Quello che non ci siamo mai detti (9)
Elena si mise a cavalcioni sulle gambe di Marco che nel frattempo si era seduto sul divano. Gambe divaricate, il membro di lui che usciva duro e diritto davanti alla sua figa bagnata. E lei con le mani che lo stuzzicava. Senza cercare immediatamente una posizione più composta, con le ginocchia affondate nel divano ai lati delle cosce di lui, il busto diritto soltanto a metà, mentre Marco continuava a tenerla per i fianchi con quella presa ampia e tranquilla che ormai lei riconosceva prima ancora di guardarla.
La maglia di Elena era ancora raccolta sotto il seno e non sembrava avere alcuna fretta di sistemarla.
Marco invece la osservava apertamente.
Il seno di Elena aveva dimensioni medie e una forma piena, più morbida nella parte superiore e naturalmente più pesante in quella inferiore, con una lieve asimmetria che lei aveva sempre considerato un difetto e che Marco probabilmente non aveva mai nemmeno registrato come tale; in quella posizione, senza sostegno, seguiva ogni movimento del suo corpo, avvicinandosi leggermente quando Elena portava le spalle in avanti e tornando a separarsi quando si raddrizzava, mentre i capezzoli, ancora sensibili alle carezze e alla temperatura della stanza, rimanevano evidenti sulla pelle.
Più in basso, il ventre di Elena aveva perso completamente quella tensione involontaria con cui lei cercava spesso di renderlo più piatto; adesso era semplicemente morbido, con una vita ancora abbastanza segnata che si allargava nei fianchi pieni e regolari, e Marco teneva le mani proprio lì, nel punto di passaggio fra la vita e il bacino, come se quella curva costituisse per lui una specie di maniglia naturale attraverso la quale sentirla muovere.
Elena abbassò gli occhi.
«Stai ancora guardando.»
«Sì.»
«Pensavo avessimo finito l'analisi anatomica.»
Marco sorrise.
«Non credo che finirà mai.»
Lei gli fece scivolare una mano sul petto.
«Come la immagini se fossero una coppia a spiarci?»
Marco sollevò gli occhi.
«Vuoi davvero saperlo.»
«Sì, nei dettagli.»
Elena esitò soltanto un secondo.
«Credi che si limiterebbero a guardarci o ….»
Marco sorrise. Per qualche momento lui non disse niente. Elena aspettò. Poi Marco cominciò lentamente.
«Credo che all’inizio non succederebbe quasi nulla.»
«Questa è la tua fantasia trasgressiva?»
«Dammi tempo!.»
Elena sorrise e tacque.
«Parleremmo. Probabilmente rideremmo troppo.»
«Tu sicuramente.» disse Elena
«Tu diventeresti rossa.»
«Possibile.»
Elena abbassò gli occhi sulle sue mani.
«Poi?»
«Poi qualcuno dovrebbe cominciare.»
«Chi?»
Marco sorrise.
«Secondo me tu.»
Elena spalancò gli occhi.
«Io?»
«Dopo ieri sera non mi stupirebbe più.»
Lei scoppiò a ridere.
«Scemo.»
«Hai chiesto la mia fantasia.»
«Continua.»
Marco la studiò per qualche secondo.
«Potresti essere seduta più o meno come adesso.»
Elena abbassò gli occhi sul proprio corpo.
Le gambe aperte ai lati delle cosce di Marco.
Il ventre vicino al suo.
Il seno scoperto.
«Sopra di te.»
«Sì.»
«E loro?»
Marco guardò per un istante verso la poltrona vuota.
«Magari davanti.»
La parola bastò a cambiare qualcosa.
Elena seguì il suo sguardo. Per qualche secondo immaginò davvero due persone sedute lì.
Un uomo e una donna. Adulti consenzienti che li osservavano.
La stanza sembrò improvvisamente più grande.
«Quindi ci guarderebbero.»
«All’inizio sì.»
Elena sentì il cuore accelerare.
«E poi?»
Marco le accarezzò lentamente la schiena.
«Poi immagino che la distanza diminuirebbe.»
Elena attese.
«La donna potrebbe essere la prima ad avvicinarsi.»
«A chi?»
«A te.»
La risposta arrivò immediatamente. Elena sentì un piccolo brivido.
«Perché proprio a me?»
Marco sorrise.
«Perché è la mia fantasia.»
«Conveniente.»
«Molto.»
Marco continuò, mantenendo la voce bassa.
«Potrebbe sedersi accanto a noi, toccarti una spalla, i seni e magari baciarli.»
Elena abbassò istintivamente gli occhi. Marco glielo fece notare.
«Ecco.»
«Cosa?»
«Sei già imbarazzata.»
«Sto immaginando.»
«Lo so.»
Elena respirò più lentamente.
«E tu?»
«Io rimarrei qui.»
Le mani di Marco si strinsero sui suoi fianchi.
«Con te.»
«A guardare.»
«Bè…con te seduta qui sulle mie gambe praticamente nudi e lei che ti accarezza e bacia i seni è quasi inevitabile!.»
Lei sorrise.
«Questa parte era prevedibile.»
Marco proseguì.
«Poi forse cambieremmo posizione.»
«Come?»
Lui ci pensò.
«Potresti metterti in piedi.»
Elena si voltò leggermente verso lo specchio dall’altra parte della stanza. Marco seguì il suo sguardo. Entrambi pensarono alla sera precedente.
«Davanti allo specchio?» domandò lei.
«Potrebbe essere.»
Elena sentì immediatamente il ricordo delle mani di Marco sui propri fianchi.
«Tu dietro.»
«Sì.»
«E loro?»
«Uno davanti.» Pausa. «L’altra accanto.»
Elena si accorse di respirare più profondamente. Era sorprendente quanto una disposizione nello spazio potesse diventare fisica semplicemente immaginandola.
Marco dietro di lei, un altro uomo davanti a lei e una donna al suo fianco abbastanza vicina da poterla toccare.
Lei al centro.
«Quindi sarei io al centro e voi tre mi circondate.»
Marco la guardò.
«Probabilmente sì … anzi direi di si.»
Elena sorrise lentamente.
«Hai copiato Serena.»
«Forse Serena ha soltanto trovato una buona idea e l’ha messa in pratica.»
Lei gli diede un piccolo colpo e Marco rise. Poi Elena tornò a farsi seria.
«E tu cosa faresti con lei?»
«Con la donna?»
«Sì.»
Marco ci pensò davvero.
«Non lo so, ma sei gelosa?!.»
«Bugiardo. E si … forse sono un èò gelosa»
Marco le passò lentamente una mano sul ventre.
«La cosa strana è che quando immagino una situazione così, continuo a immaginare soprattutto te.»
Elena rimase immobile.
«Anche se ci fosse un’altra donna nuda davanti a te.»
«Sì.»
«Bella.»
«Probabilmente.»
«Più giovane.»
Marco fece una smorfia.
«Adesso stai costruendo tu la fantasia.»
Elena sorrise.
«Rispondi.»
«Sì.»
«E guarderesti me.»
Marco le prese il viso con una mano.
«Elena, non è una gara! Se siamo li è per stare bene e divertirci senza competizione»
La frase la fece tacere.
«Potrei trovare bellissima un’altra donna e continuare a desiderare te. Sempre e comunque»
Lei lo guardò mentre lui continuava:
«Come tu potresti trovare bellissimo un altro uomo senza che questo cancelli me.»
Elena abbassò gli occhi. La frase la portò inevitabilmente al racconto di Serena, all’uomo che aveva descritto. Al particolare fisico che l’aveva tanto colpita .. .la sua dotazione sopra la media e la circoncisione. Marco lo intuì.
«Stai pensando a lui, dì la verità! All’amico di Serena.»
Elena rise nervosamente.
«Non a lui.»
«Al suo cazzo? »
«Forse.»
«Il famoso forse.»
Elena gli posò una mano sulla bocca.
«Smettila.»
Marco le baciò il palmo, lei non lo ritirò.
«Se fosse molto diverso da te? Molto più grande di te…insomma se il suo cazzo fosse davvero molto più grande del tuo?» chiese.
La voce diventò più bassa mentre un rossore si diffuse sul suo viso.
«Non ridere.»
«Non sto ridendo.»
«E tu?» chiese poi Elena «Ti confronteresti con lui?.»
Marco sospirò.
«Probabilmente si, forese per curiosità gli prenderei pure il cazzo in mano!.»
«Addirittura? E poi?»
«Poi guarderei te e mi dedicherei a te.»
Elena rimase ferma. Marco le accarezzò lentamente il fianco.
«Guarderei se la differenza ti sorprende. Se ti ti piace.»
Elena deglutì.
«E se mi piacesse molto?»
Marco la fissò.
«Credo che mi ecciterebbe vedertelo scoprire. Mi ecciterebbe vederti giocare con il cazzo di un altro mentre io e la sua donna siamo li. Non lo trovi terribilmente eccitante?»
Lei sentì nuovamente quel piccolo brivido partire dalla schiena. Era la stessa idea che Marco aveva espresso prima. Non tanto l’atto, ma la trasformazione. Vederla capire qualcosa del proprio corpo e del proprio desiderio.
«E la donna?» domandò Elena.
Marco sorrise.
«Sei molto interessata a lei stasera … tu puoi divertirti con un altro con un cazzo da cavallo e io no?.»
«Sto cercando di capire.»
«Cosa?»
«Cosa vorresti fare con lei e se la paragoneresti a me .. toccandola, baciandola, e … insomma dai che hai capito.»
Marco non disse niente, mentre lei continuò.
«Immagina il corpo descritto da Serena. Più minuto del mio, seni piccoli, ma capezzoli più pronunciati. Completamente depilata, neanche un pelo sulla figa…Sarei curiosa di capire cosa faresti.»
Marco la guardò fissa negli occhi mentre le accarezzava lentamente il seno per poi scendere la mano sul ventre.
«Quindi la toccheresti.»
«Direi di si … si.» poi continuò «Forse prima con le mani, per capire com’è.»
«E poi?» chiese Elena guardandolo.
«Forse le bacerei i seni, ma non la bacerei sulla bocca»
«Ti piace baciare e giocare con le tette…»
«Lo sai che mi piace molto….»
Elena sorrise.
«Sei prevedibile … poi so cosa altro ti piace tanto …»
«Assolutamente.»
Lei gli accarezzò la nuca simulando le carezze che gli fa quando le lecca la figa e le stuzzica il clitoride.
«E tu? » chiese Marco «Tu la toccheresti? Ti faresti toccare? La leccheresti mentre io guardo.»
«Probabilmente mi lascerei toccare e leccare … forse le accarezzerei il seno … altro direi di no.»
Elena sentì la fantasia cambiare ancora.
«E l’altro uomo?» chiese a Marco
«Potrebbe guardare anche lui.»
«Oppure toccare me.» disse Elena strizzando l’occhio a Marco che la fissò.
Quella volta fu Elena a sorridere.
«Cosa?»
«Niente.»
«Hai fatto una faccia.»
«Sto immaginando.»
«E?»
Marco le strinse lentamente i fianchi.
«E comincio a capire perché questa conversazione ti sia piaciuta tanto ieri sera.»
Elena gli passò le braccia intorno al collo.
«Perché?»
«Perché ogni volta che dici una cosa, ne compare subito un’altra.»
Lei rimase a guardarlo. Era vero. Una fantasia generava una domanda. La domanda generava un’immagine. L’immagine ne chiamava un’altra.
«Forse è questo il problema.»
Marco scosse la testa.
«Non sono sicuro che sia un problema.»
Elena sorrise. Poi si spostò lentamente sulle sue gambe, abbastanza da farsi penetrare da lui, così semplicemente restando a cavalcioni.
Marco le mise entrambe le mani sul bacino aiutandola a muoversi e mettendosi più comodo per muoversi lui stesso. Elena sentì la sua eccitazione evidente contro di sé e lo fisso negli occhi.
«Cosi come siamo adesso cosa farebbero gli atri due?» disse poi ansimando leggermente
Marco rise.
«Non avrebbero molte possibilità …»
«Cioè, dimmi.» chiese Elena spingendo le mani contro il suo petto mentre continuava una lenta cavalcata aiutata e guidata dalle mani di Marco sui suoi fianchi.
«Beh…immagino che lui vorrebbe mettertelo in bocca.»
E così dicendo le portò il pollice davanti alle labbra.
«Prova un po' a succhiarlo.»
«Da quello che dice Serena» ansimò Elena «è molto più grande di così»
«Allora dovresti iniziare ad allenarti» disse Marco sollevando un sopracciglio.
«Affermazione pericolosa.»
Lui la guardò a lungo, lei ricambio lo sguardo..
«Mi alleno con te.», disse Elena sorridendo
«In questo momento sì.»
La loro intimità riprese con una lentezza completamente diversa rispetto alle notti precedenti, senza bisogno di trasformarsi in una corsa verso qualcosa: furono soprattutto baci, mani che tornavano sui punti del corpo appena descritti, il seno di Elena raccolto e lasciato andare fra le mani, la bocca e la lingua di Marco, il ventre accarezzato senza che lei provasse più a contrarlo, i fianchi stretti con maggiore decisione ogni volta che Elena si muoveva sopra di lui, le cosce di entrambi che cercavano una posizione più comoda mentre i loro corpi aderivano sempre di più.
Marco la baciò sul collo. Elena inclinò la testa.
«Sai una cosa?» disse Elan
«Cosa?»
«Ieri pensavo che la parte pericolosa fosse fare davvero qualcosa.»
Marco la guardò.
«E adesso?»
Elena gli accarezzò la guancia.
«Credo che sia parlarne.»
«Perché?»
«Perché adesso riesco a immaginarlo.»
Marco le passò una mano sulla schiena.
«Anche io.»
«Davvero?»
«Sì.»
Rimasero a guardarsi.
Non c’era bisogno di specificare cosa.
La coppia, un altro uomo e un’altra donna. Qualcuno che li guardava e poi li toccava.
Elena al centro. Marco presente, sempre presente. Protagonista del suo piacere
Tutto era ancora soltanto immaginato. Eppure, non sembrava più assurdo come quarantotto ore prima.
La domenica sera la vita sembrava essere tornata completamente normale.
Elena era rannicchiata sul divano con una coperta sulle gambe e il telecomando in mano, Marco sedeva accanto a lei con un bicchiere d’acqua sul tavolino, e per quasi un’ora guardarono distrattamente un film senza parlare né di Serena né di fantasie né di qualunque altra cosa appartenesse a quello strano fine settimana.
A un certo punto Marco allungò una mano sotto la coperta, trovò quella di Elena e intrecciò le dita alle sue. Lei continuò a guardare lo schermo.
«Elena.»
«Mh?»
Marco rimase qualche secondo in silenzio.
«Ci hai ripensato?»
Non serviva specificare. Elena sentì il cuore accelerare appena e non fece finta di non capire. Non disse a cosa? Non rise. Non cercò una via di fuga. Girò lentamente il viso verso di lui.
Marco la stava guardando. Elena pensò al ristorante, a Serena, alla strada verso casa. Pensò al pompino che aveva fatto a Marco sul divano. Pensò a come Marco l’aveva posseduta guardandosi allo specchio. Ripensò a come avevano fatto l’amore parlando tra loro proprio li sul divano la sera prima.
Pensò a quella coppia immaginaria che, poche ore prima, aveva finalmente acquistato un posto nella stanza, una posizione, corpi quasi riconoscibili.
Poi strinse appena la mano di Marco.
«Sì.»
Lui non disse nulla.
Elena lo guardò.
«Tu?»
Marco sorrise.
«Sì.»
«Molto?»
Marco rise.
«Elena.»
Lei sorrise senza guardarlo.
«Era una domanda.»
Marco avvicinò la bocca al suo orecchio.
«Abbastanza.»
Elena sentì un brivido. Quella parola. La stessa che avevano usato continuamente per nascondersi dietro risposte prudenti.
Abbastanza.
Elena girò appena il viso.
«Anch’io.»
Marco le baciò la tempia. Poi tornarono entrambi a guardare il film almeno apparentemente.
La mano di Elena rimase intrecciata alla sua sotto la coperta e nessuno dei due disse ad alta voce ciò che entrambi avevano ormai capito.
Non avevano deciso di fare niente, non avevano cercato nessuno, non avevano oltrepassato alcun confine.
Ma per la prima volta quel confine non sembrava più un muro, sembrava piuttosto una porta aperta e adesso entrambi sapevano dove fosse la maniglia e volevano attraversarla.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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