La seconda giovinezza di un matrimonio. #6
GlamMan
La stanza era pervasa da quell'odore denso e inconfondibile che solo il sesso sfrenato sa lasciare addosso: un mix di pelle calda, sudore e fluidi che saturava l'aria. Ci eravamo tirati su alla rinfusa, coprendoci alla bell'e meglio con le coperte recuperate dal divano, mentre sul tavolino basso qualcuno aveva aperto una bottiglia di vino rosso. Eravamo lì, seduti sul grande tappeto del soggiorno, quattro corpi svuotati dalla fatica ma con gli occhi ancora accesi da una luce febbrile, primordiale.
Per anni siamo stati dei perfetti borghesi di provincia, brava gente ingabbiata nei doveri e nel silenzio, e invece in quella stanza avevamo appena fatto esplodere tutto ciò che avevamo tenuto dentro per decenni. Eravamo dei porcelli affamati, e la cosa bella era che riuscivamo a mantenere perfettamente le apparenze.
Silvia si accese una sigaretta con le dita ancora leggermente tremanti, passandola poi a Roberto, che inspirò profondamente buttando fuori una nuvola di fumo verso il soffitto.
«Io... io non ho parole,» sussurrò Silvia, passandosi una mano tra i capelli scompigliati, con un sorriso ebbro dipinto sul viso. «Pensavo di essere matta solo io a desiderare cose del genere. Ma stasera... stasera abbiamo superato qualsiasi confine.»
«Matta un corno, Silvia,» intervenni io, allungando un braccio per stringere a me Claudia, che si era appoggiata al mio petto nudo con la pelle ancora madida. «Siamo semplicemente stati ciechi per troppo tempo. Credi che per noi sia stato diverso? Questa donna qui,» dissi baciando una spalla nuda a Claudia, «pulisce il giovedì gli altari della chiesa ed era il ritratto della devozione. Soltanto ora ha scoperto che la sua anima è fatta di fuoco.»
Claudia rise, un suono basso e pieno di una malizia irresistibile. Si mise a sedere meglio, sistemandosi la vestaglia aperta che lasciava intravedere le sue forme generose e la pelle ancora arrossata dai colpi.
«È proprio così, Silvia,» prese la parola Claudia, guardando l'amica dritta negli occhi con una trasparenza disarmante. «All'inizio pensi che sia una trasgressione, una follia da fare una volta nella vita. Ma poi capisci che è la tua vera natura. Pensa che Stefano, oltre a organizzare tutto questo, mi spinge regolarmente a fare sesso a tre con dei singoli che contattiamo online. Lo guarda, mi desidera attraverso gli altri, e per me è diventata la cosa più naturale del mondo.»
Le parole di Claudia caddero nella stanza come una scarica elettrica. Vidi Roberto irrigidirsi d'improvviso, con gli occhi che si erano fatti improvvisamente scuri e sbarrati. Il respiro gli si interruppe in gola, tradito da un'ondata di eccitazione così violenta e improvvisa che il suo corpo reagì prima ancora della sua mente.
«A tre... con dei singoli?» balbettò Roberto, voltandosi a guardare Claudia con un misto di invidia e lussuria. «Cazzo... Stefano, ma tu sei un genio del male. Io una roba così me la sogno la notte.»
«E allora smettila di sognarla e falla diventare realtà, Roberto,» mormorò Claudia, con un sorriso sfacciato, girandosi verso di lui e leccandosi le labbra con una lentezza esasperante.
Basterono quegli sguardi, quel clima carico di una complicità animalesca, per far saltare di nuovo ogni schema. Roberto perse completamente il controllo: con un balzo felino si spostò di fronte a Claudia, tirando fuori dai pantaloni ancora slacciati il cazzo duro e pulsante, gonfiato da quell'ultima fantasia appena confessata.
«Visto che la metti così, mia cara... fammi assaggiare un pezzetto di questa follia anche a me,» ringhiò Roberto a bassa voce.
Senza neppure aspettare il mio permesso — un permesso che del resto non serviva, perché tra noi le regole erano state bruciate tutte — Roberto le afferrò i capelli biondi con una mano ferma ma non violenta, guidandole la testa verso di sé gli infilo’ il membro in gola.
Claudia non se lo fece ripetere due volte. Aprì la bocca con una voracità insaziabile, accogliendo il fallo di Roberto fino in fondo, con una maestria che mi fece quasi mancare il fiato. Iniziò a fare un pompino magistrale, profondo, ritmico, muovendo la lingua con una tecnica sopraffina che faceva gemere Roberto a denti stretti, con la testa rovesciata indietro e le mani che afferravano le mammelle enormi di Claudia.
Silvia e io restammo lì, immobili, a guardare quella scena oscena e bellissima. La vicinanza di Silvia mi bruciava addosso: senza dire una parola, allungai una mano per accarezzarle la coscia morbida, risalendo lentamente sotto la stoffa, mentre lei appoggiava la testa sulla mia spalla. I nostri sguardi si incrociarono, carichi della stessa identica lussuria, e mentre ci toccavamo a vicenda, seguendo con gli occhi ogni singolo movimento della bocca di mia moglie su quell'altro uomo, il piacere tornò a salire viscido e rovente.
«Oh, cazzo... Claudia... sì, sto venendo... non fermarti...» urlò Roberto con voce strozzata.
Con un ultimo colpo di reni, affondò dentro la sua bocca e le scaricò in gola un filotto denso e copioso di sperma. Claudia ingoiò tutto - era forse la prima volta - con avidità, senza perdere una sola goccia, per poi tirarsi indietro pulendosi le labbra con il dorso della mano, sfoggiando un sorriso trionfante e sporco di peccato.
La tensione calò lentamente, lasciando spazio a un silenzio fatto di respiri pesanti e sorrisi complici. Ci ricompondemmo lentamente, sistemandoci i vestiti e rimettendo ordine in quel soggiorno che era diventato il tempio della nostra seconda vita.
Ci alzammo tutti insieme. Non c'erano imbarazzi, non c'erano sensi di colpa; solo la consapevolezza di aver trovato finalmente il nostro posto nel mondo, fuori dalle convenzioni e dalle maschere della provincia mantenendo immutata la riservatezza.
Ci stringemmo in un abbraccio collettivo, un cerchio stretto di quattro corpi caldi che si riconoscevano come parte dello stesso branco. Ci fu un accordo tacito, sigillato da poche parole sussurrate prima di salutarsi sulla porta: assoluta riservatezza con il mondo esterno, blindatura totale del nostro segreto, e soprattutto la promessa solenne di una futura, inevitabile frequentazione.
Io e Claudia ci allontanammo nella notte della Bassa, inghiottiti dall'ombra della campagna. Rimanemmo soli nel silenzio, con il cuore che batteva all'impazzata e la certezza d’essere vivi.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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