palestra. Io mi chiamo Matteo, ho diciotto anni, sono al quarto anno di liceo, ho una ragazza molto simpatica e carina ma da sempre so di essere gay e di dover semplicemente ammettere e accettare questa condizione.
Appena salito in casa, mi accoglie in una specie di entrata, ha pantaloncini corti neri e canottiera nera che mette in mostra un bicipite ampio e ben strutturato. Dopo un breve saluto, mi dice di seguirlo nella sua stanza.
Facciamo due chiacchiere, anche se ben presto l’imbarazzo prende il sopravvento. Edoardo mi guarda tutto nella mia maglietta bianca e jeans blu e mi dice tranquillamente che non sono il suo tipo. Questo un po’ mi dispiace perché a diciott’anni ero proprio carino, capelli neri un po’ ricci e lunghi, sorriso bianco, fisico definito da calcio estremo, addominali scolpiti, tanta freschezza.
Dopo aver schiacciato il mio ego così, mi prende per un braccio e mi invita a sedermi sul suo letto. Lui si siede accanto a me, ma proprio accanto, in modo che senta perfino i peli delle sue gambe da palestra.
Come fosse normalità, si fa sempre più vicino e inizia a baciarmi. Prima solo con le labbra che sanno di fragola e sono molto umide, poi con la lingua, invadente, prepotente, quasi mi scopa la bocca. Mi mette una mano dietro la nuca per tenermi stretto a sé e con l’altra inizia a toccarmi il pacco che nasconde un’erezione durissima. Anche io faccio scivolare la mano sulle sue cosce nude e sul suo pacco. Ci avviciniamo sempre di più e la sua lingua che violentemente mi scopa il palato mi fa esplodere e inizio a bagnarmi dentro i pantaloni. Si ferma e mi ordina di spogliarmi. Tolgo la maglietta e lui, osservando i miei addominali piatti e definiti, dice che in fondo non sono così male. Tolgo anche i jeans, rimanendo solo con i miei boxer neri Calvin Klein che hanno una macchia bagnata sul davanti e implorano di far uscire il cazzo che dentro tira come un forsennato.
Anche Edoardo si toglie la canottiera, mostrando un fisico pompato e grosso, forgiato da anni di palestra, e i pantaloncini. Siamo sempre seduti vicini, sul letto, e posso sentire il leggero ma marcato odore delle sue ascelle, perfettamente depilate, e osservare i suoi boxer bianchi, tutti raccolti attorno al cazzo, che lasciano intravedere qualcosa di enorme. Riprende a baciarmi. Appena provo a spingere la mia lingua nella sua bocca, vengo respinto e riprende a scoparmi con la sua. Adesso mi piazza una mano sulle mutande, ha mani grosse e forti, e mi tocca la punta bagnata del mio cazzo. Si ferma nuovamente. Le sue mani si appoggiano sui miei fianchi e, senza troppe dolcezze inutili, mi abbassa di colpo i boxer, facendo uscire il mio uccello mezzo bagnato e scappellato, che sbatte violentemente contro il mio pube. Edoardo emette un gemito di piacere, una specie di rantolo da film porno. Il mio cazzo è duro, sui diciotto centimetri, senza vene, liscio, incorniciato dai peli pubici nerissimi, che sono anche gli unici peli che ho sul corpo. Ricevo nuovi complimenti.
Ora è il suo momento. Si toglie le mutande e lascia uscire una bestia come non ne ho mai viste. Saranno stati venti, ventidue, centimetri di carne vissuta, un cazzo enorme e soprattutto largo, visibilmente in erezione, anche se non completamente duro. Un deciso odore di pisello invade la stanza, non di sporco ma di pisello da maschio vissuto e rozzo.
Mi prende la testa e me la spinge verso il suo cazzo. Oppongo un po’ di resistenza, ma è più forte di me e quindi, anche se lentamente, riesce a spingermi verso di sé.
Quell’enorme ammasso di carne mi sta aspettando, l’odore si fa più acre e profondo, mi riempie le narici. Chiudo gli occhi e inizio a succhiarglielo. Il cazzo è barzotto, non perfettamente duro, ma inizia ugualmente a pulsare sotto i colpi delle mie labbra. Appena vorrei smettere, respirare un po’, la sua mano si appoggia alla mia nuca e mi tiene ben stretto al suo cazzo. Dopo qualche succhiata più decisa, ci fermiamo e ci slinguiamo ancora un po’, poi Edoardo si alza e mi dice di seguirlo. Ci spostiamo verso la scrivania. Ora che siamo tutti nudi per la stanza, il suo cazzo sembra ancora più mostruoso, un batacchio semi duro che gli balla tra gambe. Sposta con violenza tutto ciò che c’è sulla scrivania e ci si sdraia sopra a pancia in su. Piega le ginocchia per starci e lascia solo la testa fuori dal tavolo, penzolante nel vuoto. Mi intima di avvicinarmi. Ora il mio cazzo durissimo è esattamente all’altezza della sua testa che penzola nel vuoto. Faccio ancora un passo verso di lui che, con gli occhi ormai riversi, e il collo sempre più in tensione, mi prende il cazzo in bocca e inizia a succhiarmelo. La sua saliva invade tutto il mio membro. Faccio ancora un passo verso il tavolo. Ormai la sua testa è completamente all’indietro, vedo le vene del collo in tensione che quasi sembrano esplodere per lo sforzo di non rimanere soffocato. Il mio cazzo tocca il fondo del suo palato. Edoardo inizia ad emettere un verso sordo, come se cercasse a fatica di respirare. Inizio a scopargli la bocca, così, mentre lui è riverso, il fisico in tensione, una mano con cui si masturba il cazzo enorme e ancora non durissimo, la testa sospesa nel vuoto. Affondo i colpi e lui inizia a gemere come se lo stessi sgozzando, un suono strano, profondo, che però mi eccita ancora di più e mi spinge a fotterlo con maggiore violenza. Mi fermo e lo tiro fuori un attimo. Dalla sua bocca esce e cade sul pavimento non so quanta saliva, dà qualche colpo di tosse, respira a fondo. Mi avvicino di nuovo, il mio uccello è di marmo, tutto lucido della sua saliva, la cappella ormai uscita fuori, senza sforzo, enorme, rossa, durissima anche lei. Glielo rimetto in bocca, questa volta vado subito a toccare il fondo del palato. Lui riprende a gemere come un agnellino sgozzato e io lo fotto senza ritegno. Affondo i colpi nella sua bocca come se dovessi spaccargliela. Gli metto una mano dietro la nuca per evitare che la sua testa a penzoloni sbatta contro il tavolo e gliela scopo.
Gli metto una mano sul collo e glielo massaggio, sentendo le sue vene che si gonfiano e si allargano sempre di più, mentre il mio cazzo gli fotte la bocca.
MI fermo e lo tolgo per farlo respirare. Lui si rotola sulla scrivania, tossisce, sbava, respira a fondo.
Si alza e mi dice che vuole essere scopato.
Si mette a quattro zampe sul letto, appoggia le mani alla spalliera e allarga bene le natiche. Ha una culo atletico ma anche bello grosso, con un buchino che sembra piuttosto aperto.
Prendo un preservativo e me lo infilo, mentre lui si passa il lubrificante.
Salgo sul petto, mi abbasso sulle ginocchia e punto il mio pisello verso il suo buco. Appoggio e infilo senza troppi preamboli. Lui urla. Io infilo ancora un po’, almeno finché entra senza sforzo. Il suo buco è morbido e abbastanza largo per cui riesco ad entrare per quasi metà cazzo senza troppi sforzi. Ogni volta che do un colpetto più deciso, lui stringe le mani forti alla spalliera del letto ed emetto un gemito forte. Quando arrivo alla barriera dello sfintere, sono ormai troppo eccitato e così inizio a sbatterglielo dentro con sempre più forza e violenza. Ogni colpo adesso diventa un gemito. Il letto inizia a cigolare, la spalliera a cui è aggrappato si muove tutta, e l’eccitazione sale. Più il letto fa rumore, più lui geme, più il mio uccello affonda i colpi, lo sbatte con violenza, con rabbia, come se volessi spaccare quel buco ormai tutto rosso e aperto. Sono quasi vicino a venire, quando mi chiede di fermarmi. Si gira a pancia in su. Si sdraia sul letto, allarga le gambe. Ora posso osservare meglio quel buco spanato e rosso. Mi avvicino e glielo metto tutto dentro fino in fondo, fino a sentire i miei peli pubici colpire le sue natiche. Lui inizia a gemere sempre più ad alta voce, mi ordina di scoparlo più forte, mi dice che è la mia troia, che vuole che mi immagini di scopare la figa della mia tipa, di farlo sentire come una puttana. Più lui geme, più io affondo i colpi. Le molle del letto cigolano sempre più forte. Il mio cazzo non ce la fa più, urlo anche io per dire che sto venendo. Lui si aggrappa al mio culo con tutte le forze, mi dice di non farlo, non ancora, di fermarmi, ma io non ce la faccio più, il mio corpo trema tutto, un piacere folle mi invade le viscere ed inizio a sborrare.
Tolgo il cazzo dal suo buco, mi tolgo anche il preservativo che è pieno di sborra. Il mio uccello è rosso e pulsa tutto, gocciolo ancora un po’ di sperma sul letto e sulle sue cosce, mentre lui si alza, si fa dare il goldone pieno di sborra, lo lega e va a buttarlo in cucina.
Ora che sono vuoto, subentra un po’ di imbarazzo e pudore, per cui, mentre lui è di là, mi rinfilo i miei boxer e copro il mio pisello che stenta a tornare molle.
Tornato, si siede tutto nudo in poltrona, allarga le gambe, e mi mostra il cazzone barzotto che continua a invadere la stanza con il suo odore riconoscibile. Vorrei rivestitimi tutto e andare a casa, ma lui inizia a parlare, a raccontarmi dei suoi studi a rilento al politecnico, della sua passione per i libri gialli, chiede del mio liceo, e così mi limito a rimettermi la maglietta e mi seggo in boxer sul letto ancora sfatto e sborrato da prima.
Parliamo fino a fare tardi, mi alzo e dico che devo tornare a casa che i miei mi staranno aspettando. Solo adesso mi rendo conto che è rimasto tutto il tempo nudo, con il cazzo, ormai diventato molle ma sempre enorme, che penzola tra le gambe.
Mentre mi abbasso per prendere da terra i pantaloni, la sua mano si appoggia sul mio culo, cercando attraverso i boxer il mio buco. Sento il suo fiato sul collo, si inclina e me lo bacia.
Mi giro, ci guardiamo negli occhi mentre il mio uccello si è risvegliato e sta tornando duro.
Edoardo si inginocchia, mi tira giù i boxer, ancora mezzi sborrati da prima, e prende in bocca il mio cazzo.
Con le labbra mi tira giù il prepuzio e sento la sua lingua bagnarmi tutta la cappella. Si concentra solo sul glande, lavandomelo bene, leccando il filetto, ingoiandolo quindi tutto.
Si rialza, mi dice con voce fredda e decisa di scoparlo e si gira verso il muro, inarcando la schiena.
Il buco è ancora arrossato e aperto. Prendo un preservativo e me lo infilo. Lui dice che ora non è necessario il lubrificante. Mi avvicino e lo penetro con tutta la foga e la violenza possibile. Lo scopo proprio forte, affondando i colpi come se dovessi sfondarlo. Lui riprende a gemere forte. Si schiaccia contro il muro, i miei pettorali si posano sulla sua schiena, il mio pube sulle natiche, il mio cazzo è ormai tutto dentro a quel buco che sto martellando senza sosta. Sono meno pieno di prima e potrei fotterlo per ore.
Ma Edoardo si divincola, fa uscire il mio cazzo, si gira, si inginocchia di nuovo, mi strappa via il preservativo e me lo riprende in bocca, tutto, fino in fondo.
Succhia velocissimo finché non riesco più a trattenermi, urlo che sto venendo, ma lui mi fa capire che lo vuole in gola, così inizio a schizzargli in bocca e lui beve, beve tutto.
MI ringrazia.
Mi tiro su i boxer, infilo i pantaloni e me ne vado.
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