Quello che non ci siamo mai detti (8)
Marco non cominciò subito a raccontare.
Rimase per qualche secondo con Elena quasi distesa contro di lui, una gamba di lei piegata sopra la sua e il busto appoggiato obliquamente al suo petto, mentre la mano che fino a poco prima le aveva accarezzato la schiena si fermava sulla curva del fianco, come se persino lui dovesse decidere quanto di quello che per anni aveva lasciato esclusivamente nella propria immaginazione fosse davvero pronto a trasformare in parole.
Elena non gli mise fretta.
Adesso che erano così vicini riusciva a sentire ogni piccolo cambiamento del suo corpo prima ancora che Marco parlasse: l’inspirazione leggermente più profonda, il petto che si sollevava sotto il proprio palmo, una tensione quasi impercettibile nell’addome quando lei muoveva distrattamente le dita sulla maglietta.
«Allora?» disse soltanto.
Marco abbassò gli occhi verso di lei.
«Vuoi davvero la più strana.»
«Hai promesso.»
«Non ricordo di aver promesso.»
Elena sorrise.
«Hai quella faccia.»
«Quale faccia?»
«Quella di uno che sta cercando una via d’uscita.»
Marco rise piano, poi le fece scivolare la mano lungo il fianco, accompagnandone la curva fino al punto in cui il bacino diventava più pieno e le diede una piccola amorevole patacca.
«La cosa che ho immaginato più spesso non è particolarmente complicata.»
«Sentiamo.»
Marco la guardò.
«Tu che ti lasci guardare.»
Elena rimase immobile.
«Tutto qui?»
«Ovviamente no.»
Marco sorrise.
«Ma parte sempre da lì.»
Quella risposta le fece immediatamente tornare alla mente lo specchio della sera precedente, e con il ricordo arrivò una sensazione fisica così netta che Elena sentì il proprio ventre irrigidirsi appena sotto il tessuto sottile della maglia. Marco lo notò.
«Vedi?»
«Cosa?»
«Non ho ancora detto niente e hai già cambiato modo di respirare.»
Elena abbassò gli occhi.
«Forse perché continui ad analizzarmi.»
«Mi hai chiesto cosa immagino.»
«E allora racconta.»
Marco le passò lentamente le dita sotto il bordo della maglia, ma senza farle risalire subito, lasciando soltanto che il dorso della mano entrasse in contatto con la pelle calda del fianco.
«Immagino qualcuno che ti guarda mentre tu sai perfettamente di essere guardata.»
Elena rimase in silenzio.
«E io sono lì.»
«Sempre?»
«Quasi sempre.»
«A fare cosa?»
Marco ci pensò.
«A guardare te più che loro.»
Elena sentì il pollice di lui spostarsi verso il ventre. La mano si aprì, appoggiandosi piatta sulla parte bassa della pancia, e per un istante Elena avvertì quell’impulso antico e automatico di contrarre i muscoli, di rendere il ventre più piatto, più controllato, più vicino all’immagine di sé che aveva mantenuto per anni. Marco sentì la tensione.
«Ecco.»
«Cosa?»
«Questa cosa.»
Elena lo guardò.
«Quale cosa?»
«Stringi la pancia ogni volta che ti tocco qui.»
Lei aggrottò le sopracciglia.
«Non è vero.»
Marco non rispose. Lasciò semplicemente il palmo fermo sul suo ventre. Elena provò a mantenere la tensione. Durò pochi secondi. Poi espirò e sentì l’addome ammorbidirsi naturalmente sotto la sua mano. Marco sorrise.
«Adesso.»
Elena gli diede un piccolo colpo sul petto.
«Non mi piace quando hai ragione.»
«A me sì.»
La sua mano rimase sul ventre. Quella parte del corpo era forse quella che Elena aveva giudicato di più negli anni. Non era grassa. Non lo era mai stata. Ma non aveva più la tensione piatta dei venticinque anni; dopo due gravidanze e il semplice passare del tempo, la parte sotto l’ombelico aveva acquistato una morbidezza discreta e femminile, mentre la vita era rimasta abbastanza segnata da rendere più evidente la curva dei fianchi. Marco seguì quella curva con la mano.
Prima la vita, poi il fianco e, infine, il bacino.
«Mi piace questa parte.»
Elena guardò le sue dita.
«Perché?»
«Perché hai una vita stretta e poi qui diventi più morbida.»
Le strinse leggermente il fianco.
«E più larga.»
«Questa descrizione non sta migliorando.»
Marco rise.
«Non sto facendo il catalogo di un’automobile.»
Elena cercò di trattenere il sorriso. Marco continuò, stavolta più lentamente:
«Hai dei bei fianchi.»
La mano scese un poco.
«Pieni. Non enormi. Ma abbastanza da sentirli davvero quando ti tengo.»
Elena sentì il calore salire alle guance.
«E il sedere?» chiese quasi per provocarlo.
Marco sollevò le sopracciglia.
«Vuoi davvero l’inventario.»
«Hai cominciato tu.»
Lui la fece ruotare leggermente sul fianco. Elena si lasciò spostare finché non si trovò quasi distesa di lato davanti a lui, con una gamba piegata e l’altra allungata sul divano, mentre Marco le appoggiava il palmo sulla curva del gluteo attraverso il tessuto morbido dei pantaloni.
Non strinse subito, prima la seguì con la mano.
Elena avvertì chiaramente il movimento del palmo dalla parte alta, vicino al fianco, fino alla curva più piena.
«È proporzionato ai fianchi.»
Lei rise.
«Molto romantico.»
«Aspetta.»
Marco strinse appena ed Elena trattenne il respiro.
«È più pieno qui.»
La sua mano descrisse la parte centrale della curva.
«E poi si stringe verso la coscia.»
Elena lo guardò. Marco era perfettamente serio.
«Ti piace davvero.»
«Molto.»
«Da quando?»
«Da sempre.»
La risposta arrivò talmente semplice che Elena smise di sorridere. Marco le accarezzò lentamente la curva del fianco.
«Solo che forse non te l’ho detto abbastanza.»
Elena abbassò gli occhi e per un istante quella conversazione divenne più intima di quanto avesse previsto.
«E il seno?» domandò dopo qualche secondo.
Marco la fissò.
«Stai cercando complimenti.»
«Sto facendo ricerca.»
«Come ieri sera.»
Elena sorrise, poi, con una naturalezza che il giorno prima non avrebbe avuto, prese il bordo inferiore della maglia e la sollevò lentamente, lasciandola abbastanza alta da scoprire il ventre e poi il seno.
Marco abbassò immediatamente lo sguardo. Elena se ne accorse e provò una soddisfazione quasi infantile.
«Non sei molto imparziale.»
«Non ho mai detto di esserlo.»
Elena aveva un seno di dimensioni medie, pieno senza essere particolarmente voluminoso, con una forma ormai più morbida rispetto a quando era giovane e una naturale tendenza a scendere leggermente quando non era sostenuto, soprattutto nella parte esterna; i capezzoli, più scuri della pelle circostante bianca come il latte, reagirono quasi subito all’aria più fresca della stanza, mentre il movimento del respiro rendeva evidente il peso naturale dei seni, che si sollevavano e ricadevano con una lentezza che Elena osservò per qualche secondo quasi quanto Marco.
Lui le mise una mano sotto uno dei seni senza realmente afferrarlo, ma sostenendolo.
Elena guardò.
«È cambiato.»
Marco alzò gli occhi.
«Da quando?»
«Da prima delle gravidanze.»
«Certo che è cambiato.»
«È più morbido e secondo me anche più grande.»
«Sì.»
Elena fece una piccola smorfia mentre Marco le prese il viso con l’altra mano.
«Elena, morbido non significa peggiore. Significa morbido»
Lei non disse niente. Marco tornò allora sul suo seno. Lo accolse nel palmo e sollevò appena, osservandone il movimento naturale quando diminuiva la pressione.
«È più pieno sotto.»
Le dita seguirono lentamente la curva inferiore.
«Qui.»
Elena inspirò mentre Marco continuava
«E più morbido sopra di quanto fosse una volta.»
«Quindi te lo ricordi.»
«Molto bene.»
Elena sentì una piccola fitta di piacere, non tanto per il contatto quanto per la precisione con cui lui ricordava il suo corpo giovane e riconosceva quello di adesso come lo stesso corpo, soltanto modificato dal tempo. Marco le accarezzò i capezzoli del seno con il pollice.
«Mi piace adesso tanto quanto mi piaceva prima. Sei cambiata ma sei sempre mia.»
Elena rise.
«Bugiardo.»
«Perché dovrei mentire? Non sei più mia?!»
«Certo che sono tua e tu sei mio! Menti perché sei mio marito.»
«È una logica interessante.»
Marco le prese delicatamente entrambi i seni nelle mani iniziando a massaggiarli. Adorava giocare con i seni della moglie che sparivano completamente nelle sue grandi mani. Elena sentì immediatamente il peso delle sue mani, la differenza fra le dita più ruvide di lui e la propria pelle, e vide il proprio petto modificarsi leggermente sotto quella pressione, i seni avvicinarsi, sollevarsi, poi riprendere la loro posizione naturale quando Marco allentava la presa.
«Mi piace perché è il tuo.»
La frase la fece smettere di scherzare ma Marco continuò a toccarla senza fretta. Non cercava di portare quelle carezze verso qualcosa di più esplicito. Sembrava davvero osservarla, studiare la consistenza della pelle, il peso dei seni e il modo in cui Elena reagiva.
«E tu?» domandò lei.
«Io cosa?»
«Fammi vedere.»
Marco sorrise.
«Non mi hai mai visto?»
«Adesso tocca a me fare ricerca.»
Elena si sollevò. Si mise seduta davanti a lui e gli afferrò il bordo della maglietta. Marco alzò le braccia e lei gliela tolse.
Quella volta lo guardò a lungo. Marco aveva mantenuto un fisico robusto, più vicino a quello di un uomo che continuava a muoversi e correre che a quello scolpito artificialmente di un modello; le spalle erano larghe, con deltoidi ancora evidenti soprattutto quando alzava le braccia, il petto ampio e coperto da una peluria scura che al centro cominciava ormai a mescolarsi con qualche filo grigio, mentre l’addome conservava una buona tonicità senza essere perfettamente piatto, con una leggera morbidezza nella parte inferiore che Elena trovava molto più rassicurante e reale di qualsiasi fotografia patinata.
Gli appoggiò le mani sulle spalle.
«Sei ancora grosso, ma inizi ad avere più tette di me!»
Marco rise.
«Grazie, mi presterai un reggiseno.»
Elena seguì con le mani la larghezza delle spalle fino alle braccia che erano snelle come da giovane. Non aveva mai avuto braccia enormi, ma erano molto definire. Poi passò lentamente le dita attraverso la peluria. Marco la guardò.
«Ti piace?»
«Sì.»
«Non me lo dici mai.»
«Nemmeno tu.»
Elena fece scendere le mani verso l’addome.
Seguì la linea centrale del ventre, percependo sotto i polpastrelli un sottile strato di grasso e poi un po' di muscoli che provavano a tendersi istintivamente al suo passaggio.
«Tu fai la stessa cosa.»
«Cosa?»
«Tiri la pancia.»
Marco negò immediatamente ed Elena scoppiò a ridere.
«Sei identico a me.»
«Sto respirando.»
«Certo.»
Gli appoggiò il palmo piatto sull’addome.
«Rilassati.»
Marco la guardò.
«Questa è una vendetta.»
«Assolutamente.»
Attese e dopo qualche secondo sentì anche il ventre di lui ammorbidirsi appena sotto la propria mano. Un po' di pancetta, nulla di grave. Elena sorrise.
«Ecco.»
Marco le prese il polso.
«Soddisfatta?»
«Molto.»
Rimasero per qualche secondo così, quasi nudi sul divano, a guardarsi e toccarsi con una curiosità che sembrava appartenere a persone che si erano conosciute da poco, anche se ciascuno avrebbe potuto disegnare il corpo dell’altro a memoria. Fu Elena a ricordare la domanda iniziale.
«La fantasia.»
Marco inclinò la testa.
«Quale?»
«Non cambiare argomento.»
«Non lo stavo facendo.»
Elena gli lasciò le mani sul petto.
«Hai detto che immagini qualcuno che mi guarda.»
«Sì.»
«E poi?»
Marco la osservò.
«Poi immagino te che capisci che ti piace.»
Il respiro di Elena cambiò, Marco se ne accorse e sorrise appena.
«Esattamente così.»
«Basta.»
«Hai chiesto.»
Elena non tolse le mani mentre Marco continuò con una voce più bassa:
«Mi piace immaginare il momento in cui smetti di pensare a come appare il tuo corpo e cominci soltanto a sentire quello che ti sta succedendo … e a goderne appieno»
Elena rimase ferma.
«E tu guardi.»
«Sì, ma non solo.»
«Sempre.»
«Sempre presente, a volte guardo a volte faccio …»
La mano di Marco tornò sul suo fianco.
«Vorrei vedere questa parte.»
Elena sentì le dita scendere lentamente verso il bacino.
«La tua pancia che smette di essere contratta.»
Poi risalire verso il seno.
«Il modo in cui il petto cambia quando respiri più forte.»
Le dita si chiusero delicatamente intorno a un seno.
Elena inspirò.
«Le tue gambe.»
La mano libera raggiunse la coscia.
Elena aveva cosce abbastanza forti per l’allenamento regolare, con una morbidezza più evidente nella parte interna e una linea più definita lateralmente; Marco fece scivolare il palmo lungo il muscolo e sentì la gamba tendersi sotto la propria mano.
«Queste.»
Elena lo guardò.
«Cosa hanno?»
«Sono forti.»
Le strinse leggermente la coscia.
«Ma qui diventano morbide.»
La mano si spostò verso l’interno senza raggiungere zone intime. Elena sentì comunque un brivido e Marco se ne accorse.
«E questo.»
«Cosa?»
«Il modo in cui reagisci prima ancora che io faccia davvero qualcosa.»
Elena gli mise una mano sulla bocca.
«Parli troppo.»
Marco le baciò il palmo. Elena non lo tolse immediatamente.
«E se ci fosse davvero qualcuno che ci osserva, che ci guarda?» domandò.
La voce era cambiata, più bassa, quasi sussurrata.
Marco lasciò che la sua mano gli scivolasse lentamente tra le cosce di lei.
«Bè…se davvero ci fosse qualcuno che ci guarda dovremmo fargli o farle vedere di più di un bel torace e un paio di tette.»
«Sicuro.»
«Sicuro….»
Elena sorrise.
«Non ti disturberebbe se me la vedesse adesso con le tue mani che ci giocano?»
«No, perché …»
«Ti ecciterebbe?»
Marco non cercò di negarlo.
«Probabilmente si… ma tu con me cosa faresti?»
Elena sentì la risposta nel corpo prima ancora di analizzarla, si avvicinò affiancandosi a lui. Le loro ginocchia si toccarono, poi le sue gambe si aprirono in modo quasi vergognoso mentre la mano di lui era intenta ad accarezzarle la figa.
Elena lasciò che la maglia restasse raccolta appena sotto il seno, senza preoccuparsi di coprirsi.
«Un uomo?» domandò.
«Potrebbe essere.»
«Una donna?»
«Anche.»
«Una coppia.»
Marco sorrise.
«Quella rimane la più interessante … non sei d’accordo?»
Elena appoggiò le mani per sistemarsi meglio e allargare ancora di più le gambe.
«Perché?» disse con un filo di eccitazione nella voce, provocata dal tocco di Marco tra le sue gambe ma anche dall’idea di essere spiata
«Perché ci sarebbero tutti … ci sarebbero cose interessanti e nuove per te e per me ...»
Lei rimase a guardarlo divertita.
«E tu cosa faresti?»
Marco avvicinò il viso al suo.
«Non credo che lo saprei finché non fossimo lì.»
«Questa risposta non vale.»
«È l’unica onesta.»
Elena gli sfiorò le labbra con le proprie, non fu ancora un vero bacio. Marco non si mosse continuando ad accarezzarle il monte di venere e a giocare con il suo clitoride. Sapeva che così facendo l’avrebbe fatta impazzire.
«Però una cosa la so.»
«Cosa?»
«Guarderei te, guarderei come cambia il tuo corpo. Come respiri. Come reagisci.»
Elena sentì il proprio corpo rispondere a quella descrizione e al tocco delle mani di Marco, togliendosi in fretta le mutande. Allargando le gambe in modo osceno, come per volersi fare guardare mentre il marito la stava masturbando con fare sapiente.
«E se mi piacesse molto essere guardata da altri?» disse, cercando con la mano il suo cazzo che sentiva duro in erezione sotto i calzoni.
«Vorrei vederlo, tiralo fuori.»
Marco obbedì, alzandosi in piedi e rimanendo di fronte a lei completamente nudo con il cazzo in erezione puntato diritto sul suo viso. Fu Elena a baciarlo, proprio li, e questa volta sul serio restando sempre a gambe aperte.
Succhiò lentamente, quasi come una conseguenza inevitabile della conversazione, ma durò a lungo, tanto che quando si separarono entrambi respiravano più profondamente. Marco la guardò, Elena vide i suoi occhi scendere sul proprio corpo.
Il seno nudo, morbido e ancora leggermente mosso dal respiro. Le cosce aperte, divaricate con la figa bagnatissima in bellavista. Labbra grandi e carnose. Elena seguì il suo sguardo.
Poi tornò ai suoi occhi.
«Così? È così che vorresti farci guardare?»
«Esattamente così .. così mentre ti masturbo … cosi mentre me lo prendi in bocca … cosi mentre te la lecco.»
Elena sentì un brivido.
«E se ci fosse qualcuno seduto lì? Continueremmo?»
Indicò con un piccolo movimento del mento la poltrona dall’altro lato della stanza. Marco guardò per un secondo nella direzione indicata. Poi tornò a lei.
«Certo, anzi ….»
Elena abbassò per un istante gli occhi sul proprio corpo, poi li rialzò fissando lo sguardo prima nel suo e poi sul suo cazzo ancora energicamente eretto davanti a lei.
«E se lo facessi mo?»
Marco sollevò una mano e le accarezzò una guancia.
«Probabilmente non riuscirei a smettere di muovermi.»
Elena lo baciò di nuovo. E questa volta capì con una chiarezza quasi inquietante che non stavano più semplicemente confessandosi fantasie vecchie.
Ne stavano costruendo di nuove insieme.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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