Nuova Casa, Nuova Vita, Nuova Vicina. 7a p.
La mattina dopo mi sveglio prima della sveglia.
Roberta dorme accanto a me. Per qualche secondo rimango a guardarla. Poi ricordo il messaggio di Carlo.
Domani, quando puoi, vieni da solo. Ho trovato una cosa che credo debba avere Roberta.
Cerco di alzarmi senza svegliarla. Naturalmente apre gli occhi.
— Dove vai?
— Da Carlo.
Si solleva sul gomito.
— Adesso?
— Mi ha chiesto di passare da solo.
— Da solo?
— Testuali parole.
— E tu ci vai?
— Abita a otto metri. Credo di poter affrontare il viaggio.
— Andrea.
— Cosa?
— Non fare il coglione.
— Farò del mio meglio.
Mi osserva.
— Secondo te riguarda Elena?
— Non lo so.
Non sembra credermi. In realtà non ci credo nemmeno io. Mi infilo i pantaloni.
— Torno subito.
— Andrea.
Mi volto.
— Se prova a prenderti a pugni, ricordagli che è ancora mezzo rotto.
— Molto romantico da parte tua preoccuparti per me.
— Mi preoccupo per lui. Se ti picchia si fa male.
— Grazie.
— Prego.
Busso alla porta.
Carlo mi apre dopo qualche secondo.
Ha ancora difficoltà a muoversi, ma rispetto all'uomo che ho visto in Germania sembra già un'altra persona.
— Entra.
— Buongiorno anche a te.
— Buongiorno.
Vado in cucina. Sul tavolo c'è la scatola che Katharina gli aveva consegnato. Aperta. Carlo si siede. Io rimango in piedi.
— Caffè?
— Sì.
— Fattelo.
Lo guardo.
— L'ospitalità è sempre stata il tuo punto forte.
— La macchina è lì.
Preparo due caffè. Gliene porto uno.
— Grazie.
— Figurati. Tanto ormai faccio anche servizio a domicilio.
Carlo beve un sorso. Poi indica la scatola.
— L'ho aperta ieri sera.
Mi siedo. Dentro vedo alcune fotografie. Non voglio guardarle troppo. Sono cazzi suoi. Letteralmente e metaforicamente.
Carlo prende una busta e la appoggia davanti a me.
Bianca.
Sul davanti c'è scritto soltanto:
Roberta.
Rimango a guardarla.
— Era dentro?
— Sì.
— L'hai aperta?
Carlo mi guarda male.
— No.
— Era una domanda.
— No.
Mi porge la busta.
— Perché la dai a me?
— Perché voglio che gliela dia tu.
— Perché non gliela dai direttamente?
Carlo rimane in silenzio.
— Carlo.
— Perché non ce la faccio.
Questa risposta non me l'aspettavo. Abbassa lo sguardo.
— Non so cosa ci sia scritto.
— Appunto.
— Potrebbe esserci qualsiasi cosa.
— Anche qualcosa che riguarda te.
— Sicuramente riguarda me.
— Allora forse dovresti esserci.
Scuote la testa.
— No.
— Perché?
— Perché quella lettera è indirizzata a Roberta.
Indica la busta.
— Elena voleva parlare con lei. Non con me.
— E nemmeno con me.
— Infatti sei solo il postino.
— Molto gentile.
— Prego.
Rimaniamo in silenzio. Poi Carlo aggiunge:
— C'è un'altra ragione.
— Quale?
Mi guarda.
— Se dentro c'è qualcosa che fa male a Roberta, preferisco che ci sia tu.
Questa volta non ho una battuta pronta.
— Carlo...
— Non fare quella faccia.
— Quale faccia?
— Quella da bravo ragazzo. Non ti dona.
— Non sono un bravo ragazzo.
— Lo so bene.
— Nemmeno tu.
— Mai sostenuto il contrario.
Mi alzo.
Prendo la busta.
Prima di uscire mi fermo.
— Carlo.
— Cosa?
— Sei sicuro?
Guarda la scatola. Poi me.
— No.
Pausa.
— Ma dagliela.
Quando rientro nel mio appartamento Roberta è in cucina.
Indossa una mia maglietta e sta preparando il caffè.
— Allora?
Non rispondo. Appoggio la busta sul tavolo. Lei la vede. Si ferma. Legge il proprio nome.
— Cos'è?
— Era nella scatola che la sorella di Elena ha consegnato a Carlo.
Roberta non la tocca.
— È di Elena?
— Credo di sì.
— Carlo l'ha letta?
— No.
— Come fai a saperlo?
— Me l'ha detto.
— E tu gli credi?
Ci penso.
— Sì.
Roberta si siede e continua a fissare la busta.
— Perché l'ha data a te?
— Perché non voleva essere presente quando la leggevi.
— E tu?
— Io faccio il postino.
Mi guarda.
— Andrea.
— Ha detto che è indirizzata a te. Sei tu a decidere.
— Potrebbe parlare di te.
— Potrebbe.
— Di Carlo.
— Sicuramente.
— Di noi.
— Probabile.
Roberta prende finalmente la busta. La gira e la rigira tra le mani più volte.
— Ho paura ad aprirla.
Mi siedo davanti a lei.
— Non devi farlo adesso.
— Se non lo faccio adesso passerò tutta la giornata a pensarci.
— Allora aprila.
Infila lentamente un dito sotto il bordo. Si ferma.
— Rimani?
— Se vuoi.
— Voglio.
Apre la busta. Dentro ci sono alcuni fogli scritti a mano. Roberta prende il primo. Inizia a leggere.
Io non vedo le parole. Vedo soltanto il suo viso. Dopo poche righe cambia espressione.
Continua.
A un certo punto si ferma.
— Leggila tu.
— È indirizzata a te.
— Andrea.
Mi porge i fogli.
— Leggila.
Li prendo.
La grafia è ordinata.
Comincio.
**Roberta,
non so se avrò mai il coraggio di consegnarti questa lettera. Probabilmente no. Forse la scrivo soltanto perché ci sono cose che non riesco più a tenere dentro.
Non ti chiedo di perdonarmi. Non ne avresti motivo.
Sono stata con tuo marito sapendo che era sposato. Ho accettato le sue partenze, i suoi ritorni, le telefonate fatte di nascosto e tutte le bugie necessarie perché la nostra relazione potesse esistere.
Per molto tempo mi sono raccontata che il vostro matrimonio fosse già finito. Era più facile.
Poi sei rimasta incinta.**
Mi fermo e guardo Roberta. Lei fa cenno di proseguire.
Riprendo.
**Quando Carlo mi disse che aspettavate un bambino gli chiesi di non cercarmi più. Pensavo fosse la cosa giusta. Forse lo era.
Per alcuni mesi ci siamo riusciti.
Poi abbiamo ricominciato.
Questa è una responsabilità che appartiene anche a me e non voglio nascondermi dietro quello che Carlo mi diceva di voi.
Carlo non ha mai parlato male di te. Mai.**
Roberta abbassa gli occhi.
Continuo.
**Questo, probabilmente, rende tutto ancora più difficile da capire.
Mi diceva che ti voleva bene, che eri la madre di suo figlio, che non voleva distruggere la vostra famiglia. E nello stesso tempo diceva di amare me.
Per molto tempo ho creduto che prima o poi avrebbe scelto.
Poi è comparso Andrea.**
Mi fermo di nuovo.
— Vai avanti — dice Roberta.
**Non l'ho mai conosciuto. So di lui soltanto attraverso Carlo.
All'inizio pensavo che scoprirlo avrebbe finalmente spinto Carlo verso di me.
È successo il contrario.**
Sento qualcosa stringermi lo stomaco.
**Quando Carlo vi ha visti insieme al parco mi ha telefonato. Era arrabbiato, ma non nel modo che immaginavo.
Non riusciva ad accettare che un altro uomo fosse presente nella vita di Marco mentre lui continuava a scegliere di essere lontano.
Gli dissi che non poteva pretendere che tu lo aspettassi mentre lui viveva un'altra vita con me.
Litigammo.
Molto.
Poi mi disse una cosa che non ho dimenticato: "Il problema è che non riesco nemmeno a odiarlo."**
Alzo gli occhi.
Roberta mi sta guardando.
Riprendo.
**Credo che quello sia stato il momento nel quale Carlo abbia cominciato davvero a guardare ciò che aveva fatto. Non perché Andrea gli avesse portato via qualcosa, ma perché gli aveva mostrato uno spazio che Carlo stesso aveva lasciato vuoto.
Non so se sia giusto. Non conosco Andrea e non conosco la vostra relazione.
So soltanto quello che Carlo mi ha raccontato.
E da quello che mi ha raccontato credo che Andrea ti ami.**
Mi fermo.
Roberta prende la mia mano e non dice niente.
Continuo.
**Credo anche che voglia bene a Marco.
Questo faceva soffrire Carlo.
Ma credo che, in qualche modo che forse non ammetterà mai, lo rassicurasse anche.
Negli ultimi mesi Carlo mi ha detto più volte che voleva lasciare te e venire da me.
Io pensavo di desiderarlo.
Poi ho capito che non era vero.
Non volevo un uomo che arrivasse da me perché aveva paura di restare a casa.
Non volevo essere il posto nel quale nascondersi.
Gli ho chiesto di tornare e affrontare la propria vita.
Te.
Andrea.
Soprattutto se stesso.**
Adesso capisco.
La cena.
**Stasera parliamo. Basta rimandare.**
Continuo a leggere.
**Questa sera gli dirò che tra noi deve finire.**
Roberta inspira profondamente.
**Non perché non lo ami.
Lo amo.
Ed è proprio per questo che deve finire.
Carlo deve decidere cosa vuole senza avere me come via di fuga.
E tu meriti di poter decidere cosa vuoi senza vivere dentro una bugia che io ho contribuito a costruire.
Non so cosa succederà tra voi.
Forse vi separerete.
Forse proverete a ricominciare.
Forse Andrea farà parte della tua vita.
Non spetta a me saperlo.
Ma c'è una cosa che vorrei chiederti.
Qualunque cosa succeda, non permettete mai che Marco pensi di essere stato la ragione per cui suo padre è rimasto o per cui voi vi siete fatti del male.
I bambini non devono portare il peso delle paure degli adulti.**
Le ultime righe sono più brevi.
**Mi dispiace, Roberta.
Non so se queste parole possano servire a qualcosa.
Ma sono vere.
Elena**
Sotto la firma c'è ancora qualcosa.
Un post scriptum.
Lo leggo.
**P.S. Se Andrea è davvero l'uomo che Carlo racconta quando dimentica di odiarlo, fagli leggere questa lettera.**
Rimango in silenzio.
Roberta mi guarda.
— Beh...
Appoggio i fogli sul tavolo.
— Cosa?
— Almeno avevo il permesso.
Non riesce a trattenere un sorriso.
— Sei veramente un idiota.
— Era scritto.
— Non quello.
Il sorriso scompare quasi subito.
Roberta prende la lettera e rilegge alcune righe.
Poi si ferma.
— È morta andando a lasciarlo.
— Sì.
— Se il ristorante non fosse esploso...
— Probabilmente si sarebbero lasciati quella sera.
Roberta chiude gli occhi.
— Che storia di merda.
— Su questo ormai siamo tutti d'accordo.
Rimane qualche secondo in silenzio.
— Sai qual è la cosa che mi fa più male?
— Cosa?
— Che mi piace.
— Elena?
Annuisce.
— Da questa lettera mi piace.
Non me l'aspettavo.
— Avrei preferito odiarla.
— Sarebbe stato più semplice.
— Molto.
Guarda ancora la firma.
— Era innamorata di Carlo.
— Sì.
— Eppure voleva lasciarlo.
— Forse proprio perché lo era.
Roberta mi osserva.
— È praticamente quello che ha scritto.
— Allora ogni tanto capisco qualcosa.
Mi prende la mano.
— Vieni.
— Dove?
— Da Carlo.
— Adesso?
— Adesso.
Carlo è ancora in cucina quando entriamo.
Vede Roberta. Poi vede la lettera nella sua mano.
Capisce.
— L'hai letta.
— Sì.
Carlo guarda me.
— Anche lui?
— Elena aveva lasciato istruzioni precise.
Carlo aggrotta la fronte.
— Cosa?
Roberta gli porge la lettera.
— Leggila.
Carlo non la prende.
— È tua.
— Carlo.
— Roberta...
— Leggila.
Questa volta obbedisce.
Io faccio per uscire.
— Andrea.
Mi volto.
È Carlo.
— Resta.
Mi appoggio al muro.
Carlo legge. Ci mette molto più tempo di noi. A metà si ferma. Poi ricomincia. Quando arriva alla fine rimane immobile. La mano gli trema leggermente. Nessuno parla. Alla fine appoggia i fogli sul tavolo.
— Era proprio da Elena.
Roberta si siede davanti a lui.
— Ti avrebbe lasciato quella sera.
Carlo annuisce.
— Sì.
— Lo sapevi?
— Lo immaginavo.
— E tu avresti lasciato me.
— Sì.
— Anche senza di lei?
Carlo la guarda.
— Sì.
Roberta inspira lentamente. Non sembra ferita. Forse perché ormai lo sapeva. Forse perché finalmente qualcuno sta dicendo la verità.
— Perché?
Carlo rimane in silenzio. Poi:
— Perché non ti amavo più come avrei dovuto.
Nessuno si muove.
— Ti volevo bene. Te ne voglio ancora. Sei la madre di Marco e sei stata una parte enorme della mia vita.
Guarda me. Poi torna a lei.
— Ma il nostro matrimonio era finito.
Roberta annuisce.
— Anche per me.
Carlo sorride amaramente.
— Siamo stati bravissimi a comunicarcelo.
— Due fenomeni.
Per qualche secondo sembra quasi che possano ridere.
Poi Carlo prende nuovamente la lettera.
— Non avrei dovuto coinvolgere Elena in tutto questo.
Roberta lo guarda.
— E io non avrei dovuto coinvolgere Andrea.
Alzo una mano.
— Vorrei precisare che mi sono lasciato coinvolgere con un certo entusiasmo.
Entrambi si girano verso di me.
— Scusate.
Carlo scuote la testa.
— Coglione.
— Grazie.
Roberta prende la lettera.
— Non voglio che Marco sappia tutto questo.
Carlo diventa serio.
— Nemmeno io.
— Un giorno saprà che ci siamo separati.
— Certo.
— Ma non deve crescere pensando che qualcuno abbia distrutto la sua famiglia.
Carlo annuisce.
— La sua famiglia non è distrutta.
Roberta lo guarda.
— Cambierà.
— Sì.
Carlo guarda me.
— Parecchio.
— Temo di sì.
— Ma io rimango suo padre.
— Sempre.
— E tu...
Si ferma.
— Io cosa?
— Non provare mai a prendere il mio posto.
La frase potrebbe suonare come una minaccia.
Non lo è.
— Non lo voglio.
— Bene.
— Però se avrà bisogno di me ci sarò.
Carlo mi guarda per qualche secondo.
— Lo so.
Quelle due parole hanno un peso diverso da tutte le altre.
Roberta ci osserva.
— Sapete che questa conversazione è completamente assurda?
— Sì — rispondiamo insieme.
Lei scuote la testa.
Carlo prende la lettera un'ultima volta. Sfiora con un dito la firma di Elena.
— Posso chiederti una cosa?
Roberta annuisce.
— Me ne fai una copia?
La domanda la sorprende.
— Certo.
— L'originale è tuo.
— Sicuro?
— Ha scritto a te.
Roberta prende la busta.
— Te la porto domani.
Carlo annuisce. Poi mi guarda.
— Andrea.
— Dimmi.
— Quella parte del post scriptum...
— Quale?
— Quella in cui dice che parlavo bene di te.
— Ah, sì.
— Non abituarti.
Sorrido.
— Troppo tardi.
Torniamo nel mio appartamento.
Roberta appoggia la lettera sul tavolo.
Poi apre la finestra.
È una giornata normale.
Macchine che passano.
Qualcuno che porta a spasso il cane.
Una donna che torna dalla spesa.
Il mondo, evidentemente, non ha alcuna intenzione di fermarsi perché le nostre vite sono cambiate.
Mi metto dietro Roberta.
Le appoggio le mani sui fianchi.
Lei si lascia andare contro di me.
— Andrea?
— Sì?
— Adesso cosa succede?
Bella domanda.
— Carlo si rimette.
— Sì.
— Trova un appartamento.
— Sì.
— Voi sistemate la separazione.
— Sì.
— E poi...
— E poi?
Si gira.
Mi guarda.
— Noi.
Per mesi "noi" significava porte chiuse.
Messaggi cancellati.
Trasferte di Carlo.
Orari da controllare.
Adesso quella parola significa qualcosa di completamente diverso.
— Noi vediamo cosa siamo capaci di fare.
— Risposta molto romantica.
— Vuoi quella romantica?
— Prova.
Le accarezzo il viso.
— Voglio stare con te.
Sorride.
— Meglio.
— E voglio continuare a svegliarmi con te.
— Molto meglio.
— Però ogni tanto vorrei anche dormire.
Mi dà una manata sul petto.
— Scemo.
La bacio.
Questa volta non c'è fretta.
Non c'è niente da rubare a nessuno.
Quando ci stacchiamo, Roberta rimane con il viso vicino al mio.
— Sai cosa mi fa paura?
— Cosa?
— Che fino a oggi siamo stati bravissimi a essere amanti.
— E adesso?
— Adesso dobbiamo scoprire se sappiamo essere una coppia.
Ci penso.
— Potrebbe essere più difficile.
— Molto.
— Però c'è un vantaggio.
— Quale?
— Non devo più nascondermi quando esco dalla tua porta.
Sorride.
— C'è anche uno svantaggio.
— Quale?
— Adesso devi sopportarmi tutti i giorni.
— Non avevo considerato questo aspetto.
— Troppo tardi.
Mi bacia di nuovo.
E per la prima volta da quando conosco Roberta non ho la sensazione che qualcosa stia per iniziare di nascosto.
Ho la sensazione che qualcosa stia iniziando davvero.
-- che dite? Continuo con la storia?? --
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Nuova Casa, Nuova Vita, Nuova Vicina. 7a p.:

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