Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Scambio di Coppia > L'equazione dei sensi
Scambio di Coppia

L'equazione dei sensi


di PaoloSC
21.07.2025    |    3.255    |    10 9.8
"E se la serata dovesse essere simile a questa, penso che potremmo anche approfondire..."
L’equazione dei sensi
di Paolo Sforza Cesarani

Come la maggioranza dei miei racconti, anche questo è frutto di ricordi e di esperienze personali vissute in coppia con Francesca.
E' il seguito logico del precedentemente pubblicato "Proviamo a giocare?", ed è ambientato all'incirca nel periodo tra il 2015 ed il 2017.
Si fa ovviamente riferimento a fatti avvenuti in precedenza, di cui avete già letto o potrete leggere, se vi va, in Paolo e Francesca - 10 anni dopo [Un'intima amica mi ha fatto notare che la serie di racconti "Paolo e Francesca - 10 anni dopo" non è ancora stata pubblicata qui... in attesa di farlo, chi vuole può leggerli sul mio sito personale all'URL https://paolosforzacesarani.netsons.org/2024/04/16/paolo-e-francesca-dieci-anni-dopo-2/]
Non amo i racconti brevi, di una paginetta, e cerco di esprimere i miei pensieri ed i ricordi in modo da consentire al lettore di immedesimarsi nel mio personaggio.
Spero vi piaccia.


Introduzione​
Francesca ed io avevamo provato ad “ampliare i nostri orizzonti sessuali” più volte.
Nessuna necessità di variare pietanze, il sesso tra noi era sempre stato magico, qualcosa di indescrivibile come la prima volta di una coppia di adolescenti profondamente innamorati, ma con la consapevolezza della sessualità matura di una coppia esperta delle cose della vita.
No, cercavamo piuttosto qualcosa che fosse l’angostura nel bloody mary, o le olive nel martini rigorosamente agitato, non shackerato.

Alcuni di voi ricorderanno il primo nostro scambio di coppia con una coppia di amici con i quali eravamo molto intimi, non cercato, non deliberatamente richiesto, capitato così per caso come spesso succede.
Era nato da un massaggio tantrico di coppia, e si era concluso in una delle esperienze sessualmente più appaganti della vita di Francesca e mia, al punto da farci aprire gli occhi sulla possibilità di vivere i nostri momenti di sessualità in maniera più aperta e varia senza rinunciare ai nostri spazi e, soprattutto, senza implicazioni verso il nostro rapporto.

Come ho spesso ricordato, Francesca non era una belva assatanata di sesso, non amava l’apparire se non in determinate e selezionatissime occasioni ma nel contempo adorava la sperimentazione e non si tirava indietro se la sua razionalità le suggeriva che non esistevano rischi ingestibili nell’affrontare situazioni nuove e non conformi al suo concetto di normalità.
Inoltre, si fidava molto di me ed aveva sempre approvato le mie proposte border-line pur non essendo appassionata del mondo perverso che talvolta si palesava osservando quei contesti in cui provavo a portarla per dare sfogo alle mie lucide follie. Per amore mi seguiva, ma talvolta avevo la sensazione come di deluderla con certe mie voglie, frutto del mio istinto che della mia passione.

L’esperienza al privè, seppure tutto sommato passata senza grandi problemi, in realtà aveva lasciato dietro di noi un po’ di amarezza e di distacco da quel mondo, che avevamo alla fine definito come eccessivamente perverso e non confacente alle nostre esigenze.
Francesca ed io continuavamo a fare dell’ottimo sesso tra di noi senza sentire necessità di altro.
Ogni tanto qualche piccola trasgressione innocente più per placare il mio desiderio di esibirmi e di esibirla, con l’estetista, poi alla SPA, ancora con Saryana per un ottimo massaggio tantra, ma erano esperienze confinate nel nostro microcosmo, non toccavano altri che non fossero ‘operatori’.

Poi, una sera, nell’aprire la casella di posta dell’account con il quale ci eravamo iscritti ad un sito di scambisti, mi accorsi di aver ricevuto la notifica che numerosi messaggi erano in attesa di essere letti sul sito, tra i quali uno di una coppia romana di nostri coetanei che invitava a contattarli via mail fornendoci il loro indirizzo, se ancora interessati.

Preso dalla curiosità andai a consultare il profilo della coppia nel quale apparivano alcune foto, censurate sul viso, di persone normali, vestite, riprese ora a fare shopping, ora a passeggio, ora a prendere un gelato.
Insomma, il contrario di quanto si potrebbe immaginare.
«Cari Francesca e Paolo, siamo Chiara e Federico, coppia romana vostra coetanea. Ci ha colpito la naturalezza del vostro messaggio di presentazione, nel quale vi dichiarate assolutamente inesperti, e vorremmo approfondire la vostra conoscenza, senza pretese di far altro se non quattro chiacchiere in compagnia, magari prendendo un buon gelato di cui Chiara è particolarmente golosa. Rispondete con una mail all’indirizzo xxxx se interessati.» recitava il testo della mail.

Seguiva appunto l’indirizzo email ed una foto della coppia, scattata con il selfie, seduti ad un bar a sorbire un gelato. Una coppia di persone gradevoli, normalmente vestite, non appariscenti. Lui aveva un viso conosciuto e doveva essere mio coetaneo o quasi, lei un po’ più giovane di Francesca, minuta, di corporatura normale.
Una coppia di persone come ne potresti incontrare a bizzeffe al cinema, a teatro, al ristorante, a fare la spesa, ma che non avrei mai posizionato in un privè a scopare e a farsi scopare in mezzo ad altri.

Ma tant’è, l’abito non fa il monaco…

Qualcosa mi suggeriva che Federico era una persona simile a me, corporatura simile, probabilmente stesso ambiente, insomma, una persona con la quale sentivo sarei andato d’accordo subito.

“Fra’, puoi venire un momento in studio?” chiesi a Francesca che stava sul tavolo da pranzo a disegnare con matite e pastelli su un grosso foglio bianco un motivo che mi ricordava qualcosa di Balla o di Depero.
“Che c’è, amore?” mi rispose
“Volevo farti leggere una cosa” le dissi, senza ulteriori spiegazioni.
“Cosa?”
“Vieni e vedrai”

Mi raggiunse dietro al tavolo ed inforcò gli occhiali che teneva appesi ad una catenella al collo.
“Cosa devo leggere?”
Le indicai la mail aperta in una finestra su uno dei due monitor, quello più vicino a lei.

Muta.
Lesse, rilesse, si tolse gli occhiali e mi guardò negli occhi.

“Perché mi fai leggere questo?” mi apostrofò, un senso di disagio, di disappunto nella voce.
“Non so, amore, ho aperto per caso questa casella di posta, erano mesi che non lo facevo, e ho visto che mi sono arrivate una cinquantina di notifiche di messaggio sul sito” risposi, non volendo celare nulla. Mi ero ripromesso di mantenere la massima trasparenza su tutto, con lei.
“E allora?”
“Allora nulla, sono entrato a vedere e tra tutte mi è balzata agli occhi questa. Sinceramente, non so nemmeno perché l’ho aperta. Ce ne erano tantissime altre. Non era né la prima né l’ultima, vedi?” mostrandole con il cursore come in effetti la notifica del loro messaggio fosse effettivamente una tra tante, le altre ancora marcate da leggere.

Ne aprii un’altra a caso: conteneva alcune foto esplicite del membro di lui e della vagina di lei, e della coppia con delle mascherine «Coppia giovane per maturi, lui e lei bsx, solo per decisi non ospitiamo». Gli altri erano più o meno tutti su quel genere, alcuni più espliciti, altri meno.
Il caso mi aveva fatto aprire subito l’unico messaggio differente.
Guardai Francesca e le chiesi “Non ti sembra strano?” indicando la curiosa situazione che si era creata.
“E poi mi sa che lui lo conosco. È un viso familiare ma non riesco a ricordare dove l’ho visto e chi sia” aggiunsi.

Francesco guardò intensamente la foto, osservando con attenzione sia lui che lei. “Lui ha gli occhi buoni, è una brava persona. Non l’ho mai visto, però è anche vero che non ha un viso indimenticabile.”
“Lei?”
“Lei non mi piace. È una che non la racconta giusta. Secondo me è un po’ viperetta. Però ha un qualcosa di particolare nello sguardo. È quasi magnetico. Indagatore. Anzi, inquisitore.” rispose mentre scrollava sul monitor l’immagine successiva.
“Qui è meglio. Secondo me è la sua seconda o terza donna. Ed è una che ha bei trascorsi”.
Francesca era micidiale in questo. Era capace di leggere l’anima di una persona dalla sua foto, e sovente ci azzeccava con grande precisione, quasi che le immagini le parlassero.
“E quindi?” le chiesi guardandola fissare l’ultima foto di Chiara, che la ritraeva distesa a pancia in giù sulla sabbia di una spiaggia tirrenica.
“E quindi cosa?” ribattè, provocandomi.
“Gli rispondiamo?” rintuzzai.
Francesca ristette qualche secondo, meditabonda.
Sollevò lo sguardo, strizzò un momento gli occhi fissandomi intensamente e poi rispose: “Tu hai questo demone che ti rode dentro da quando abbiamo avuto quell’esperienza con Fabrizio e Laura, in barca. Da quel momento è come se provassi questo senso di incompletezza. Come se volessi provare a te stesso qualcosa, ed io fossi la strada per farlo” proruppe guardandomi.
“E poi, dopo quel che è successo al privè quel giorno disgraziato, tu non hai più né fiatato né accennato. Eppure di occasioni ne abbiamo avute, no?” proseguì.
Annuii.
“Ti ricordi quel privè sull’Aurelia, quando incontrammo quella coppia da Famolo Strano?” e sorrise al pensiero di quell’assurda, irreale situazione di cui alcuni di voi avranno memoria e che tanto ci fece ridere, alleggerendo una situazione al limite del grottesco.
“E come potrei dimenticare, amore mio?” le risposi abbracciandola e tirandola a me.
“Ecco, quella sera, dopo quell’incontro assurdo, e dopo il giro fatto nelle stanze, non avevo alcuna intenzione di fare nulla, e se ben ti ricordi, tornati a casa non andava nemmeno a te di fare l’amore…” mi rammentò la mia amata.
“Hai ragione. In effetti quella serata non mi ha lasciato un bel ricordo. Il posto non era malaccio, Franco e Livia alla fine non erano nemmeno tanto male, molto meglio di certa gente che siamo obbligati a frequentare, no?”
“Oh sì, su questo non posso darti torto. Però non mi piacque quel bordello, quella gente che si accoppiava bestialmente in gruppi, quasi forzati del sesso…”
“Hai ragione. Infatti mi ricordo che ce ne andammo senza rimpianti, no?” dissi.
“Si, infatti” annuì Francesca.
“Però ora mi devi dire: cosa vuoi fare?” mi incalzò.
“Fra, non so. Anche nulla. Il loro messaggio è di oltre un mese fa. Io non entravo sul sito da più di tre mesi, immagino che se anche non dovessi rispondere, non cambierebbe assolutamente nulla. Non voglio fare nulla che possa metterti anche solo minimamente a disagio” ribattei con fermezza.
“Amore, ce lo siamo sempre detto: io ti seguirò sempre nelle tue follie, basta che non mettano a rischio il nostro amore.”

Decidemmo di accettare un incontro “esplorativo” e conoscitivo a cena e detti loro appuntamento a Trastevere, in un locale non particolarmente turistico, in una piazzetta tra Via della Scala e Piazza di Santa Maria in Trastevere.


Parte 1 - La conoscenza
L'aria di Roma a metà maggio era già calda, ma una brezza leggera si levava dal Tevere, portando con sé il profumo dei platani e dei tigli e un sentore di umidità. Il bistrot a Trastevere, con i suoi tavoli all'aperto e le luci soffuse, era la cornice perfetta. Quando Francesca ed io arrivammo, Chiara e Federico erano già seduti al tavolo che avevo chiesto di riservare, un po’ appartato e non troppo in vista. Mi ero avvicinato per primo, e appena Chiara mi aveva visto, si era alzata con un movimento fluido e sensuale. Francesca era rimasta un passo indietro, osservando.
Mi ero presentato, salutando con un compito baciamani, e poi avevo fatto le presentazioni formali. «Francesca, ti presento Federico e Chiara». Federico, con un sorriso sincero, si era alzato e aveva teso la mano a Francesca, sfiorandole le dita e portandola delicatamente alle labbra a sua volta in un perfetto baciamano, un gesto di galanteria d'altri tempi che a Roma, e in certi ambienti, non era affatto scontato. Francesca, con il suo naturale charme, aveva sorriso, un piccolo movimento delle labbra che le incorniciava gli occhi vivaci. Poi era stata la volta di Chiara.
Chiara, dal canto suo, aveva mosso un passo deciso verso Francesca, i suoi occhi penetranti, di un verde bottiglia, la scrutavano con un interesse palpabile. Aveva abbracciato Francesca con una presa ferma e le aveva baciato la guancia con un'intensità quasi possessiva, soffermandosi un attimo più del dovuto nei pressi della bocca. Francesca aveva avvertito la vibrazione, aveva percepito la chiara intenzione di quella donna che le stava davanti, ma aveva mantenuto il suo sorriso educato, senza tradire alcun turbamento.
Chiara era una visione. Indossava un paio di pantaloni a vita alta color avorio, così attillati da sembrare una seconda pelle, che ne esaltavano la figura esile e slanciata. Erano un capo che solo una persona in perfetta forma fisica come lei poteva permettersi. Sopra, un top nero in maglina aderente, con uno scollo all'americana che le lasciava le spalle completamente nude e un cintino che le avvolgeva il collo, mettendo in risalto la linea della schiena, anch'essa totalmente scoperta. Era evidente che non portava il reggiseno. Un paio di sandali gioiello con un plateau di due centimetri e un tacco vertiginoso di tredici le slanciavano ulteriormente la figura. Dalla cintura del pantalone si intravedeva la sgambatura del body nero sottostante, un taglio profondo e stretto che ne indicava la forma audace; al cavallo, il tessuto teso delineava una lieve ma inconfondibile sagoma di un "camel toe". Era un mix di raffinatezza e di provocazione sottile, studiata.
Ci eravamo seduti tutti e quattro, io in una camicia di lino blu e pantaloni chiari, Francesca con un abito a fiori discreto, e Federico in un abito sportivo ma elegante. Avevamo iniziato a parlare del nostro passato. Io e Federico avevamo rievocato i tempi della Marina.
“Ecco dove ci siamo incontrati!” proruppi.
“Eravamo entrambi in Marina. Ricordi?” gli dissi fissandolo cercando di ricordarlo in divisa.
«Ma sì, certo! Ti ricordi, Paolo? A MARICOMMI Roma. Sembra un secolo fa» aveva detto Federico ridendo. «L'informatizzazione delle direzioni di Commissariato. Tu eri un Tenente di Vascello, ai tempi, eri lì per qualcosa riguardo all’informatizzazione…”
“Si, ero il responsabile del progetto, e Roma era la sede pilota”lo interruppi
“Io solo un povero Guardiamarina in sottordine, addetto a conteggiare paghe e stipendi dei sottocapi e comuni».
“Lo siamo stati tutti, sottordini e guardiamappine!” risposi, ironizzando sul nomignolo che alcuni capi ci affibbiavano. E avevano ragione, perché si usciva dall’Accademia credendo di avere in tasca le chiavi del mondo mentre invece, avevi bisogno di tutto l’aiuto possibile, soprattutto dei Capi, sottufficiali anziani con anni di esperienza sulle spalle…
Avevamo scherzato sulle difficoltà di quell'impresa, su come la resistenza al cambiamento di scazzati impiegati civili e vecchi sottufficiali in attesa di pensionamento avessero reso quell’iniziativa quasi epica. Era un'amicizia nata sul campo, sul lavoro, e si sentiva il rispetto tra noi.
La conversazione era poi scivolata sulle nostre vite attuali. Federico aveva parlato di Chiara con evidenti affetto e ammirazione.
«Chiara è una psichiatra, ma non di quelle che ti mettono sul lettino. Lei ti fa riflettere, ti fa scoprire lati di te che non sapevi di avere» mi aveva detto, e i suoi occhi brillavano.
«Ha una passione per la sessuologia che va ben oltre la sua professione».
Chiara aveva risposto con un sorriso, senza smentire.
“Di dove sei, Chiara?” chiese Francesca.
“Sono di Roma, nata a Roma da genitori dalmati” rispose reprimendo un inizio di ghigno mentre un lampo sinistro le abbuiava lo sguardo.
Intuii al volo la situazione e venni in aiuto di Francesca.
“Sfollati, quindi, brutta storia…” glissai.
Chiara annuì, lo sguardo fiero e riconoscente dritto nei miei occhi.
Capii.
Intervenne Federico nel voler giustificare il freddo glaciale che era sceso sul tavolo.
“Non potevate saperlo, ma tutti i parenti stretti di Chiara sono stati uccisi dai partigiani titini. Il padre riuscì a salvare la sua fidanzata, futura moglie, e se stesso perché si erano appartati in un fienile dal quale videro la scena della fucilazione a sangue freddo di tutta la famiglia”.
“Riuscirono a fuggire in Italia e poi a Roma, ove si sposarono e si rifecero una vita.” concluse.
"La Croazia dovrebbe affondare con tutti i croati per poi riemergere libera e ripulita 'da quella merda'" proruppe a bassa voce Chiara. Le sue parole si erano trasformate in un fiume in piena di odio primordiale.
Federico cercò di reindirizzare la conversazione su qualcosa di più leggero.
“Tu cosa fai, Francesca? Di cosa ti occupi?” chiese.
“La mia attività principale è, in qualità di educatrice, quella di dirigere una casa famiglia. Ma in realtà sono molto presa da numerosi progetti grafici e sono appassionata della realizzazione di mosaici a tema” spiegò.
Francesca raccontò della sua passione per i mosaici, del suo amore per Klimt e Klee, per il futurismo e per l’architettura razionalista.
Nonostante la sua estrazione popolare e la matrice antifascista della sua famiglia di origine, apprezzava la genialità degli architetti del tempo e lodava l’illuminata gestione dell’edilizia pubblica nel ventennio, che donò all’Italia infrastrutture moderne, funzionali e, soprattutto, belle.
Discutemmo un po’ di architettura, e Francesca ci affascinò spiegandoci come certe scelte politiche del dopoguerra avessero generato ecomostri che alla fine si dimostravano inefficienti e brutti, portando ad esempio Corviale, le chruščëvke a Mosca fino al brutalismo sovietico, e dall’altra paragonandole con il nitore artistico delle palazzine di Libera a Ostia.
“E tu, Paolo, oltre al lavoro, che interessi hai?” mi chiese Chiara, ritornata affabile e gentile, una volta spento il demone che albergava in lei.
“Beh, mi piace la vela che pratico quando posso. Andare per mare è un qualcosa di speciale, complesso, che richiede competenza, passione, dedizione e, soprattutto, rispetto per il mare e la natura” spiegai.
“Poi, quando non sono in barca o abbracciato a Francesca” e nel dirlo la abbracciai per le spalle e le diedi un bacio sulla testa “leggo di storia, soprattutto etrusca, romana e medievale. Poi mi piace ascoltare buona musica e, ovviamente, fare dell’ottimo sesso con il mio Amore” conclusi facendole l’occhiolino e provocando una risata generale mentre Francesca mi dava un buffetto sulla spalla, un po’ imbarazzata.
La conversazione scorreva placida e tranquilla come l’acqua di un grande fiume, tra un bicchiere e l’altro di vino, bianco per noi e rosso per Francesca. Chiara stranamente non beveva, nonostante avesse dichiarato di non essere astemia.
Arrivammo a toccare i temi del sesso, argomento per il quale eravamo evidentemente lì.
Raccontammo di noi, delle nostre esperienze, anche dell’ultima volta al privè mentre Francesco e Chiara annuivano.
“Triste situazione, quella dei privè romani. Pieni di gentaglia, cafoni per lo più bombati di testosterone e di coca” aggiunse Chiara.
“Noi abbiamo abbandonato da anni quei giri. Partecipiamo solo a selezionatissime feste private, dove lo scambio è possibile ma non imposto, e dove si va per distendersi, rilassarsi, incontrarsi con persone che altrimenti non frequenteresti ma che non sono peggiori di quelli che frequentiamo abitualmente, anzi! Oppure organizziamo cene con al massimo una o due coppie, ed il finale non è scontato per nulla.” completò il discorso.
Raccontammo dell’esperienza al privè sull’Aurelia e del “famolo strano” provocando la sincera ilarità dei nostri anfitrioni.
“Conosciamo quel posto” interloquì Federico “e non è nemmeno uno dei peggiori, ma quando la selezione fallisce, diventa un ricettacolo di gentaglia infrequentabile” spiegò.
“E quando sono in difficoltà con i conti, aprono le gabbie e fanno entrare decine di singoli paganti o di finte coppie costruite appositamente per pagare di meno e scroccare un buffet, del pessimo vino ed un bagno in piscina oltre all’opportunità di rimediare un po’ di squallido sesso” concluse.
Chiamammo i giri alle undici di sera, discutemmo un po’ su chi dovesse pagare il conto ed alla fine decidemmo di fare alla romana, metà per uno.
Saluti, baci e abbracci
“Grazie per la compagnia, sentiamoci anche solo per un aperitivo, se vi va.”

Tornati a casa, l'atmosfera era rilassata. Francesca si era tolta i sandali, sospirando, e si era lasciata cadere sul divano. Io le avevo portato un bicchiere del suo rosso preferito, un Negramaro del Salento, e mi ero seduto accanto a lei.
«Allora?» le avevo chiesto, curioso di sentire le sue impressioni. «Come ti sono sembrati?»
Francesca aveva preso un sorso del suo vino, pensierosa. «Federico è un bell'uomo, Paolo. E poi, è un vero signore, come te. Il baciamano… chi lo fa più? Mi ha fatto un'ottima impressione. È colto, intelligente, e mi sembra una persona di cui ci si può fidare».
I suoi occhi, però, si erano leggermente induriti quando aveva pronunciato il nome di Chiara. «Lei… è un tipo strano. Molto… costruita, non trovi? E quel modo di fare… così diretta. Ho sentito che tentava di sedurmi, sai? Con quel abbraccio troppo lungo, quello sguardo…». Aveva fatto una pausa, poi aveva continuato, la sua voce leggermente più fredda: «È una predatrice. E la trovo anche un po'… competitiva. Come se volesse dimostrare qualcosa, o mettersi in competizione. Ho avuto la sensazione che volesse marcare il territorio, anche con te. Ma non la lascio fare, sia chiaro. Non fatemi incazzare, perché divento peggio der gobbo der quarticciolo».
Avevo sorriso, conoscendo bene il suo "aplomb" che celava un carattere forte e deciso. Sapevo che Francesca, nonostante la sua naturale signorilità, non era certo una che si tirava indietro quando veniva provocata.
«È il suo modo di essere, amore. È una donna intensa, che non ha filtri. E sì, è bisessuale, come avrai capito. Ma non c'è nulla di cui preoccuparsi. Non c'è competizione tra noi. Io sono tuo, e tu sei mia. E lo sai bene». Le avevo preso la mano, rassicurandola.
Lei aveva annuito, e poi il suo sguardo si era ammorbidito di nuovo, tornando a parlare di Federico. «Comunque, lui mi incuriosisce. E se la serata dovesse essere simile a questa, penso che potremmo anche approfondire. Con loro due, mi sento… in qualche modo sicura. Non è come con quelle persone maleducate del privé. C'è rispetto. E poi, mi piace che ci sia un legame con te. Il vostro passato in Marina…»
Avevo capito. La razionalità di Francesca aveva trovato un appiglio nella figura di Federico, nel rispetto e nell'appartenenza a qualcosa di speciale per me e per lui, che ci legava. E la competizione latente con Chiara, lungi dal dissuaderla, sembrava quasi stimolarla, come una sfida da affrontare con la sua innata eleganza. Il suo processo di convincimento era iniziato.

___________________________________
Continua...
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.8
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per L'equazione dei sensi:

Altri Racconti Erotici in Scambio di Coppia:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni