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Scambio di Coppia

Quello che non ci siamo mai detti (02)


di TerzoTempo1974
20.08.2026    |    364    |    0 8.7
"» «Come fai a smettere di sentirti in imbarazzo?» «Quando capisci che nessuno sta cercando i tuoi difetti..."
LE COSE CHE SI RACCONTANO TRA AMICHE

Il locale era uno di quei posti che Elena non avrebbe mai scelto per una cena con Marco.
Troppo rumoroso per parlare davvero, luci troppo basse per leggere il menù senza avvicinarlo alla candela, tavolini piccoli abbastanza da costringere quattro persone a entrare continuamente nello spazio delle altre. Sulle pareti correvano file di bottiglie illuminate dal basso e ogni volta che qualcuno apriva la porta arrivava per qualche secondo l'aria tiepida della sera mescolata all'odore di vino, agrumi e profumi diversi.
Eppure con loro funzionava.
Forse proprio perché non sembrava il posto adatto a una conversazione seria.
«Io te lo dico,» disse Laura, indicando Serena con il calice, «questa donna da quando ha divorziato è diventata pericolosa.»
Serena sollevò lentamente gli occhi dal piatto.
«Io ero pericolosa anche prima. Ero sposata male.»
Le altre scoppiarono a ridere.
Elena scosse la testa.
«Siete impossibili.»
Erano in quattro quella sera: lei, Laura, Serena e Chiara.
Chiara era ancora sposata, come Elena, e nelle ultime serate aveva assunto quasi automaticamente il ruolo della spettatrice scandalizzata. Laura e Serena, entrambe divorziate da qualche anno, sembravano invece essersi divise il compito di raccontare tutto ciò che Elena e Chiara non avrebbero mai avuto il coraggio di ammettere nemmeno a loro stesse.
Almeno era ciò che Elena pensava.
«Comunque,» disse Laura, «io voglio sapere del tipo di sabato.»
Serena prese il bicchiere.
«Quale?»
Laura rimase a bocca aperta.
«Quale?»
Chiara rise.
«Questa risposta è già preoccupante.»
«Quello alto,» precisò Laura. «Quello della palestra.»
Serena fece una smorfia.
«Noioso.»
«Ma se dicevi che era bellissimo.»
«Lo è.»
«E allora?»
Serena fece ruotare lentamente il vino nel bicchiere.
«Essere belli non basta.»
Elena sorrise.
«Da quando sei diventata così selettiva?»
«Da quando ho capito che posso esserlo.»
La risposta arrivò senza esitazione.
Elena abbassò gli occhi sul proprio bicchiere.
Non sapeva perché quella frase le fosse piaciuta.
Forse per il modo in cui Serena l'aveva detta. Senza arroganza. Quasi come se avesse scoperto una regola elementare che per anni nessuno le aveva spiegato.
Posso esserlo.

Un cameriere passò accanto al loro tavolo con quattro piatti fumanti. Per qualche secondo parlarono del cibo, del vino, di un viaggio che Laura avrebbe dovuto fare il mese successivo.
Poi, inevitabilmente, tornarono agli uomini.
Era successo sempre più spesso negli ultimi tempi.
All'inizio Elena aveva trovato quelle conversazioni divertenti soprattutto perché erano diverse da quelle che faceva abitualmente. Poi aveva scoperto che esisteva un piacere particolare nell'ascoltare donne della sua età parlare del sesso senza usare mezze parole, senza fingere che il desiderio appartenesse a ventenni con corpi perfetti.
Laura raccontava appuntamenti disastrosi.
Serena raccontava quelli riusciti.
Chiara protestava.
Elena rideva....E faceva domande....Sempre più domande.
Quella sera la conversazione prese una piega diversa quando Laura disse, quasi distrattamente: «Comunque Serena non vi ha ancora raccontato la cosa migliore.»
Serena la guardò.
«Laura.»
«Cosa?» domandò Chiara immediatamente.
«Niente.»
«Se dici niente con quella faccia significa che è qualcosa.»
Elena sorseggiò il vino.
«Lasciatela stare.»
Laura si voltò verso di lei.
«Vediamo se dici la stessa cosa fra cinque minuti.»
«Adesso però devi raccontarlo,» disse Chiara.
Serena sospirò.
«Non devo raccontare proprio niente.»
«Quindi è vero.»
«Che cosa?»
Laura sorrise con un'espressione che Elena conosceva bene.
«Che sei stata con una coppia.»
Per qualche secondo Elena credette di avere capito male. Posò lentamente il bicchiere.
Chiara fu la prima a parlare.
«Cosa significa con una coppia?»
Laura scoppiò a ridere.
«Chiara, quante interpretazioni vuoi che ci siano?»
«Aspetta.»
Elena guardò Serena.
«Una coppia... coppia?»
Serena alzò un sopracciglio.
«Un uomo e una donna, sì.»
Elena la fissò. Poi si mise a ridere. Non riuscì a evitarlo.
«No.»
«Cosa no?»
«No, Serena.»
«Argomentazione impeccabile.»
«Stai scherzando.»
Serena bevve un sorso.
«No.»
Elena si appoggiò allo schienale della sedia.
«Tu hai fatto sesso con due persone insieme?»
La domanda uscì più forte di quanto avrebbe voluto.
Chiara si guardò immediatamente intorno.
«Elena!»
«Scusa.»
Serena rise.
«Tecnicamente erano già insieme prima che arrivassi io.»
«Questo non migliora la situazione.»
«Quale situazione?»
«Quella...»
Elena agitò una mano nell'aria, improvvisamente incapace di trovare un'espressione che non sembrasse ridicola.
«Quella cosa.»
Laura la guardava divertita.
«Sei diventata rossa.»
«Non sono diventata rossa.»
«Sei rossa fino alle orecchie.»
Elena si toccò istintivamente il collo.
Era caldo.
«È il vino.»
«Certo.»
Serena appoggiò i gomiti al tavolo.
«Non capisco perché vi sconvolga così tanto.»
«Perché eravate in tre.»
«So contare.»
«E loro stavano insieme.»
«Sì.»
Elena si accorse che stava facendo esattamente ciò che aveva appena rimproverato alle altre: domande.
Ne aveva già altre. Cercò di non farle. Resistette forse dieci secondi.
«Li conoscevi?»
Serena annuì.
«Da un po'.»
«Amici?»
«Conoscenti. Poi siamo diventati amici.»
«E come...»
Si fermò.
Laura sorrise.
«Come cosa?»
Elena la ignorò.
«Come è successo?»
Serena la osservò per qualche secondo.
«Vuoi davvero saperlo?»
Elena avvertì una piccola esitazione.
«Sto cercando di capire.»
«Certo,» disse Laura. «Ricerca scientifica.»
«Stai zitta.»
Serena sorrise.
«È successo gradualmente. Ci vedevamo ogni tanto. C'era attrazione. Era abbastanza evidente.»
«Da parte di lui?»
Serena inclinò la testa.
«Da parte di entrambi.»
Quella risposta bloccò Elena.
«Lei...»
«Sì.»
«Era attratta da te?»
«Sì.»
«E tu da lei?»
Serena ci pensò.
«Non nel modo in cui ero attratta da lui. Ma mi piaceva. Mi piaceva soprattutto la situazione.»
Elena prese il bicchiere, anche se non aveva realmente sete.
«Che significa la situazione?»
Serena si strinse nelle spalle.
«Essere desiderata. Sapere che mi volevano entrambi lì.»

Elena non disse nulla. Qualcosa nella frase le arrivò addosso con una precisione inattesa. Non il sesso. Non ancora. Quelle due parole. Mi volevano. Due persone. Contemporaneamente. Abbassò gli occhi sul vino. Laura stava chiedendo qualcosa, ma Elena perse per un momento il filo della conversazione. Immaginò di entrare in una stanza e sapere che due persone l'avevano aspettata. La fantasia comparve senza volto. Non vide corpi precisi. Solo sguardi. La consapevolezza di essere osservata.
Desiderata.
Sentì nuovamente caldo al collo.

«E non era imbarazzante?» domandò.
Serena la guardò.
«Cosa?»
«Essere... vista.»
Per la prima volta Laura smise di scherzare.
Serena rispose con calma.
«All'inizio sì.»
Elena attese.
«Poi no.»
«Come fai a smettere di sentirti in imbarazzo?»
«Quando capisci che nessuno sta cercando i tuoi difetti.»
Elena rimase immobile.
Serena continuò.
«È difficile da spiegare. A un certo punto non pensavo più a come apparivo. Sapevo soltanto che ero lì perché entrambi mi desideravano.»

Di nuovo. Quella parola. Elena si portò il bicchiere alle labbra. Il vino aveva improvvisamente un sapore più forte.

Chiara intervenne.
«Io morirei.»
«Non sei obbligata a farlo.»
«Ma lei non era gelosa?»
«Di cosa?»
«Di suo marito con te.»
Serena scosse lentamente la testa.
«Era parte della cosa.»
Elena sollevò lo sguardo.
«Davvero?»
Serena la notò.
Questa volta non fu Laura a sorridere.
Fu lei.
«Davvero.»
Elena appoggiò il bicchiere.
«E tu non eri a disagio nel vederli insieme?»
«No.»
«Per niente?»
«No.»
«Anzi?» domandò Laura.
Serena le lanciò un'occhiata.
«Anzi.»
La parola rimase sospesa sopra il tavolo.

Elena sentì qualcosa muoversi nel ventre. Piccolo. Rapido. Abbassò subito gli occhi. È il vino. La spiegazione le sembrò improvvisamente ridicola.

«Ma dopo?» domandò Chiara. «Non era strano?»
«No.»
«Davvero niente?»
Serena ci pensò.
«Forse quello è stato l'aspetto che mi ha sorpreso di più.»
«Cioè?»
«Che dopo abbiamo parlato. Abbiamo bevuto qualcosa. Abbiamo riso. Non è successo niente di drammatico.»
Elena si rese conto che stava trattenendo il fiato.
Serena la guardò direttamente.
«Non mi sono sentita sporca. Non mi sono sentita usata. E soprattutto non mi sono sentita giudicata.»

Elena distolse gli occhi. Quella frase le entrò dentro più di tutte le altre. Non mi sono sentita giudicata. Perché era quella la parte difficile da immaginare? Non essere nuda davanti a qualcuno. Non essere desiderata da più di una persona. Essere capace di dire apertamente di volerlo. Forse era quello.
Elena pensò a Marco.
Gli apparve con una nitidezza improvvisa: seduto sul bordo del letto, oppure appoggiato a una parete, mentre la guardava. Scacciò immediatamente l'immagine.

«Tu lo faresti?» chiese Laura.
Elena si irrigidì.
«Io?»
«No, il cameriere.»
«Assolutamente no.»
La risposta uscì immediata. Troppo immediata.
Laura scoppiò a ridere.
«Okay.»
«Cosa significa okay?»
«Niente.»
«Non guardarmi così.»
«Come ti sto guardando?»
«Come se non mi credessi.»
Laura alzò entrambe le mani.
«Non ho detto niente.»
Elena guardò Serena.
«Io non riuscirei mai.»
Serena non cercò di convincerla.
«Va bene.»
Quella mancanza di insistenza irritò Elena più di quanto avrebbe fatto una provocazione.
«Cioè, non è una cosa per me.»
«Va bene.»
«Marco poi...»
Si fermò. Tre teste si voltarono verso di lei. Elena sollevò gli occhi.

«Cosa?»
Laura sorrise.
«Marco cosa?»
«Niente. Dicevo così.»
«No,» disse Serena. «Stavi per dire Marco.»
Elena prese il bicchiere.
«Non so come reagirebbe.»
Era falso. O almeno parzialmente falso. Marco qualche volta aveva fatto battute sull'argomento. Niente di serio. Commenti lasciati cadere durante un film, una scena particolarmente sensuale, una conversazione notturna. Elena li aveva sempre liquidati. Sei scemo. Nei tuoi sogni. Ma figurati.
Adesso, per la prima volta, si domandò se fossero davvero state soltanto battute.
«Chiediglielo,» disse Laura.
Elena quasi si strozzò con il vino.
«Certo. Stasera torno a casa e gli dico: ciao amore, com'è andata la serata? Bene. A proposito, cosa ne pensi di andare a letto con altra gente?»
Risero tutte.
Anche Elena.
Ma sentì qualcosa cambiare dentro di lei nel momento stesso in cui pronunciò la frase. Non perché volesse davvero dirglielo. Era assurdo. Eppure adesso poteva immaginare la scena. Marco che la guardava. La pausa prima della risposta. Il sorriso che magari gli sarebbe comparso lentamente sul viso.
Interessante.
La parola che aveva usato quella sera davanti allo specchio.
Elena si mosse sulla sedia.
«Posso farti una domanda?» disse a Serena.
«Ormai ne hai fatte venti.»
«Quando eri lì...»
La voce le si abbassò spontaneamente.
«Sapevi sempre chi stava guardando chi?»
Laura smise di sorridere.
Chiara fissò Elena.
Serena invece sembrò perfettamente tranquilla.
«No.»
Elena attese.
«Ma a volte sì.»
«E ti piaceva?»
Serena la guardò negli occhi.
«Molto.»
Un brivido attraversò Elena.
Questa volta non riuscì ad attribuirlo al vino. Si portò una ciocca di capelli dietro l'orecchio e guardò altrove. Attraverso il vetro del locale vedeva il riflesso delle quattro donne sovrapposto alla strada. Per qualche secondo vide anche se stessa.
Vestito scuro. Capelli sciolti. Guance leggermente colorate. Pensò a Marco che, meno di due ore prima, l'aveva guardata nello specchio. Lo dico perché ho ancora gli occhi.
Inspirò lentamente.

La conversazione cambiò.
Laura cominciò a raccontare di un uomo conosciuto tramite un'app. Chiara commentò qualcosa. Serena ordinò un'altra bottiglia d'acqua.
Elena partecipò.
Rise.
Fece battute.
Parlò del lavoro.
Ma qualcosa era rimasto aperto.
Ogni tanto, senza volerlo, tornava alla stessa immagine.
Non a Serena.
Non all'altra coppia.
A se stessa.
Al proprio corpo sotto lo sguardo di qualcuno.
Poi lo sguardo diventava quello di Marco.
Poi, inspiegabilmente, non era più soltanto il suo.
Elena serrò per un istante le cosce sotto il tavolo e sentì il tessuto del vestito tirare leggermente sui fianchi.
Abbassò gli occhi sul telefono.
Un messaggio di Marco.
Tutto bene?
Elena sorrise.
Digitò:
Sì. Queste sono completamente matte.
I tre puntini comparvero quasi subito.
Lo sapevo.
Elena rimase a guardare lo schermo.
Scrisse:
Dopo ti racconto.
Si fermò.
Il pollice rimase sospeso sopra il tasto di invio.
Cancellò tutto.
Scrisse invece:
Non aspettarmi sveglio.
La risposta arrivò dopo pochi secondi.
Come vuoi.
Elena appoggiò il telefono sul tavolo.
Sapeva già che Marco l'avrebbe aspettata.
E, improvvisamente, sperò che lo facesse.

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