Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > lesbo > La seconda giovinezza di un matrimonio.#4
lesbo

La seconda giovinezza di un matrimonio.#4


di Membro VIP di Annunci69.it GlamMan
14.08.2026    |    462    |    1 9.7
"Si inginocchiò tra le gambe di Silvia, che era distesa supina, con il respiro corto e gli occhi sbarrati per l'emozione..."
Il peso della coscienza e la confessione pasquale.

L'aria di primavera nella Bassa Bresciana profumava di terra bagnata e fiori di prato, ma nell'animo di Claudia si muoveva una tempesta invisibile. Man mano che la Pasqua si avvicinava, il peso della sua doppia vita aveva iniziato a battere colpi insistenti contro le pareti della sua coscienza. Per cinquantanove anni, la sua morale cristiana era stata una bussola rigida, un codice silenzioso fatto di decoro, preghiere e di quel ruolo di devota parrocchiana.

Ma sotto la superficie di quella rispettabilità irreprensibile, dietro l'immagine della donna austera e pia, aveva scoperto di custodire una natura profondamente lussuriosa, una vera porca affamata di vita e di piacere che per troppo tempo era rimasta soffocata.

Il giovedì santo, con il cuore stretto in una morsa di angoscia e il bisogno assoluto di fare i conti con la propria anima, Claudia decise di varcare la soglia del confessionale. Il parroco del paese, don Emiliano, era un uomo anziano, considerato da tutti rigido, tradizionalista e inflessibile custode dei dogmi ecclesiastici. Claudia tremava. Era certa che il sacerdote l'avrebbe marchiata a fuoco, che le avrebbe negato l'assoluzione e, cosa che le faceva più male, che le avrebbe proibito per sempre di mettere piede in chiesa e di continuare a curare la sua amata casa del Signore.

In ginocchio nel buio del confessionale, con la voce incrinata dal rimorso, Claudia confessò tutto. Non tenne nascosto nulla: raccontò dei siti di incontri, del marito Stefano che orchestrava la loro nuova felicità, dei singoli che varcavano la soglia di casa, delle notti di sesso sfrenato, delle orge di fluidi e della scoperta travolgente di un piacere che non sapeva neppure esistesse.

Ci fu un silenzio lunghissimo dall'altra parte della grata. Claudia trattenne il respiro, pronta al peggio. Quando don Emiliano parlò, la sua voce fu un sussurro inaspettatamente caldo, privo di qualsiasi giudizio morale.

«Figlia mia,» disse il parroco con una dolcezza che la spiazzò. «Tu hai confuso la morale con la gabbia. Dio ha creato la carne, ha acceso i sensi e ha voluto che l'uomo e la donna trovassero gioia nella pienezza della vita. Se questa tua nuova strada ha salvato il tuo matrimonio, se ha ridato luce ai tuoi occhi e amore alla tua casa, non c'è peccato nell'essere felici e nell'onorare il corpo che ti è stato donato. Torna a pulire la mia chiesa, Claudia. Fallo con le mani di sempre, ma con l'anima finalmente libera.»

Claudia uscì dal confessionale con le lacrime scorrere sulle guance, ma questa volta erano lacrime di totale liberazione.

La domenica di Pasqua, durante la messa solenne, accadde qualcosa di straordinario. Alla fine della funzione, dal pulpito, don Emiliano prese la parola e, tra lo stupore generale dei fedeli, lodò pubblicamente Claudia, portandola ad esempio di resilienza, di forza d'animo e di capacità di rigenerarsi, elogiando il suo impegno instancabile per la parrocchia e la sua autenticità di donna.

Tra i banchi, le amiche di sempre rimasero di sasso. Ma Silvia, una delle poche donne del paese che non l'aveva mai giudicata e che in segreto l'aveva sempre ammirata, la guardò con occhi lucidi, sentendosi profondamente ispirata da quel coraggio.

Il pomeriggio di Silvia e la scintilla inattesa

Qualche giorno dopo la festa, Silvia accettò l'invito di Claudia per un caffè a casa sua. La conversazione, partita dai pettegolezzi del paese, scivolò lentamente su un terreno più intimo. Silvia, spinta da una curiosità repressa e dal magnetismo che ormai emanato da Claudia in ogni suo gesto — dai tacchi alle unghie rosso neutro — iniziò a fare domande allusive sulla sua nuova vita.

«Claudia... ma è vero quello che dicono in paese? Voglio dire... tu sembri un'altra donna. Hai una luce addosso che fa impressione,» le disse Silvia, guardandola con intensità mentre sorseggiavano il caffè in cucina.

«Le cose belle vanno vissute, Silvia, non raccontate a metà,» rispose Claudia con un sorriso sornione, le gambe accavallate e lo sguardo carico di una malizia nuova. «Ho smesso di avere paura di ciò che desidero. E ti assicuro che la realtà supera di gran lunga qualsiasi fantasia.»

Le parole scivolarono via come fiammiferi sulla benzina. Il clima nella cucina si fece denso, quasi irrespirabile. Silvia si sporse oltre il tavolo, le guance arrossate da un'eccitazione improvvisa, e le sfiorò una mano.

«Insegnami, Claudia... fammi capire cosa si prova a essere davvero libere,» mormorò Silvia con un filo di voce.

Non ci fu bisogno di altro. Claudia si alzò, le si avvicinò con un'andatura felpata e sicura, e le prese il viso tra le mani. Il primo bacio fu un assaggio timido che si trasformò subito in un incendio: labbra che si cercavano con voracità, mani che scivolavano avide lungo i fianchi, strappandosi di dosso i vestiti in un crescendo di frenesia incontrollabile.

Si ritrovarono sul grande tappeto del soggiorno, avvolte dai profumi della primavera e dal calore del sole che filtrava attraverso le finestre.

«Sei pronta, Silvia? Adesso ti faccio scoprire io cos'è il piacere vero,» le sussurrò Claudia, con la voce roca di una predatrice esperta.

Claudia prese il comando con una maestria travolgente. Si inginocchiò tra le gambe di Silvia, che era distesa supina, con il respiro corto e gli occhi sbarrati per l'emozione. Con la lingua calda e insistente, Claudia iniziò a leccarla con foga, divorandola e aprendola con sapienza, mentre Silvia inarcava la schiena gridando il suo nome e affondando le dita nei capelli biondi di Claudia.

Senza fermarsi, Claudia prese il vibratore potenziato che Stefano aveva lasciato come sempre nel cassetto del tavolino. Con un gemito di pura lussuria, lo accese alla massima potenza e lo guidò dentro il corpo di Silvia, che iniziò a tremare violentemente sotto quel doppio stimolo devastante.

«Oddio, Claudia... mi scopi l'anima, sì... fammi godere, cazzo, fammi tua...» urlava Silvia, sbattendo sul tappeto, scossa da orgasmi a catena che le facevano perdere i sensi.

La monta tra le due donne fu un tripudio di carnalità pura, un incastro di corpi umidi e sudati che non risparmiò nulla alla passione. Quando Silvia, sfinita e colma di un piacere mai provato prima, raggiunse l'apice definitivo, Claudia la strinse forte a sé, baciandola con una passione viscerale.

Prima che Silvia aprisse la porta di casa per andarsene, ancora con le gambe molli e il viso segnato da quella tempesta d'amore e sesso, le due donne si scambiarono un bacio lungo, profondo, in perfetto stile limone, suggellando un patto segreto di complicità femminile.

Poco dopo, la porta d'ingresso si aprì. Stefano rientrò in casa, portando con sé l'aria fresca della sera. Ancora prima che potesse posare le chiavi, Claudia gli si parò davanti, con gli occhi che brillavano di una luce selvaggia e la vestaglia aperta sulla lingerie nera.

«Stefano... non immagini cosa è successo oggi qui in casa,» gli sussurrò all'orecchio, attaccandosi alle sue labbra con un'urgenza cieca.

Mentre gli raccontava ogni singolo dettaglio dell'incontro con Silvia, della sua eccitazione e del fuoco che si erano scambiate sul tappeto, Stefano sentì il sangue gelargli nelle vene e poi bruciare con una potenza inaudita. Il pensiero di sua moglie che faceva sesso con un'altra donna, e che ora era lì, calda e bagnata di quel desiderio moltiplicato, lo rese folle di lussuria.

La prese di peso, senza darle il tempo di finire la frase, e la trascinò in cucina. La sollevò di slancio, facendola sedere con i fianchi generosi direttamente sopra il freddo bancone in marmo.

«Sei una Porca, Claudia... sei la mia Puttana,» le gridò Stefano, tirandosi giù i pantaloni.

La penetrò con una violenza dolce e disperata, scopandola sopra il bancone della cucina con colpi profondi, ritmici e bestiali che facevano vibrare i mobili. Claudia urlava di piacere, avvinghiata alla sua schiena con le unghie, sentendo ogni singola spinta scuoterle le viscere.

Il ritmo salì vertiginosamente fino all'esplosione finale. Stefano, sopraffatto da quell'apice di possesso e amore viscerale, spinse a fondo per l'ultima volta e le venne dentro la fica con un calore rovente, scaricando tutto il suo seme nel profondo del suo corpo, mentre fuori la notte della Bassa copriva per sempre i loro peccati più belli.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.7
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per La seconda giovinezza di un matrimonio.#4:

Altri Racconti Erotici in lesbo:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni