Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Scambio di Coppia > Adesso possiamo guardare (01)
Scambio di Coppia

Adesso possiamo guardare (01)


di TerzoTempo1974
24.08.2026    |    289    |    0 8.0
"» Con il passare dei minuti il racconto diventò più concreto, ma ciò che catturava Marco ed Elena non era tanto la successione degli atti quanto la geometria dei tre corpi: chi rimaneva a..."
LA TERZA BOTTIGLIA

Il campanello suonò mentre Elena era ancora in cucina, con le mani bagnate e il rumore dell’acqua che copriva quasi la musica bassa proveniente dal soggiorno, perciò fu Marco ad andare ad aprire.
Serena era sulla soglia con una bottiglia in una mano e la borsa nell’altra, vestita esattamente come ci si veste per andare a cena da due amici che si conoscono da tanti anni e davanti ai quali non esiste più alcun bisogno di impressionare: pantaloni morbidi color antracite, scarpe basse, una camicia chiara infilata senza troppa precisione nei pantaloni e un cardigan leggero che teneva aperto sul davanti.
«Ho portato questa.»
Marco guardò la bottiglia e poi lei.
«Sei stata invitata a cena, non a pagare il biglietto.»
«Con quello che mangi tu mi sembrava corretto contribuire.»
«Entra, cretina.»

Serena rise e gli passò accanto, ma prima gli mise una mano sul braccio per salutarlo e sollevò il viso verso di lui per baciarlo sulla guancia, gesto che rendeva ogni volta evidente la differenza di statura fra loro.
Serena arrivava forse a un metro e sessantasette (con i tacchi); Marco sfiorava il metro e novantacinque.
«Ogni volta che ti vedo mi dimentico quanto sei enorme.»
«Sono identico all’ultima volta.»
Lei fece scorrere gli occhi dalle sue spalle al viso con una lentezza abbastanza breve da poter essere casuale.
«Non direi, migliori come l'aceto balsamico, quello buono, denso, scuro e persistente!»

Marco abbassò gli occhi sulla propria maglietta.
«Grazie ragazza, ma cosa sarebbe cambiato?»
«Ti sei rimesso ad allenare.»
«Un po’, in effetti.»
«Si vede.»
Dalla cucina arrivò la voce di Elena.
«Serena, non incoraggiarlo. È già sufficientemente pieno di sé, non ti ci mettere anchebtu con i tuoi complimenti che poi si "gonfia".»
«Troppo tardi.»
Marco sorrise e prese la bottiglia dalle mani di Serena.
La conosceva da anni, eppure quella sera, forse perché la conversazione della volta precedente gli era rimasta addosso molto più di quanto avesse ammesso, la osservò con un’attenzione diversa.
Serena non era una donna esile e non aveva mai cercato di esserlo. Aveva una struttura compatta, proporzionata, le gambe solide di chi frequentava la palestra con regolarità senza trasformarla in una religione, cosce piene, polpacci disegnati, braccia abbastanza toniche da mostrare il muscolo quando piegava il gomito, ma ancora morbide nella parte interna. La vita non era sottilissima, il ventre aveva quella naturale elasticità di un corpo adulto ben tenuto, mentre i fianchi e il fondoschiena avevano una rotondità piena che nei pantaloni morbidi si intuiva più che mostrarsi.
Il suo tratto dominante, tuttavia, rimaneva inevitabilmente il seno.
Una quinta naturale che su quella statura cambiava l’intera geometria del corpo, piena e pesante, sostenuta senza essere compressa, evidente perfino sotto una camicia volutamente semplice. Non aveva la fermezza innaturale che certi vestiti e certe fotografie pretendevano dai corpi; aveva invece il peso reale di una donna adulta, la curva più morbida nella parte inferiore, un leggero movimento quando Serena rideva o si piegava e una presenza che attirava lo sguardo anche quando lei non faceva assolutamente nulla per cercarlo.

Marco se ne accorse.
E si accorse anche di essersene accorto...Alzò immediatamente gli occhi.
Serena aveva un viso ovale ma non affilato, zigomi presenti sotto guance ancora piene, un naso diritto appena importante, occhi verde-grigio che sembravano più chiari quando rideva e una bocca larga, mobile, con il labbro inferiore leggermente più pieno del superiore. Agli angoli degli occhi erano comparse da qualche anno piccole pieghe sottili che diventavano più evidenti quando sorrideva; invece di invecchiarla, pensò Marco, rendevano il volto più espressivo. I capelli castano scuro arrivavano poco oltre le spalle, leggermente mossi sulle punte, con riflessi più caldi dove la luce dell’ingresso li colpiva.
Serena sollevò un sopracciglio.
«Mi fai entrare o devi finire l’ispezione? Se vuoi faccio una piroetta cosi controlli se è tutto a posto!»
Marco rise. «Prego, tutto nel posto giusto in quantita giusta e abbondante» le disse facendo l'occhiolino
«Molto gentile, cretino!.»

Elena comparve dal corridoio asciugandosi le mani.
Era più alta dell’amica di più di dieci centimetri e anche la sua fisicità era diversa: più lunga nelle gambe, meno compatta nel busto, il corpo modificato dalle gravidanze e dagli anni in maniera che lei stessa soltanto recentemente aveva iniziato a osservare con meno severità. Indossava pantaloni morbidi e una maglia larga che le lasciava scoperta la base del collo.
Le due donne si abbracciarono.
«Hai già iniziato a molestare mio marito?»
«Mi ha guardata lui, lo fa sempre»
Marco spalancò gli occhi.
«Ma non è vero ... Sono passati venti secondi appena.»
Elena lo guardò divertita.
«Record personale.»
«Grazie.»
Serena si tolse il cardigan e il seno prorompente tornò protagonista della scena
«Cominciamo benissimo.»

---

La cena fu leggera e lunga, come accadeva quasi sempre quando erano loro tre.
Una bottiglia di buon trentodoc accompagnò il pasto senza che nessuno ne tenesse davvero il conto, e per più di un’ora parlarono di tutt’altro: lavoro, vacanze, amicizie comuni, una collega di Serena che si era separata dopo vent’anni, un viaggio che Marco continuava a rimandare, le figlie di Marco ed Elena, che quella sera avevano programmi propri e non sarebbero rientrate presto.
Fu soltanto quando Elena portò il dolce che qualcosa cominciò a cambiare.
Tre coppette di crema al mascarpone e cioccolato, semplici, fredde, accompagnate da una bottiglia di vino dolce che Marco aveva messo da parte appositamente.
Serena la vide e sollevò immediatamente una mano.
«No.»
«Cosa no?» domandò Elena.
«Abbiamo appena finito una bottiglia.»
Marco prese il cavatappi.
«Questa è diversa.»
«In che senso?»
«È da dessert.»

Serena lo fissò.
«Quindi non contiene alcol.»
«Non ho detto questo.»
Elena mise una coppetta davanti all’amica.
«Puoi bere acqua.»
Serena tese il bicchiere verso Marco.
«Versa, e non lesinare!»
«Coerenza impressionante.»
«Non giudicarmi.»
Marco versò.
Serena prese il cucchiaino e, continuando a parlare di tutt’altro, raccolse una piccola quantità di crema. Era distratta, e proprio per questo il gesto risultò più evidente: portò il cucchiaino alle labbra, lo trattenne un istante fra esse per evitare che la crema colasse e lo sfilò lentamente mentre la lingua ne raccoglieva il bordo.
Elena smise di parlare e Marco abbassò gli occhi per non fissarla mentre Serena continuò quel gioco innocente e malizioso al tempo stesso con crema e cucchiaio.
Poi guardò entrambi.
«Che avete?»
Elena scosse la testa.
«Niente.» disse sorridendo
«No. Quella faccia significa qualcosa.»
«Continua a mangiare.»
Serena guardò il cucchiaino, poi Elena e infine Marco.
Capì.
«Ma siete due idioti.» disse ridendo senza vergogna alcuna.
Marco scoppiò a ridere.
«Io non ho detto nulla.»
«La tua faccia ha detto abbastanza.»
Elena rideva.
«È stato il gesto.»
«Che gesto? Stavo mangiando.»
«Molto intensamente e appassionatamente ....» le fece eco Marco.
Serena guardò di nuovo il cucchiaino.
«Avete quarant’anni passati, dai ...»
«Tu pure.»
«Appunto.»
Raccolse un’altra cucchiaiata.
Questa volta rimase ferma un secondo prima di portarla alla bocca, guardando deliberatamente Elena.
«Così va meglio?»
«Serena.»
Lei esagerò teatralmente la lentezza del gesto, giocando con la lingua e le labbra.
Marco si coprì gli occhi con una mano sorridendo ma senza imbarazzo, anzi ...
«No. Adesso lo stai facendo apposta.»
Serena estrasse il cucchiaino molto lentamente, si passo la lingua sulle labbra e sorrise.
«Prima mi avete accusata ingiustamente....»
Elena scuoteva la testa.
«Sei terribile.»
«Io? Guarda che sei stata tu a cominciare.»
Poi Serena indicò la coppetta di Elena.
«Adesso tocca a te, facci vedere come lo "mangi" tu ... .»
«Assolutamente no.» rispose Elena con un piccolo imbarazzo sul volto.
«Come no?» le disse Marco
«Marco, ti ci metti pure tu ....»
«Vediamo allora, su Elena facci vedere.» la incalzò Serena
Marco intervenne.
«Io non prenderei parte a questa gara.»
Elena si voltò verso di lui.
«Troppo comodo.»
Serena annuì.
«Esatto.»
«Io cosa c’entro?»
«Hai giudicato.»
«Non ho giudicato nessuno.»
«Hai riso.»
«Era oggettivamente divertente.»
Elena prese una cucchiaiata e la portò alla bocca con una compostezza così volutamente formale da far ridere Serena.
«No, no. Così sembri mia zia a un matrimonio.»
«Stavo mangiando.»
«Falsissima.»
«Fammi vedere tu, allora.»
«L’ho appena fatto.»
Marco disse:
«Anche troppo appassionatamente, pare.»
Serena lo indicò col cucchiaino.
«Attento .... nonnhai visto nulla ... ti stupiresti!»
Elena li guardò entrambi e, preso un bel cucchiaio di dolce, inizio a giocarci con la lingua ripulendolo sotto per poi farao scomparire nella bocca. Lo fece entrare e uscire un paio di volte e poi lo inghiotti.

«Sì, Marco. Adesso tocca a te.»
«Nemmeno morto.»
Cinque minuti dopo stavano tutti e tre facendo a turno gesti deliberatamente assurdi con i cucchiaini, criticandosi, dandosi voti e accusandosi reciprocamente di possedere una quantità sospetta di esperienza.

Serena guardò Marco dopo una delle sue imitazioni.
«Troppo sicuro, talento naturale o ci nascondi qualcosa!?.»
Elena scoppiò a ridere.
«Ti prego, non approfondiamo... potrei restarne scioccata.»
«Io avrei diverse domande,» disse Serena.
«Tienitele.» le disse Marco
«Adesso improvvisamente è timido.»
Marco indicò entrambe.
«Voi due avete trasformato il dessert in qualcosa di indecente e sarebbe colpa mia?!»
Serena passò la lingua sul bordo del cucchiaino.
«Indecente è una parola grossa .... direi piuttosto divertente »
Elena vide nuovamente lo sguardo di Marco muoversi per un istante sulla bocca di Serena al suo seno e viceversa.
Questa volta lui non fu abbastanza veloce ed Elena lo vide e sorrise.
Marco intercettò il sorriso, lei non disse niente.
Fu forse il primo momento della serata in cui entrambi compresero che il gioco stava funzionando su un livello leggermente diverso per ciascuno di loro.

---

Sparecchiarono ancora ridendo.
Quando si spostarono in soggiorno, Marco appoggiò sul tavolino una terza bottiglia di Franciacorta nel secchiello del ghiaccio.
Serena rimase in piedi a fissarla.
«No.»
Elena si lasciò cadere sul divano.
«Questa è l’ultima, è un nettare.»
«L’avete detto anche dell’altra.»
Marco aprì la bottiglia.
«Quella era da dessert.»
«E questa?»
Lui ci pensò.
«Da conversazione o da confessione se preferisc.»
«È una categoria enologica nuova?»
«Antichissima.»
Serena scosse la testa, si tolse le scarpe rimanendo come loro a piedi nudi e si sedette accanto a Elena, raccogliendo una gamba sotto di sé.
«Un bicchiere, solo uno»
Marco glielo versò.
«Certo.»
«Poco.»
«Sì.»
«Quello non è poco.»
«Dipende dal bicchiere.»
«Siete due alcolizzati.»
«Siamo solo ospitali, e mettiamo le ospiti a proprio agio coccolandole» si fece scappare forse con troppa malizia Elena.
La camicia di Serena si era leggermente spostata mentre si sedeva e il primo bottone, già abbastanza teso sul seno, si era aperto senza che lei se ne accorgesse. Non mostrava nulla di scandaloso, soltanto qualche centimetro in più di pelle e la linea centrale del décolleté, ma quella piccola apertura bastava a rendere improvvisamente più presente ciò che prima la stoffa aveva cercato di contenere.
Marco guardò a lungo questa volta.
Poi incontrò gli occhi di Elena.
Lei aveva visto.
E, cosa che lo sorprese, non sembrava infastidita, anzi sembrava divertita.
«Comunque,» disse Elena, portando il bicchiere alle labbra, «prima hai glissato.»
Serena sospirò.
«Lo sapevo.»
«Su cosa?» chiese Marco.
Serena lo guardò.
«Non fare il finto tonto.»
Elena sorrise.
«Quei due.»
Serena bevve.
«Quali due?»
Marco rise.
«Strategia debole ragazza, molto debole.»

Serena lasciò cadere la testa contro lo schienale.
«Siete ancora su quella storia.»
«Non siamo su niente,» disse Elena. «Ti ho solo chiesto se li senti ancora.»
Serena esitò, una frazione di secondo.
Elena sollevò le sopracciglia.
«Allora li hai rivisti ....»
Serena chiuse gli occhi e ammise candidamente con un mezzo inchino
«Sì, vostro onore sono complevole»
Marco si sistemò meglio sulla poltrona, già mezzo eccitato
«Ah.» si limitò a sussurrare
Serena lo indicò.
«Niente “ah”, guai a te»
«Non ho detto niente.»
«Hai detto “ah”.»
Elena rideva.
«Quando?»
«Adesso.»
Marco alzò le mani.
«Colpevole.»
Elena si avvicinò un po’ all’amica e accarezzando il braccio le chiese
«Quando?»
«Tre settimane fa.»
«Tutti e due?»

Serena la guardò.
«Essendo una coppia…»
«Hai capito.»
«Sì. Tutti e due.»
«E?»
«E niente.»
Marco intervenne.
«Questo è palesemente falso, di capisce dai tuoi occhi»

Serena lo guardò.
«Tu da quando sei entrato nell’interrogatorio?»
«Da “li ho rivisti”.»
Elena indicò il marito.
«Vedi? Io almeno sono sincera.»
«Tu sei curiosa in maniera inquietante.»
«Racconta, dai facci felici»
Serena abbassò gli occhi sul proprio bicchiere.
«Non c’è molto da raccontare.»
Elena e Marco si guardarono, poi Elena disse:
«Serena.»
«Cosa?»
«Abbiamo appena passato dieci minuti a comportarci da adolescenti con tre cucchiaini .... facendo finta di ... Direi che abbiamo superato il punto in cui provare veegogna .»

Serena scoppiò a ridere.
«Messa così.»
Marco disse:
«Dove vi siete visti?»
Lei lo guardò.
«A casa loro.»
«Stessa casa?»
«Sì.»
«Chi ti ha aperto?»
Serena sorrise.
«Lei.»

Elena si sporse.
«Com’era?»
«Vestita.»
«Grazie.»
Marco rise, Serena prese un altro sorso e proseguì.

All’inizio raccontò con prudenza, quasi difendendosi dalle proprie stesse parole. Disse che era arrivata in anticipo, che aveva trascorso tutto il pomeriggio alternando curiosità e voglia di inventarsi una scusa, che quando la donna le aveva aperto la porta si erano abbracciate troppo a lungo per poter fingere che fosse un incontro normale.
«E lui?»
«Era in cucina.»
«E tu come ti sentivi?» domandò Elena.
Serena ci pensò.
«Diversamente dalla prima volta.»
«Come?»
«La prima volta non sapevo cosa sarebbe successo. Questa volta sì.»

Marco inclinò la testa.
«E questo ti tranquillizzava o ti agitava di più?»
«Tutte e due le cose.»
«Molto utile.»
Serena rise.
«Mi tranquillizzava perché non dovevo più capire se mi volevano davvero. Mi agitava perché sapevo che mi volevano.»

Elena smise per un attimo di sorridere.
«Entrambi.»
«Sì.»
«E ti piaceva.»
Serena sostenne il suo sguardo.
«Moltissimo.»

Quella parola produsse un piccolo silenzio, poi Serena cominciò davvero a raccontare.
Descrisse la donna per prima, perché Elena continuava a farle domande.
Era alta quasi quanto lei, disse, forse poco meno di Elena; capelli corti e molto scuri, pelle olivastra, seno relativamente piccolo, fianchi larghi, ventre morbido, cosce forti, una cicatrice chiara sul fianco. Non aveva un fisico che avrebbe attirato immediatamente l’attenzione entrando in un locale, ma nuda — Serena si interruppe, rise, poi continuò — possedeva una sicurezza che cambiava completamente il modo in cui la si guardava.... sicura di sé e completamente senza peli

«Più bella nuda?» chiese Elena.
«Sì.»
«Perché?»
«Perché smetteva di sembrare normale.»
«Che significa?»
Serena cercò le parole.
«Che vestita penseresti: bella donna. Nuda invece… capisci come abita il proprio corpo.»
Marco sorrise.
«Questa è una buona definizione.»
Serena annuì.
«Lei non si copre. Non sistema continuamente la pancia, non mette le braccia davanti al seno, non cambia posizione per sembrare più magra. È lì.»
Elena rimase in silenzio.
Quella descrizione l’aveva colpita più delle altre.
«E lui?» domandò Marco.
Serena rise.
«Eccolo.»
Elena gli lanciò un’occhiata.
«Era ora.»
«Io chiedo per completezza.»
«Certo.»
Serena cominciò a descriverlo: circa un metro e ottanta, molto meno alto di Marco ma largo di spalle, mani piccole, barba corta, petto coperto da peli scuri, un po’ di morbidezza sul ventre, gambe robuste.
Elena ascoltava con attenzione, Serena se ne accorse e chiese con molta malizia
«Vuoi anche qualche altro particolare piu intimo?»
«Sto cercando di immaginarlo.»
Marco sorrise ed Elena gli tirò un cuscino.
«Tu non ridere.»
«Non sto ridendo.»
«Hai la faccia.»
«Allora Serena ... particolari più intimi?.»
Serena continuò a raccontare, e il vino faceva gradualmente quello che Elena aveva sperato che facesse: toglieva precisione alla prudenza e precisione, invece, ai ricordi. Racconto del suo membro circonciso dalle dimensioni più che ragguardevoli ma non "mostruose".

Raccontò il momento in cui la donna si era avvicinata per prima, quanto fosse stato strano sapere che l’uomo le stava guardando mentre si baciavano, come proprio quella consapevolezza avesse reso tutto diverso dalla prima esperienza.
«Ti piaceva che guardasse?» domandò Elena.
Serena si voltò verso di lei.
«Sì, tantissimo.»
Risposta immediata.
«Tantissimo?»
«Molto.»
Elena avvertì lo sguardo di Marco su di sé.
«Perché mi guardi?»
«Non ho detto niente.»
«Ma mi stai guardando.»
Serena sorrise.
«Questa cosa interessa anche a voi?»
Elena arrossì, Marco no.
«Sto ascoltando.»
«Certo.»
Marco disse:
«Secondo me la risposta l’ha colpita.»
Elena gli rivolse uno sguardo stretto.
«E secondo me tu sei troppo interessato a tutta la conversazione.»
«Lo ammetto, sono interessatissimo.»
Serena scoppiò a ridere.
«Almeno lui non fa finta.»

Con il passare dei minuti il racconto diventò più concreto, ma ciò che catturava Marco ed Elena non era tanto la successione degli atti quanto la geometria dei tre corpi: chi rimaneva a guardare, chi si avvicinava, chi cercava lo sguardo dell’altro, come Serena avesse scoperto che essere al centro dell’attenzione di due persone le faceva dimenticare per la prima volta di controllare il proprio corpo.

«A un certo punto,» disse, «ho smesso completamente di chiedermi come apparivo.»
Elena la guardò.
«Questa cosa mi sembra impossibile.»
«Lo pensavo anch’io.»
«Nemmeno per un secondo?»
«No.»
«E loro ti guardavano.»
«Entrambi.»
«E tu lo sapevi.»
Serena sorrise.
«Era quello il bello.»
Elena bevve.
Marco vide qualcosa cambiare nel suo viso, non era semplice curiosità.
Serena lo vide a sua volta.
«Elena.»
«Cosa?»
«Tu cosa avresti fatto?»
Elena rimase immobile.
«Dove?»
«Al mio posto.»
«Che ne so.»
«No. Non vale.»
«Non ci sono mai stata.»
«Appunto. Immagina.»
Marco appoggiò il bicchiere
Serena lo indicò.
«E tu non suggerire.»
«Non avrei osato.»

Elena guardò prima Serena, poi Marco.
«Forse avrei guardato.»
Serena inclinò la testa.
«Chi?»
Elena rise per prendere tempo.
«Tutti.»
«Diplomatica.»
«È vero.»
Serena insistette.
«Prima lei o lui?»
«Serena.»
«Hai voluto il racconto.»

Elena abbassò gli occhi sul proprio bicchiere.
«Forse lei.»
Marco non se l’aspettava.
Serena invece sorrise.
«Interessante.»
«Non fare quella faccia.»
«Che faccia?»
«Quella da psicologa.»
«Non sono psicologa.»
«Peggio.»
Serena si girò verso Marco.
«E tu?»
«Io cosa?»
«Se fossi con Elena e un’altra donna.»
Marco sorrise.
«Domanda pericolosa.»
«Codardo.»
Elena intervenne.
«Rispondi.»
Marco la guardò.
«Prima guarderei lei.»
Serena fece una smorfia.
«Risposta da marito modello.»
Elena però non rise.
«Perché?»
Marco continuò a guardarla.
«Per capire se ti piace.»
Il tono era cambiato. Serena osservò entrambi.
«Dopodiché?»
Marco rise nuovamente.
«Non molli.»
«No.»
Elena disse:
«Nemmeno io.»
Marco scosse la testa.
«Dipenderebbe da lei.»
Serena indicò Elena.
«Allora torniamo alla domanda. Tu cosa vorresti?»
Elena sospirò.
«Non ne ho idea.»
«Bugiarda.»
«Serena.»
«Va bene, cambiamo. Un uomo oppure una donna?»
Elena guardò Marco e Marco guardò lei.
«Non so.»
Serena si rivolse a Marco.
«Tu?»
«Una coppia.»
La risposta arrivò così naturalmente che entrambe le donne si voltarono. Marco rise.
«Che c’è?»
Elena socchiuse gli occhi.
«Questa era preparata.»
«No.»
Serena sorrise.
«Interessante.»
Marco alzò le spalle.
«In quattro nessuno è automaticamente il terzo.»
Serena rimase pensierosa.
«Non è una risposta stupida.»
«Grazie.»
Elena lo guardava ancora.
«Quindi ci avevi pensato.»
«Dopo la tua storia? Certo.»
«E non me l’avevi detto.»
«Ne abbiamo parlato.»
«Non così.»
Serena li osservò.
«Voi due avete fatto parecchi compiti a casa.»
Elena arrossì.
«Non abbiamo fatto niente.»
«Non ho detto che avete fatto qualcosa.»
«Sembrava.»
«Ho detto che avete pensato.»
Marco intervenne:
«Quello sì.»
Serena rise.
«Finalmente uno sincero.»
A un certo punto abbassò gli occhi e vide la camicia.
«Oh.»
Portò una mano al petto mentre Elena scoppiò a ridere.
«Finalmente.»
Serena guardò il bottone aperto e poi Marco.
«Da quanto?»
Marco sollevò le mani.
«Io non so niente.»
«Bugiardo.»
Elena rideva.
«Ha guardato.»
«Elena.»
«Cosa?»
«Traditrice.»
Serena non si abbottonò, ma ormai rideva anche lei.
«Ah, bene.»
Marco scosse la testa.
«Una volta, forse due .»
Elena:«Almeno tre.»
Serena li guardò alternativamente.
«E tu non sei gelosa?»
La domanda arrivò improvvisa. Elena si fermò poi guardò Marco e dopo Serena.
«No.»
Serena sollevò un sopracciglio.
«No?»
Elena ci pensò ancora.
«No.»
Marco sembrò più colpito di Serena.
«Interessante.»
Elena gli lanciò un cuscino, Serena lo evitò ridendo.
«Allora ne apro un altro.»
«No.»
«Ah! Eccola la gelosia.»
«Quella si chiama decenza.»
Continuarono a ridere, poi Serena, ormai completamente sciolta, li guardò entrambi e disse:
«Secondo me dovreste provarci.»
Il silenzio durò un secondo e alla fine Marco sorrise.
Elena sollevò le sopracciglia.
«Domani?»
«Non domani. Prima o poi.»
Marco appoggiò il bicchiere.
«Piccolo problema.»
«Quale?»
«Con chi.»
Serena alzò le spalle.
«Persona singola.»
Elena lo guardò.
«Uomo o donna?»
Marco:
«Perché devo scegliere io?»
«Perché hai aperto tu il problema.»
Serena rise.
«Un uomo ti mette alla prova, Marco.»
«Una donna mette alla prova Elena.»
Elena intervenne:
«Oppure nessuno mette alla prova nessuno e ci troviamo una coppia.»
Serena indicò lei con soddisfazione.
«Vedi?»
Marco sorrise.
«Matematicamente migliore.»
Elena:
«Sì, però poi devono piacerci entrambi.»
«Ah, certo,» disse Serena. «Esigenti.»
Marco: «A quel punto tanto vale.»
Serena si sistemò contro lo schienale e li osservò a lungo.
«Voi due siete molto meno innocenti di quanto crediate.»
Elena guardò Marco e Marco guardò lei.
«Può darsi,» disse.
Serena inclinò la testa.
«Oppure vi serve soltanto la persona giusta.»
Marco sorrise.
«O le persone.»
Serena lo guardò e ad Elena non sfuggì quello sguardo.

---

Quando Serena andò via erano quasi le due. Sulla porta abbracciò prima Elena e poi Marco. Con lui rimase forse mezzo secondo più del necessario, o forse Elena lo immaginò soltanto.
«La prossima volta,» disse Serena infilandosi il cardigan, «però raccontate voi qualcosa.»
Marco sorrise.
«Non prometto.»
«Codardo.»
Elena aprì la porta.
«Vai a casa.»
Serena la baciò sulla guancia.
«Pensateci.»
«A cosa?»
Serena era già sul pianerottolo.
«Lo sapete.»
E se ne andò.

Marco richiuse la porta.Rimasero entrambi immobili, poi Elena lo guardò.
«Secondo te quella era una proposta?»
Marco scoppiò a ridere.
«Stavo per chiedertelo io.»
«Non fare il furbo.»
«Sono serio.»
Camminarono verso la camera lasciando i bicchieri e la bottiglia sul tavolino.
«Secondo me Serena ha sempre avuto un debole per te,» disse Elena.
Marco si fermò.
«Ma va.»
«Ma sì.»
«Da quando?»
«Da sempre.»
«Non me ne sono mai accorto.»
Elena lo guardò con autentica incredulità.
«Marco, per favore.»
«Davvero.»
«Ti guarda.»
«Tutti guardano.»
«Non così.»
Entrarono in camera ed Elena cominciò a spogliarsi senza alcuna teatralità, togliendo prima la maglia, poi i pantaloni, lasciandoli sulla sedia invece di sistemarli; Marco fece lo stesso dall’altra parte del letto.
«Comunque,» disse lei, «non fare il santo.»
«Su cosa?»
«Quel bottone.»
Marco rise.
«Ancora.»
«Hai guardato.»
«Certo che ho guardato.»
La sincerità la sorprese.
«Ah.»
Marco la osservò.
«Mi hai chiesto.»
Elena rimase con il reggiseno in mano prima di appoggiarlo sulla sedia.
«Ti piace il suo seno.»
Marco sorrise.
«È difficile non notarlo.»
«Quella è una risposta diplomatica.»
«È una quinta, Elena.»
Lei rise.
«Appunto. Secondo me saresti felicissimo di giocarci.»
Marco la guardò.
«Questa sera sei pericolosa.»
«Perché?»
«Perché continui a suggerirmi cose e poi fai finta che vengano da me.»
Elena si infilò sotto le coperte e Marco la raggiunse.
Per qualche secondo rimasero distesi sulla schiena. Poi lui disse:
«E tu?»
«Io cosa?»
«Quando raccontava di lui.»
Elena sorrise nel buio.
«Stavo ascoltando.»
«Con una concentrazione ammirevole.»
«Ero curiosa.»
«Quanto?»
Elena girò la testa verso di lui.
«Abbastanza.»
Marco rimase in silenzio.
«Non ti dà fastidio?» domandò lei.
«No.»
«Per niente?»
«Perché dovrebbe?»
Elena ci pensò.
«Non lo so.»
Passarono alcuni secondi poi Marco disse:
«Ma davvero pensi che Serena stesse proponendo se stessa?»
Elena rise piano
«Forse.»
«Tu cosa avresti detto?»
«Stasera? No.»
«E non stasera?»
Elena rimase zitta. Marco aspettò.
«Non lo so.»
«Molto chiaro.»
Lei gli diede una piccola spinta col piede sotto le coperte.
«E tu?»
«Non lo so.»
«Bugiardo.»
«Va bene. Mi incuriosirebbe.»
«Serena.»
«La situazione.»
«Diplomatico.»
Marco rise.
Elena si girò su un fianco.
«Io credo che mi piacerebbe guardare.»
«Me e Serena?»
«Forse.»
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.0
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Adesso possiamo guardare (01):

Altri Racconti Erotici in Scambio di Coppia:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni