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Gay & Bisex

Trekking in terza liceo


di FlavioV
11.08.2025    |    11.331    |    10 9.9
"Ci rivestimmo e uscimmo ad aspettare gli altri che nel frattempo avevano finito di fare colazione..."
Avevamo da poco compiuto sedici anni e la scuola aveva deciso di portarci a fare due giorni di trekking vicino a Biella. Il primo giorno caminammo a lungo, tra caldo, sudore, scherzi e risate con i miei compagni di classe con i quali ci conoscevamo ormai da tre anni. Nel tardo pomeriggio, stanchi e accaldati, arrivammo nel rifugio che ci avrebbe ospitato per la notte, gestito da un, non ricordo bene quale, ordine di suore. La struttura era molto spartana, un bagno per corridoio, camere con letti molto artigianali e fantasiosi, polvere ovunque, legno e profumi di montagna. Io finii in camera con Marco e Leonardo, i miei migliori amici, ma anche quelli che, da quando avevo scoperto di essere gay, mi piacevano molto. Fantasticavo da un bel po’ su come potessero essere sotto, su come si facessero le seghe, e adesso me li trovavo in camera insieme a fare i cretini, domandandoci come fare la doccia in quella specie di topaia. Leo, dopo un’ispezione al bagno, ci disse che lui non si sarebbe lavato in quel posto, mentre io e Marco decidemmo di unire due letti e di crearci una specie di matrimoniale nel quale dormire la notte. Marco propose di usare il suo sacco a pelo enorme come coperta per tutti e due, mentre Leonardo si mise nel letto singolo a fianco del nostro improvvisato matrimoniale e se ne uscì a vedere se, prima di cena, qualcuno volesse giocare a calcio. Marco si avviò in doccia perché così sudato non riusciva a stare anche se, dopo aver frugato nel suo zaino, mi disse che non aveva portato i boxer per cambiarsi. Mentre lo vedevo, con il suo accappatoio in mano, dirigersi nel corridoio verso il bagno, rimasi a lungo pensieroso, chiedendomi se seguirlo ed entrare in bagno con lui, con una scusa qualsiasi. Non lo feci, ma aspettai di vederlo uscire per andare anche io a lavarmi. Durante la cena e il dopocena, non feci che pensare ai miei due amici. Tornati in stanza, facemmo a lungo gli stupidi prima di prepararci per dormire, stanchi e un po’ sfatti. Leonardo rimase in maglietta e boxer, dei boxer verde fluo elasticizzati che risaltavano il pacchetto davanti, Marco si spogliò e rimase in boxer bianchi della Boss che si perdevano un po’ in un fisico statuario e super sportivo e io che mi misi a petto nudo, boxer e pantaloni del pigiama a righe. Dopo un po’ di casino, ci coricammo, io e Marco nel matrimoniale e sotto il suo sacco a pelo, Leo nel letto vicino, incurante del fresco di montagna, fuori dalle coperte, tanto per esibire i suoi boxer elastici e il suo cazzetto che si faceva notare. Marco iniziò a fare lo stupido, ricordando altre volte che avevamo dormito insieme e la mia abitudine nella notte ad allargarmi e a finirgli addosso, a toccarlo e, perfino, a svegliarci abbracciati. Lentamente smettemmo di parlare e la stanchezza ebbe la meglio, finché, fingendo di dormire, allungai un braccio e lo misi sul petto di Marco. Il cuore iniziò a battermi forte e tutto il corpo mi sembrava vibrare. La pelle liscia, il corpo tonico e duro, l’odore di doccia veloce, sudore, ragazzo. Marco restò immobile, non si ritrasse e si avvicinò di più a me. Ora potevo quasi respirare la sua stessa aria, allungai un piede e lo intrecciai al suo. Facendo sempre finta di dormire, spinsi il mio braccio sugli addominali e anche lì non ne restai deluso: duri e forti. Restammo così non so per quanto, ogni tanto muovevo un piede, cercando di strusciarmi sul suo e guardandomi bene da non aprire gli occhi. Chissà se anche lui stava fingendo di dormire o se dormiva davvero. Decisi di provare e rischiare. Feci scendere ancora un po’ la mano, finché sfiorai i boxer e sentii che aveva il cazzo grosso e durissimo. Gli misi una mano sulla coscia per sentire il calore che emanavamo le sue mutande e quello che c’era dentro. Avrei voluto togliere il sacco a pelo che ci avvolgeva e vedere quelle mutande in erezione da vicino, ma nello stesso tempo vedevo Leonardo che, non lontano, dormiva a pancia in su con il suo cazzetto che riposava nei boxer aderenti e che avrebbe giudicato male la scena.
Passammo altro tempo così, finché Marco si mosse nel sonno e ruppe il nostro legame. Timoroso che si fosse accorto di qualcosa, mi staccai da lui e mi girai mettendomi a coltello e dandogli le spalle. In fondo dovevo dimostrare che stavo dormendo. Mi accorsi che anche il mio cazzo era in erezione e che, se solo mi fossi sfiorato un po’, sarei venuto nel pigiama come un fiume in piena. Mentre ero ancora perso nei miei pensieri, sentì Marco muoversi nel letto e avvicinarsi. Il suo petto si appoggiò sulla mia schiena, il suo odore si intromise nel mio spazio vitale e… sentì i suoi boxer appoggiarsi ai miei pantaloni del pigiama, da dietro, quasi accarezzandomi con il rigonfiamento del cazzo la fessura che separava le mie natiche. Iniziò lentamente ad andare su e giù, sfregando il suo pisello duro, ancora prigioniero delle mutande, e il suo petto nudo sul mio corpo. Iniziai a fremere dal piacere finché, senza fare rumore, mi abbassò leggermente il pigiama e i boxer, fino all’altezza delle cosce, scoprendomi il culo. Poco dopo, sentii che si abbassava anche i suoi boxer e appoggiava il cazzo sul mio buchetto. Era durissimo, bagnato e sembrava molto grosso, troppo. Avevo voglia e paura. Iniziò a sfregare il pisello sulle mie natiche, lasciando scie di presborra ed emettendo soffuso vagiti di piacere. Avrei voluto girarmi per vederlo in faccia, ma un po’ avevo paura che si svegliasse anche Leonardo, un po’ lui mi mise prontamente una mano sul collo e sul viso per tenermi fermo e non permettermi appunto di girarmi. Poi fu un attimo. Il suo pisello iniziò a solleticarmi il buchetto, piccolo e ancora molto stretto, e a spingere per entrare. Tutto prese a bruciare e pulsare. Che cosa stavamo facendo? Mi insalivai una mano e cercai di mettermela sul culo, toccando il suo cazzo, la sua cappella che ormai era tutta fuori, i suoi peli pubici sottili … fu solo un attimo. Marco inarcò leggermente i fianchi e mi rinfilò il suo uccello nel culo. Ne entrò mezzo. Avrei voluto urlare, ma non potevo rischiare di svegliare Leo. Faceva davvero così male prenderlo nel culo? Marco spostò ancora la mano e me la mise in bocca, sotto il naso, impedendomi così di gemere e urlare. Sentivo l’odore della sua mano, grande e possente, quel profumo di montagna, di natura e del suo cazzo. La annusai avidamente, cercando di tenere le natiche belle morbide. Marco non si fermava. Le nostre schiene adesso erano un tutt’uno, il suo cazzo spingeva e stantuffava, finché riuscì a superare il mio sfintere e ad aprirmi ben bene. Anche se continuava a bruciare tutto, iniziai a sentire un profondo piacere e a godermi quei diciotto centimetri di carne larga e dura che entravano dentro di me. Il movimento si fece sempre più forte e duro e profondo. Sentivo il respiro di Marco sul mio collo e il suo pisello entrare a fondo, i peli pubici sbattere silenziosamente sul mio sedere, possedermi, violarmi, spaccarmi come fossi suo. Intanto che guardavo davanti a me Leonardo che dormiva beato, i suoi boxer con il cazzetto che tirava, Marco, appoggiato su di me, un po’ sudato, mi sbatteva il suo pisello dentro. Tutto pulsava e bruciava, la sua mano che mi teneva la bocca, il sacco a pelo che ci avvolgeva e copriva, finché … uno schizzo caldo e abbondante mi invase il buco e poi un altro e ancora un altro. Mentre ero pieno di sborra che mi colava da dietro, Marco si tirò su i boxer e si girò a dormire come se niente fosse. Rimasi un po’ così, a sentirmi il culo pulsare e lo sperma uscire e colare, poi tirai su boxer e pantaloni del pigiama, diedi uno sguardo al mio amico e cercai di dormire.
La mattina arrivò in fretta, non sapevo se avessi sognato o meno, anche se, a ricordarmelo, avevo ancora un po’ di bruciore al buco e mi sentivo bagnato. Ci svegliammo e scherzammo da letto, finché Leonardo si mise velocemente i pantaloncini e uscì per andare in bagno. Rimasi solo con Marco, ma soprattutto con la mia paura che la notte avesse rovinato la nostra amicizia ma, come niente fosse, riprese a scherzare, uscì dal sacco a pelo in boxer e si lasciò guardare: lì sotto si nascondeva il suo uccello, già barzotto, che stanotte mi aveva penetrato senza pietà. Si mise anche lui i pantaloni e la maglietta e andò in bagno. Mentre aspettavo il mio turno, mi tolsi i pantaloni del pigiama, senza accorgermi che nei boxer il cazzo mi era venuto duro. Leonardo mi guardò e si mise a ridere, notando che stavo in erezione.
Uscimmo per andare nella stanza della colazione. Tutto attorno era un delirio di compagni che raccontavano di come non avessero dormito, di che cosa avessero fatto di notte, mentre io continuavo a sentire pulsare il mio buco e pensavo ai piselli a riposo di Marco e Leonardo distesi nelle loro mutande.
A metà colazione, Marco disse che si era rotto le palle e che sarebbe uscito. Poco dopo lo seguii perché ero di nuovo eccitato e su di giri. Nella zona stanze tutto era silenzioso e tranquillo. Marco mi chiese se mi andasse, io annuì seguendolo in un bagno. Ci trovammo occhi negli occhi, con le nostre erezioni che esplodevano nei pantaloni. Mi propose di succhiarglielo. Non me lo feci ripetere due volte, mi inginocchiai e gli sbottonai i pantaloni, facendoli cadere alle caviglie. Gli abbassai anche i boxer, il cazzo era già duro e grosso. Era la prima volta che glielo vedevo così da vicino. Lui si tolse la maglia, alzò le braccia pronto a goderselo e me lo mise in bocca. Un sottile profumo di cazzo mi invase il palato e mi spinse ad aprirgli con le labbra il prepuzio, facendo uscire quell’enorme cappella che stanotte mi aveva inculato. Iniziai a succhiarglielo, mettendogli le mani sulle natiche dure e sode per restare in equilibrio. Aumentai il ritmo, finché lo sentii pulsare, dire sommessamente: un bravo Pietro, così, così, e poi esplodere in uno schizzo di sborra densa e saporita. Ingoiai tutto e gli leccai bene il glande per non lasciare neanche un po’ di seme. Mi rialzai, Marco mi guardò e mi disse di farmi una sega prima che arrivassero tutti. Ero talmente eccitato che non me lo feci ripetere, mi abbassai pantaloni e boxer, e guardai il mio cazzo che era durissimo anche se sfigurava rispetto a quello di Marco che, ancora barzotto, penzolava tra le sue gambe. Bastarono tre o quattro colpi decisi e iniziai a schizzare come un idrante sul pavimento. Ero troppo pieno e carico. Marco se la rise e mi propose di scambiarci i boxer mezzi pisciati e sborrati, così ci saremmo ricordati l’uno dell’altro. Mi infilai i suoi boxer, che mi stavano un po’ grandi, ed ebbi una nuova scarica di sperma appena il mio pisello si incontrò con quel cotone che aveva visto per due giorni il cazzo di Marco. I miei gli stavano un po’ stretti ma non facevano altro che rimarcare ancora di più quella bestia ora a riposo. Ci rivestimmo e uscimmo ad aspettare gli altri che nel frattempo avevano finito di fare colazione.

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