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Scambio di Coppia

Quello che non ci siamo mai detti (3)


di TerzoTempo1974
20.08.2026    |    299    |    0 9.0
"Non ricordava da quanto tempo non avesse desiderato così intensamente portarlo fino in fondo..."
QUALCOSA ERA CAMBIATO
Quando Elena infilò la chiave nella serratura erano quasi le undici e mezza. Rimase un istante con la mano sulla maniglia. Durante tutto il tragitto verso casa aveva cercato di convincersi che la sensazione che aveva addosso fosse soltanto l'effetto della serata, del vino, delle risate, di una conversazione più esplicita del solito.
Non ci credeva più. Aveva ancora nella testa alcune frasi di Serena.
Mi volevano entrambi.
Poi ho smesso di pensare a come apparivo.
Non mi sono sentita giudicata.

Elena inspirò profondamente e aprì. La casa era silenziosa. Lasciò la borsa sulla consolle e si tolse le scarpe, appoggiando i piedi nudi sul pavimento fresco. Il contatto le procurò un brivido leggero che risalì lungo le gambe. Dal soggiorno arrivava una luce. Sorrise.
Marco.

Naturalmente non stava dormendo. Lo trovò sul divano, gli occhiali da lettura sul naso e il tablet appoggiato alle gambe. Indossava una maglietta scura e un paio di pantaloni morbidi. Elena si fermò sulla soglia. Lo aveva visto così migliaia di volte. Era forse proprio questo a sorprenderla: non c'era assolutamente nulla di nuovo in lui e, tuttavia, quella sera lo stava guardando in maniera diversa.
Le spalle. Le braccia che uscivano dalle maniche corte. Le mani. La linea del torace sotto la maglietta. Il modo rilassato in cui occupava il divano. Marco sollevò gli occhi. Il tablet rimase immobile.
«Ciao.»
«Ciao.»
Per qualche secondo nessuno aggiunse altro.
Marco la osservò.
Elena sentì chiaramente il suo sguardo scenderle sul corpo. Prima il viso. Poi il collo. Il vestito. La vita. Le gambe. Infine tornò ai suoi occhi.
Lei quella volta non fece finta di niente.
«Mi stai guardando.»
Marco si tolse gli occhiali.
«Sì.»
«Potresti almeno negare.»
«Perché dovrei?»
Posò gli occhiali sul tavolino.
«Sei molto bella.»
Elena sentì qualcosa stringerle piacevolmente il ventre.
«Me l'hai già detto prima che uscissi.»
«E sei ancora bella.»
«Che fortuna.»
Marco sorrise.
Elena fece qualche passo nella stanza. Il vestito le sembrava improvvisamente più stretto. Sentiva la stoffa contro la vita, il movimento dell'orlo sulle cosce, il profumo che aveva messo poche ore prima ormai mescolato all'odore del locale e della propria pelle. Marco la seguiva con gli occhi.
«Com'è andata?»
«Bene.»
«Solo bene?»
Elena si voltò.
«Molto bene.»
Marco inclinò la testa.
«Hai una faccia strana.»
«Grazie.»
«Non in quel senso.»
«E quale sarebbe il senso?»
Lui la studiò.
«Sei... accesa.»
Elena sentì immediatamente il calore salire sulle guance.
«Sei scemo.»
«Quindi ho ragione.»
«Non hai ragione.»
«Va bene.»
Il tono accomodante di Marco la irritò più di una provocazione.
«Non fare così.»
«Così come?»
«Come se avessi capito qualcosa.»
Marco sorrise.
«Non ho capito niente….Ma mi interessa molto.»
Elena abbassò gli occhi. Poi tornò a guardarlo.
«Non aspettarmi sveglio, avevo detto.»
«Non ti aspettavo.»
«Con gli occhiali e il tablet acceso alle undici e mezza.»
«Coincidenze.»
Elena rise. La risata sciolse per qualche secondo quella tensione strana che le attraversava il corpo. Poi Marco batté lentamente una mano sul divano.
«Vieni qui.»
Elena avrebbe potuto sedersi accanto a lui. Invece gli andò davanti. Rimase in piedi fra le sue ginocchia. Marco sollevò il viso. Da quella posizione Elena poteva sentirne il respiro quasi sul ventre. Gli posò una mano sulla spalla.
«Così?»
Marco le appoggiò entrambe le mani ai fianchi.
«Così va molto meglio.»
Il contatto, anche attraverso il vestito, fu sorprendentemente intenso. Elena abbassò gli occhi sulle mani di lui. Grandi. Calde. Familiari. Le dita si mossero lentamente lungo la curva della sua vita. Lei inspirò.
Marco se ne accorse.
«Sei sicura che abbiate bevuto soltanto vino?»
«Poco.»
«Peccato. Mi serviva una spiegazione.»
«A cosa?»
Marco la guardò. Elena si rese conto che erano molto vicini.
«A te.»
Lei gli passò una mano tra i capelli. Un gesto semplice. Marco smise di sorridere. Elena lasciò scivolare le dita fino alla nuca.
«Non cercarla.»
«Cosa?»
«La spiegazione.»
Marco rimase immobile.
«Okay.»
Fu Elena ad avvicinarsi. All'inizio il bacio fu quasi prudente. Un contatto delle labbra. Una pausa brevissima. Poi un secondo bacio. Più lento. Elena sentì le mani di Marco stringerle leggermente i fianchi. Gli mise entrambe le braccia intorno al collo.
Il terzo bacio cancellò completamente la distanza.
Marco la attirò verso di sé. Elena sentì il proprio corpo premere contro il suo, il tessuto del vestito compresso fra loro, il calore che attraversava gli abiti. Si baciarono a lungo.
Non con la fretta di arrivare oltre. Quasi il contrario. Elena si accorse che voleva sentire ogni passaggio. La bocca di Marco. Il respiro che ogni tanto si mescolava al proprio. La barba della sera, appena ruvida contro la pelle. Le mani che passavano dalla vita alla schiena e poi tornavano ai fianchi. Ogni volta che si separavano di qualche centimetro, Elena lo guardava. E ogni volta vedeva qualcosa crescere negli occhi di lui.
La cosa la eccitava.
Marco le accarezzò una guancia.
«Sei sicura che non sia successo niente?»
Elena sorrise contro la sua bocca.
«Ho detto che non era successo niente?»
«Quasi.»
«Allora quasi non è una risposta.»
Marco fece per parlare.
Elena lo baciò di nuovo. Più forte. Gli morse appena il labbro inferiore. Sentì il respiro di lui interrompersi. Quel piccolo segnale le procurò una scarica di soddisfazione. Quando si staccò, Marco la fissava.
«Tu stasera sei veramente strana.»
«Ti dispiace?»
«Per niente.»
Elena abbassò lo sguardo sulla maglietta. Gli infilò due dita sotto il bordo. Sentì immediatamente la pelle calda del ventre. Marco inspirò. Lei fece risalire lentamente entrambe le mani sotto il tessuto. Il torace. Le costole. Il calore.
«Toglila.»
Marco sollevò appena un sopracciglio.
«Ordini?»
«Sì.»
Lui sorrise. Alzò le braccia. Elena gli sfilò la maglietta e la lasciò cadere sul pavimento. Poi rimase a guardarlo. Marco era ancora seduto. La luce laterale gli attraversava il petto lasciando una spalla nell'ombra. Elena appoggiò entrambe le mani sulla sua pelle. Il torace si alzò sotto i palmi.
«Cosa c'è?» domandò Marco.
Lei scosse la testa.
«Niente.»
«Mi stai fissando.»
Elena sorrise.
«Sì.»
Marco rise. Lei fece scivolare lentamente le mani sulle spalle, lungo le braccia e di nuovo sul petto. Sentiva il suo corpo cambiare sotto quelle carezze. Il respiro più profondo. Il ventre che si tendeva. La pelle più calda. Marco la prese per la vita.
Ma Elena gli fermò i polsi.
«Aspetta.»
Lui la guardò.
Elena si voltò appena. Portò una mano dietro la schiena. Afferrò la cerniera del vestito e la abbassò. Marco non disse niente. Seguì ogni movimento. Elena lasciò scivolare il vestito dalle spalle.
Piano.
La stoffa scese lungo le braccia. Poi sul busto. Si fermò per un momento sui fianchi. Elena lo accompagnò verso il basso. Il vestito cadde ai suoi piedi. Rimase davanti a Marco con soltanto la biancheria. Per un istante provò il vecchio impulso di coprirsi. Non lo fece. Marco la guardò. Senza fretta. Lo sguardo gli scese lungo il corpo e tornò lentamente verso il viso. Elena sentì il seno sollevarsi con un respiro più profondo.
«Cosa?» chiese.
La voce le uscì più bassa. Marco scosse appena la testa.
«Niente.»
«Adesso sei tu quello che fissa.»
«Sì.»
Elena sorrise.
«Almeno sei coerente.»
Marco allungò entrambe le mani. Le appoggiò alla vita nuda. Il contatto diretto le fece trattenere il fiato. Le mani risalirono lentamente lungo i fianchi. Elena chiuse gli occhi. Marco la attirò verso di sé. Le sue labbra trovarono prima il ventre, poi salirono.
Baci lenti.
Caldi.
Elena gli infilò le dita fra i capelli. Sentiva il proprio corpo diventare sempre più sensibile mentre la bocca di Marco percorreva la pelle. Quando raggiunse il seno, Elena inspirò bruscamente.
Marco non aveva fretta. La baciò con attenzione, alternando le labbra alle mani, soffermandosi sulle curve del seno mentre Elena rimaneva in piedi davanti a lui.
Lei abbassò gli occhi. Vedere il viso di Marco così vicino al proprio corpo rese la sensazione ancora più intensa. Gli accarezzò i capelli. Marco le circondò la vita con un braccio mentre continuava a baciarla e succhiarle i capezzoli turgidi.
Elena sentì le ginocchia diventare appena meno sicure.
«Marco...»
Lui sollevò lo sguardo. Non disse niente. Elena lo fissò. Poi gli prese il viso fra le mani e lo riportò alla propria bocca. Si baciarono ancora. A lungo.
Lei quasi piegata sopra di lui, Marco seduto che la teneva per la vita. Il contatto della pelle nuda era diverso da quello attraverso il vestito.
Più caldo.
Più preciso.
Elena sentiva il petto di lui sotto le proprie mani. Le braccia intorno alla vita. Il proprio seno contro la pelle di Marco quando si avvicinava. A un certo punto lui le accarezzò lentamente la schiena. Elena si arcuò istintivamente verso di lui.
Marco la guardò.
«Ti piace.»
Non era una domanda. Elena sentì le guance riscaldarsi.
«Sì.»
Dirlo ad alta voce ebbe un effetto sorprendente. Marco le baciò ancora il seno, succhiando poi avidamente. Elena chiuse gli occhi. Sentì il respiro farsi corto. Le dita si strinsero sulle spalle di lui.
Per qualche minuto rimase semplicemente lì, lasciandosi toccare e baciare, mentre ogni gesto sembrava cancellare un po' della distanza accumulata negli anni fra il desiderarsi e il farlo capire.
Poi qualcosa cambiò.
Elena aprì gli occhi. Guardò Marco. Il suo torace. Il ventre. Il modo in cui respirava. Questa volta fu lei a voler prendere l'iniziativa. Gli posò entrambe le mani sul petto e lo spinse dolcemente contro lo schienale.
Marco la guardò, sorpreso.
Elena fece un passo indietro.
Poi piegò lentamente le gambe. Si abbassò davanti a lui. Marco smise completamente di sorridere. Elena appoggiò entrambe le ginocchia sul tappeto. Rimase fra le sue gambe, quasi nuda, i capelli che le cadevano sopra una spalla e il petto ancora arrossato dai baci di lui.
Sollevò gli occhi.
Il modo in cui Marco la guardava le fece correre un brivido dalla nuca fino al ventre.
«Elena.»
Lei gli appoggiò le mani sulle cosce.
«Non parlare.»
Marco le passò lentamente una mano fra i capelli. Questa volta non disse più niente. Elena iniziò a dedicarsi a lui. Prima gli sfilo i calzoni, lasciando che la sua erezione si facesse libera e si ergesse in tutta la sua magnificenza. Con lentezza all'inizio gli bacio il glande, leccando l’asta. Poi, con maggiore decisione lo accolse completamente nella sua bocca.
Il gesto non era nuovo fra loro. Nuova era la foga.
Nuovo era il modo in cui Elena sembrava voler osservare ogni reazione di Marco e alimentarla. Lo fissava negli occhi mentre con la mano e la bocca gli dava piacere, giocando prima con il glande, poi con l’asta e i testicoli.
Continuava ad alzare gli occhi fissandolo. Vedeva il torace di lui sollevarsi sempre più velocemente. Vedeva i suoi occhi fissarla. Il ventre tendersi. La mano libera stringersi sul bordo del divano.
Ogni tanto Marco chiudeva gli occhi. Ogni volta che lo faceva, Elena rallentava quasi apposta finché lui non li riapriva.
«Lo fai apposta,» riuscì a dire.
Elena lo guardò. Negli occhi le passò un sorriso. Poi riprese, con più passione giocando anche son il suo ano.
Marco lasciò ricadere la testa contro lo schienale.
Elena sentiva tutto il proprio corpo coinvolto: le ginocchia sul tappeto, i muscoli delle cosce tesi, la schiena che seguiva i movimenti, il respiro che diventava più rapido. E soprattutto sentiva quanto Marco stesse reagendo.
Quello era diventato il centro del suo piacere. Vederlo perdere il controllo e sapere di essere lei a provocarlo….la stava facendo eccitare come non mai.
Marco le prese delicatamente i capelli in una mano, senza guidarla, soltanto raccogliendoli perché non le cadessero davanti al viso. Elena sollevò ancora una volta gli occhi. Lui la stava guardando.
«Dio, Elena.»
La voce era roca. Lei non si fermò. Non ricordava da quanto tempo non avesse desiderato così intensamente portarlo fino in fondo. Forse Marco aveva ragione. Qualcosa era cambiato. O forse qualcosa che era sempre stato lì aveva semplicemente smesso di dormire.
La passione crebbe ancora.
Il respiro di Marco divenne irregolare. Il torace arrossato. Le gambe più tese sotto le mani di Elena.
Lei percepì con chiarezza il momento in cui il piacere cominciò a diventare inevitabile. Marco pronunciò il suo nome, una, due, tre volte
Elena gli prese una mano. Intrecciò le dita alle sue. E continuò fino alla fine.
Marco si tese completamente e poi si lasciò andare contro lo schienale, il respiro spezzato, gli occhi chiusi per qualche secondo.
Elena rimase con lui. Senza fretta.
Quando finalmente tutto rallentò, appoggiò le mani sulle sue cosce e sollevò lo sguardo. Marco la fissava come se stesse cercando di riconoscerla. Lei sorrise.
«Che c'è?»
Lui respirò ancora profondamente prima di riuscire a rispondere.
«Non lo so.»
«Risposta brillante.»
Marco scosse lentamente la testa. Poi allungò una mano e le accarezzò la guancia.
«Da quanto tempo non eri così?»
Elena smise di sorridere. La domanda le arrivò più profondamente del previsto.
«Così come?»
Marco la guardò.
«Così presente.»
Elena rimase immobile. Non trovò una battuta. Marco le mise due dita sotto il mento e le sollevò appena il viso.
«Non era una critica.»
«Lo so.»
«Vieni qui.»
Elena si alzò. Le ginocchia protestarono appena. Marco la prese subito per la vita e la attirò sulle proprie gambe. Elena si sistemò a cavalcioni sulle sue cosce, le braccia intorno al collo. I loro petti nudi si sfiorarono.
La pelle di Marco era ancora calda. Elena gli appoggiò la fronte alla sua. Per qualche secondo nessuno disse nulla.
Poi lui sorrise.
«Adesso però me lo dici.»
Elena chiuse gli occhi.
«Cosa?»
«Cosa vi siete raccontate.»
Lei sospirò.
«Lo sapevo.»
Marco le accarezzò lentamente la schiena.
«Non puoi tornare a casa così e pretendere che non sia curioso.»
Elena sollevò il viso.
«Così come?»
Marco sorrise.
«Quello dobbiamo ancora capirlo.»
Lei gli diede un bacio. Lungo. Più tranquillo dei precedenti.
Quando si staccò, Marco le passò una mano sulla schiena e trovò il punto dove poco prima c'era la cerniera del vestito. Elena lo guardò. L'immagine dello specchio della camera le attraversò improvvisamente la mente.
Lo stesso specchio davanti al quale poche ore prima Marco l'aveva aiutata a vestirsi. Sentì il desiderio ricominciare quasi immediatamente. Scese lentamente dalle sue gambe.
Marco la guardò.
«Dove vai?»
Elena gli tese la mano.
«Su.»
«Perché?»
Lei sorrise.
«Vieni e basta.»
Marco prese la sua mano. Elena si voltò verso le scale. Indossava soltanto la biancheria. Sentiva lo sguardo di Marco seguirla.
E, quella sera, le piaceva immensamente sapere che lo faceva.


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