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Scambio di Coppia

Quello che non ci siamo mai detti (6)


di TerzoTempo1974
21.08.2026    |    240    |    0 9.0
"» Elena riprese lentamente a muovere le mani scendendo sul suo pene, prendendolo in mano distrattamente..."
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Scena 8 — La seconda riaccensione
La conversazione produce nuovamente desiderio.
Ma questa volta è diverso dalla scena 4.
Prima Elena era eccitata dal racconto dell'amica.
Ora è eccitata dal fatto che Marco conosce il suo pensiero.
Questa differenza è essenziale.
Può esserci maggiore verbalità tra loro: domande, sguardi, qualche fantasia detta a voce.
Non serve fare nulla di particolarmente nuovo.
La novità è psicologica:
Elena permette a Marco di vedere ciò che immagina.
Marco scopre quanto questo lo coinvolga.
Qui possiamo chiudere la parte più intensa senza realizzare nessuna fantasia.
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Scena 9 — Qualche giorno dopo
Luogo: divano, sera.
La vita è tornata normale.
Televisione.
Una tisana o un bicchiere di vino.
La stessa casa di sempre.
Per qualche minuto sembra che quella notte sia stata soltanto un episodio.
Poi Marco, quasi senza guardarla:
«Ci hai ripensato?»
Elena sa immediatamente a cosa si riferisce.
Potrebbe tentare:
«A cosa?»
Marco sorride.
Silenzio.
Elena guarda lo schermo, poi lui.
«Sì.»
Marco:
«Anch'io.»
Fine.
 
IL MATTINO DOPO
Quando Elena aprì gli occhi, la luce che filtrava dalle fessure della tapparella aveva già trasformato la camera in una successione di strisce chiare e ombre, e per qualche secondo rimase immobile sotto il lenzuolo, ancora appoggiata sul fianco, cercando di capire che ora fosse e perché avvertisse nel corpo quella stanchezza piacevole e insolita che le occupava soprattutto le gambe, la schiena e le spalle.
Poi ricordò lo specchio e Marco dietro di lei.
Ricordò la conversazione a letto.
Ricordò Serena e tutto ciò che aveva raccontato.
E soprattutto tutto ciò che lei aveva ammesso.
Si voltò.
Il lato di Marco era vuoto. Sul comodino il telefono segnava le sette e ventidue. Elena sorrise. Sabato.
Marco correva quasi sempre il sabato mattina, soprattutto quando la sera precedente aveva mangiato o bevuto più del solito, come se quei quaranta o cinquanta minuti di fatica potessero rimettere ordine non soltanto nel corpo, ma anche nella coscienza.
Elena rimase ancora qualche secondo sotto le coperte.
Poi si alzò.
Davanti allo specchio evitò quasi deliberatamente di fermarsi, ma il proprio riflesso la catturò comunque. Indossava soltanto una maglietta larga. I capelli erano disordinati. Sul collo era rimasto un leggerissimo rossore.
Elena si avvicinò. Guardò il punto. Lo toccò con due dita.
E improvvisamente tornò alla sera prima con una precisione tale da farle sentire nuovamente la bocca di Marco sulla pelle.
Sorrise.
«Scema.»
Lo disse a sé stessa. Poi andò a cambiarsi.

La palestra era piena come al solito. Quella mattina si allenò più a lungo del previsto. Non con particolare intensità, ma con una concentrazione strana. Ogni tanto, durante un esercizio, si sorprendeva a fissare qualche corpo (uomo o donna) e a pensare alla conversazione della notte precedente. Si imbarazzava, convinta che tutti capissero cosa stesse pensando mentre li osservava. Perdeva il conto perdeva il conto delle ripetizioni.
E poi Serena … e la coppia … Il corpo dell’uomo che aveva descritto con tanta disinvoltura … il suo “cazzo più grande del normale”.
La donna … la sua vagina completamente depilata. Il fatto di essere stata desiderata da entrambi.
«Sapete» diceva Serena, «Dovremmo provare tutte! Senza peli … bè … la lingua fa meno male quando la lecchi.» e la sua risata.

E poi Marco. La cosa più sorprendente continuava a essere lui.
Elena aveva immaginato almeno un sorriso ironico, qualche provocazione, forse persino una reazione possessiva che avrebbe reso tutto immediatamente più complicato.
Invece Marco aveva ascoltato, aveva fatto domande. E, cosa ancora più destabilizzante, sembrava sinceramente interessato a capire che cosa avesse eccitato lei.
Quando terminò, Elena aveva la pelle umida e i capelli raccolti in una coda alta ormai leggermente spettinata bevve dell’acqua e si avviò verso casa visto che le docce della palestra quella mattina erano inagibili.
Entrarono insieme a casa, comparendo quasi all’unisono nel corridoio d’ingresso.
Marco aveva ancora addosso i vestiti da corsa. La maglietta era completamente aderente al petto e alla schiena per il sudore, e i pantaloncini lasciavano vedere le gambe ancora tese dallo sforzo; aveva il viso rosso e grondava sudore per la corsa, i capelli umidi sulla fronte e quel particolare odore di aria aperta e pelle calda che Elena associava alle sue mattine sportive.
«Buongiorno.»
Marco si fermò sulla porta.
«Non sei in palestra?»
«Osservatore … docce inagibili.»
Lui la guardò.
Elena indossava leggings e una maglietta sportiva che copriva il top da palestra. Tutto scuro, e il tessuto aderiva al corpo ancora caldo mettendo in evidenza le forme con una precisione che normalmente non avrebbe notato.
Quella mattina Marco le guardò apertamente. Elena se ne accorse.
«Di nuovo?»
«Cosa?»
«Mi guardi.»
«Abbiamo già stabilito ieri sera che succede.»
Elena sorrise.
«Pensavo fosse una cosa eccezionale.»
Marco si avvicinò.
«No.»
Era ancora accaldato. Elena sentì il calore del suo corpo prima che lui la toccasse.
«Sei fradicio!»
«Grazie»
«Era un’osservazione»
Marco abbassò gli occhi sul top di lei.
«Anche tu non sei esattamente appena uscita da una pubblicità di profumo.»
Elena gli diede una spinta.
«Vai a fare la doccia»
Marco fece due passi.
Poi si voltò.
«Vieni?»
La domanda arrivò con tale naturalezza che Elena impiegò un istante per comprenderne il secondo significato.
«A fare la doccia?»
«Sì»
«Insieme»
«Succede, nelle coppie sposate»
Elena lo guardò. Marco sorrise.
«Prometto di comportarmi bene.»
Lei scoppiò a ridere.
«Questa è la cosa meno credibile che hai detto da ieri sera.»

Il bagno si riempì rapidamente di vapore.
Marco entrò per primo sotto l’acqua e girò il miscelatore finché la temperatura non diventò quella che piaceva a entrambi, abbastanza calda da rilassare i muscoli ma non così alta da trasformare il box doccia in una sauna.
Elena lo raggiunse. Per qualche secondo rimasero semplicemente sotto il getto.
L’acqua correva sui capelli di Marco, lungo il collo e sulle spalle, seguiva il torace e il ventre prima di scomparire verso il pavimento; il corpo dopo la corsa sembrava più asciutto e definito, i muscoli delle gambe ancora leggermente contratti, le spalle rilassate soltanto adesso che il calore cominciava a fare effetto.
Elena si mise sotto l’acqua.
Marco si spostò per lasciarle spazio. I capelli raccolti si bagnarono immediatamente sulla nuca. L’acqua le scese lungo le spalle, il seno, il ventre, il monte di venere con quella peluria bionda e le gambe. Marco la guardò … tutta dalla testa ai piedi … davanti e dietro.
Elena inclinò la testa.
«Ti prego.»
«Cosa?»
«Non ricominciare.»
«Non sto facendo niente.»
«Stai facendo esattamente quella faccia.»
«Quale?»
«Quella da ieri sera.»
Marco sorrise. Poi prese il flacone del bagnoschiuma, ne mise qualche goccia sulla spugna.
«Girarti.»
Elena obbedì. Cominciò dalla parte alta della schiena, allargando lentamente la schiuma sulle spalle con entrambe le mani. Elena chiuse gli occhi, il massaggio era semplice, quasi innocente.
Le mani di Marco e la spugna scivolavano sulla pelle resa liscia dall’acqua, seguendo le scapole, poi la colonna vertebrale, poi i fianchi. L’inizio delle natiche e le natiche stesse fino a scendere più giù sulle cosce e sui polpacci.
«Questo è servizio completo,» disse.
«Costoso.»
«Quanto?»
«Vediamo dopo.»
Elena sorrise e Marco continuò. Risalendo le insaponò le braccia, prendendole una alla volta, facendo scivolare le mani dalle spalle ai polsi e poi risalendo. Poi tornò alla vita. Elena cercava di guardarlo nell riflesso sfocato del vetro ormai coperto di condensa.
«Ti piace proprio lavarmi.»
«Molto.»
«Perché?»
Marco le strinse delicatamente i fianchi.
«Perché sei nuda.»
Elena scoppiò a ridere.
«Finezza.»
«Hai chiesto.»
Le mani di lui continuarono a muoversi, la fece girare e rimase li in ginocchio con il volto all’altezza del suo ombelico. La iniziò a lavare dal basso. Prima un piede e poi l’altro. Prima una coscia e poi l’altra. Poi il monte di venere, con un bacino proprio li…su quella figa che la sera prima tante gioie gli aveva concesso.
Passò al ventre, poi ai fianchi e salì lentamente sul seno, senza fretta e senza trasformare il gesto in qualcosa di esplicitamente sessuale, anche se entrambi sapevano perfettamente che ormai non era soltanto una questione di sapone.
«Marco.»
«Mh?»
«Tu ogni volta che facciamo la doccia insieme diventi così.»
Lui sollevò un sopracciglio.
«Così come?»
Elena abbassò deliberatamente lo sguardo lungo il suo corpo fino a fissare il cazzo eretto di Marco. Un cazzo bello esteticamente (o almeno così lo giudicava lei). Proporzionato, con un glande grande roseo e luminoso. Ben proporzionato…si soprese ridendo pensando a come lo teneva bene in una mano mentre con la bocca succhiava la sua cappella.
Non saprebbe dire se era grosso come quello descritto da Serena, ma la sua impressione era di no. Il cazzo di Marco era più piccolo di quello descritto da Serena.
Tornò al viso di lui quasi imbarazzata da quel pensiero.
«Non fare finta di niente.»
Marco rise.
«Ah. Quello.»
«Esatto. Quello.»
«È un problema?»
Elena sorrise.
«No. Ma mi sono sempre chiesta perché.»
Marco la guardò come se la risposta fosse ovvia.
«Perché sei nuda davanti a me.»
«Mi hai vista nuda circa un milione di volte.»
«E quindi?»
«Quindi uno potrebbe abituarsi.»
Marco rimase serio.
«Io no.»
Elena lo fissò. Lui continuò con assoluta semplicità:
«Mi piaci. Mi sei sempre piaciuta. E quando sei qui davanti a me così, bagnata, senza vestiti, e posso toccarti, il mio corpo reagisce prima ancora che io decida se è il momento giusto.»
Elena sentì il viso scaldarsi nonostante l’acqua.
«Sempre?»
Marco sorrise.
«Praticamente sempre, ventiquattro ore al giorno!»
«Non esageriamo!»
Marco la prese per la vita e la avvicinò.
«Mettiamola così: se dipendesse soltanto dall’attrazione che provo per te, avresti pochissime pause e io dovrei farmi lo zabaione tutti i giorni o forse scorta di viagra!»
Risero entrambi spontaneamente,
«Sei ridicolo.»
«Hai chiesto.»
«E io che pensavo fosse solo fisiologia.»
Marco le baciò una spalla.
«Anche.»
Elena rimase qualche secondo appoggiata a lui. Poi prese il bagnoschiuma.
«Dai, adesso tocca a te.»
Marco si voltò. Elena versò il sapone nella spugna e inizio a sfregarlo dalle spalle. Il suo corpo era ancora caldo per la corsa e l’acqua.
Elena lasciò scivolare le mani lungo la schiena, sentendo sotto i palmi i muscoli muoversi mentre Marco cambiava leggermente postura. Scese verso la vita. Poi tornò in alto.
«Hai corso forte.»
«Normale.»
«Sei rosso.»
«Anche tu.»
«Io ho fatto palestra.»
Marco si voltò verso di lei.
«Sicura che sia per quello?»
Elena sollevò gli occhi.
«Stai tornando al discorso di ieri.»
«Tu non ci stavi pensando?»
Elena esitò.
«Sì.»
Marco sorrise.
«Anch’io.»
Lei rimase con entrambe le mani appoggiate sul suo petto. Il sapone rendeva la pelle estremamente liscia. Elena seguì distrattamente la linea del torace con le dita.
«A cosa pensavi?»
«A Serena.»
«Interessante.»
«No … che scemo! A quello che hai raccontato di Serena»
Elena gli diede un piccolo colpo.
«Meglio.»
Marco rise. Poi diventò serio.
«In realtà pensavo a una cosa.»
«Cosa?»
L’acqua continuava a scendere fra loro mentre Elena continuava quasi distrattamente a sfregare il suo petto.
«Non ho capito cosa ti abbia colpita di più.»
Elena aggrottò la fronte.
«Di tutta la storia?»
«Sì.»
«In che senso?»
Marco la osservò.
«Serena ha raccontato quell’uomo in maniera molto precisa … minuziosa direi»
Elena sorrise, già intuendo dove volesse arrivare.
«Ah ...»
«Hai detto che era fisicamente molto diverso da quelli a cui era abituata … per essere preciso hai detto che aveva un bel cazzo, di dimensioni ragguardevoli … per Serena il più grande che avesse avuto»
«Bè … sì …» rispose Elena con una piccola punta di imbarazzo
«E che aveva descritto anche un particolare che tu non conoscevi.»
Elena ci pensò. Poi ricordò.
«La circoncisione.»
«Esatto.»
Lei fece una faccia perplessa.
«In realtà non ho ancora capito bene cosa significa.»
Marco glielo spiegò in maniera semplice, prendendole le mani e portandole sul suo pene (ancora bello eretto) dicendole che si trattava della rimozione del prepuzio, pratica comune in alcune culture e religioni e presente anche per ragioni mediche o familiari.
Elena annuì.
«Quindi è soltanto diverso esteticamente.»
«Principalmente sì.»
«Serena ne parlava come se avesse scoperto una specie diversa.»
Marco rise.
«Serena ieri sera aveva un pubblico, o forse le dimensioni erano così “generose” che si trattava proprio di una specie diversa.»
«Vero.»
Elena continuò a insaponargli lentamente il petto mentre Marco la osservava incuriosito dalla sua risposta.
«Allora?»
«Allora cosa?»
«Quello.»
«Cosa quello?»
«Ti ha eccitato più il fatto che lei descrivesse un uomo con un cazzo grande e e diverso dal solito...»
Elena smise per un attimo di muovere le mani e fisso Marco che continuò:
«...oppure il fatto che ci fosse un’altra donna che la toccava e che Serena toccasse lei?»
Elena rimase in silenzio. Quella domanda era decisamente più difficile. Marco se ne accorse.
«Troppo presto?»
«No, non è quello.»
Elena riprese lentamente a muovere le mani scendendo sul suo pene, prendendolo in mano distrattamente.
«Non lo so.»
«Diplomatica.»
«Sto pensando.»
Marco attese mentre Elena guardava distrattamente il cazzo di Marco tra le sue mani ricoperto di schiuma.
«L’uomo è stato più facile da immaginare»
«Perché ti piacciono gli uomini»
«Direi», disse strizzandogli delicatamente le palle.
Marco sorrise
«E la donna?»
Elena inspirò lentamente.
«Quella era più... strana.»
«Strana in che senso?»
Lei sollevò gli occhi.
«Forse.»
Marco sorrise. Elena gli mise una mano sulla bocca e gli schioccò un bacio
«Non fare quella faccia, stupido!»
«Quale?»
«Quella da uomo convinto che sua moglie stia per confessargli una fantasia erotica bisessuale!»
«Non sono convinto.»
«Però ci speri.»
Marco ci pensò teatralmente.
«Sono solo molto curioso se sei interessata più ad una donna o ad un uomo con il cazzo più grande del mio.»
Elena scosse la testa. Poi tornò seria.
«Il tuo cazzo è perfetto! Credo che la parte che mi ha colpita fosse proprio che Serena non si aspettasse di sentirsi così a suo agio con entrambi e soprattutto con lei.»
Marco annuì.
«Non necessariamente il corpo dell’uomo…capisci non deve essere facile fare sesso con un altro uomo, ma Serena ultimamente è molto “sportiva”…. Anche il corpo della donna…che si dimenava con il suo, che la toccava, la baciava e si faceva toccare, baciare, leccare ...»
La risposta uscì prima che Elena potesse correggerla. Marco alzò le sopracciglia. Lei arrossì.
«Vedi?»
«Non ho detto niente.»
«Hai fatto una faccia.»
«Continua.»
Elena sospirò.
«Serena l’ha descritta molto.»
«Me lo ricordo.»
«Piccola. Magra. Un seno piccolo, completamente depilata, ... diversa da lei»
«E, in parte, anche da te.»
Lei guardò il proprio corpo. L’acqua correva sul seno e sul ventre.
«Molto.»
Marco seguì il suo sguardo. Elena se ne accorse.
«Ecco. Di nuovo.»
«Cosa?»
«Mi guardi.»
«Sì.»
Elena sorrise. Poi appoggiò entrambe le mani sul suo petto.
«Posso farti una domanda?»
«Certo.»
«Tu faresti sesso con un altro uomo?»
La domanda arrivò senza preparazione, diretta senza filtri.
Marco non distolse lo sguardo e non rise, si limitò a chiedere:
«Da solo?»
Elena esitò.
«Anche»
Marco ci pensò.
«Non è una fantasia che sento particolarmente mia, io solo a fare sesso con un altro uomo. Anche se dicono che “un pompino è sempre un pompino” non so se sarei in grado.»
Elena annuì.
«E se fosse con me? Cioè io te e un altro uomo?»
Marco la guardò. Elena sentì il proprio cuore accelerare all’impazzata.
«Se ci fossimo noi due e un altro uomo»
Marco rimase qualche secondo in silenzio. L’acqua correva ancora fra loro. Poi disse:
«Quello riesco a immaginarlo molto più facilmente, ma intendi che l’altro uomo faccia qualcosa anche a me o io a lui?»
Elena lo studiò.
«Perché lo riesci ad immaginare più facilmente?»
Marco le appoggiò entrambe le mani sulla vita.
«Perché in quella fantasia ci sei tu! E se ci sei tu vale tutto, con te farei di tutto e lo sai!»
Elena sentì un brivido che non aveva niente a che fare con la temperatura dell’acqua.
«E non saresti geloso?»
«Non lo so, ma non credo»
«Nemmeno se lui mi toccasse?»
Marco la guardò negli occhi.
«Credo che dipenderebbe da una cosa.»
«Quale?»
«Da come ti sentiresti tu, dal tuo coinvolgimento emotivo. Poi deve essere un uomo piacevole e pulito. E già che fantastichiamo pure qualche anno più giovane di noi»
Elena rimase immobile e per un istante tornò immediatamente allo specchio della sera precedente.
I loro occhi. Marco dietro di lei. Quella sensazione di essere vista.
«Quindi guarderesti.»
«No, parteciperei!»
«Sempre»
«Credo di sì.»
Elena abbassò gli occhi. Marco le accarezzò lentamente i fianchi.
«Questa domanda non era casuale.»
Lei sorrise.
«Nessuna delle domande di questa mattina è casuale.»
«Me ne ero accorto.»
Elena gli passò le braccia intorno al collo. Rimasero sotto l’acqua, corpi ormai completamente puliti, pelle calda e lucida, il vapore che continuava a condensarsi sulle pareti del box.
«Sai qual è la cosa strana?» disse lei.
«Cosa?»
«Che ieri sera pensavo che raccontarti queste cose avrebbe reso tutto più imbarazzante.»
«E invece?»
Elena gli accarezzò la nuca.
«Adesso ho ancora più domande.»
Marco sorrise.
«Questo potrebbe essere pericoloso.»
«Molto.»
Lui le baciò la fronte, Elena chiuse gli occhi.
Quella volta non c’era urgenza. Non c’era nemmeno bisogno di trasformare necessariamente quella conversazione in sesso.
Era qualcosa di diverso.
Una porta che continuava ad aprirsi.
Un poco alla volta.
Marco chiuse l’acqua.
Per qualche secondo rimasero nel silenzio improvviso del box, con soltanto il rumore delle gocce che cadevano dai loro corpi sul piatto doccia.
Elena prese un asciugamano.
Marco la guardò.
«Comunque.»
Lei si voltò.
«Cosa?»
Marco sorrise.
«Non hai ancora risposto.»
Elena aggrottò la fronte.
«A cosa?»
«A cosa ti ha eccitata di più.»
Lei rimase a guardarlo. Poi sorrise lentamente.
«Forse non lo so ancora.»
Marco prese l’altro asciugamano.
«Questa è una risposta molto comoda.»
Elena si strinse l’asciugamano intorno al corpo.
«Allora dovremo approfondire o forse provare»
Marco rimase immobile per un secondo, poi rise.
«Io però non mi faccio inculare da un uomo e non lo inculo sia chiaro! »
Elena uscì dal bagno prima che potesse aggiungere altro ridendo a questa sua ultima battuta.
Ma mentre attraversava il corridoio sentì chiaramente una cosa, la sua frase “Allora dovremo approfondire o forse provare” non le era uscita per caso
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