Gay & Bisex
In vacanza a Barcellona con Paola e Andrea
28.12.2025 |
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"Quando poi anche il letto iniziò a cigolare, non riuscii più a trattenermi, affondai gli ultimi colpi, gli misi una mano in testa e iniziai a sborrargli in culo con lui che sommessamente mi..."
Alla fine del secondo anno di università ci concedemmo dieci giorni di vacanza a Barcellona. C’erano due miei amici, Marco e Flavio, con le rispettive fidanzate, io, Paola, un’ex compagna di liceo mia e di Flavio, e Andrea, un compagno di università di Marco. Gruppo misto di ventunenni. Trovammo alloggio, avendo pochi soldi da spendere, in una specie di dormitorio universitario sulla collina di Barcellona che, d’estate, quando gli studenti non c’erano, diventava una specie di ostello per turisti. Ci diedero due stanze e la divisione fu “naturale”: le coppie nella camera con quattro letti, nell’altra gli scoppiati.
Devo dire che, anche se ero partito senza grandi desideri, questa divisione mi suscitò un po’ di malessere.
Paola era una ragazza molto spigolosa e innamorata segretamente di un altro nostro compagno rimasto a casa di cui, altrettanto segretamente, ero innamorato io da sempre, per cui, come dire, ci percepivano come rivali, anche senza essercelo mai detto; Andrea lo conoscevo poco, non avevamo interessi comuni, non ci vedevamo quasi mai perché studiava alla Bocconi di Milano e, quando usciva con noi, mi sembrava timido, borioso e un po’ arrogante, però oggettivamente un bel ragazzo che in fondo speravo di vedere almeno nudo in camera, cosa che la presenza di Paola rendeva impossibile.
Il primo giorno in effetti ci fu un po’ di imbarazzo generale, sul cambiarsi, dormire, lavarsi… aumentato dal fatto che non avevamo il bagno in camera, ma c’erano bagni e docce in comune lungo il corridoio, su cui per fortuna c’eravamo solo noi e i nostri amici dell’altra stanza.
Il secondo giorno prima di cena ci facemmo la doccia a turni, stanchi e accaldati dall’aver girato tutto il tempo. Per primo andò Andrea che tornò in stanza con solo un asciugamano bianco avvolto in vita.
Quando tornò, partì Paola che si portò dietro i vestiti puliti e ci lasciò in stanza da soli. Andrea si asciugò con cura, grattandosi ripetutamente la zona del pube e disse qualcosa sul fatto che la presenza di Paola lo metteva in imbarazzo, quindi girandosi verso il letto e dicendo che tanto eravamo solo noi due, si tolse l’asciugamano per mettersi i boxer. Incerto se voltarmi o no, non lo feci, fissandolo. Il tempo sembrò sospeso: Andrea era un ragazzo magro, sul metro e ottanta, con addominali definiti, carnagione scuretta, zero peli sul corpo, capelli neri a caschetto, viso con lineamenti fini e un po’ femminili… era la prima volta che lo vedevo così! Era un figo, ma soprattutto era tutto nudo e mostrava un cazzo morbido, senza vene, scuretto e circonciso, con una cappella bella rossa e pulita. Fu un attimo, perché sentimmo dei passi in corridoio, Andrea accelerò e tirò su i boxer. Quando entrò, Paola, già vestita, guardò la scena in modo strano: io ero seduto sul mio letto, vicino a quello di Andrea che era in boxer e che in fretta si mise maglietta e pantaloni. Quando mi alzai per andare a fare la doccia, dovetti nascondere una bella erezione.
La notte, tornati un po’ ubriachi e fumati, parlammo a lungo, delle fidanzate mie e di Andrea, delle feste a Milano, dei ragazzi che piacevano a Paola ecc… mentre chiacchieravamo però il mio pensiero era fisso sulla nudità che avevo visto nel pomeriggio e su che cosa avrei voluto fare con quel pisello.
Il terzo giorno accadde. Per tutto il giorno avevo avuto solo ormoni e sperma che mi invadevano il cervello, impedendomi qualsiasi pensiero serio, così quando tornammo in camera, persi ogni inibizione. Fui l’ultimo a fare la doccia e quando tornai in camera avevo solo l’asciugamano legato in vita. Cercai le mutande nel mio borsone, facendo di tutto affinché Paola e Andrea mi vedessero. Le misi sul letto ed esitai incerto se abbassare l’asciugamano o metterle da sotto. Paola ebbe un fremito e, probabilmente alludendo al giorno prima, disse che sarebbe uscita e ci avrebbe lasciati da soli. Quasi all’unisono sia io che Andrea dicemmo un “no, no” molto convincente e, almeno quello di Andrea, in modo schifato. Fui ovviamente deluso della mia risposta nel momento stesso che la pronunciai, ma la paura di essere etichettato “gay” dai miei amici mi rendeva spinoso come un riccio.
Ma gli ormoni evidentemente se ne fregavano.
Così decisi di tirarmi giù l’asciugamano e restare con il culo nudo in bella mostra verso Paola, lasciando che Andrea, seduto nel letto vicino a me, vedesse anche un po’ del mio pisello. Mi infilai i boxer e dissi che tanto eravamo tutti amici. Mi girai. Paola aveva lo sguardo fisso sul mio culo, mentre Andrea si era girato a guardare fuori dalla finestra. Mentre cercai i pantaloni, vidi che nei boxer avevo una bella erezione che ora Paola guardava con insistenza. Ora anche Andrea mi stava guardando, giusto il tempo di dire che forse era meglio che uscisse lui, e lo disse con una voce così perentoria e nervosa che ebbi la sensazione di aver rovinato la nostra amicizia, se solo fossimo stati amici. Comunque non feci in tempo a dire nulla, che se ne uscì davvero, sbattendo la porta. Io mi fermai e dissi a Paola che, a quanto pareva, eravamo rimasti solo noi due. Sapevo bene le carte che avevo da giocarmi. Ero patito di palestra e, nonostante avessi un fisico molto magro e asciutto, ero super definito. Non avevo peli, ciuffo in avanti, occhi verdi, lineamenti duri e regolari, alto ma non troppo, vabbè cazzo normale ma non si può avere tutto dalla vita. Insomma ero sempre piaciuto alle ragazze, perché avevo modi dolci ma molto maschili, anche se non avevo mai scopato nessuna perché ero abbastanza convinto di essere gay.
Lei si avvicinò, appoggiò le sue labbra sulle mie e cercò di baciarmi, ma eravamo tutti e due inesperti e non venne fuori un granché. Anzi mi venne spontaneo scostare le labbra e metterle una mano dietro la schiena per stringerla a me. La sua testa si accasciò sulla mia ascella, mentre i miei boxer ormai bagnatissimi si attaccarono alla sua gonna. Iniziai a strusciarmi, finché mi misi le mani sui fianchi e mi abbassai le mutande, liberando il cazzo. Lei si staccò da me e mi prese in mano il pisello, schiacciandolo, strizzandone la punta, massaggiandolo, approfittando della presborra che usciva a fiumi. Sorrisi e le presi la mano. Le feci stringere bene il mio cazzo durissimo e le dissi che poteva fare anche così, guidandola ad abbassarmi il prepuzio e far esplodere fuori la mia cappella ormai lucidissima e bagnata. Lei ebbe un gemito. Le guidai per un po’ la mano, su e giù lungo la mia asta, coprire e scoprire il prepuzio, finché la lasciai continuare da sola. Bastarono ancora pochi colpi e poi iniziai a dirle che era bravissima, di non fermarsi e che sarei venuto. I miei schizzi volarono sul pavimento, mentre lei li osservava come se non avesse mai visto un cazzo sborrare. Finito di eiaculare, mi lasciò lì, dicendo che si sarebbe andata a lavare le mani. Ero finalmente leggero e sciallo, anche se rimasi un po’ deluso dal fatto che volesse subito lavarsi via l’odore del mio pisello.
Il giorno dopo, senza dire niente a nessuno, ci comportammo come fidanzati e la cosa non mi dispiacque per niente, anche perché le due coppie ci iniziarono a trattare come la terza coppia della vacanza.
Serata tranquilla anche se, mentre ero sotto la doccia, il cazzo perennemente duro, mi chiedevo che cosa avrei fatto quella sera con Paola, avrei dovuto provare a baciarla di nuovo o forse si aspettava che la scopassi, insomma tra una fantasia e l’altra, non mi accorsi che Andrea era entrato nella doccia accanto alla mia e così, sentendo la sua acqua che scendeva, iniziai anche a pensare che doveva essere lì nudo, con il cazzo in mano, il sapone ecc… e che per tutta la giornata l’avevo ignorato. Tornai in stanza. Paola era già scesa, io mi vestii in fretta e la raggiunsi, proprio mentre Andrea stava rientrando in accappatoio in camera. Gli dissi che avrei chiamato gli altri e avremmo raggiunto Paola sotto e lì l’avremmo aspettato.
Vederlo così, stile pulcino bagnato e profumato, mi faceva comunque uno strano effetto ma, come sempre in vita mia, feci l’opposto, passando per arrogante e scazzato, della serie “che ci fai qui”.
Cena e locale molto bello a Barceloneta, nel quale da sotto il tavolo feci più volte piedino a Paola che sembrava gradire, anche se, appena gli altri si allontanavano, faceva finta di sgridarmi perché non voleva che girassero voci strane, dato che non eravamo una coppia ufficiale.
Andrea bevve parecchio e, quando sparì per un po’, secondo me, fumò anche qualcosa. Questo però mi permise, a partire da una certa ora, di staccarmi un po’ da Paola e dalle due coppie di nostri amici, facendo lo scemo, tenendo Andrea per i pantaloni, abbracciandolo perché non cadesse, sfiorandogli il pacco, fino ad accompagnarlo in spiaggia perché doveva pisciare. Lui mi allontanò, ma io dissi che non l’avrei lasciato certo solo lì, così vidi che si apriva i pantaloni, tirava fuori la sua cappella circoncisa e pisciò a lungo, mettendosela velocemente dentro l mutande, senza neanche una minima scrollata.
Tornammo in albergo e Andrea sembrava decisamente stare meglio.
Mentre ci preparavamo per andare a dormire, Andrea mi guardò negli occhi e mi disse che, secondo lui, stasera gli avevo toccato il pacco. Rise, barcollò un po’ e, a petto nudo e con solo i boxer addosso, si coricò nel letto.
Nel frattempo Paola era tornata dal bagno in pigiama e anche io avevo messo i pantaloncini con i quali dormivo a petto nudo. Decidemmo di dormire insieme, mi coricai nel letto di Paola, vicino a lei. Il cazzo stava diventando duro. Mi avvicinai ancora. A questo punto il mio pacco, che stava ormai esplodendo, era vicino alla sua figa. Lei mi mise una gamba sulla mia coscia e così io iniziai a strusciare il mio cazzo durissimo, ancora nel pigiama, contro la sua figa, ancora ben protetta dal suo pigiama. Andammo avanti un po’ così finché Paola mi chiese di fermarmi perché non si sentiva pronta per fare sesso. Dissi che non importava e restammo un po’ così, sospesi, senza sapere cosa fare.
Anche se ormai pensavamo che Andrea stesse dormendo da un po’, sentimmo la sua voce che ci chiese dove fossimo e se avessimo intenzione di scopare perché in tal caso si sentiva di troppo.
Ridemmo di cuore.
Paola lo rassicurò, volevamo solo stare vicini, anzi da amici saremmo dovuti stare tutti vicini e io e lei ci eravamo comportati come due merde. Quindi invitò Andrea ad unirsi a noi e stare tutti e tre insieme.
Prima Andrea si mise dietro di me e, siccome stavamo strettissimi, sentì distintamente i suoi boxer duri e bagnati appoggiarsi sul mio culo.
A questo punto Paola propose di mettersi in mezzo tra noi. Sparammo un po’ di cazzate, finché mi accorsi che il mio cazzo era sempre più duro e pieno. Mentre i discorsi andavano spegnendosi, mi avvicinai ad Andrea e gli appoggiai il cazzo ai boxer. Lui iniziò a muoversi, lentamente, stuzzicandomi con il culo il mio pacco. Non resistetti. Mi abbassai i pantaloncini e le mutande e gli appoggia il cazzo al sedere. Lui si abbassò i boxer sulle cosce. Il mio uccello toccò il suo culo nudo, femminile, morbido e si infilò nella fessura tra le natiche, bagnandole abbondantemente di presborra. Paola si stava godendo la scena. Tolse il lenzuolo, scoprendo la nudità mia e di Andrea. Scese, sfilò del tutto i boxer ad Andrea e glielo prese in bocca, iniziando a succhiarglielo. Da dietro la scena era incredibilmente eccitante, così mi presi il cazzo in mano e tenendolo fermo lo appoggiai al buco di Andrea e iniziai a spingere. Riuscii a fare entrare qualche centimetro senza problemi, anche se Andrea girò il collo in una smorfia di dolore e iniziò a gemere e dire di no. Paola però affievoliva la sua resistenza tenendogli il cazzo in bocca e leccandogli la cappella. Ripresi a spingere e, anche se la resistenza si faceva più dura, cercai di metterlo più dentro possibile. Iniziai a muovermi, ad andare su e giù. Andrea digrignava i denti ed emetteva versi di piacere e sofferenza. Ora lo stavo scopando e iniziavo a godere anche io. Paola si fermò. Il cazzo di Andre stava comunque diventando molle, forse a causa del dolore del culo. Paola disse di continuare noi che lei sarebbe andata a dormire nel mio letto.
A questo punto girai Andrea orizzontale, era una tavola schiacciata contro il materasso e senza togliere il cazzo dal culo, iniziai a penetrargli il buco sempre più a fondo e sempre più violentemente. Più lui stringeva con le mani le lenzuola e mordeva il cuscino ed emetteva versi di dolore e piacere, più io aumentavo la forza dei colpi. Quando poi anche il letto iniziò a cigolare, non riuscii più a trattenermi, affondai gli ultimi colpi, gli misi una mano in testa e iniziai a sborrargli in culo con lui che sommessamente mi implorava di tirarglielo fuori e di non riempirgli il buco.
Avevamo fatto un macello. La mia sborra iniziò a colargli fuori e a sporcare le lenzuola, il mio cazzo pulsava da matti e il suo buco era rosso come un peperone. Paola si girò nel mio letto e tornò a dormire. Mi sa che si era goduta lo spettacolo. Andrea fece per alzarsi, ma ormai era fatta. Gli cinsi il braccio al petto, me lo avvicinai e, così nudi e sporchi, ci addormentammo insieme.
Al mattino ci svegliammo nello stesso letto, ancora abbracciati e nudi. Paola era già uscita, probabilmente per andare al bagno. Ci scambiammo un assonnato e dolce “Buongiorno” con Andrea. Ci guardammo, eravamo davvero nudi e stavamo dormendo nel letto di Paola. Andrea mi diede un bacio delicato e soffuso sulle labbra che contraccambiai, poi si toccò dietro e mi disse che gli bruciava un bel po’. Mi scusai. Gli baciai i capezzoli, gli annusai il torace, i peli pubici e gli leccai la cappella. La presi in bocca e iniziai a fargli un pompino. Dopo pochi colpi di lingua (mai avevo succhiato un cazzo circonciso), il suo uccello era diventato duro e pulsava. Mi interruppi. Un buon odore di cazzo, di piscio e di ormoni notturni mi invase la bocca. Dissi che avevo bisogno di una doccia e che forse era meglio che Paola non ci trovasse così. Mi misi i palloncini del pigiama, presi l’asciugamano, e uscì dalla stanza. Nel corridoio fui fermato da Flavio, feci due chiacchiere, e mi sembrò che lui ammiccasse, facendo rifermento a rumori che avevano sentito provenire nella notte dalla nostra stanza. Proseguii verso le docce dei maschi. Non c’era nessuno, scelsi il box che mi ispirava di più, aprii l’acqua, mi tolsi i pantaloncini, entrai e tirai la tendina. Dopo poco sentii arrivare anche Andrea. Si affacciò alla mia tendina, si sfilò l’asciugamano che aveva in vita, mi disse di spostarmi ed entrò nella mia doccia. Ero eccitato e preoccupato che qualcuno ci sentisse. Lui mi rassicurò, non c’era nessuno. Iniziammo a lavarci e vedere l’acqua che scendeva e illuminava quel corpo definito e asciutto mi procurò una violenta erezione. Lui si passò il doccia schiuma sul pisello, se lo massaggiò, se lo lavò, fino a vederlo crescere. Iniziavo ad appassionarmi a quel bastone senza cappuccio.
Mi avvicinai. Feci per scendere e riprendere quanto avevamo interrotto prima. Lui mi fermò. Non c’era tutto sto tempo. Gli appoggia allora una mano sulla spalla e gli diedi un colpetto per farlo girare e potergli avvicinare il cazzo al culo. Lui sorrise e si bloccò. Stanotte mi ero divertito e l’avevo spaccato per bene ma mica credevo che lui l’avrebbe preso sempre in culo. Fu dolce ma anche duro. Mi spinse contro il muro, l’acqua continuava a cadere e colpirci. Mi ordinò di girarmi. Io dissi che non era il caso, che non avevamo neanche i preservativi, che ci avrebbero potuto sentire. Mi fece solo notare che stanotte quando l’avevo aperto e riempito non mi ero fatto problemi. Mi voltai. Lui avvicinò il suo cazzo durissimo al mio culo. Con le mani cercai di aprirmi il più possibile le natiche, finché lui infilò il suo uccello nel mio buco, senza preavviso, senza averlo prima lubrificato, se non con il sapone della doccia. I primi colpi li affondò senza pietà, come se volesse farmi pagare qualcosa. Ogni botta nel culo, mi schiacciava sempre più contro la parete della doccia. Sembrava un martello che deve abbattere una parete. Prese a fottermi con grande violenza, gemendo soffusamente. Si interruppe e mi spinse contro la tenda. Mi aggrappai, impaurito che si aprisse e che arrivasse qualcuno. Non gli interessava nulla. Me lo ributtò tutto in culo e iniziò a fottermi come un animale in calore. Più mi aggrappavo alla tenda, più mi scopava violentemente. Iniziò a gemere come un ossesso, finché sentii tre o quattro getti caldi di sperma entrarmi in culo e bruciarmi le viscere. Si staccò, ci sciacquammo velocemente e tornammo in camera a vestirci. Fino a sera il mio culo mi bruciò e, anche se stavo molto vicino a Paola, sentivo Andrea dentro di me.
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