Adesso possiamo guardare (03)
All’inizio Elena camminò lentamente fra gli scaffali senza toccare quasi niente, leggendo le confezioni da una distanza prudente, mentre Marco la seguiva con quella calma divertita che lei conosceva benissimo e che, dopo pochi minuti, cominciò a irritarla.
«Non guardarmi così.»
Marco sollevò appena le sopracciglia.
«Come?»
«Come se stessi aspettando che prenda in mano qualcosa di enorme.»
«Non avevo pensato alla parola enorme.»
Elena gli lanciò un’occhiata.
«Adesso sì.»
«Adesso decisamente sì.»
Lei scosse la testa, ma stava già sorridendo.
Più avanzavano, più le forme diventavano riconoscibili: alcuni oggetti erano completamente astratti, lisci e colorati, altri invece avevano un realismo quasi sfacciato, soprattutto quelli in silicone a doppia densità, con una superficie esterna più morbida e un’anima interna decisamente più consistente.
Elena ne prese uno.
Lo fece con entrambe le mani, quasi per valutarne il peso prima ancora della forma.
Era realistico, lungo poco più di venti centimetri, con una superficie satinata che cedeva sotto le dita ma tornava lentamente al proprio posto quando smetteva di stringerla. Elena lo piegò appena, lo ruotò, poi lesse il cartellino.
«Ventuno centimetri.»
Marco, dietro di lei, rimase in silenzio per un secondo.
«Interessante.»
Elena si voltò.
«Cosa è interessante?»
«La precisione con cui hai letto.»
«C’è scritto in grande.»
«Certo.»
Lei guardò di nuovo l’oggetto.
«È troppo!»
«Quindi lo rimettiamo a posto?»
Elena continuò a tenerlo stretto tra le mani indecisa.
Marco aspettò.
Lei lo strinse ancora una volta, sentendo la superficie morbida cedere contro il palmo.
Marco scoppiò a ridere.
Elena gli diede un colpo leggero con il dorso della mano.
«Non montarti la testa.»
«Difficile, con ventuno centimetri nel cestino .... e per ora sono solo nel cestino figurati dopo»
Elena lo fissò tra l'imbarazzo e la malizia.
«Non è ancora nel cestino.»
Marco indicò lo scaffale accanto.
«Quello piccolo è quindici.»
Elena lo prese, lo confrontò col primo e lo rimise a posto quasi subito.
Marco sollevò un sopracciglio.
«Molto convincente.»
«Cosa?»
«Il tuo interesse per quello piccolo ... è durato 10-15 secondi al massimo.»
Elena arrossì.
«Se continui così esco.»
«Con quale dei due?»
Lei lo guardò per un secondo, poi scoppiò a ridere controvoglia.
«Sei un cretino.»
Poi abbassò gli occhi sull’oggetto più grande e lo lasciò cadere nel cestino.
Il rumore della confezione contro il fondo di plastica fu piccolo, ma definitivo.
Marco la guardò e lei lo anticipò.
«Non dire niente.»
«Sono orgoglioso del tuo processo decisionale ... e ho gia in mentecome usarlo.»
«Pensiamo al tuo allora ...»
Quella frase cambiò immediatamente la postura di Marco. Elena lo prese per un polso e lo trascinò verso la sezione dedicata agli uomini.
«Abbiamo detto uno per uno»
Qui gli oggetti erano molto diversi, ma Elena scartò quasi subito quelli troppo anonimi. Non voleva un cilindro nero, un involucro da laboratorio, qualcosa che sembrasse un accessorio tecnico. Voleva qualcosa di inequivocabile.
Lo trovò poco dopo: una bocca artificiale modellata con un realismo quasi eccessivo. Labbra carnose, leggermente dischiuse, superficie morbida, opaca, cedevole sotto la pressione delle dita, con un’apertura elastica che continuava all’interno in un materiale ancora più soffice.
Elena si fermò e la prese in mano.
Marco la guardò.
Lei abbassò gli occhi sulla bocca, poi su di lui.
«Questa mi pare possa andare.»
Marco sorrise immediatamente.
«Così, su due piedi senza confrontare?»
Elena fece scorrere lentamente il pollice sulle labbra di silicone, poi lo infilo nella bocca e lo estrasse un paio di volte. Nel farlo guardò Marco diritto negli occhi.
«Mi sembra adatta.»
«In base a quale criterio?»
«Estetico e funzionale»
Marco rise e strinse appena l’oggetto fra le dita, sorpresa dalla morbidezza.
«È assurda.» sentenzia Marxo.
«In che senso?»
«Sembra quasi vera.»
«E questo ti convince o ti preoccupa?» gli chiese Elena, aggiungendo poi «Secondo me ti sta già piacendo.»
Marco fece una faccia innocente.
«L’oggetto?»
Elena sorrise.
«No. L’idea.»
Elena mise la bocca nella confezione e la lasciò cadere accanto al proprio acquisto. Le due scatole una accanto all’altra sembravano quasi una provocazione reciproca: il dildo di Elena, grande, realistico, volutamente evidente; la bocca scelta per Marco, altrettanto anatomica e altrettanto poco difendibile come acquisto “innocente”.
Marco guardò il cestino poi lei.
«Direi che abbiamo perso definitivamente ogni pretesa di sobrietà.»
Elena gli passò davanti.
«Tu hai sposato me. La sobrietà era già compromessa.»
Marco le mise una mano sul fianco mentre la seguiva verso la cassa.
Elena si voltò appena «E comunque.»
«Cosa?»
Lei abbassò lo sguardo sul cestino.
«Il mio è più grande.»
Marco rise.
«Non ci credo che hai detto davvero questa cosa.»
Elena continuò a camminare.
«Abituati.»
E fu proprio quella frase, pronunciata con leggerezza e senza più abbassare gli occhi, a colpire Marco più di tutto il resto: non il dildo, non la bocca artificiale, non il fatto stesso di trovarsi in un sexy shop, ma vedere Elena scegliere, scherzare, provocarlo e soprattutto divertirsi apertamente della propria curiosità, come se una parte di lei che per anni aveva tenuto sotto controllo avesse finalmente deciso di smettere di chiedere permesso.
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Il venerdì sera arrivò con quella lentezza particolare delle giornate in cui entrambi hanno pensato più volte alla stessa cosa senza nominarla.
La scatola del dildo era rimasta per tutta la settimana nel cassetto basso del comodino di Elena, insieme alla confezione della bocca artificiale scelta per Marco, e proprio il fatto di sapere che fossero lì, a pochi centimetri dal letto, aveva trasformato due oggetti nuovi in una presenza quasi domestica, una promessa rimandata di sera in sera per mancanza di tempo, stanchezza o semplice gusto dell’attesa.
Quella sera, invece, non avevano scuse, erano soli in casa in assoluta tranquillità.
Elena si fece la doccia prima del solito e rimase qualche minuto più del necessario davanti allo specchio, non per truccarsi o prepararsi come per uscire, ma per guardarsi con quell’attenzione nuova che negli ultimi mesi aveva cominciato a concedersi: il seno non più alto come anni prima ma ancora pieno, la pelle più morbida sul ventre, la linea dei fianchi, le cosce lunghe, le piccole differenze che l’età e le gravidanze avevano lasciato sul suo corpo e che finalmente non le sembravano più qualcosa da correggere.
Quando entrò in soggiorno indossava soltanto una maglia morbida abbastanza lunga da non richiedere altro. Aveva deciso di non mettere biancheria intima.
Marco era già sul divano scalzo, pantaloni corti di cotone come sempre senza intimo e tshirt.
La guardò e notò subito che non indossava intimo, ma non disse niente.
Elena vide il modo in cui gli occhi di lui la seguirono per alcuni secondi e sorrise.
«Che c’è?»
Marco indicò il tavolino, la confezione era lì. Elena abbassò gli occhi.
Il dildo, una volta estratto, sembrava ancora più importante che nel negozio: più di venti centimetri, silicone a doppia densità, superficie morbida e satinata, una consistenza esterna cedevole sopra un nucleo più fermo che gli dava peso e presenza.
Elena lo prese lentamente, deliberatament mentre Marco la osservava.
«Ancora convinta?»
Elena sollevò appena un sopracciglio.
«Molto.»
Poi si sedette accanto a lui.
Questa volta non cercarono un video con due coppie. Elena aveva suggerito qualcosa di diverso: un trio, due uomini e una donna.
Non perché volesse cambiare fantasia, ma perché il dildo rendeva possibile costruire una presenza che non c’era, occupare uno spazio vuoto, trasformare una scena vista sullo schermo in qualcosa di più vicino a loro senza coinvolgere realmente nessun altro.
Il video cominciò in una camera semplice, un letto basso, lenzuola scure, luce calda laterale.
Il primo uomo, alto e sottile, sembrava ancora più chiaro sotto quella luce: i capelli biondi spettinati, il corpo asciutto, le gambe lunghe e magre. Si tolse la camicia lentamente, senza fretta, rivelando un torace semplice, privo quasi del tutto di peluria, mentre l'altro, più basso e compatto, aveva una presenza completamente diversa: spalle larghe, petto pieno, braccia solide, pelle più scura. Quando lasciò cadere la maglietta sulla poltrona, il contrasto fra loro diventò quasi sorprendente.
La donna li guardava senza parlare.
L'abbronzatura rendeva ancora più evidenti i segni chiari del costume sulla sua pelle. Quando fece scivolare il vestito lungo i fianchi, apparvero la vita stretta, il seno generoso, il bacino largo e le cosce forti; un corpo morbido nelle curve e insieme tonico, costruito più di pieni che di linee sottili. Rimase per qualche secondo davanti a loro, scalza, i capelli scuri sulle spalle, mentre entrambi la osservavano.
Poi fu lei ad avvicinarsi.
Una mano sul petto dell'uomo biondo, l'altra sulla spalla dell'altro, come se volesse sentire contemporaneamente la differenza fra quei due corpi. Il primo era lungo e asciutto sotto le dita; il secondo caldo, compatto, quasi massiccio.
Guardandoli cosi afferrò i loro cazzi eretti, uno nella mano destra e laltro nella mano sinistra iniziando a masturbarli. I due uomini, come fosse una coreografia, le strinsero il culo con una mano bacianole il collo contemporaneamente..
Marco, invece, guardava Elena che lentamente si stava eccitando. All’inizio lei finse di non accorgersene.
Poi prese il dildo e lo lasciò riposare sulla propria coscia.
Il video proseguiva con un primo piano inequivocabile...la donna in ginocchio che si strofinava il membro dell'uomo biondo sul viso. Ridendo divertita con una mano gli accarezzava le palle e con la lingua e la bocca giocava con il roseo glande umido e grondante piacere. L'altra mano era sempre intenta a masturbare il secondo uomo
Marco abbassò gli occhi sul dildo ed Elena sorrise.
«Adesso sembra meno innocente.»
Marco rise piano.
«Non mi pare sia mai sembrato innocente.»
Elena lo sollevò.
Lo fece scorrere fra le mani, studiandone ancora la morbidezza, e poi tornò allo schermo...
«Forse dovremmo già provare a imitare lo schermo ....» disse con fare innocente.
Nel mentre la scena era già cambiata.
La donna veniva fatta caricare sul letto, mentre il biondo con la testa tra le sue cosce la assaggiava piano. La lingua entrava e usciva dalla sua vagina alternandosi con le dita... umidi baci le facevano gonfiare il clitoride che veniva tambirellato dalla lingua dell'uomo. Si vedeva il suo piacere, ma nello stesso tempo era impegnata a prendere in bocca il cazzo del secondo uomo. Più grande ma più corto di quello del biondo, lo faceva sapientemente sparire ingoiandolo fino alle palle. per poi liberarlo e masturbarlo, leccare le palle e succhiare la cappella.
Elena inclinò la testa fissando divertita la scena
Marco capì quasi subito.
«Vuoi provare?»
Lei lo guardò.
«Voglio capire come sarebbe se il terzo fosse qui.»
Quella frase bastò.
Elena si spostò sul divano togliendosi i vestiti e invitando Marco a fare altrettanto.
Poi Marxo si chinò sulla sua vagina, calda, profumata, sapientemente depilata per l'occasione. Iniziò a baciarla, partendo dall'interno di entrambe le cosce. Aprendole le gambe in posizione più comoda si interruppe per fissarla in viso e iniziò lentamente prima con un sito e poi con due.
«Così può andare?»
«Leccami ... mangiami... » le rispose Elena
Senza farselo ripetere iniziò a leccarle il clitoride, poi le aprì le grandi labbra leccandola tutta dal basso all'alto come un cane aspettato che beve alla ciotola dell'acqua.
Lei nel frattempo fissava il dildo immaginandolo attaccato al corpo di un uomo. Iniziò per gioco a prendere in bocca solo la punta, quasi timorosa. Poi prendendo coraggio e chiudendo gli occhi, lo prese tutto lentamente. Dentro tutto e fuori tutto mentre Marco la continuava a leccare, baciare e penetrare con le dita.
Il respiro diventò più profondo.
Il video proseguiva, solo lei lo vedeva di sfuggita aprendo gli occhi ogni tanto.
Una donna al centro, un uomo che la penetrava e l'altro che le offriva il suo cazzo da succhiare.
Elena osservava vogliosa, poi guardava Marco. Lo interruppe porgendogli il dildo perché lo infilasse al posto delle dita, e quella piccola cessione di controllo la eccitava più del previsto.
Marco lo prese, si staccò, si fissavano negli occhi e lentamente la penetrò con il cazzo di silicone.
Lo guardò.
Lo sguardo di lui scese sul suo corpo e poi tornò sul viso.
Lei capì immediatamente e sorrise.
Non dissero niente. Lui iniziò a muovere fuori e dentro di lei quella bella verga sintetica che si adattata perfettamente alla sua figa. La vedeva godere, bagnarsi e farsi sempre più colorita in viso. Si alzò senza smettere di muovere il dildo fuori e dentro di lei.
Si mise più comodo e le offri il suo cazzo duro come il marmo, bagnato e pronto ad essere accolto dalla sua bocca.
Il televisore continuava a proiettate il sesso tra i tre corpi e loro giocavano sul divano, affamati e desiderosi.
Marco la guardava, guardava come apriva le gambe. Guardava come gli inghiottiva il cazzo xome non mai prima. Sentiva la sua mano sull'asta muoversi piano e poi veloce. Vedeva la bava colarle dalla bocca e sentiva la mano umida degli umori della sua vagina.
Elena lo fissò e gli fece capire che voleva il suo membro dentro di se.
«Aspetta.», Marco si fermò.
Lei indicò il televisore.
«Così.»
Elena prese il dildo e spinse Marco a sedersi sul divano. Gli sali in groppa e iniziò a muoversi su di lui. Teneva il dildo con una mano, portandoselo ogni tanto alla bocca, continuando a s opare il suo uomo come un'amazzone che cavalvava fiera il suo destriero.
Marco le succhiava i capezzoli, stringendole i seni delicatamente. Succhiava quelle mammelle come se da loro potesse scaturire dolce nettare. Poi Elena gettò il dildo e si dedicò completamente alla cavalvata.
Marco la guardò.
«Ti piace.»
«Molto.»
Elena inspirò lentamente.
«Anche a me.»
Continuarono ancora per qualche minuto, cambiando posizione ogni volta che il video proponeva una nuova configurazione, ma sempre tornando l’uno verso l’altra, sempre cercandosi con gli occhi, come se avessero bisogno di confermare continuamente che il terzo corpo immaginario non stava sottraendo niente.
Marco prese nuovamente il dildo e lo sollevò.
Elena era distesa quasi completamente contro di lui, con la testa vicino alla sua spalla.
L’oggetto finì per appoggiarsi contro la parte alta del suo corpo, fra il seno e il collo, e per un istante la scena diventò quasi assurda nella sua concretezza: Marco, enorme accanto a lei; Elena spettinata e accaldata; il dildo realistico, troppo grande per sembrare ancora soltanto una cosa comprata per curiosità, appoggiato sulla pelle mentre sul televisore tre corpi continuavano a muoversi.
Elena guardò prima l’oggetto.
Poi Marco.
E cominciò a ridere.
Non una risata imbarazzata.
Una risata piena, soddisfatta, quasi incredula per quanto lontani fossero arrivati rispetto a pochi mesi prima.
Marco rise con lei.
Elena gli prese il viso fra le mani e lo baciò.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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