Gay & Bisex
Storie di uomini
27.04.2026 |
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"“Ti rendi conto che non puoi fare a meno di avere il mio cazzo in culo?”
Non si aspetta conferme quando si sdraia nuovamente, tenendo il mio bacino leggermente sollevato tra le sue mani e..."
Essere in ritardo è, purtroppo, una nostra costante. Non perché siamo disorganizzati, ma perché ogni preparativo diventa una sfida, un gioco che, quando va fuori controllo, si allunga fino a diventare il motivo stesso della serata.Pulito e profumato, ma ancora nudo, fisso l’interno dell’armadio da tempo indefinito. Non so se sia colpa della primavera o della doccia che abbiamo appena fatto insieme, ma con tutti questi ormoni in circolo, la mia mente vaga altrove e l’ultima cosa che mi interessa adesso è pensare a cosa mettermi.
“Ancora così?”.
Sergio esce dal bagno a sua volta, mi assesta uno schiaffo sonoro sul culo prima di dirigersi verso l’armadio e pescare un paio di slip neri dal cassetto. Li indossa senza fretta, facendo in modo che io possa vederli nel riflesso dello specchio. L’intimo che scivola lungo le cosce muscolose fino a racchiudere tutto quel bendidio in un abbraccio di cotone teso, l’elastico che schiocca segnando il confine tra la pelle e il tessuto, i rilievi dell’uccello importante e delle palle che si disegnano in maniera evidente, quasi sfacciata, sotto alla stoffa.
So che sta osservando sia me che le mie reazioni e vorrei evitare di dargli questa soddisfazione, ma non riesco a smettere di far scivolare l’occhio su quel pacco messo in mostra in modo così plateale.
Si infila una mano all’interno con naturalezza, sistemando tutto con cura. Poi si attarda davanti allo specchio, passandosi le dita tra i capelli con finta noncuranza.
Tutto è chiaramente studiato per attirare il mio sguardo.
“Non dirmi che sei in crisi esistenziale per come vestirti.”
Non mi guarda mentre parla, ma il tono della voce è tutt’altro che casuale, come se sapesse esattamente cosa fare per mantenere il controllo della situazione, con quel mezzo sorriso che usa quando ha deciso di provocarmi.
“Non so cosa mettere”
“Cazzo, non fare la checca. Non stiamo andando a un ricevimento al Palazzo Reale. È solo una cena fuori porta con degli amici. Ci sarà un po’ di tutto, come al solito.”
Mi spinge bruscamente da parte, per poi prendere il mio posto davanti alle ante spalancate.
“Spostati, faccio io. Altrimenti ho paura che domani saremo ancora qui.”
Si muove rapidamente, spostando le grucce con fare da professionista, dandomi l’impressione che abbia già in mente ciò che sta cercando e mi molla tra le mani un paio di pantaloni in pelle nera, una camicia bianca e una giacca scura dal taglio sportivo, per poi finire con un paio di sobri stivali neri.
Si butta sul letto, mettendosi comodo, con le braccia incrociate dietro la testa, le gambe aperte e il pacco bene in vista, e mi fissa sorridendo, come per prepararsi allo spettacolo che seguirà.
I suoi piedi nudi, con le dita lunghe e affusolate perennemente in movimento, sono poco distanti, ma cerco di ignorare quella presenza e comincio a vestirmi.
Prima la camicia: attillata, fatta su misura per sottolineare ciò che sta sotto senza però costringerlo.
Poi i pantaloni: sono morbidi e lisci al tatto, il profumo di cuoio è afrodisiaco e la sensazione che provo mentre chiudo i bottoni della patta rafforza la mia mezza erezione.
Il tocco finale degli stivali da cavallo è perfetto: alti e affusolati, avvolgono il polpaccio, permettendomi di percepirli costantemente, ma un occhio poco attento può assolutamente ignorare la loro presenza sotto i calzoni.
Indossata anche la giacca, mi guardo allo specchio e mi tocca riconoscere che ha saputo scegliere un look molto adatto alla serata.
Elegante e informale al tempo stesso, con un tocco di personalità fuori dall’ordinario.
Scende dal letto. Non so se sia solo un’impressione, ma i suoi slip sembrano più gonfi di prima. Mi si piazza dietro, mi cinge le spalle con un braccio mentre con l’altro si infila sotto la giacca per accarezzarmi il pettorale, gioca un po’ con il capezzolo e, all’improvviso, lo stringe con forza tra le dita, facendomi sussultare. Sento le gambe cedere per la scossa di dolore mista a piacere.
Quando molla la presa, mi tiene fermo tra le sue braccia davanti alla nostra immagine riflessa. È chiaramente in modalità “presa per il culo”.
“Figo! Molto sexy! E poi eccitato come sei per i tuoi pantaloni in pelle e con le tettine erette sotto la camicia, dai proprio l’impressione di essere pronto per farti sbattere come una troietta. Stasera dovrò tenerti d’occhio.”
Mentre parla, sento il suo corpo premere contro il mio. Il bacino che spinge, la sua mano che scivola lentamente verso il basso fino a raggiungere l’inguine.
Nessuno dei due stacca gli occhi dallo specchio mentre la sua mano mi accarezza il cavallo dei pantaloni fino a massaggiarmi l’uccello senza alcuna vergogna, facendolo diventare durissimo, oltre che evidente, sotto ai pantaloni.
È chiaro che lo stronzo si sta divertendo, ma d’altra parte, è proprio la sua totale mancanza di pudore a renderlo così imprevedibile e autentico.
“Certo che avresti potuto mettere almeno un sospensorio”, mi sussurra piano in un orecchio. “Mi fai un sesso pazzesco, tanto che ti scoperei qui, su due piedi.”
Porto la mano dietro la schiena senza farmi notare e gli arpiono le palle dentro agli slip stringendogliele appena per riuscire a divincolarmi. Prima che riesca a staccarsi, sento chiaramente quanto sia eccitato.
“Rinfodera la spada, romanticone. Siamo in un ritardo imbarazzante e abbiamo appena fatto la doccia. E tu stai ancora qui a cazzeggiare invece di vestirti. Vedi di darti una mossa, altrimenti me ne vado senza di te.”
Ride di gusto. Quella tipica risata rumorosa, diventata uno dei suoi marchi di fabbrica. Mi fa girare verso di lui, mi squadra ancora una volta, mi slaccia un altro bottone della camicia e mi sistema il colletto,
“Non ci sperare. Vestito così da fighetto, stasera non vai da nessuna parte senza di me. Dammi solo un attimo.”
Un ultimo gesto di approvazione e poi si dirige verso il suo armadio.
È di parola e, in pochi minuti, ha infilato un paio di jeans che sembrano disegnati apposta per lui e una camicia blu sotto la quale si intravedono i tatuaggi.
Curato, ma allo stesso tempo sportivo, con quel look da “ho messo le prime cose che mi sono capitate tra le mani”, ma in realtà è studiato in ogni dettaglio.
Poi si piega per allacciare le sneakers.
La sua faccia è all’altezza giusta, così mi piazzo davanti a lui divaricando leggermente le gambe. Sergio alza la testa con uno sguardo sorpreso quando mi avvicino ancora di più e gli accarezzo delicatamente la testa facendo in modo che il mio inguine sfiori il suo viso.
“Posso accettare che si sappia che mi accompagno a un bifolco come te, ma le sneakers proprio no. Queste le lasci a casa.”
Premo un’ultima volta la sua guancia contro il mio pacco, ancora semi rigido, e lui, divertito, si lascia guidare. Poi mi allontano per andare a prendergli il paio di texani marroni che ho scelto per lui.
Rimango a guardarlo mentre si compiace di sé stesso davanti allo specchio e mi rendo conto di quanto sia perfetto per me: alto, ben piantato, maschile. Con quei jeans fascianti, ma non troppo attillati, che fanno risaltare le gambe, rese ancora più lunghe dagli stivali, e che, soprattutto, rendono ben evidente ciò che sporge in mezzo ad esse senza però risultare sfacciato o volgare.
“OK, vada per gli stivali. Sappi però che te la do vinta solo perché mi piace l’idea che ti ecciti solo a guardarli”. Il tono della voce è accondiscendente, ma continua a rimirarsi nello specchio.
La serata è perfetta: una casa accogliente e di design, un sacco di persone interessanti di tutte le età e di tutti i generi, chiacchiere leggere e poco impegnative, oltre a un ricco buffet che si sposa benissimo con i drink messi a disposizione.
Sebbene ormai sia sempre meno interessato all’articolo, mi capita anche di fare amicizia con un paio di tipe molto divertenti, oltre che piuttosto fighe.
Come sempre, in queste occasioni Sergio ed io stiamo poco insieme. Ogni tanto ci si incontra, ci si sfiora magari con una mano sulla schiena o con un contatto rapido, quasi distratto, giusto per far sentire all’altro la propria presenza. Ci piace rimanere indipendenti per poter fare nuovi incontri o mantenere quelli già consolidati.
Ma io so sempre dov’è perché, per le sue dimensioni, non riesce proprio a essere invisibile.
E quando lo guardo, assolutamente a suo agio in mezzo alla gente, così sicuro di sé e consapevole del fascino che esercita sugli altri, mi tornano in mente tante immagini della nostra intimità, senza poter fare a meno di immaginarmelo addosso con il suo corpo nudo.
Tra l’altro, aveva pienamente ragione nel dire che mi sarei eccitato alla sola vista dei suoi stivali. Ogni volta che si china o accavalla le gambe, li vedo magicamente apparire sotto ai jeans e mi ritrovo a fissarli come un ebete.
Così le fantasie si rincorrono, al punto che mi ritrovo con un’erezione quasi costante che cerco di nascondere tenendo una mano in tasca, nella speranza che nessuno se ne accorga.
Quando è passata una certa ora e se ne stanno andando tutti, vado a cercare Sergio per tornare a casa.
Come al solito, le chiacchiere e le risate lungo la via del ritorno si concentrano sull’evento appena trascorso, sulle persone presenti e sui pettegolezzi, ma Sergio sembra particolarmente concentrato su di me, tanto che all’improvviso si toglie uno stivale e me lo mette sotto il naso.
Con il tempo ho imparato che non occorre interrogarsi su ciò che lo spinge ad agire così, né cercare di attribuire a ogni suo gesto una motivazione precisa.
“Inspira forte. Li ho indossati per tutta la sera. Ti piace l’odore dei miei piedi?
Mi conosce bene, e sa che non mi tiro certo indietro a una proposta di questo genere, ma mentre il profumo caldo umido che esce da quei texani mi arriva al cervello, di riflesso il mio cazzo comincia a gonfiarsi. Ecco, adesso sono di nuovo eccitato e cerco di sistemare l’uccello duro nei pantaloni.
“Sei un animale”
“Ma a te piaccio così, non è vero?”
Una volta raggiunto il suo scopo, me lo porta via da davanti e se lo rinfila con una risata sonora, prendendomi per il culo per le mie perversioni.
Ma non sembra ancora soddisfatto. Sono passati non più di cinque minuti e mi prende la mano per piazzarsela platealmente sull’inguine.
Anche stavolta non mi tiro indietro, anzi, comincio a carezzare quel rigonfiamento sentendolo diventare sempre più consistente.
Ma non appena lo vedo scivolare sul sedile dell’auto per mettersi comodo, probabilmente aspettandosi qualcos’altro, mollo la presa, riportando la mano sul volante, lasciandolo lì con un’erezione potente tra le gambe.
“Adesso che sai cosa si prova, puoi pure continuare da solo.”
Visibilmente deluso, rimane in silenzio per un po', ma poi torna alla carica mettendo la sua mano sul mio cazzo. Tocca, accarezza, stringe.
Non è certo la prima volta che fa cose del genere, ma stasera c’è uno strano senso di urgenza e mi chiedo cosa gli stia passando per la testa.
“Com’è che sei più arrapato del solito? Ti sei fatto di qualcosa?”.
Scoppia a ridere. “Non dire cazzate”.
Poi aggiunge: “Non volevo dirtelo, ma ho visto come te l’hanno fatto rizzare quelle due squinzie. Eri da morire dal ridere mentre cercavi di nascondere il salame che avevi nei pantaloni.”
Sono sorpreso che l’abbia notato, ma non mi lascia nemmeno il tempo di ribattere che mi sbottona la patta per poi insinuarsi all’interno.
“Lo vedi? Sei ancora bello duro.”
La mano si muove piano, ma la sua presenza è così piacevole che le parole mi muoiono in gola mentre il respiro accelera.
Si avvicina ancora di più, molto vicino, come fa sempre. Non è invadenza. È una specie di gioco che, col tempo, si è trasformato in una sfida continua.
Posso sentire il suo odore, il suo alito a poca distanza dal mio viso e, con la coda dell’occhio, intravedere il ghigno divertito sulle sue labbra.
Mi tiene in pugno e lo sa bene.
Non c’è molto traffico e la sera è rischiarata da una luna luminosa. Il tono della sua voce è caldo e rassicurante quando mi fa la proposta.
“Lo vuoi un pompino?”
Ma la sua non è una vera domanda e infatti, nonostante la sua mole e lo spazio ristretto, riesce a piegarsi su di me per prendersi il mio cazzo in bocca.
Con l’ultimo briciolo di razionalità che mi resta, gli dico: “Già li vedo i titoli di domani: due uomini escono di strada sulla provinciale, perdendo la vita nel fior fiore dei loro anni. Le cause dell’incidente sono ancora ignote, ma alcuni testimoni sostengono che uno dei due avesse una salsiccia in bocca.”
”Sei il solito bacchettone. Fanculo, fermati appena puoi. Voglio mungerti fino all’ultima goccia”
Non trovo altro che una strada sterrata che conduce a una cascina in mezzo ai campi, che a quest’ora della notte sembra perfetta per il nostro scopo.
Scendiamo dalla macchina e Sergio viene verso di me con impazienza. Non ci sono preliminari, non c’è tenerezza quando mi prende e mi sbatte con forza contro la portiera.
La sua bocca si incolla alla mia mentre le sue mani armeggiano impazienti con la cintura.
Mi abbassa i pantaloni e, finalmente libera da ogni costrizione, la mia mazza scatta sull’attenti.
La mano calda di Sergio la impugna, la stringe, la mena piano. Mi fa un sorriso complice, poi si inginocchia davanti a me. Sa cosa vuole ed è determinato a ottenerla, fregandosene se qualcuno dovesse vederci o se si sporcherà di terra.
Osserva le mie reazioni mentre bacia la cappella o insiste con la punta della lingua sul taglietto tenendosi le mie palle strette nella mano.
Ho il cazzo duro da fare male e vorrei che mi facesse scaricare rapidamente, ma sembra che non abbia nessuna fretta.
Molto porco, profondamente depravato e privo di inibizioni, con lui la razionalità cede sempre il passo all'istinto del momento tanto che ogni sua scelta, ogni azione, nasce dal desiderio del momento e guardandolo succhiarmi i coglioni o scorrere la lingua umida lungo l’asta senza mai perdermi di vista, trovo ulteriore conferma di quanto il suo reale obiettivo non sia ciò che ha tra le mani, bensì io.
“Se fai cadere anche solo una goccia, mi incazzo.”
“Tranquillo, frocetto. I tuoi preziosi pantaloni sono in buone mani.”
Detto ciò, si infila la mazza in gola appoggiando le mani sulle mie cosce per tenersi in equilibrio. Il contrasto tra il caldo umido della sua bocca attorno all’asta e l’aria della notte che mi rinfresca le palle è magnifico e comincio a scoparlo tenendogli una mano sulla nuca.
Mi muovo piano, facendo qualche pausa per permettergli di riprendere fiato e di asciugare la saliva. Poi lo lascio continuare da solo.
Mi fa godere come un pazzo: il ritmo, le pause, la pressione della lingua. Sa perfettamente cosa mi piace e come farlo. In quel momento capisco anche perché non ha voluto aspettare che tornassimo a casa: la situazione nella quale ci troviamo è intrigante, trasgressiva e molto più divertente di una normale scopata casalinga.
Ogni volta che quell’uomo grande e grosso gioca con il mio uccello, mi rendo conto di quanto io sia fortunato e di quanto inevitabilmente gli appartenga.
Non parliamo mai di sentimenti, ma io so che la fortissima attrazione che mi tiene incollato a Sergio non è solo fisica, bensì soprattutto mentale.
“Mhmm, continua … sì, … così … sei un bocchinaro di prim’ordine” lo sfotto.
So quanto detesti quell’appellativo, ma è un’occasione imperdibile per potermi prendere qualche piccola rivincita e mantenere in equilibrio il nostro rapporto.
Gli ordino di tirare fuori la lingua, che poi picchio ripetutamente con il mio cazzo. Glielo passo sul viso, mi faccio leccare le palle, glielo faccio ingoiare fino in fondo tenendogli la nuca e lui non solo mi lascia fare ma sembra sinceramente divertito.
“Bravo, testone. Succhiami la minchia … così…. Fammi godere”, lo incalzo, dandogli piccoli schiaffetti sulla guancia.
Sono eccitato al massimo. Riesce sempre a mandarmi fuori di testa.
La sua mano impugna l’asta menandola su e giù, aumentando gradualmente la velocità senza smettere di guardarmi con quel fottuto sorriso di sfida disegnato sul volto, portandomi verso la fine.
Sento le palle risalire per l’orgasmo imminente, spingo il bacino in avanti tirandogli i capelli ma, invece di cercare di scansarsi, Sergio si rimette in bocca la cappella aumentando il ritmo della sega.
“Ci sono quasi, cazzo … vengo … “.
Non mi controllo più e il bacino si contrae a causa degli spasmi. Stringo le chiappe, gli tengo la testa tra le mani e gli inondo la bocca. Credo che sia tanta roba, ma lui trattiene quasi tutto.
Deglutisce, tossisce, ma non molla e, quando si rende conto che mi sono scaricato completamente, usa la lingua per ripulire tutto.
Noto sia le lacrime agli occhi sia il viso stravolto quando si rialza per tornare a sovrastarmi con la sua altezza.
“Soddisfatto?”
“Porca puttana, … mi hai prosciugato” gli rispondo con il fiato ancora corto.
Rimuove le ultime gocce di sperma dalle labbra con il dorso della mano, per poi porgermelo.
Gli prendo la mano e gliela succhio. Il gioco di sguardi dice più di mille parole.
Rimane immobile a guardarmi mentre mi tiro su i pantaloni e chiudo i bottoni, ma subito dopo mi schiaccia contro la macchina con tutto il peso del suo corpo, le sue braccia mi serrano in una morsa e la sua lingua mi invade la bocca.
Mi sembra che arrivi fino in gola e percepisco chiaramente il sapore del mio seme.
Parliamo poco negli ultimi chilometri che ci separano da casa, restando entrambi immersi nei nostri pensieri.
Una volta rientrati, mi rendo conto di quanto si sia fatto tardi. La serata, con l’aggiunta della sosta fuori programma, mi ha completamente svuotato e ho solo voglia di andare a dormire.
Ma lui no, non ha perso un briciolo della sua euforia. Chiude la porta e mi abbraccia, poi mi mette di nuovo la lingua in bocca.
Quando ci stacchiamo, mi dice: “Ho ancora voglia di te. Andiamo a letto”
Mi trovo però costretto a smorzare il suo entusiasmo.
“Per stasera direi che basta così. Mi spiace, ma non sono proprio in vena. Ho un sonno che mi sta uccidendo.”
“Cucciolo …” mi dice bloccandomi il mento con le dita. Lo sguardo è complice ma determinato. La voce morbida ma decisa. “… se pensi che ti lasci andare a dormire con quelle due troiette in testa, ti sbagli di grosso. Stasera si scopa. Scegli tu se con le buone o con le cattive”.
Ci ho messo un po’, ma finalmente tutti i pezzi vanno magnificamente a posto in questa strana serata fatta di fraintendimenti e incomprensioni.
Il bestione è geloso e sono perversamente felice di scoprire che non mi dà per scontato.
Il sonno è svanito all’istante e, nonostante non abbia nulla di cui farmi perdonare, voglio che capisca quanto sia importante per me. Ben sapendo quanto gli piaccia giocare a fare l’alfa, la risposta mi esce spontanea.
“E me lo domandi? Con le cattive è molto più divertente. Ma dovrai impegnarti, perché ultimamente ti stai rammollendo.”
Mi tira a sé; le nostre lingue si intrecciano di nuovo. Mi bacia con passione mentre la mia mano cerca disperatamente di raggiungere la cerniera dei suoi pantaloni. Gliela tiro giù e gli impugno l’uccello tenendolo stretto nella mano, sentendolo bello duro dentro gli slip.
Passo più volte la mano lungo quel bastone rigido affinché sia certo della mia voglia, oltre che della mia disponibilità.
“Sì, quelle tipe non erano male, ma tu hai decisamente una marcia in più. Qualcosa che non è facile da trovare in giro”
Ride di gusto. “Ti avverto, frocetto … domani mattina potresti fare fatica a sederti”.
Non ha ancora finito la frase che si è già abbassato quel tanto che gli basta per caricarmi sulle spalle, portarmi in camera e poi rovesciarmi brutalmente sul nostro letto.
Mi cava rapidamente gli stivali e io faccio altrettanto con i suoi, poi continuiamo da soli e, in un attimo, siamo nudi, entrambi eccitati come due adolescenti.
Sergio si toglie gli slip, poi me li preme sul naso. Sanno di maschio; sanno di lui.
“Inspira forte. Non c’è niente di meglio per farti passare il sonno.”
Capisco cosa mi aspetta nel momento stesso in cui mi fa piegare sul letto con il culo all’aria, piazzandosi dietro di me. Le sue dita scorrono lungo il solco tra le chiappe, stuzzicano l’ano, insistono sull’entrata, rendendo insopportabile l’urgenza di sentire la sua mazza al mio interno.
Mi prepara, mi allarga con le dita, sputa ripetutamente sul buchetto e mi lubrifica per un tempo infinito. Appoggia la punta, fa un paio di tentativi, ma entra solo quando ha la certezza che io sia pronto. Posso solo inarcare la schiena per accoglierlo e agevolarlo mentre il suo grasso membro si fa strada, aprendomi in due.
“Sei grosso … ahhh”
“Suvvia, non sei più un verginello. Sai che riesci a prenderlo tutto e ormai entra che è una meraviglia”
Ancora una volta Sergio si prende il tempo necessario. Me l’ha fatto scivolare fino in fondo, ma invece di cominciare a scoparmi, si è immobilizzato, lasciandomi in sospeso e incerto su ciò che ha in mente.
Mi tira su, facendomi appoggiare la schiena al suo petto; il suo bacino non si muove ancora ma una mano mi scivola sul corpo per accarezzarmi tenendomi incollato al suo, mentre con l’altra mi impugna il cazzo gonfio.
La sua lingua mi stuzzica l’orecchio. Lo bacia. Lo succhia portando il mio desiderio a livelli altissimi.
Adesso che ha abbattuto ogni barriera rendendomi passivo e inerme, sono a sua completa disposizione.
“Paolo, ti rendi conto che ormai conosco tutte le tue perversioni e i tuoi pensieri più nascosti?” La sua voce è bassa e roca.
“Soltanto io so ciò di cui hai bisogno. Ammettilo.”
È solo un bisbiglio nell’orecchio, ma ciò che mi sconvolge è che mi chiami Paolo.
Non frocetto, non troietta, non cucciolo, né nessuno dei suoi appellativi preferiti. Solo Paolo! Quando siamo soli, è quasi impossibile che mi chiami per nome.
“Dipende. Dimostrami di cosa sei capace.” Gli lancio la sfida sapendo che non si farà sfuggire l’occasione.
“Dimmi che mi vuoi”
“Non essere cretino. Lo sai”
“Dillo. Voglio sentirtelo dire”, dice, stringendo il braccio attorno al mio collo.
“Ti voglio, imbecille. Adesso dimostrami che mi meriti.”
Mi bacia mentre fa scorrere la mazza lungo il mio intestino, con un movimento lento ma intenso, senza smettere di accarezzarmi.
“Finalmente hai capito chi comanda. Hai capito a chi appartieni!”
Me ne sbatto di rispondergli. Tutta la mia attenzione è concentrata su quel bastone che mi ha allargato, dandomi un piacere difficile da descrivere.
Si piega su di me continuando a spingere mentre le sue braccia mi stringono. Non posso fare a meno di sentire tutto il suo peso e la bocca che mi alita sul collo.
“Hai un culo da favola” mi sussurra. “Meriti di essere scopato da un toro come me”
Mi incula con intensità crescente. Sento che spinge sempre di più, sempre più in fondo, sempre più intensamente, facendomi scappare un gemito a ogni spinta.
Ma all’improvviso si stacca ed esce, lasciandomi un attimo di sconcerto misto a delusione. Con un balzo felino mi passa sopra sdraiandosi supino sul letto tenendo il cazzo in evidenza, oscenamente svettante.
“Vieni troietta, fai qualcosa anche tu. Accomodati sul mio scettro”.
Non me lo faccio ripetere e mi sistemo cavalcioni su di lui, gli prendo la mazza e la allineo con il mio ano. Mi impalo lentamente, poi mi chino su di lui per baciarlo per la milionesima volta.
Con il suo cazzo in culo e la sua lingua in bocca sono pieno di lui.
Le mani gli arpionano i pettorali, tenendomi in equilibrio, mentre le mie gambe si muovono piano, permettendomi di godere delle vene e dei rilievi di quell’intruso. Adesso sono io a gestire la velocità e la profondità della scopata, sapendo che il mio piacere corrisponde perfettamente al suo.
Mi fermo solo quando tira su il busto per avvicinare il suo viso al mio. Mi accarezza le guance, mi fissa negli occhi.
“Ti rendi conto che non puoi fare a meno di avere il mio cazzo in culo?”
Non si aspetta conferme quando si sdraia nuovamente, tenendo il mio bacino leggermente sollevato tra le sue mani e iniziando a pomparmi freneticamente, facendomi gemere come un ossesso.
Ma la posizione è tutt’altro che comoda, così me lo sfilo dal didietro e mi sdraio supino.
Il suo corpo sudato, i muscoli lucidi. Fa scivolare le mie gambe sistemandosele sulle spalle, poi si piega su di me tenendomi allargato, esposto e completamente immobilizzato. Ormai entra senza alcuna difficoltà e ricomincia a chiavarmi, dapprima piano, poi sempre più velocemente.
Le gocce del suo sudore cominciano a cadermi sulla faccia e l’odore del suo corpo mi riempie le narici. Quel bestione mi martella in testa, oltre che nel corpo, tanto che adesso ho bisogno di scaricare, così comincio a smanettarmi l’uccello come un forsennato finché non esplodo in un orgasmo liberatorio, coprendomi con il mio stesso sperma. Sergio ne approfitta per fare una pausa, passare le dita sul mio corpo per poi mettermele in bocca facendomele succhiare prima di continuare ciò che ha cominciato.
Ho perso il conto del tempo, ma il suo corpo bagnato, i muscoli gonfi dallo sforzo e, soprattutto, le smorfie sul viso mi confermano che sta arrivando alla fine.
“Preparati a essere farcito, frocetto … ti riempio fino all’ultima goccia”.
E poi, nel momento esatto dell’orgasmo, incolla la sua bocca alla mia per poi accasciarsi sul mio corpo in modo da scaricare completamente i suoi coglioni dentro di me.
Restiamo così per qualche momento, immobili e in silenzio, a riprendere fiato.
Appagati, connessi, anche se ognuno nei propri pensieri.
È Sergio il primo a riprendersi. Si sposta di fianco, piegando il braccio per appoggiarci la testa, e mi fissa facendo scorrere i polpastrelli sul mio corpo casualmente.
“Paolo … Io ... Cazzo, non so come dirtelo.”
Fa una pausa, indeciso su come procedere. I suoi occhi sono dentro i miei; sorride sempre, ma per una volta è incerto, quasi imbarazzato.
Temendo una pericolosa evoluzione di quella situazione, cerco di correre ai ripari.
“Che c’è, bestione? Vorresti forse dirmi che vai fuori di melone per il mio fisico statuario, così maschio, virile e incredibilmente sexy? Oppure che ti sei finalmente reso conto che i miei favolosi stivali fanno impazzire anche te?
Forse vorresti anche farmi sapere che non vedi l’ora di tornare a casa la sera perché sai che ci sarò io ad aspettarti, a prenderti per il culo, a giocare e scherzare con te. Magari anche a scoparti”
Le sue dita continuano a scorrere su di me, ma rimane in silenzio ad ascoltarmi.
“Che, nonostante tu sia un animale tutto muscoli e niente cervello, ti sembra che noi due ci compensiamo bene e che il sesso tra di noi sia appagante, variegato e molto divertente.
Magari però vorresti che io sapessi che ti stai rendendo conto di come il nostro rapporto stia evolvendosi in qualcosa di diverso da una semplice “amicizia con benefici”, che ti piace stare con me indipendentemente dal sesso e che ti godi ogni secondo che decido di dedicarti”
Dato che resta ancora in silenzio a fissarmi, mi permetto di continuare.
“Probabilmente non trovi le parole per dire che è la prima volta che ti trovi in un rapporto del genere, che non sai come gestirlo, ma che farai qualunque cosa affinché tutto ciò possa andare avanti il più a lungo possibile, anche se sai che difficilmente durerà per sempre.
Se è questo che volevi dire, stai tranquillo. Lo so, è esattamente ciò che penso anch’io e non c’è bisogno di aggiungere altro.”
Sembra aver capito e mi sorride divertito
“Sì, Paolo. È proprio quello che volevo dirti. Ma c’è solo una cosa importante da aggiungere: resti un frocetto, ma sei il mio frocetto”
Manca poco all’alba e finalmente cerchiamo di recuperare qualche ora di sonno.
Stretti l’uno all’altro a cucchiaio, percepisco chiaramente il respiro regolare di Sergio, che già dorme tra le mie braccia, e, ancora una volta, realizzo che non esiste un altro posto al mondo in cui vorrei trovarmi in questo momento.
Perché lui è “casa”.
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