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Scambio di Coppia

ADESSO POSSONO VEDERCI (01)


di TerzoTempo1974
06.09.2026    |    1.567    |    0 9.3
"E Marco pensò, con una chiarezza che fino a quel momento non aveva avuto, che qualcun altro avrebbe potuto guardarla proprio così e trovarla desiderabile..."
COME FACCIAMO?

Erano passati quattro giorni.
Abbastanza perché il venerdì precedente avesse perso quella luce particolare che assumono le cose mentre stanno succedendo, ma non abbastanza perché ciò che avevano scoperto insieme smettesse di accompagnarli nei momenti più banali della giornata.
Quella sera, però, non c'era niente di speciale.
Il salotto aveva l'aspetto quieto delle sere feriali. La televisione era accesa senza volume e cambiava continuamente colore sulle pareti, alternando azzurri freddi, volti troppo luminosi e improvvisi lampi rossi. Sul tavolino erano rimasti due bicchieri e una bottiglia quasi vuota. Dalla porta finestra socchiusa entrava l'aria ancora tiepida di settembre, con l'odore umido del prato mescolato a quello più domestico della casa dopo cena: caffè, legno, il detersivo della cucina.
Marco occupava il suo solito angolo del divano.
Indossava pantaloni corti di cotone e una maglietta chiara, leggermente larga sul torace. Era scalzo, con una gamba distesa davanti a sé e l'altra piegata. Il tessuto dei pantaloncini si era raccolto sopra il ginocchio lasciando scoperta buona parte delle cosce, e la luce intermittente della televisione segnava di volta in volta i muscoli delle gambe, la pelle abbronzata in modo irregolare, le vene appena visibili sulle mani appoggiate ai cuscini.
Non aveva nulla di preparato, nessuna posa, nessuna intenzione di essere guardato.
Forse era proprio quello che piaceva a Elena.

Lei era rannicchiata poco più in là, con entrambe le gambe raccolte lateralmente. Portava un vestito intero da casa, morbido, senza maniche, di un tessuto sottile che seguiva il corpo senza stringerlo. Sotto aveva soltanto gli slip. Era scalza anche lei.
Sedendosi in quel modo, l'orlo le era risalito sopra le ginocchia, mostrando le gambe e una parte delle cosce. Ogni tanto Elena prendeva distrattamente il tessuto fra due dita e lo tirava verso il basso, ma bastava un piccolo movimento perché tornasse a raccogliersi.
Il vestito cadeva morbido sul seno e sul ventre rilassato dopo cena. Non nascondeva del tutto le forme ma neppure le sottolineava deliberatamente. Era semplicemente il suo corpo dentro un abito comodo: i fianchi pieni, la curva del seno, la vita meno netta quando stava seduta, la pelle delle braccia ancora leggermente dorata dall'estate.
Aveva i capelli sciolti.
Li aveva lavati poco prima e sulle ciocche ancora morbide rimaneva l'odore dello shampoo, mescolato a quello della crema che aveva passato sulle gambe dopo la doccia. Il viso era completamente struccato. Le piccole linee agli angoli degli occhi erano più visibili così, insieme a qualche imperfezione della pelle che Marco conosceva ormai tanto bene da non riuscire quasi più a vederla come qualcosa di separato da lei.
Una delle caviglie di Elena sfiorava la coscia di Marco.

Lui, senza nemmeno guardarla, le prese il piede e cominciò a massaggiarlo lentamente, un gesto familiare.
Il pollice passava sotto la pianta, saliva verso l'arco, tornava indietro. Elena lasciò che lo facesse mentre continuava apparentemente a guardare lo schermo.
Rimasero così per qualche minuto.

Poi Elena disse: «Tu sapresti come fare?»
Il pollice di Marco si fermò, solo per un istante. Girò la testa verso di lei: «A fare cosa?»
Elena continuò: «Lo sai.»
Marco la osservò e sulla bocca gli comparve lentamente un sorriso.
«No. Mi dispiace. Devi essere più precisa.»
Lei gli diede un piccolo colpo con il piede contro la coscia.
«Scemo.»
«Possibile. Ma tu hai appena chiesto a tuo marito se saprebbe come fare qualcosa senza dire cosa. Capirai che il campo è vasto.»
Elena si voltò; aveva gli occhi divertiti, ma sulle guance era comparso quel leggerissimo colore che Marco aveva imparato a riconoscere nelle ultime settimane.
«Come si trovano.»
Marco sollevò appena le sopracciglia.
«Ah.»
«Ah cosa?»
«Niente.»
«Marco.»
Lui rise.
«Sto cercando di capire quanto sia teorica questa domanda.»
Elena abbassò lo sguardo. Le dita si posarono sul vestito all'altezza della coscia. Ne presero una piega, la strinsero appena e poi la lasciarono.
«Non molto.»
Marco non rispose subito. La mano che teneva il suo piede scivolò lentamente verso la caviglia e poi lungo il polpaccio.
Pochi centimetri. Niente che non avesse fatto centinaia di volte. Eppure Elena sentì quel contatto con una precisione diversa. Forse perché improvvisamente la domanda riguardava proprio quello: corpi reali, mani reali, persone che non conoscevano ancora.
Marco la guardò meglio.
Il fianco appoggiato contro il cuscino deformava appena la linea del vestito. Il ventre non era trattenuto. Una spalla era più scoperta dell'altra perché il tessuto si era spostato. Il seno, libero sotto l'abito morbido, seguiva naturalmente la posizione del corpo.
Era Elena, non Elena preparata per una serata particolare. Non Elena davanti allo specchio o Elena che cercava di essere sensuale. Semplicemente lei.
E Marco pensò, con una chiarezza che fino a quel momento non aveva avuto, che qualcun altro avrebbe potuto guardarla proprio così e trovarla desiderabile.
«Ci hai pensato?» domandò.
Elena annuì.
Poi lo guardò: «Tu no?»
Marco fece una piccola smorfia: «Sì.»
Lei sorrise immediatamente: «Quanto?»
«Abbastanza da chiedermi la stessa cosa.»
Elena allungò una gamba e gliela appoggiò sopra le cosce. Marco le prese nuovamente il piede fra le mani.
«E cosa ti sei risposto?»
«Che non ne ho idea.»
«Molto utile.»
«Sono pieno di risorse.»
Elena rise. Marco pure.
Ma quando smisero, il silenzio che rimase non era più quello di prima. Lei guardò per qualche secondo la stanza poi inspirò lentamente.
«Però...»
Marco aspettò.
Lei sollevò gli occhi verso di lui.
«Come facciamo?»
Non disse più come si fa. Marco se ne accorse. Abbassò per un momento gli occhi sulla sua gamba distesa sopra le proprie, poi tornò al suo viso.
Un sorriso gli attraversò lentamente la bocca.

«Questo,» disse, «è già molto più interessante.»
Elena sorrise e si lasciò scivolare contro il cuscino.
Fuori, qualcosa mosse le foglie del giardino.
Dentro casa non era successo quasi niente.
Eppure entrambi sentirono chiaramente che, da quella sera, la fantasia aveva smesso di essere soltanto una domanda su altre persone.
Era diventata una domanda su loro due.
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