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Abruzzo terra di sole mare e cugino 2° Parte


di MikyeMarina
30.09.2026    |    370    |    15 9.4
"Il suo sguardo cadde sul cesto della biancheria, si fermò, guardò le mutandine di Marina, quelle zuppe che lei aveva lasciato in bella vista e le fissò per qualche secondo, senza dire una..."
Capitolo 5 – La Giornata
Il resto della giornata proseguì in maniera apparentemente normale.
Marina continuò a pulire casa, preparò il pranzo per la zia, lavò i piatti e scambiò qualche chiacchiera con lei sul divano. Dall’esterno sembrava la solita ragazza dolce e premurosa. Ma dentro di lei c’era un fuoco che non si spegneva.

Ogni tanto, con la scusa di dover andare in bagno o di prendere qualcosa, Marina tornava nella lavanderia. Aveva nascosto i boxer di Andrea in fondo al cesto, sotto altri panni, in modo che nessuno li trovasse per caso
.E ogni volta… cedeva .Chiudeva la porta dietro di se, prendeva quei boxer neri, se li portava al naso e inspirava profondamente, chiudendo gli occhi.
L’odore maschio di Andrea la faceva bagnare all’istante. Era diventata una specie di dipendenza istintiva. Annusava e stringeva le cosce, sentiva la fighetta pulsare.
Dopo la terza “sniffata” si disse, mentendo spudoratamente a se stessa: «Domani li metto in lavatrice… oggi è l’ultima volta.»

Ma nel profondo sapeva che non era vero. Anzi, nella sua testa stava già fantasticando su un pensiero ancora più zozzo: «Mmm… domani potrei prendere quelli freschi di giornata… odore di Andrea fresco, ancora caldo…»
Quel pensiero la fece arrossire violentemente. Si sentiva una vera troietta, ma invece di vergognarsene, quel senso di colpa la eccitava ancora di più.
Nel tardo pomeriggio, mentre piegava i panni già asciutti, si ritrovò di nuovo con i boxer in mano.
Questa volta non resistette: se li premette sul viso con entrambe le mani e inspirò forte, quasi gemendo piano, la mano libera le scivolò di nuovo tra le gambe, toccandosi sopra i pantaloncini per qualche secondo, giusto il tempo di calmare quel prurito insistente.
«Porca… sei proprio una porca» si ripeteva, ma con un sorrisetto eccitato.

Quando Andrea tornò a casa verso sera, Marina cercò di comportarsi normalmente, lo salutò con un sorriso, gli preparò il caffè come faceva sempre, ma non riuscì a guardarlo negli occhi per più di due secondi.
Ogni volta che lui le passava vicino, il suo sguardo veniva attirato dalla patta dei pantaloni della divisa e le tornava in mente tutto: il buco della serratura, l’odore dei boxer, le sue dita dentro di sé mentre annusava.
Andrea invece sembrava più rilassato del solito, le fece qualche battuta delle sue, la guardò un paio di volte con più insistenza, ma non disse niente di strano.
Quella sera, mentre cenavano tutti e tre, Marina era seduta di fronte a lui, sotto il tavolo stringeva le cosce, ancora umida, mentre dentro di sé sapeva che il giorno dopo sarebbe stato ancora più difficile resistere.

Capitolo 6 – La telefonata serale
Quella sera Marina aspettò che la zia andasse a letto prima di chiamarmi.
Erano quasi le 23:40 quando arrivò la chiamata.
Risposi al primo squillo. «Ciao piccola, finalmente. Com’è andata oggi?»
«Normale…» rispose lei con voce tranquilla. «Una giornata monotona. Ho pulito, cucinato, tenuto compagnia alla zia… niente di che.»
Il suo tono era troppo calmo, quasi forzato. La conoscevo troppo bene: quando faceva così, stava nascondendo qualcosa.«Sicura? Sembri un po’ stanca…» provai a insistere.
«Un po’ sì. Ho dormito male stanotte.»
Feci una piccola pausa, poi andai dritto al punto: «E… hai pensato almeno un po’ a quello che ti ho detto ieri? Alle mutandine da lasciare in bagno…»
Marina fece una risatina nervosa, «Scemo…» disse subito, ma si sentiva che era arrossita anche attraverso il telefono. «Te l’ho già detto, non se ne parla. Andrea è mio cugino, Miky. Non succederà niente del genere.»
La sua voce però aveva un leggero tremolio. Non era arrabbiata. Era imbarazzata… e forse anche un po’ eccitata.
«Va bene, va bene» risi io. «Era solo un’idea.»
«Sei proprio pazzo» mormorò lei. Poi aggiunse velocemente: «Adesso vado a dormire che sono distrutta. Ci sentiamo domani, ok?»
«Ok amore. Ti amo.»
«Anch’io… buonanotte.»
Chiuse la chiamata abbastanza in fretta.

Quello che non sapevo è che mentre parlava con me, Marina era seduta sul letto con le gambe strette, ancora con addosso il ricordo dell’odore dei boxer di Andrea. La sua fighetta era di nuovo bagnata, e dentro di sé si sentiva terribilmente in colpa… ma anche stranamente eccitata dal fatto di avere un segreto così zozzo che non mi stava raccontando.
Si sdraiò, spense la luce e rimase al buio con un sorriso colpevole.
«Se solo sapessi cosa ho fatto oggi…» pensò, mordendosi il labbro, e per la seconda sera di fila, Andrea occupò i suoi pensieri più di quanto avrebbe dovuto.

Capitolo 7 – La notte insonne
«Uff…» Marina sbuffò per l’ennesima volta, girandosi nervosamente nel letto. La casa era immersa nel silenzio più assoluto.
La zia russava piano in fondo al corridoio, ma lei non riusciva a prendere sonno, si rigirava da più di un’ora.

Ogni volta che chiudeva gli occhi, i pensieri tornavano sempre lì, sempre su di lui. Andrea che le dava il bacio sulla testa la mattina, Andrea in divisa che riempiva la cucina con la sua presenza, Andrea che beveva il caffè guardandola con quegli occhi scuri, Andrea sotto la doccia… nudo.
E poi, inevitabilmente, la fantasia diventava più sporca: Andrea che la prendeva, che la spingeva contro il muro, che la scopava forte con quel cazzo grosso che aveva visto dal buco della serratura, sentiva la sua fighetta pulsare e bagnarsi sempre di più.
«Cazzo… basta» mormorò tra sé, stringendo le cosce, ma non bastava.
Più cercava di scacciare quei pensieri, più diventavano intensi e precisi, alla fine, con il cuore che le batteva forte, prese una decisione che fino a poche ore prima aveva giurato di non prendere, si alzò dal letto, si tolse le mutandine e rimase qualche secondo in piedi al buio.
Erano zuppe, completamente fradice dei suoi umori. Il tessuto era caldo e bagnato tra le sue dita, andò in lavanderia in punta di piedi, con il cuore in gola, aprì il cesto della biancheria e mise le sue mutandine in bella vista, proprio sopra gli altri panni, in modo che fosse impossibile non notarle.
Rimase qualche secondo a guardarle, mordendosi il labbro inferiore, sapeva che Andrea sarebbe uscito presto la mattina dopo per andare in caserma e probabilmente sarebbe passato dal bagno o dalla lavanderia prima di uscire.
«Domani le vedrà…» pensò, con un misto di vergogna ed eccitazione fortissima.
Tornò velocemente in camera, si rimise sotto le lenzuola senza mutandine e, con la fighetta ancora bagnata e il pensiero di Andrea che trovava le sue mutandine zuppe, finalmente il sonno la colse.

Capitolo 8 – La mattina della scoperta Marina si svegliò di soprassalto, il cuore già accelerato.

La stanza era ancora buia, prese il telefono: erano le 6:25. Sentì subito il rumore dell’acqua che scorreva nella doccia, Andrea era già in piedi, probabilmente stava per prepararsi per andare in caserma.
Rimase qualche secondo immobile nel letto, con le gambe strette e la fighetta che già pulsava, poi, come attirata da una forza più grande di lei, si alzò piano, cercando di non fare il minimo rumore, a piedi nudi attraversò il corridoio in silenzio, la porta del bagno era socchiusa .
Si avvicinò trattenendo il respiro e guardò dentro, la luce era bassa, quasi in penombra, Andrea era sotto la doccia, completamente nudo, l’acqua scorreva sul suo corpo imponente: le spalle larghe, muscoli della schiena ben definiti, i tatuaggi che sembravano ancora più scuri sulla pelle bagnata, il suo sguardo scese inevitabilmente più giù, era ipnotizzata da quello che vedeva, e quello che vedeva era il cazzo di Andrea che era moscio, ma enorme, pesante e spesso.
Penzolava tra le gambe muscolose come una cosa viva, a Marina sembrò il cazzo più grosso che avesse mai visto in vita sua, molto più grosso di quanto le era sembrato dal buco della serratura quella sera.
Sentì le ginocchia che le cedevano, poi Andrea chiuse l’acqua e uscì dalla doccia. Si passò una mano tra i capelli bagnati, prese l’asciugamano e cominciò a strofinarselo sul petto.
Il suo sguardo cadde sul cesto della biancheria, si fermò, guardò le mutandine di Marina, quelle zuppe che lei aveva lasciato in bella vista e le fissò per qualche secondo, senza dire una parola.
Il suo cazzo sembrò muoversi leggermente, come se avesse avuto un guizzo, poi, all’improvviso, Andrea girò la testa verso la porta, guardò esattamente nella direzione di Marina, come se avesse percepito la sua presenza, i loro sguardi non si incrociarono… ma lei ebbe la netta sensazione che lui sapesse.

Marina smise di respirare, un brivido le attraversò tutto il corpo, si voltò di scatto e corse in camera in punta di piedi, con il cuore che le batteva così forte che le sembrava potesse sentirlo tutta la casa.
Si buttò sul letto, si coprì fino alla testa e rimase lì, immobile, con il respiro corto e la fighetta che pulsava violentemente. La sentiva bagnata, calda, quasi dolorante, le sembrava che il battito del suo clitoride fosse così forte da fare rumore, rimase così, con gli occhi spalancati nel buio, le guance in fiamme e mille pensieri che le vorticavano nella testa.
"Mi ha vista? Ha capito che sono stata io? Ha preso le mie mutandine?"

E mentre se lo chiedeva, strinse forte le cosce, cercando inutilmente di calmare quel fuoco che ormai aveva dentro.

Capitolo 9 – La scoperta
Marina rimase immobile nel buio della sua camera, senza fiatare, quasi senza respirare.
Faceva finta di dormire profondamente, anche se il suo cuore batteva così forte che temeva si potesse sentire fino in corridoio, la sua fighetta era completamente bagnata, le labbra gonfie e pulsanti, sentì i passi pesanti di Andrea passare due volte davanti alla sua porta, ogni volta il suo corpo si irrigidiva.

Poi, finalmente, sentì il rumore della porta di casa che si apriva e si richiudeva con un click deciso, Andrea era uscito, aspettò ancora qualche minuto che le sembrò un’eternità. Guardò l’ora sul telefono: le 6:45, si alzò con le gambe molli e andò in bagno in punta di piedi, sentiva il cuore che le martellava nel petto, le sue mutandine erano ancora lì, in bella vista sopra tutta la biancheria, più o meno nella stessa posizione in cui le aveva lasciate.
Per un attimo pensò che forse Andrea non le avesse notate, ma quando le prese in mano capì subito la verità.

Erano pesanti, molto più pesanti di quando le aveva lasciate, il tessuto era fradicio, impregnato.
Un odore forte, denso, muschiato le arrivò alle narici, le aprì con mani tremanti, dentro e sulla stoffa c’era tantissima sborra.
Una quantità incredibile di sperma bianco, spesso, ancora vischioso, alcune parti erano già un po’ rapprese, altre ancora cremose, Andrea ne aveva scaricate litri dentro le sue mutandine.
Marina rimase lì, in piedi davanti al cesto, con le mutandine zuppe di sborra del cugino tra le mani, completamente scioccata ed eccitata allo stesso tempo.

«Oddio…» sussurrò appena, con la voce rotta, le tremavano le gambe, sentiva la fighetta contrarsi violentemente mentre fissava tutta quella sborra densa, l’odore era fortissimo, virile, quasi stordente.
Senza pensarci due volte avvicinò le mutandine al naso e inspirò profondamente, chiudendo gli occhi.
Quell’odore le fece girare la testa, rimase così per quasi un minuto, annusando la sborra del cugino, con una mano che scendeva lentamente tra le sue gambe. Era fradicia come non lo era mai stata, poi un pensiero la colpì forte: "Ha capito che sono mie, e ci si è segato dentro".

Quella consapevolezza la fece quasi venire sul posto.
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