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Scambio di Coppia

Quello che non ci siamo mai detti (5)


di TerzoTempo1974
21.08.2026    |    233    |    0 8.0
"» Poi raccontò la parte che Serena stessa aveva definito più difficile … Non era stata la presenza dell’uomo o il fatto di prendere il suo membro in bocca e nelle mani… Era stata la donna..."
DIRLO SENZA ABBASSARE GLI OCCHI

Rimasero per qualche minuto davanti allo specchio senza parlare, ancora vicini abbastanza da sentire l’uno il calore dell’altra, mentre il respiro tornava lentamente regolare e la stanza sembrava riacquistare poco a poco le proprie proporzioni normali dopo essersi ridotta, fino a pochi istanti prima, al riflesso dei loro corpi, alle mani di Marco sui fianchi di Elena, al suo seno stretto contro il palmo di lui e a quella ostinata ricerca degli occhi dell’altro che aveva reso tutto diverso dal solito.
Elena aveva ancora entrambe le mani appoggiate al bordo del mobile davanti allo specchio e le spalle leggermente curve in avanti, non più per il piacere ma per una stanchezza piacevole che le scioglieva i muscoli, mentre Marco, dietro di lei, teneva una mano aperta sul suo ventre e l’altra appoggiata al fianco, come se non avesse ancora deciso di separarsi davvero dal suo corpo.
Il contatto non aveva più nulla di urgente.
Era diventato quasi contemplativo.
Marco le accarezzò lentamente la pancia, seguendo con il palmo la morbidezza della pelle fino all’anca, poi risalì lungo il fianco e tornò a posarle la mano sotto il seno, senza stringerlo questa volta, limitandosi a sostenerne il peso con una familiarità che Elena sentì improvvisamente più intima di molti gesti molto più espliciti.
Lei sollevò gli occhi verso lo specchio.
Vide il proprio viso ancora arrossato, i capelli disordinati intorno alle spalle, il seno che si alzava lentamente a ogni inspirazione profonda e, alle proprie spalle, Marco che sembrava osservare la stessa scena con un’attenzione quasi silenziosa, come se per qualche minuto non avesse fretta di trasformarla in una battuta.
«Che cosa guardi?» chiese Elena.
Marco sollevò gli occhi verso il suo riflesso.
«Te.»
«Ancora?»
«Soprattutto adesso.»
Elena sorrise appena.
«Sono un disastro.»
Marco fece scorrere la mano nel basso ventre per accarezzare con delicatezza la sua figa calda e soddisfatta.
«Sei bellissima.»
«Non ricominciare.»
«Non ho mai smesso.»
Elena abbassò lo sguardo e, per qualche secondo, rimase a osservare le mani di lui sul proprio corpo, notando la differenza fra la pelle di Marco, più scura e segnata da una leggera peluria sulle braccia, e la propria, ancora chiazzata di rossore sul collo e sul petto, e si accorse che quella sera non provava quasi più il bisogno di correggere mentalmente ciò che vedeva.
Il seno non era quello di vent’anni prima.
Il ventre non era perfettamente piatto.
I fianchi avevano una morbidezza che una volta avrebbe cercato di nascondere.
Eppure, lì, dentro le mani di Marco e sotto il suo sguardo, tutto questo le sembrava improvvisamente irrilevante.

Marco le baciò la nuca. Un bacio lento. Poi un altro appena più in basso.
Elena chiuse gli occhi.
«Basta.»
«Basta cosa?»
«Se continui così non arriviamo mai a letto.»
Marco rise piano.
«Mi pare che finora ce la siamo cavata anche senza.»
Elena si voltò verso di lui e gli diede una piccola spinta sul petto.
«Idiota.»
Marco le prese entrambe le mani e se le portò alle labbra, baciandone prima una e poi l’altra, con una tenerezza talmente diversa da ciò che era appena accaduto che Elena sentì una piccola stretta al petto.
«Vieni»
«Aspetta ... vado in bagno un attimo»
Elena lasciò la camera verso il bagno e dopo poco fece lo stesso Marco.
Al suo rientro fu lui a condurla verso il letto.
Elena si lasciò tirare per mano, salì sul materasso e si infilò sotto il lenzuolo, girandosi subito su un fianco mentre Marco si sdraiava accanto a lei, ancora a torso nudo, con una gamba leggermente piegata e un braccio aperto verso di lei. Ancora con il membro turgido … l’erezione che lentamente rientrava nei ranghi.
Elena vi si sistemò quasi automaticamente. Appoggiò la guancia sul suo petto.
La pelle di Marco era ancora calda e leggermente umida, e sotto l’orecchio sentiva il cuore battere più forte del normale, ma con un ritmo che rallentava progressivamente.
Gli passò una mano sul ventre. Marco le accarezzò la schiena fino a toccare l’inizio delle natiche.
Questa volta il silenzio durò più a lungo. Non era imbarazzante. Era quasi necessario.
Elena sentiva lentamente scomparire l’eccitazione fisica più immediata, ma al suo posto stava emergendo qualcosa di più difficile da gestire.

Le parole.
Serena.
La coppia.
Le domande fatte al ristorante.
Le immagini avute in macchina.
E soprattutto le frasi che, davanti allo specchio, le erano uscite senza che avesse avuto davvero il tempo di controllarle.
Se ci guardassero?
Se ci fosse un’altra donna?
E un altro uomo?

Elena aprì gli occhi. Il corpo di Marco continuava a muoversi sotto la propria guancia con il ritmo lento del respiro.
«Marco.»
«Mh?»
«Prima...»
Lui abbassò appena il mento per guardarla.
«Prima quando? Stasera abbiamo avuto una serata abbastanza lunga.» disse con tono scherzoso.
Elena gli diede un piccolo colpo sul ventre.
«Davanti allo specchio.»
«Ah.»
«Non fare quella faccia.»
Marco sorrise.
«Quale?»
«Quella da uno che sta per dire qualcosa di stupido.»
«Non avevo intenzione.»
«Bene.»
«Stavo soltanto pensando che davanti allo specchio hai detto parecchie cose interessanti.»
Elena chiuse gli occhi per un istante.
«Appunto.»
Marco continuò ad accarezzarle la schiena, muovendo la mano lentamente dalla nuca alla vita, senza accelerare, senza trasformare il gesto in una nuova provocazione.
«Ti sei pentita?»
Elena ci pensò davvero.
«No.»
Marco non disse nulla. Lei sollevò il viso.
«No, davvero.»
«Non sembrava un no molto convinto.»
«Perché è strano.»
«Cosa?»
Elena si spostò leggermente più in alto sul cuscino in modo da poterlo guardare meglio. Il lenzuolo le era sceso fino alla vita. Marco le passò istintivamente una mano sul fianco nudo. Elena guardò quel gesto, poi lui.
«Dire certe cose.»
«A me?»
«Soprattutto a te.»
Marco aggrottò appena la fronte.
«Questo dovrebbe offendermi?»
Lei sorrise.
«No.»
Poi diventò seria.
«È solo che con le amiche è diverso.»
«Immagino.»
«Con loro si parla.»
«E con me no?»
«Non così.»
Marco rimase in silenzio. Elena cercò di spiegarsi.
«Con loro puoi dire qualsiasi cosa e poi finisce lì. Puoi fare una domanda, ridere, raccontare una fantasia, dire che una cosa ti incuriosisce e non cambia niente.»
Marco la guardava attentamente.
«E con me invece cambia.»
«Sì.»
«Perché?»
Elena esitò. La risposta le sembrava ovvia e allo stesso tempo difficile da formulare.
«Perché tu sei reale.»
Marco sorrise appena.
«Sono abbastanza sicuro di esserlo.»
«Sai cosa intendo.»
«Sì.»
Elena gli appoggiò una mano sul petto e cominciò distrattamente a seguire con un dito una piccola linea della pelle vicino alla clavicola.
«Se dico a Laura che una cosa mi eccita, lei ride, magari mi prende in giro, poi domani parliamo del lavoro.»
«E se la dici a me?»
Elena sollevò gli occhi.
«Tu potresti ricordartela.»
Marco sorrise.
«Sicuramente.»
«Potresti riparlarne.»
«Probabile.»
«Potresti anche volerla fare.»
Questa volta Marco non rispose subito. Elena vide la sua espressione cambiare appena. Non sorpresa, piuttosto interesse.
«E questa cosa ti spaventa?»
«Un po’.»
Marco le accarezzò lentamente il fianco.
«Perché?»
Elena abbassò lo sguardo.
«Perché poi non puoi più far finta che fosse soltanto una fantasia.»
La frase rimase fra loro. Marco smise per un momento di muovere la mano. Elena sentì la sua immobilità. Poi lui riprese ad accarezzarla.
«Quindi quella di prima non era soltanto una battuta.»
Lei sollevò gli occhi.
«Quale?»
«Quella di qualcuno che ci guarda.»
Elena sentì di nuovo il calore salire alle guance.
«Marco.»
«Hai cominciato tu.»
«Lo so.»
«E allora?»
Elena respirò profondamente.
Il seno si sollevò, e Marco abbassò per un istante gli occhi prima di tornare subito al suo viso. Lei lo notò. Quella volta sorrise.
«Non riesci proprio a non guardare.»
Marco appoggiò una mano aperta sul suo fianco.
«Vuoi che smetta?»
Elena scosse la testa.
«No.»
La risposta arrivò più facilmente del previsto. Marco la studiò.
«Questo è interessante.»
«Tu dici sempre interessante quando non sai cosa dire.»
«No. Lo dico quando una cosa mi interessa.»
Elena si spostò ancora un poco più vicina, facendo scivolare una gamba contro quella di Marco sotto il lenzuolo, e il calore della sua coscia le arrivò immediatamente attraverso la pelle, familiare e rassicurante proprio mentre si preparava a raccontargli qualcosa che, soltanto qualche ora prima, non avrebbe immaginato di poter pronunciare ad alta voce nel loro letto.
«Serena ha raccontato tutto.»
Marco sollevò leggermente le sopracciglia.
«Tutto tutto?»
Elena fece una piccola smorfia.
«Purtroppo sì.»
«Dal tono non sembra che ti sia dispiaciuto molto.»
Lei gli diede una spinta sul petto, ma senza reale convinzione.
«Vuoi sapere oppure vuoi fare lo spiritoso?»
«Voglio sapere.»
Marco tornò serio e la mano che teneva sul fianco di Elena riprese a muoversi lentamente, quasi distrattamente, seguendo con il pollice la curva morbida della vita.
Elena inspirò.
«Ha detto che all’inizio erano tutti e tre imbarazzati.»
«Anche la coppia?»
«Sì. Ed è stata una delle cose che mi ha sorpreso.»
Marco la guardò.
«Perché?»
«Perché nella mia testa immaginavo una cosa... non so... organizzata. Come nei film. Tutti sicuri di sapere cosa fare.»
«E invece?»
Elena sorrise.
«Invece a quanto pare per qualche minuto non sapevano dove mettere le mani.»
Marco rise piano.
«Questo è molto più credibile.»
«Infatti.»
Elena si sistemò meglio contro il cuscino e continuò. Serena aveva raccontato che erano rimasti seduti a parlare più del previsto, con un bicchiere di vino ciascuno e quella strana consapevolezza che tutti sapessero perché si trovavano lì, ma che nessuno volesse essere il primo a trasformare l’intenzione in qualcosa di reale; poi uno dei tre aveva finalmente accorciato la distanza, era arrivato un primo bacio, poi un secondo, e in pochi minuti quella rigidità iniziale aveva cominciato a sciogliersi.
«Ha detto che la cosa più strana era non sapere chi guardare.»
Marco sorrise.
«Immagino.»
«Quando baciava lui sentiva la donna vicina. Quando baciava lei sapeva che lui le guardava.»
Elena si fermò. Marco notò immediatamente la pausa.
«Questo ti è rimasto in testa.»
Lei lo guardò.
«Un po’.»
«Solo un po’?»
«Marco.»
Lui sorrise e le accarezzò lentamente il fianco.
«Continua.»
Elena raccontò che, quando l’imbarazzo era diminuito, avevano cominciato a toccarsi tutti con molta più naturalezza, scoprendo gradualmente quali contatti fossero facili e quali invece richiedessero qualche secondo in più per superare quella sensazione di stare oltrepassando un confine.
Serena aveva insistito soprattutto su questo.
Non c’era stato un momento preciso in cui si era sentita improvvisamente disinibita. Era successo per gradi. Una mano sul seno e poi un'altra. Una bocca, ma non ricordava se quella di lui o di lei, sui capezzoli. Il corpo di lui che si avvicinava. Il suo membro duro (e che membro a sentire Serena…) che le toccava le natiche. Uno sguardo ricevuto senza che nessuno distogliesse gli occhi.
«Poi ha raccontato che lei e l’altra donna hanno cominciato a dedicarsi insieme a lui …»
Marco non disse niente. Elena sentì soltanto il suo pollice fermarsi per un istante sul fianco.
«Insieme?»
«Sì.»
«Okay.»
Elena rise.
«Tutto qui?»
«Sto cercando di non interrompere il documentario.»
«Scemo.»
Continuò comunque.
Serena aveva descritto quella parte con una precisione che aveva fatto protestare Chiara e ridere Laura, soffermandosi anche sul fatto che l’uomo non avesse un fisico particolare ma che fosse decisamente più dotato degli uomini con cui era stata abitualmente. E che era circonciso
Elena pronunciò quest’ultima frase guardando apparentemente il petto di Marco. Lui se ne accorse.
«Decisamente quanto?»
Elena gli lanciò un’occhiata.
«Non ricominciare.»
«Hai detto che ha raccontato tutti i dettagli.»
«Ha dato una descrizione.»
Marco trattenne un sorriso.
«Che descrizione?»
Elena cominciò immediatamente a pentirsi di avere aperto quella porta.
«Ha detto che era... grosso e bello.»
«Grosso e bello … ma si riferiva all’uomo o al suo uccello?»
«Scemo! … All’uccello.»
Disse Elena ridendo dandogli un piccolo colpo sotto le palle.
«Ha detto che le era piaciuto guardarlo e che si eccitava da morire mentre guardava la sua donna che lo succhiava facendo sparire la cappella dentro la sua bocca.»
Questa volta Marco non scherzò.
«E a te è rimasta impressa questa parte.»
Elena abbassò gli occhi.
«Sì.»
La risposta uscì più piano. Marco continuò ad accarezzarla senza aggiungere nulla. Elena riprese il racconto.
Serena e l’altra donna si erano alternate, a volte quasi giocando fra loro, e Serena aveva detto che una delle cose più sorprendenti era stata proprio la presenza dell’altra donna così vicina mentre entrambe si concentravano sul piacere dell’uomo: non tanto il gesto in sé, quanto il fatto di condividerlo e di potersi guardare a una distanza che normalmente apparteneva soltanto all’intimità di una coppia.
«Ha detto che all’inizio evitava di guardarla.»
«Per imbarazzo?»
«Sì.»
«Poi?»
Elena inspirò.
«Poi ha smesso.»
Marco la studiò.
«E questa parte ti incuriosisce.»
«Mi incuriosisce tutto, a questo punto.»
L’ammissione la fece sorridere nervosamente. Marco invece non sorrise.
«Va bene.»
Elena gli appoggiò una mano sul petto.
«Tutto qui?»
«Cosa vuoi che faccia?»
«Non lo so.»
«Vuoi essere giudicata oppure vuoi che ti ascolti?»
Elena rimase immobile. La domanda le tolse momentaneamente ogni risposta.
«Che mi ascolti.»
«Allora ti ascolto.»
Lei lo guardò qualche secondo più a lungo. Poi continuò. Descrisse come Serena aveva raccontato come si erano dedicati a lui, insomma… come insieme a sua moglie gli avesse succhiato il cazzo, leccato e ciucciato la cappella, accarezzato le palle. Si alternavano…lei segava e la moglie succhiava e viceversa… e la cosa sorprendente è che nel farlo spesso si fermavano a limonare tra loro sopra il cazzo del marito.
Dopo essersi concentrate su di lui, i ruoli si erano invertiti… Serena era diventata il centro dell’attenzione della coppia.
Prima l’uomo si era abbassato e le aveva iniziato a mangiare in modo lento e controllato la “mia farfallina” come la chiama Serena. E mentre lui si dedicava, mani, dita e soprattutto tanta lingua alla sua figa, la donna le accarezzava il corpo, accarezzava i capelli di lui, rimaneva vicino, la toccava, la baciava o semplicemente la guardava.
«E questa,» disse Elena più lentamente, «è la parte che le è piaciuta di più.»
Marco abbassò gli occhi sul suo viso.
«Essere al centro.»
«Sì.»
Elena sentì nuovamente la frase risuonarle dentro.
Essere al centro.
Due persone concentrate su di lei.
Due desideri contemporaneamente.
Serena aveva raccontato che, a un certo punto, le attenzioni si erano sovrapposte: la donna ha preso il posto del marito… Lei coricata sul letto, a gambe aperte, con la testa della donna tra le gambe che la baciava e la leccava, l’uomo si era spostato. Inizialmente per guardarle … poi invitandola a prendere in bocca il suo cazzo duro mettendolo davanti al suo volto, alla sua bocca. Dice che non l’ha spinta, ma lei eccitata dalla sapiente lingua della moglie, vedendosi davanti quella cappellona (così l’ha chiamata Serena) lucida ha iniziato a ingoiare il suo cazzo con avidità.
Elena si fermò. Eccitata…il respiro era cambiato. Lo sentiva e anche Marco lo sentiva.
Nessuno dei due lo commentò.
«Ha detto che quella sensazione era...»
Elena cercò la parola.
«Troppo?»
suggerì Marco.
Lei scosse lentamente la testa.
«No, non troppo… era appagante.»
Marco rimase in silenzio.
Elena continuò.
«Come se non avesse un secondo per pensare a sé stessa da fuori, a come appariva, a cosa stava facendo. Era intenta a succhiarlo mentre la moglie la fece venire con la bocca, la lingua e le dita.»
Marco fece scorrere lentamente una mano lungo la sua vita.
Elena inspirò.
«Questo ti piace.»
Lei lo guardò. Non aveva più senso negarlo.
«Sì.»
Marco continuò a muovere il pollice sulla sua pelle.
«Molto?»
Elena sorrise, imbarazzata.
«Sì.»
Poi raccontò la parte che Serena stessa aveva definito più difficile … Non era stata la presenza dell’uomo o il fatto di prendere il suo membro in bocca e nelle mani…
Era stata la donna.
Non perché Serena avesse improvvisamente scoperto una forte attrazione per il corpo femminile, ma perché l’intimità con lei le era sembrata psicologicamente più nuova, più strana e quindi, proprio per questo, più emozionante.
Aveva descritto un corpo minuto, un seno piccolo e proporzionato, molto diverso dal proprio, che, come sai, è enorme.
«In effetti si», disse Marco.
«Il solito porco!», sorrise Elena imbarazzata.
Aveva confessato alle amiche che dopo essere venuta, la avevano invitata a girarsi a mettersi a 4 zampe. E il marito aveva iniziato a penetrarla da dietro.
«Come piace a te», la interruppe Marco
«Si, ma non interrompere»
Aveva confessato alle amiche che la donna le si era messa sotto mentre il marito se la stava scopando. Avvicinarsi a quel corpo, toccarlo e baciarlo era stato il momento in cui aveva percepito con maggiore chiarezza di stare davvero facendo qualcosa che non aveva mai immaginato di fare.
Elena raccontò quella parte più lentamente. Marco se ne accorse.
«È questo che ti ha turbata?»
«Un po’.»
«Perché?»
«Perché lei ha detto che era stata la parte più difficile.»
«E anche la più emozionante.»
Elena annuì.
«Sì.»
«Perché era una donna.»
«Credo di sì.»
Marco rimase qualche secondo in silenzio.
«E tu?»
Elena lo guardò immediatamente.
«Io cosa?»
«Hai provato a immaginartelo.»
Lei sentì il viso scaldarsi.
«Forse.»
Marco sorrise appena.
«Il famoso forse.»
Elena gli diede una spinta.
«Non farmi pentire di raccontarti tutto.»
Lui le prese la mano e la trattenne contro il proprio petto.
«Non ti sto prendendo in giro.»
Elena studiò la sua espressione. Era vero.
«Non lo so,» disse allora. «Non credo di essere attratta dalle donne come lo sono dagli uomini.»
«Ma.»
Lei sospirò.
«Ma riesco a capire perché quella situazione possa essere eccitante.»
Marco annuì.
«Perché è nuova.»
«Anche.»
Elena esitò.
«E perché c’è qualcuno che ti desidera.»
«Indipendentemente dal fatto che sia uomo o donna.»
Lei lo guardò.
«Forse.»
Marco le accarezzò lentamente le dita.
Elena riprese il racconto prima che la conversazione diventasse ancora più personale.
Verso la fine, Serena aveva descritto i tre corpi ormai completamente privi dell’imbarazzo iniziale, l’uomo dietro di lei la prendeva, prima piano, poi forte, poi ancora piano. Mentre la donna le rimaneva davanti e Serena poteva continuare a baciarla e toccarla; quello, aveva detto, era stato il momento in cui aveva sentito più nettamente di essere realmente al centro di entrambi. Non aveva “leccato la sua farfallina” per usare l’espressione di Serena, ma si era limitata a baciarle il seno e i capezzoli.
Elena si fermò ancora. Marco aspettò.
«E ha detto una cosa.»
«Quale?»
Elena respirò lentamente.
«Che per lei il punto non era più fare una cosa con lui e poi una con lei.»
Marco la guardò.
«Era averli entrambi, essere in mezzo alle loro attenzioni.»
«Sì.»
La voce di Elena si abbassò.
«Volere entrambi.»
Pausa.
«Ed essere voluta da entrambi.»
Quella volta il silenzio durò parecchio. Marco aveva ancora una mano sulla vita di Elena. Lei sentì le sue dita muoversi appena.
«È quella frase,» disse lui.
Elena alzò gli occhi.
«Quale?»
«Quella che ti è rimasta addosso.»
Lei non rispose. Non serviva. Marco le passò lentamente la mano dal fianco al ventre. Elena sentì la propria pelle contrarsi sotto il palmo.
«Essere voluta da due persone.»
Elena inspirò.
«Sì.»
«È questo che hai pensato tornando a casa.»
Lei lo guardò.
«Sì.»
Marco rimase perfettamente tranquillo. Elena cercò qualcosa nel suo viso. Una traccia di fastidio. Una smorfia. Una gelosia appena accennata.
Non trovò niente.
Solo curiosità.
E desiderio. Quello sì. Lo vide.
«Non ti disturba proprio.»
Marco scosse lentamente la testa.
«No.»
«Nemmeno immaginare che un altro uomo possa...che io possa essere scopata da un altro uomo?»
Marco la guardò.
«Desiderarti e scoparti con me presente?»
Lei annuì.
Marco le accarezzò il ventre con un movimento lento.
«Elena, gli uomini ti desiderano già. E saperti desiderata e vederti scopata da un altro con me presente credo mi ecciterebbe»
La frase la sorprese.
«Qui parliamo di...»
«Mettere altri nel nostro letto.»
«Sì.»
Marco rimase qualche secondo in silenzio. Poi disse:
«Ma stiamo ancora parlando.»
«E se non parlassimo soltanto?» domandò, quasi senza volerlo.
Marco non si mosse. Elena sentì immediatamente il peso della domanda.
«Wow!»
«Non sto dicendo che voglio farlo.»
«Lo so.»
«Era una domanda.»
«Lo so anche questo.»
Marco la guardò negli occhi.
«Ma preferiresti un uomo, una donna o una coppia? »
Elena inspirò, poi sorrise appena.
«Non lo so!»
«Non dobbiamo decidere niente stasera» disse Marco strizzandole l’occhio e baciandola in bocca.
Poi sorrise appena.
«Meno male.»
«Perché?»
«Perché non saprei cosa decidere.»
Marco la strinse a sé prendendole una natica. Elena si lasciò andare contro di lui. Il proprio corpo aderì al petto caldo di Marco.
«Però ti è piaciuto raccontarmelo.»
Lei rimase qualche secondo con il viso contro il suo collo.
«Sì, mi è piaciuto.»
«Tutto? Tutto quello che hanno fatto ti è piaciuto?»
Elena sorrise sulla sua pelle.
«Direi di si ….Mi è piaciuto raccontartelo … E ad essere sincera immaginarmi al posto di Serena.»
Marco la guardò.
«Così non vale… e io?!?»
«Ma tu saresti l’uomo, stupido! »
Le dita di Marco si chiusero appena sulla sua schiena. Elena sentì il proprio cuore accelerare.
Quella sera aveva scoperto qualcosa che nessuna delle storie di Serena le aveva fatto capire fino in fondo.
Il desiderio non cresceva soltanto facendo. Poteva crescere anche parlando. Forse soprattutto parlando. Perché adesso quelle immagini non appartenevano più soltanto alla testa di Elena. Marco le conosceva. E il fatto che le conoscesse, che fosse ancora lì con le mani sul suo corpo e gli occhi nei suoi, le rendeva improvvisamente molto più reali.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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