incesto
Zio davanti No! Epilogo scontato?
18.07.2020 |
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"Ricorda: un pompino è la strada più breve per ottenere tutto ciò che vuoi da un uomo..."
l viaggio era sospeso…Arrivammo a un ospedale vicino al confine svizzero nel cuore della notte. A guardarmi in faccia, le mie condizioni mentali erano molto peggiori di quelle fisiche. Nella vita ne avevo vissute tante, sempre a caccia di situazioni intricate e lussuriose, alla ricerca del piacere estremo. Ma quella notte ero appena sceso da un’auto in cui avevo vissuto qualcosa di inimmaginabile: avevo riempito il culo della mia nipotina appena maggiorenne. O meglio, era stata lei a prendere l’iniziativa, decidendo di sedurre in modo selvaggio il suo zio preferito, impalandosi da sola. E lo aveva fatto durante il viaggio, seduta accanto a sua madre – mia sorella – e a mia moglie, che dormivano beate. Mentre fingeva una crisi di risate, aveva avuto uno squirt travolgente, inondando me, i sedili e ogni mio pensiero perverso. Fino a quel momento, non avevo mai nemmeno immaginato una situazione così scandalosamente eccitante.
Ero sudato, dolorante, esausto, con i pantaloncini fradici e macchiati. Seduto su una sedia a rotelle in attesa di essere visitato, fissavo il vuoto, il mio arnese ancora mezzo turgido, nonostante tutto. Non mi ero mai sentito così “usato”, quasi violentato. Quella mocciosetta, con una maestria degna di un porco pervertito come me, aveva deciso di prendersi ciò che voleva e ci era riuscita alla perfezione. Ormai era diventata il mio chiodo fisso. Mi aveva confessato di essere vergine e che non avrei avuto pace finché non mi fossi preso la sua verginità.
All’improvviso, uno scappellotto dietro la testa mi riportò alla realtà. Erano Anna e Carolina, mia cognata e mia nipote, lì con me in quell’ospedale quasi deserto. “Come stai?” mi chiese Anna. Per restare sola con me, diede qualche moneta a Carolina, chiedendole di cercare un bar o un distributore per prendere dell’acqua e qualcosa di fresco. Poi mi disse che mia moglie e mia sorella, sedute in sala d’attesa, si erano riaddormentate.
Con un sussurro che mi colse del tutto impreparato, Anna si avvicinò al mio orecchio: “La piccolina mi ha raccontato tutto, sai?”
Diventai viola. Non capivo se fosse una trappola per farmi confessare o se Carolina avesse davvero spifferato tutto. “Non so di cosa parli,” risposi, cauto.
Lei sorrise maliziosa: “Sai che quando voglio, ottengo sempre ciò che desidero. Mi è bastato raccogliere un po’ della tua sborra che le colava tra le cosce e minacciarla di raccontare tutto non appena ripreso il viaggio. Mi ha confessato che ha fatto tutto da sola e che, senza di lei, avresti solo macchiato i sedili.”
Ero allibito. Possibile che far confessare una diciottenne fosse stato così facile? La risposta arrivò un istante dopo. Carolina, appena tornata, si avvicinò e mi raccontò che sospettava da tempo che io e Anna avessimo una relazione. Quando l’aveva implorata di poter leccare la sborra che le gocciolava tra le gambe, l’aveva fatto con una maestria da vera esperta, e in cambio di “favori” aveva spifferato tutto.
Davanti ai miei occhi, e al mio cazzo che non si capacitava, c’erano due donne infoiate che non vedevano l’ora di dividersi la posta in gioco. Da domatore e regista delle mie storie, mi ritrovavo improvvisamente ridotto a un semplice oggetto della loro libido. Ero spaesato, imbambolato, ma anche eccitato come non mai.
Carolina ruppe il silenzio: “Sai che zia Anna ha detto che mi insegnerà a fare un pompino con ingoio?” Nei suoi occhi brillava la stessa gioia di quando, anni prima, le regalavo un dono di Natale o un uovo di Pasqua. Quella dolce ragazzina che mi abbracciava chiamandomi “zio preferito” si era trasformata in una donna insaziabile, una forza della natura.
Non feci in tempo a rispondere, balbettando un “Ma… io veramente…” che Anna mi alzò la gamba del pantaloncino, facendo sparire il mio cazzo nella sua gola fino alle palle. Con occhi pieni di lussuria, mi fissò e disse: “Che io abbia voglia di cazzo non ti salverà. Mi hai tradito con mia nipote, e me la pagherai cara.” Riprese a succhiare, lentamente, sempre più lentamente, poi invitò Carolina ad avvicinarsi. “Ora tocca a te, nipotina. Ricorda: un pompino è la strada più breve per ottenere tutto ciò che vuoi da un uomo. Più lo fai bene, più lo controlli. Quando hai il suo cazzo in gola, sei la sua padrona. Usa la mano per tenerlo in movimento, per stuzzicare la cappella e le palle, per segarlo e poi fermarti per non farlo venire subito. Poi usa la lingua: gioca con la punta, con la parte inferiore, usala come un coltello dalla cappella fino al buco del culo. Gli uomini non lo ammettono, ma se gli stimoli l’ano, impazziscono.”
Carolina, come un’allieva diligente, seguì ogni istruzione. Non avevo mai pensato a quei dettagli minuziosi. Nel frattempo, scivolai in avanti sulla sedia, offrendo facile accesso al mio ano. Anna se ne accorse subito e si avvicinò alla nipote. Mi stavano spompinando in due. Era un sogno, un film. Ero in estasi, incapace di parlare, emettendo solo versi di piacere.
“Brava, amore di zia,” disse Anna. “Ora ingoialo come se fosse una banana, fino a quando non ti viene da rimettere, poi esci. Poi giù di nuovo, ma lentamente. Questo porco bastardo si merita di esplodere.”
Era indescrivibile: l’inesperienza di una ragazza arrapatissima unita alla maestria di una donna esperta. Quando iniziarono a baciarsi, contendendosi la mia cappella con le loro lingue di fuoco, non riuscii più a trattenermi. Balzai in piedi, afferrai la testa di Carolina e cominciai a scoparle la bocca con una foga selvaggia, senza rendermi conto che faticava a respirare.
Anna, accortasi della situazione e di un vociare non troppo lontano, si avvicinò a Carolina e le sussurrò qualcosa. Non capii tutto, tranne una frase: “Ora zio è mio. Tu aiutami a finire il lavoro.”
Carolina si alzò, si sollevò il vestitino e si infilò mezzo dito nella figa, masturbandosi. Poi avvicinò quel dito alla mia bocca, pretendendo che lo succhiassi. Non desideravo altro in quel momento. “Hai visto che piace anche a te prenderlo in bocca, zietto?” disse, sfilando il dito.
L’eccitazione era alle stelle. Anna continuava a far sparire il mio cazzo nella sua bocca, sempre più veloce, mentre Carolina giocava con le sue dita. Stavo per esplodere quando, all’improvviso, Anna si fermò e sentii qualcosa infilarsi nel mio culo. “Ah!” fu l’unica cosa che riuscii a dire prima di riversare un fiotto di sborra nella gola di Anna, che ingoiava sorridendomi con gli occhi. Carolina, nel frattempo, continuava a muovere il dito su e giù, e io, inerme, completamente in balia di queste due donne, godevo e basta.
Non una goccia di sborra sfuggì alla gola di Anna. Carolina sfilò il dito dal mio culo, passandoselo sulle labbra, e mi sussurrò: “Questo è stato solo un acconto. Il viaggio continua, ormai sei completamente mio…”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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