Quello che non ci siamo mai detti (7)
Per buona parte del sabato non ne parlarono più.
Fu quasi sorprendente la facilità con cui la loro vita tornò a occupare tutto lo spazio disponibile, come se le ore trascorse fra la sera precedente e quella doccia del mattino appartenessero a una dimensione parallela che poteva essere richiusa semplicemente vestendosi, facendo colazione, svuotando la lavastoviglie e cominciando a discutere di ciò che mancava in frigorifero.
Elena trascorse la mattinata fra alcune faccende che aveva rimandato durante la settimana, poi uscì a fare la spesa; Marco sistemò alcune cose in garage, rispose a due telefonate di lavoro che aveva promesso di ignorare durante il fine settimana e, quando si incrociavano per casa, entrambi sembravano comportarsi esattamente come sempre.
Quasi.
Perché qualcosa, in realtà, era cambiato. Elena se ne accorgeva nei dettagli.
Quando passava vicino a Marco in cucina, lui le appoggiava una mano alla vita invece di limitarsi a spostarsi per lasciarla passare; quando lei si chinava davanti a un mobile basso, percepiva il suo sguardo senza bisogno di voltarsi; quando si incontravano nel corridoio, capitava che rimanessero vicini mezzo secondo più del necessario, come se entrambi stessero riscoprendo che il corpo dell'altro occupava realmente uno spazio.
Elena faceva la stessa cosa. Lo osservava. Molto più di prima.
Gli guardava le mani quando apriva una bottiglia, le braccia quando sollevava una cassetta, la linea delle spalle sotto una semplice polo, e ogni volta le sembrava assurdo avere avuto quell'uomo davanti agli occhi per così tanti anni senza prestargli continuamente attenzione.
Forse era inevitabile. Non si poteva vivere una vita intera fissandosi come due adolescenti. Eppure, adesso Elena aveva la sensazione di essersi persa qualcosa proprio mentre credeva di conoscerlo perfettamente.
Dopo cena si ritrovarono sul divano.
La musica era accesa, il mix serale di Spotify. Entrambi leggevano e sorseggiavano un bicchiere di vino bianco ghiacciato.
Elena aveva indossato un paio di pantaloni morbidi e una maglia leggera dal collo ampio che le scopriva una spalla ogni volta che cambiava posizione; si era raccolta i capelli in maniera approssimativa e aveva le gambe piegate sul divano, una sotto il corpo e l'altra distesa verso Marco. Non indossava come suo solito il reggiseno.
Lui era seduto all'angolo opposto, con un braccio appoggiato allo schienale e le gambe allungate davanti a sé. Pantaloni comodi corti senza mutande (come sempre), e maglietta di cotone ampia e comoda.
Fra loro rimaneva poco più di mezzo metro. Molto meno di quanto sembrasse. Elena fece scorrere distrattamente il piede lungo la gamba di Marco.
Una volta.
Poi una seconda.
Lui abbassò gli occhi.
«Lo fai apposta?»
Elena continuò a guardare la televisione.
«Cosa?»
«Quello.»
«Sto soltanto cercando una posizione comoda.»
Marco le prese la caviglia. Elena sorrise senza voltarsi.
La sua mano circondava interamente la parte più sottile della gamba di lei, e il pollice cominciò lentamente a muoversi sulla pelle scoperta fra l'orlo dei pantaloni e il piede.
«Questa è comoda?»
«Abbastanza.»
Marco attirò delicatamente la sua gamba verso di sé. Elena si lasciò spostare.
Il movimento le fece scivolare il corpo lungo il divano fino a ritrovarsi più vicina, con una coscia appoggiata contro quella di lui e il fianco inclinato verso Marco.
«Prepotente.»
«Hai iniziato tu.»
«Non ho iniziato niente.»
Marco sorrise. Elena guardò finalmente verso di lui. Rimasero così qualche secondo.
La luce cambiava continuamente sul viso di Marco, alternando ombre fredde e riflessi più chiari, mentre la lampada accesa dietro il divano disegnava una linea calda lungo la sua guancia, il collo e il bordo della maglietta.
Elena lo studiò. Marco se ne accorse.
«Cosa c'è?»
«Niente.»
«Questa risposta ormai è vietata.»
Lei sorrise.
«Stavo pensando.»
«Pericoloso, molto pericoloso!»
«Moltissimo» ridacchiò di rimando lei.
Marco le accarezzò lentamente la caviglia. Elena abbassò lo sguardo sulla sua mano.
«Questa mattina ho fatto quasi tutte io le domande.»
«Vero.»
«E tu hai risposto pochissimo.»
Marco inclinò appena il capo.
«Mi sembra di aver risposto.»
«Hai risposto alle mie domande.»
«Di solito funziona così.»
Elena gli diede una piccola spinta con il piede.
«Sai cosa intendo.»
Marco continuò ad accarezzarle la gamba, facendo scivolare lentamente la mano dal malleolo verso il polpaccio e tornando poi indietro, in un movimento quasi automatico che sembrava rilassarla e, nello stesso tempo, mantenere una sottile tensione fra loro.
«Vuoi sapere cosa penso io.»
«Sì.»
«Di Serena?»
Elena scosse la testa.
«Di te.»
Marco la guardò un po' stupito. Per qualche secondo non disse niente. Elena notò che il suo pollice aveva smesso di muoversi.
«Questa domanda è più difficile.»
«Perché?»
«Perché tu ieri sera hai avuto il vantaggio di poter raccontare le fantasie di qualcun altro.»
Elena aggrottò la fronte poi capì.
«Serena.»
«Esatto.»
Marco riprese lentamente a muovere la mano sulla sua gamba.
«Potevi dire: Serena ha fatto questo, Serena ha provato quello, Serena dice che le è piaciuto. Poi piano piano sei arrivata a dire cosa aveva fatto a te ascoltarla.»
Elena sorrise.
«È vero.»
«Io non ho Serena.»
«Poverino.»
Marco rise mentre lei si spostò ancora più vicino. Adesso il ginocchio di Elena era appoggiato sopra la coscia di lui, e la stoffa sottile dei pantaloni le permetteva di percepire il calore del corpo sottostante.
«Hai me.»
Marco la guardò.
«Che è molto peggio» le disse facendole l’occhiolino.
Elena gli diede un colpo sul petto. Lui le prese la mano prima che potesse ritirarla e la trattenne a sé. Le dita di Marco si chiusero intorno alle sue, poi si aprirono e si intrecciarono lentamente. Elena osservò le loro mani.
«Allora.»
«Allora cosa?»
«Dimmi qualcosa che non mi hai mai detto.»
Marco sorrise.
«Qualsiasi cosa?»
«No.»
Elena lo guardò deliberatamente. Marco capì. Il sorriso gli rimase sulle labbra, ma cambiò qualcosa negli occhi.
«Ah.»
«Ecco.»
«Vuoi proprio entrare lì.»
«Ieri sera ci sono entrata io.»
Marco rimase qualche secondo in silenzio, Elena non lo incalzò. Si appoggiò allo schienale e aspettò, lasciando la propria mano dentro quella di lui. Marco guardò la televisione senza vederla realmente, poi disse:
«Ho fantasticato su noi e altre persone parecchie volte in verità»
Elena lo sapeva già, almeno in teoria, ma sentirglielo dire in quel modo produsse comunque un piccolo cambiamento nel suo respiro.
«Donne.»
«Certo.»
«Uomini.»
Marco annuì.
«Anche, ma soprattutto coppie.»
Elena lo studiò. Non percepì alcun tentativo di impressionarla. Era forse proprio questo a renderlo interessante.
«Coppie?!»
«Sì, soprattutto coppie. Ma anche donne e uomini tra noi»
«Noi con una coppia.»
Marco sorrise appena.
«Quella fantasia è ricorrente … già ricorre spesso.»
Elena spalancò gli occhi.
«Abbastanza spesso?»
«Non guardarmi così.»
«In vent'anni non me l'hai mai detto.»
«Perché avrei dovuto?»
Elena rimase quasi offesa.
«Perché sono tua moglie.»
«Appunto.»
Lei scoppiò a ridere.
«Questa spiegazione è pessima.»
Marco scosse la testa.
«No. È esattamente la ragione.»
Elena lo guardò mentre Marco cercò le parole.
«Una fantasia è facile finché rimane soltanto tua. Puoi immaginare qualsiasi cosa, anche qualcosa che non faresti mai davvero, e non devi spiegare perché ti piace.»
Elena sentì immediatamente l'eco della propria confessione della sera precedente.
«È quello che ti dicevo io.»
«Lo so.»
Marco le portò la mano alle labbra e le baciò lentamente le dita.
«Probabilmente siamo più simili di quanto pensassimo.»
Elena rimase a guardarlo.
«Qual era la fantasia?»
«Quale?»
«Quella della coppia.»
Marco sorrise.
«Vuoi i dettagli.»
«Tu ieri li hai voluti.»
«Giusto.»
Elena si sistemò meglio sul divano, ruotando il corpo verso di lui fino a ritrovarsi quasi frontalmente. La maglia le scivolò ancora un poco dalla spalla. Marco la guardò, guardo la maglia e la scollatura sul seno che lasciava intravvedere. Elena vide gli occhi abbassarsi sulla pelle scoperta.
«Concentrati.»
«Sto cercando di farlo!»
«Lo fai proprio male allora»
Marco rise e poi tornò serio.
«La cosa che mi ha sempre incuriosito di più non era necessariamente avere un’altra donna. Sai che mi interessa poco fare sesso con un’altra donna.»
Elena sembrò sorpresa.
«No?»
«No, ma non mi fraintendere.»
«Questa non me l’aspettavo! Vuoi fare sesso con un altro uomo?!»
Marco le appoggiò una mano sul ginocchio. Il palmo si mosse lentamente lungo la parte esterna della coscia, sopra il tessuto morbido dei pantaloni.
«Non hai capito nulla! La mia fantasia era, o meglio è, vedere te … al centro delle attenzione e farti godere come mai prima»
Elena sentì un piccolo brivido.
«Me.»
«Sì, te!»
«Al centro delle attenzioni di chi?! »
Marco annuì. Elena rimase immobile.
«Una donna?»
«Si»
«Un uomo.»
«Anche, perché no. O entrambi…sempre con me bene inteso!»
Marco sembrò cercare un modo preciso per spiegarsi.
«Credo che sia sempre stata più una fantasia sul vederti soddisfatta, del vederti godere, che sul fare io qualcosa con qualcun altro, donna o uomo che sia.»
Elena sentì la frase depositarsi lentamente. Quasi la stessa cosa che aveva scoperto di desiderare lei. Essere vista, voluta, desiderata.
«Quindi tu guarderesti.»
«Non proprio … io partecipo non guardo!»
Elena sorrise soddisfatta.
«Questo lo avevo capito, ma partecipi solo con me?»
Marco le strinse delicatamente la coscia sorridendo.
«Probabilmente no…dipende dalle geometrie! Con un altro uomo non saprei proprio che farci»
«E non gli succhieresti il cazzo con me come ha fatto Serena?»
La domanda uscì spontaneamente, diretta, senza pensarci. Marco la osservò. Elena sentì il viso riscaldarsi.
«Non lo so sai … in cuor mio vederti fare sesso con un altro mi piacerebbe … verdi succhiare un altro cazzo non lo so … succhiarlo io … non saprei ma non escludo nulla a priori»
Elena lo fissò ma senza vederlo realmente
«E con una donna?»
«Rispondi.»
Marco inspirò lentamente.
«Vorrei vedere come ti comporti tu.»
Elena aggrottò appena la fronte.
«In che senso?»
«Ieri sera eri cambiata… quasi pornografica direi»
Quelle parole le fecero immediatamente tornare alla mente il pompino fatto fino alla fine in ginocchio in salotto (cosa rara per lei) e il sesso allo specchio. Marco continuò.
«Il tuo viso, il tuo corpo.»
La mano sulla coscia di Elena salì leggermente.
«Il modo in cui respiri.»
Il pollice seguì lentamente una linea attraverso il tessuto.
«Il modo in cui all'inizio ti controlli e poi smetti.»
Elena sentì il proprio respiro diventare più profondo proprio mentre lui lo descriveva. Marco lo notò.
«Questo.»
Lei deglutì.
«Cosa?»
«Esattamente questo.»
Marco le passò una mano sulla vita. Elena percepì immediatamente il contatto anche attraverso la maglia.
«Quando ti ecciti, il tuo corpo cambia prima che tu lo ammetta.»
Elena rise nervosamente.
«Adesso sei diventato un esperto.»
«Ti conosco da vent'anni.»
«E allora dimmi.»
Marco la guardò.
«Cosa?»
«Come cambio.»
Lui rimase per qualche secondo in silenzio. Poi le posò entrambe le mani sui fianchi. Elena era abbastanza vicina perché potesse farlo senza spostarsi.
«Respiri più profondamente.»
Una delle mani risalì lentamente lungo il fianco.
«Le spalle si rilassano.»
Marco le fece scivolare deliberatamente la maglia dalla spalla già scoperta.
«La pelle qui diventa più calda.»
Le sfiorò il collo con il dorso delle dita. Elena inspirò.
«Le guance diventano rosse.»
«È imbarazzo.»
«Non soltanto.»
Marco le accarezzò lentamente il fianco.
«E smetti di tenere la pancia.»
Elena quasi si offese.
«Io non tengo la pancia.»
Marco sorrise.
«La tieni sempre.»
«Non è vero.»
Lui le appoggiò una mano sul ventre. Il gesto fu lento, quasi tenero. La maglia sottile si mosse sotto il palmo.
«Adesso no.»
Elena abbassò gli occhi sulla mano di lui e Marco la spostò lentamente verso il fianco.
«Quando sei rilassata diventi più morbida.»
Elena sollevò gli occhi.
«Morbida non è esattamente il complimento che una donna vuole sentirsi fare.»
Marco rise.
«Per me lo è.»
Le strinse leggermente il fianco.
«Mi piacciono i tuoi fianchi.»
La mano risalì.
«Mi piace la tua pancia.»
Elena sentì il rossore aumentare mentre Marco continuò.
«Mi piace il tuo seno.»
Questa volta Elena abbassò istintivamente gli occhi e vide Marco sorridere.
«Ecco.»
«Cosa?»
«Quello è un altro segnale.»
Elena gli diede un piccolo colpo.
«Sei insopportabile.»
Marco le prese la mano.
«Tu hai chiesto.»
Lei sorrise poi tornò seria.
«Quindi vorresti vedere qualcun altro farmi... cambiare così.»
Marco non rispose immediatamente.
«Non qualcun altro … noi con qualcun altro.»
Elena lo studiò.
«Noi con qualcun altro»
«Si, non voglio guardarti. Voglio metterti al centro»
Lei rise.
«E se fosse un uomo?»
Marco le accarezzò lentamente la vita.
«Potrei immaginarti al centro…due maschi … due cazzi con cui giocare…. Mi eccita»
«Senza gelosia.»
«Non posso sapere cosa proverei davvero finché qualcosa non succede davvero.»
Elena apprezzò la risposta sincera, mentre Marco continuò:
«Ma nella fantasia no. Non provo gelosia.»
«Cosa provi?»
Lui la guardò.
«Curiosità.»
«Solo?»
Marco sorrise.
«No.»
Elena attese.
«Mi eccita a bestia in verità.»
Quella dichiarazione così semplice ebbe un effetto immediato su di lei e Marco lo vide immediatamente.
«Di nuovo.»
«Cosa?»
«Il respiro.»
Elena gli mise una mano sulla bocca.
«Basta analizzarmi.»
Marco le baciò il palmo. Lei lasciò la mano lì.
«E una donna?»
Lui parlò contro la sua pelle.
«Anche, perché no.»
Elena tolse lentamente la mano.
«Ti ecciterebbe vedermi con una donna?!?!»
«Sì, moltissimo.»
«Porco! Perché vorresti fartela.»
La risposta era stata immediata.
«Di più che con un uomo?»
Marco ci pensò.
«Diversamente.»
Elena sorrise.
«Risposta politica.»
«No.»
Marco la attirò leggermente verso di sé. La gamba di Elena scivolò sopra la sua e il corpo di lei finì quasi appoggiato al suo fianco.
«Con una donna mi incuriosirebbe vedere una parte di te che non conosco affatto. Poi, se dobbiamo essere onesti, magari ne prendiamo una con delle tette enormi come quelle di Serena»
Disse Marco ridendo mentre Elena rimase immobile.
«Quindi vorresti una donna con le tette grosse … buono a sapersi, lo chiederò a Serena» disse Elena quasi stizzita.
Marco ignorandola continuò:
«Con un uomo mi incuriosirebbe vedere come reagisci a qualcuno diverso da me, come godresti di due cazzi … come ci faresti venire»
«E tu con lui nulla?» disse Elena
«Sai, nella fantasia ci fa di tutto …. Magari lo spompiniamo insieme … o magari solo io … o magari lui a me. Ma a parte sesso orale, non mi interessa altro»
La frase era più forte. Elena lo sentì immediatamente.
Elena pensò immediatamente al racconto di Serena, l’uomo e la descrizione che aveva fatto. Marco capì dal suo viso dove fosse andata la sua mente.
«Ecco.»
«Non ho detto niente.»
«Non serve.»
Elena rise poi lo guardò negli occhi
«Quindi se io trovassi attraente un uomo molto diverso da te...»
Marco aspettò.
«...non ti darebbe fastidio.»
«No, ma sì più chiara altrimenti non ci capiamo.»
Elena rimase qualche secondo in silenzio.
«Va bene … uno con il casso più grande del tuo. Va bene cosi! Mi sembra strano però.»
«Perché?»
«Pensavo che gli uomini fossero molto più competitivi.»
«Alcuni lo sono, io no. Non ho questo problema.»
«Tu no?!?»
Marco si strinse nelle spalle.
«Non ho mai pensato che il fatto che esistano uomini più belli, più giovani o più dotati diminuisca quello che c’è fra noi o mini la mia sicurezza. È un mero aspetto fisico: come io sono attratto dai seni grossi tu potresti essere attratta dai cazzi grossi. La differenza è che il cazzo capisci se è grosso solo con l’uomo nudo eccitato.»
Poi scoppiò a ridere mentre Elena arrossì violentemente.
«Non ridere.»
«Scusa.»
«Sei scemo.»
«È che non mi aspettavo che saremmo arrivati qui sabato sera.»
Elena gli diede una spinta. Marco la prese per la vita prima che potesse allontanarsi.
«Vieni qui.»
La attirò contro di sé. Elena finì con il busto quasi sopra il suo, una mano sul petto e i capelli che le scivolarono in avanti. Marco la guardò da vicino.
«Quindi anche più dotati di me!»
Elena smise di ridere.
«Davvero.»
«Certamente, basta che poi troviamo una donna con le tettone! Il massimo sarebbe una coppia tettona e cazzona»
«E non penseresti al confronto.»
Marco le accarezzò lentamente la schiena.
«Probabilmente sì. Sono umano. Ma pensare al confronto non significa necessariamente esserne spaventato.».»
Elena sorrise e si rimase a guardarlo.
«E se a me piacesse?»
«Cosa?»
«La differenza.»
Marco le spostò lentamente una ciocca di capelli dal viso.
«Se piacesse a te, probabilmente interesserebbe molto anche me, purché si sia sempre insieme»
Elena lo fissò, non si sarebbe aspettava quella risposta netta sincera spiazzante
«Perché?»
Marco le appoggiò la mano dietro la nuca.
«Perché ieri sera ho capito una cosa.»
«Cosa?»
«Che vederti scoprire qualcosa che ti piace mi eccita.»
Elena rimase immobile mentre Marco avvicinò il viso per baciarla.
Si baciarono lentamente, senza la fame della sera precedente.
Il bacio durò a lungo proprio perché nessuno dei due sembrava volerlo trasformare immediatamente in qualcosa di diverso. Elena sentiva una mano di Marco sulla nuca e l’altra accarezzarle i glutei.
Il proprio corpo appoggiato al suo, il seno premuto leggermente contro il torace di lui attraverso due strati sottili di tessuto. Quando si separarono, Elena rimase con il viso vicino al suo.
«Quindi hai un sacco di cose che non mi hai raccontato.»
Marco sorrise.
«Potrebbe essere solo la punta dell’iceberg.»
«E io che pensavo di essere quella con i segreti.»
«Non sono segreti.»
«Come li chiami?»
Marco ci pensò.
«Pensieri che non sembravano utili.»
Elena gli accarezzò il petto.
«Adesso?»
«Adesso sembrano molto più interessanti.»
Lei sorrise e rimase per qualche secondo in silenzio. Poi:
«Dimmi la fantasia più strana che hai avuto su di me.»
Marco la guardò.
«Sicura?»
Elena annuì.
«Sì.»
«Potresti scandalizzarti.»
«Dopo ieri sera?»
Marco sorrise.
«Giusto.»
Elena si sistemò meglio contro di lui. Questa volta non c'era più musica, non c'era più sabato sera, non c'era quasi più nemmeno il salotto. C'erano semplicemente due persone che, dopo molti anni passati a credere di conoscersi completamente, avevano scoperto di avere ancora intere stanze dell'altro nelle quali non erano mai entrate.
Marco inspirò.
Elena aspettò.
E lui cominciò a raccontare.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Quello che non ci siamo mai detti (7):

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
