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orge

Incontri al parco


di Sunnycouple2016
13.09.2025    |    295    |    0 9.2
"Le mani dei suoi amanti erano dappertutto, sui suoi seni, tra le sue gambe, sulle natiche, e quando Fabio le infilò due dita nella figa, lei urlò, il corpo scosso da un brivido violento..."
II sole di inizio estate scendeva tiepido sul parco cittadino, filtrando tra le fronde degli alberi e disegnando ombre danzanti sull’erba fresca. Anna camminava a fianco di Luca, le spalle scoperte dalla camicetta di lino bianco, così sottile da lasciar intravedere il contorno scuro dei capezzoli ogni volta che il tessuto si incollava al sudore. La minigonna di jeans, aderente, si sollevava leggermente ad ogni passo, lasciando intravedere le cosce lisce e la curva invitante del sedere. Non portava il reggiseno, come piaceva a Luca e perché le piaceva sentire l’aria accarezzarle la pelle sensibile.
«Se continui a muovere così il culo, non resisto fino a casa», scherzò Luca, gli occhi scuri che brillavano di malizia mentre con la mano posata sul suo fianco, non perdeva occasione per far scivolare le dita sotto l’orlo della gonna, sfiorandole la pelle calda dell’interno coscia. Anna rideva, ma non si sottraeva. Anzi, allargava appena le gambe, come a invitarlo a osare di più, quella pressione le aveva già fatto contrarre i muscoli più intimi. «È colpa tua se mi hai fatto mettere questa roba addosso», rispose, voltandosi appena per lanciare un’occhiata provocatoria da sopra la spalla. «Sai benissimo che effetto mi fa quando mi guardi così.»
Era sempre lo stesso gioco, quella danza di sottintesi e tocchi rubati che li portava inevitabilmente a finire a letto, o contro un muro, o dove capitava quando erano travolti dalla voglia di godersi. Anna si sentiva particolarmente audace, quel giorno.
Fu allora che lo vide.

Fabio era appoggiato a una panchina poco più avanti, le gambe allungate e incrociate alle caviglie, mentre sfogliava distrattamente il telefono. Anna si bloccò di colpo, come se qualcuno le avesse tirato un filo invisibile attorno alla gola. Fabio. Il nome le esplose nella testa insieme al ricordo dell’incontro di quella mattina...il corpo le ricordava ogni dettaglio come se fosse ieri, le mani che le sollevavano la gonna, il modo in cui le sue dita giocavano con la sua figa fino a farla godere mentre stringeva il suo cazzo duro e voluminoso, il più grande che aveva goduto…la sua bocca calda che cercava la sua figa, il modo in cui le aveva divaricato le gambe con forza, la sua verga larga e lunga che la riempiva, che strusciava sulle pareti della figa facendola venire ad ogni spinta, e poi il dolore iniziale del suo culetto non avvezzo a tali dimensioni ma che si allargò accogliendolo tutto centimetro dopo centimetro, per sentire ogni venatura del suo cazzo grosso e pulsante, sentirsi piena. Aveva urlato, ma non per farlo fermare. E poi gli orgasmi, uno dopo l’altro, fino a perderne il conto, il suo corpo ridotto a un tremito incontrollabile sotto le sue spinte violente e poi esplodere in orgasmi multipli...un fremito le partì dalla figa che si contrasse.

Persa in quel ricordo vide Fabio alzare lo sguardo, e quando i loro occhi si incrociarono, lui sorrise. «Cazzo, non ci credo», disse «Anna.»
«Fabio», rispose lei, la voce un po’ troppo acuta. Sentiva il cuore martellarle nel petto, e tra le gambe una fitta di eccitazione così intensa che dovette stringere le cosce per non gemere. «Che ci fai qui?»
«Potrei chiederti la stessa cosa», ribatté lui, alzandosi in piedi. Era più alto di quanto ricordasse, o forse era solo l’effetto che le faceva stare così vicino. «Ma immagino che la risposta sia la stessa: approfittare dell’estate.» I suoi occhi scivolarono su di lei, indugiando sui seni, sulla gonna, sulle gambe nude. «Sei sempre più bella, Anna.»
Lei sentì le guance bruciare. «Smettila», disse, ma non c’era convinzione nella sua voce. Anzi, si morse il labbro inferiore, e quel piccolo gesto non sfuggì a Fabio, che ridacchiò.
Anna, sentendosi improvvisamente a disagio, disse con un po' di titubanza «Luca, lui è Fabio. Un… vecchio amico» e con un filo di voce aggiunse «...del sito.»
I due uomini si strinsero la mano, ma c’era una tensione nell’aria, qualcosa di non detto che aleggiava tra loro. Fabio non stava solo guardando Anna, stava valutando Luca, come se volesse capire quanto fosse disposto a condividere. E Luca, dal canto suo, sembrò un po' infastidito, facendo trapelare un po' di gelosia. Fu solo un attimo e anzi, quando Fabio propose di andare a bere qualcosa al chiosco poco distante, fu lui il primo ad annuire.

«Perché no?», disse Luca, passandole un braccio attorno alla vita che indicava possesso «Anna adora la birra.»
«Ah sì?» Fabio sorrise, e quel sorrisetto era una promessa. «Allora dobbiamo assolutamente offrirgliela.»
Il chiosco era un piccolo bar all’aperto, con tavolini di plastica e ombrelloni a righe. Sedettero all’ombra di un pino, Anna tra Luca e Fabio, le gambe accavallate in modo che la gonna si sollevasse appena, lasciando intravedere uno spicchio di coscia. Ordinarono tre birre, e quando la cameriera portò i bicchieri, Anna ne afferrò uno e ne bevve un sorso lungo, sentendo il liquido freddo scivolarle giù per la gola. L’alcol le diede subito un po’ di coraggio, o forse era solo l’adrenalina.
«Allora, Anna», disse Fabio, appoggiando il gomito sul tavolo e chinandosi verso di lei. «Raccontami. Che hai fatto in tutti questi anni?»
«Niente di interessante», mentì lei, giocando con l’orlo del bicchiere. «Lavoro, palestra, la solita routine.»
«Mmm, non ci credo», mormorò lui, gli occhi che le scivolavano di nuovo addosso. «Una come te non può avere una vita noiosa.»
Luca rise, e la sua mano si posò sulla coscia di Anna, proprio dove la gonna si era sollevata. «Oh, credimi, Fabio. Anna sa come divertirsi.»
Lei sentì il respiro accelerare. Quella mano, così vicina all’inguine, era una tortura. E quando Fabio notò il suo disagio, il suo sorrisetto si fece ancora più malizioso. «Davvero? Allora forse dovremmo rimediare a questa noia.»
Fu in quel momento che arrivò Marco.

Era alto quasi quanto Fabio, ma più massiccio, con le spalle larghe e i bicipiti che tendevano la maglietta nera. I capelli castani, corti e leggermente arricciati, gli davano un’aria da ragazzo cattivo, e quando sorrise Anna sentì qualcosa stringerle lo stomaco. «Scusate il ritardo», disse, sedendosi senza essere invitato. «Fabio mi ha detto che c’era una sua vecchia amica...interessante...in giro. Non potevo perdermi lo spettacolo.»
Anna deglutì. Le parole le risuonarono nella testa, cariche di significati che non avrebbe mai ammesso ad alta voce. Marco la guardò dritto negli occhi, e lei sentì il calore salirle alle guance. C’era qualcosa in lui, qualcosa di primitivo, di pericoloso, che la faceva sentire sia eccitata che vulnerabile.
«Marco, lei è Anna», disse Fabio, come se fosse la cosa più naturale del mondo. «Anna, lui è Marco. Il mio migliore amico.»
«Piacere», disse Marco, e la sua voce era bassa, roca. «Fabio mi ha parlato tanto di te.»
Anna non riuscì a rispondere. Era troppo occupata a immaginare come sarebbero state quelle mani, grandi, ruvide, sulla sua pelle. E quando Luca le strinse la coscia, quasi come per ricordarle la sua presenza, lei non si mosse. Anzi, si lasciò sfuggire un piccolo sospiro.
Le birre scesero veloci. Troppo veloci. Anna ne bevve due in rapida successione, sentendo l’alcol scioglierle le inibizioni. Le battute diventarono sempre più audaci, i doppi sensi sempre più espliciti. Anna si ritrovò a giocare con il bordo della sua camicetta, slacciando un bottone dopo l’altro con dita tremanti. Il vento leggero le accarezzava la pelle nuda dello stomaco, e quando si chinava in avanti per prendere un sorso di birra, sapeva benissimo che tutti e tre stavano fissando la scollatura che si apriva, rivelando la curva generosa dei suoi seni.
«Dai, Anna», disse Fabio, la voce roca. «Non fare la timida. Sappiamo tutti che sotto quella camicetta non c’è nulla di cui vergognarsi.»
«Non sono timida, sto solo… valutando le opzioni.» rispose, un sorriso che scintillava tra le labbra, un perfetto equilibrio di audacia e mistero. Luca ascoltava in silenzio, la sua mano non si era mai mossa dalla coscia di Anna, e ora le dita si erano insinuate sotto l’orlo della gonna, sfiorandole la pelle nuda.
Fabio e Marco erano come due gatti affamati, pronti a saltare su ogni opportunità.
«E quali sarebbero queste opzioni?» chiese Marco, avvicinandosi un po’ di più, il sorriso malizioso sul volto mentre le sue palpebre si abbassavano in un modo che prometteva avventure audaci. La distanza tra loro si stava assottigliando, il suo profumo, misto a note di muschio e freschezza, l’avvolgeva come un abbraccio. «Beh, per cominciare, potremmo semplicemente chiacchierare. Ma…» si fermò un attimo, le sue labbra che si piegavano in un sorriso di sfida. «Se due dei miei fans sono qui con me, forse c’è spazio per un po’ di divertimento più… audace.»
Le parole fluirono come acqua da una sorgente, sciogliendo ogni riserva e ogni dubbio. Le menti dei tre uomini cominciarono a lavorare freneticamente, immaginando scenari che andavano ben oltre l’incontro casuale di un pomeriggio estivo.
Luca rise, e la sua mano salì, sfiorandole il cavallo delle mutandine. «Che proposta...!», esclamò, premendo appena. «Credo che ad Anna piaccia un’altra opzione.»
Anna gemette, ma non si ritirò. Anzi, allargò appena le gambe, dando a Luca più accesso che con due dita le penetrò la figa. Fabio e Marco intuirono la situazione e la guardavano con occhi famelici di godimento. «Forse dovremmo trovare un posto più… privato», suggerì Fabio, la voce roca.
Nessuno obiettò.

Si spostarono verso un angolo più nascosto del parco, dove gli alberi si infittivano per nascondere le loro sagome. Non appena furono al riparo dagli sguardi, Luca la afferrò per i fianchi e la tirò a sé, schiacciandole la bocca contro la sua in un bacio vorace. Anna rispose con la stessa intensità, le labbra che si aprivano sotto le sue, la lingua che si intrecciava a quella di lui in un gioco bagnato e sensuale. Sentiva le mani di Luca ovunque, sui seni, sui fianchi, sotto la gonna, e quando lui le slacciò i bottoni della camicetta, esponendo i seni nudi all’aria tiepida, non fece nulla per fermarlo.
«Cazzo», sussurrò Fabio, Anna aprì gli occhi appena in tempo per vederlo avvicinarsi. Le sue mani si chiusero sui suoi seni, le dita che pizzicavano i capezzoli già duri, strappandole un gemito. «Sono ancora perfetti.»
Marco non perse tempo. Si avvicinò alle sue spalle, le mani che le scivolavano sui fianchi prima di insinuarsi sotto la gonna. Anna sentì le sue dita tracciare il contorno delle mutandine, poi scivolare sotto il tessuto, trovando la sua figa già bagnata.
«Porca puttana», mormorò Marco, le labbra contro il suo orecchio. «Sei fradicia.»
Stretta tra di loro, sentiva i loro sessi premere contro il suo corpo. Continuava a baciare Luca, la sua lingua insinuata tra le sue labbra, andando alla ricerca della sua in una danza erotica sconvolgente.
Luca si staccò dal bacio solo per guardarla negli occhi. «Ti piace, vero? ...Essere toccata da tutti e tre.»
Anna non rispose a parole. Invece, allungò una mano e palpeggiò l’erezione di Luca attraverso i pantaloni, sentendo il suo cazzo duro e pulsante sotto le dita. Poi fece lo stesso con Fabio ricordandone le dimensioni importanti, e infine con Marco, che emise un gemito quando lei strinse forte, tracciando la forma del suo membro con i polpastrelli.

«Tirateli fuori», ordinò Anna, la voce tremante di desiderio. «Voglio vedere.»
Non dovette chiedere due volte.
Marco fu il primo a slacciare la cintura, tirando giù i pantaloni e i boxer per liberare il suo cazzo, già gonfio e lucido in punta. Luca lo seguì, il suo membro più spesso, con le vene in rilievo che pulsavano sotto la pelle. Fabio fu l’ultimo, sapeva bene che era il più imponente, la punta già umida di pre-sperma.
Anna si leccò le labbra. «Oddio», sussurrò, era davanti a tre splendide mazze lunghe, dure, con delle belle cappelle, grosse e rosse.
Non aspettò oltre e cominciò a masturbarli con foga. Le mani dei suoi amanti erano dappertutto, sui suoi seni, tra le sue gambe, sulle natiche, e quando Fabio le infilò due dita nella figa, lei urlò, il corpo scosso da un brivido violento. Godeva delle dita dei tre nella sua figa sentendole anche riempire il suo ano. Ebbe subito un orgasmo violento sotto i colpi di quelle dita, colando copiosamente. Senza nessuna esitazione si inginocchiò sull'erba tra di loro e subito si trovò con quei membri duri e pulsanti davanti alla bocca in modo da farsi assaggiare. Le mani che si chiudevano attorno ai tre cazzi, le dita che non riuscivano a circondarli completamente. Li masturbò tutti e tre, alternando i colpi, sentendo la pelle scivolare su e giù sui membri duri come l’acciaio. Poi si chinò, aprì la bocca e ingoiò Luca fino in fondo, sentendo la punta del suo cazzo sfiorarle la gola. Lavorandolo bene con la lingua e le labbra, inizia a coprirlo di saliva, facendo scorrere la bocca lungo la sua grossa asta, dove erano ben evidenti le grosse vene, che lo rendevano voluminoso.
Sente un'altra ondata di piacere colare ben oltre il perizoma, ormai zuppo. Continua a scivolare su e giù lungo la splendida asta, fino ad arrivare a due grosse palle, di sicuro ricolme di crema prelibata, che aveva intenzione di gustare, fino all'ultima goccia. Le assapora in bocca, una per volta, facendo gemere di piacere Luca.
«Cazzo, sì», gemette Luca, affondando le dita tra i suoi capelli.
Anna succhiava con avidità, la lingua girava attorno al glande prima di risucchiarlo tra le labbra, mentre le sue mani continuavano a lavorare su Fabio e Marco. Poi passò a Fabio, prendendolo in bocca con un gemito per fare entrare la voluminosa cappella, assaporando il sapore salato del pre-sperma che già gli colava dalla punta. Con una mano sulla testa, le spinge il suo scettro nella bocca, con lo scopo di farlo penetrare nella gola. Un movimento lento, ma deciso. Marco non aspettò il suo turno: le afferrò i capelli e guidò il suo cazzo tra le labbra di Anna, spingendo fino a farle sentire la punta contro il palato.
«Così, puttana», ringhiò Marco, cominciando a muovere i fianchi. «Succhiami il cazzo.»
Anna obbedì, lasciandosi usare, le guance scavate mentre ingoiava ogni centimetro che le veniva offerto.
«Accidenti, che gola profonda! Sei una splendida succhia cazzi! Meravigliosa! Riesci ad ingoiarlo tutto!»
Anna sbrodola di piacere nel sentirsi definire "succhia cazzi", ma soprattutto di essere così porca e troia.
«È vogliosissima», disse Fabio, «Vuole essere scopata.»
«Allora scopiamola», rispose Marco, tirando fuori il cazzo dalla bocca di Anna con una scia di saliva che ancora lo teneva unito alla sua bocca.

Luca non perse tempo. Si sdraiò sull’erba, trascinando Anna sopra di sé. Lei si sistemò a cavalcioni, afferrando il suo cazzo e guidandolo dentro di sé con un gemito lungo e tremante. «Sì, così», ansimò, cominciando a muoversi, i fianchi che ondeggiavano mentre lo prendeva tutto, fino in fondo. Sente la cappella strusciare sbattere con forza e questo le provoca un'ondata di piacere, che scuote il suo corpo con un orgasmo.
Fabio e Marco si posizionarono ai suoi lati, avvicinando al suo viso i cazzi duri e gocciolanti. «Apri quella bocca troia!», ordinarono. Anna obbedì, e le spinsero i cazzi tra le labbra, cominciando a fotterle la gola.
Affamata di lussuria si alternava a succhiare e masturbare i due membri pulsanti mentre Luca da sotto continuava fotterla seguendo il ritmo del suo godimento, il tempo di raggiungere un ennesimo orgasmo che sente Luca irrigidire il suo corpo per trattenere il suo orgasmo. Sfilandosi la fa mettere a carponi donando la vista dei suoi buchi accoglienti e vogliosi ai due compagni di gioco.
Marco per primo si scostò dalla sua bocca e con il cazzo in mano si spostò dietro Anna. Con un colpo deciso lo infilò nella figa grondante e aperta.
"Siii..." urlò Anna, "sfondami la figa porco" lo incitò perentoriamente. Marco ancora più eccitato ubbidì spingendo a fondo con colpi sempre più decisi che facevano tremare e fremere di piacere il corpo di Anna ormai in preda a spasmi di godimento.
La sua bocca prese a succhiare con più foga il cazzo di Fabio che stava pulsando, lo sentiva gonfiarsi nella sua bocca, rallentò il suo impeto per non farlo sborrare, voleva che anche quella mazza possente la scopasse per bene.
Luca si stava riprendendo, riuscito a trattenere il suo piacere. "Quanto sei troia amore" le disse compiaciuto "ti piace farti scopare così." Anna mugugnò un sì con la bocca piena del cazzo di Fabio.
Anche Marco dovette fermarsi per non esplodere e sfilandosi dalla figa bollente di Anna lasciò spazio a Fabio. Sdraiandosi si fece montare da Anna. Se lo infilò lentamente per gustare tutta la larghezza e lunghezza di quel cazzo che la riempiva. "ohhh...siii...che goduria, come mi riempi bene" sospirò Anna sentendosi il cazzo quasi fino in pancia, così impalata subito iniziò a cavalcarlo emettendo gemiti di piacere e gridolini più intensi ogni volta che se lo spingeva a fondo.
Luca, ripresosi, si posizionò alle sue spalle, le mani le sollevavano il sedere mentre si prepara a entrare. Anna sentì la punta del suo cazzo premere contro il suo ano, già lubrificato dalla sua stessa eccitazione. «Rilassati, amore», le sussurrò Luca, spingendo piano.
Lei gemette, il dolore che si mescolava al piacere mentre lui la penetrava, allargandola, riempiendola. «Cazzo, sì», ansimò, sentendo i due cazzi che la dividevano, che la riempivano in modo osceno, urlava di piacere. Si sentiva piena, riempita da quelle due enormi verghe, che stavano devastando i buchi, ma, nello stesso tempo, sconvolgevano la sua mente, procurandole ondate di piacere.
Marco da parte sua le spinge il cazzo in bocca, cominciando a scoparle la gola mentre gli altri due la martellavano dai due buchi. Era troppo. Era perfetto. I loro corpi sudati si scontravano contro il suo, le mani che la stringevano, la usavano, la facevano loro in ogni modo possibile.
Anna gode e viene più e più volte, il suo corpo tremante di piacere. I corpi dei tre uomini che si muovevano in sincronia, riempiendola completamente. La fanno impazzire di piacere, ognuno lasciando il suo segno sul suo corpo. I loro corpi si intrecciano, in un'unione perfetta di carne e desiderio.

Il piacere era troppo. Anna venne con un grido strozzato, il corpo scosso da spasmi violenti, mentre i tre uomini aumentavano il ritmo, le spinte che diventavano sempre più selvagge. Non ci volle molto perché cominciassero a gemere, i loro movimenti che diventavano più frenetici, più disperati. «Sto per venire», ansimò Fabio, le dita che le affondavano nei fianchi
«Anch’io», ringhiò Luca, spingendo più forte nel suo culo stretto.
Anna sentì Marco irrigidirsi, il cazzo che pulsava sulla sua lingua prima che il primo getto di sperma caldo le colasse in gola. Lei ingoiò avidamente, le labbra strette attorno a lui mentre anche gli altri si sfilarono dai buchi e portando i loro cazzi verso la sua bocca cominciando a venire, riempiendola e ricoprendola di sperma bollente.

Quando fu tutto finito, Anna crollò sull’erba, il corpo coperto di sudore e sborra, i seni che si alzavano e abbassavano mentre ansimava. I tre uomini si sistemarono attorno a lei, le mani che continuavano a accarezzarle la pelle, come se non potessero smettere di toccarla.
«Oddio», mormorò Anna, chiudendo gli occhi. «Non so se riuscirò a camminare.»
Luca rise, chinandosi per baciarle la spalla. «Non preoccuparti, amore. Ti porteremo noi.»
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