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La maschera di Simona seconda e ultima parte


di MissSerena
04.03.2024    |    2.169    |    2 9.7
"” disse Amelia sfilando i suoi due bastoncini “Che ne dite di usarla coma cane da lecco, ma solo dopo averle messo un po’ d’intimo da schiava..."
Andare da Francesca era diventata la mia droga, anche se cercavo in ogni modo di distaccarmi da quella donna, bastava una sua telefonata per farmi correre a casa sua e subire ogni forma d’umiliazione.
Avevo ben presto scoperto che lei era tutto tranne che una semplice sadica, anzi spesso rifiutava ogni forma di violenza fine a sé stessa, preferendo sottomettermi usando una dominazione più mentale che fisica. Era come se conoscesse ogni mio singolo interruttore del piacere, e si divertisse ad accenderlo e spegnerlo in continuazione, finendo col farmi supplicare quell’orgasmo che era la mia vera liberazione. C’erano ovviamente le eccezioni, come quando subito dopo avermi fatto spogliare e messa la mia maschera, indossò uno grosso strap-on e mi scopò per ore, perché “Le puttane come te ogni tanto hanno bisogno di cazzo.”
Quello che forse era ancora più folle, è che una volta tornata a casa finivo col masturbarmi in modo quasi furioso. Avevo anche comprato un grosso fallo, anzi il più grande del catalogo, che avevo imparato a usare con una certa maestria, arrivando così ad avere orgasmi sconvolgenti.
C’era un altro particolare che non potevo non considerare, e cioè che da quando frequentavo Francesca ero diventata un’altra donna, molto più sicura di me, soprattutto sul lavoro dove ero oramai riconosciuta come una leader.

Quel venerdì mattina ero stata chiamata in ufficio da Luca, il mio capo un uomo di poche parole, che andava dritto al punto senza perdersi in fronzoli.
“Simona so che parli bene lo spagnolo e s’è liberato un posto come viceresponsabile nella sede di Barcellona, e vorrei sapere se ti può interessare. Per te sarebbe un avanzamento di carriera con tutto quello che ne consegue, stipendio in primis e poi tutto il resto che già sai. Non mi devi rispondere adesso, ma pensaci e fammi sapere lunedì, adesso fuori di qui e vai a lavorare.”
Avevo fatto giusto in tempo a ringraziarlo dell’offerta prima che quasi mi buttasse fuori dal suo ufficio, e mi ero sistemata nella mia postazione quando m’arrivò un messaggio di Francesca.
“Stasera vieni da me alle nove che c’è una sorpresa, anzi tre.”
Entrai nel panico perché, se da un lato il trasferirmi a Barcellona era uno di quei treni che nella vita passano solo una volta, dall’altra avrebbe voluto dire perdere Francesca e tutto quel piacere che solo lei sapeva donarmi, scoprendo ogni volta un lato sempre più perverso della mia anima.
Passai tutto il giorno ad arroventarmi su quel dubbio amletico, scegliendo ora la carriera, ora il piacere a seconda dei momenti, sino ad arrivare a sera con poche idee e pure confuse.
Tornai a casa pensando alle parole di Francesca, soprattutto a quelle tre sorprese che m’aspettavano, non avendo la minima idea sul perché di quella frase, così semplice ma allo stesso così enigmatica.

Arrivai da lei con pochi minuti d’anticipo, e non appena fui dentro, lei mi portò nella sua stanza dei giochi, dove mi spogliai completamente per poi indossare la mia maschera.
“Stasera metti anche questa.” mi ordinò Francesca dandomi un piccolo grembiule in lattice nero e bianco “Poi capirai il perché.”
Non appena indossato il grembiulino, che quasi non mi copriva il pube, lei mi mise collare e guinzaglio come d’abitudine, per poi sorprendermi con una nuova disposizione.
“A quattro zampe che ti porto in sala.”
Così come una ridicola cagnolina la seguii sino alla sala da pranzo dove c’aspettavano tre donne, tutte vestite in modo elegante ma non da sera, che mi guardarono dall’alto in basso e non solo per la mia posizione.
“Così questa sarebbe la troietta di cui ci hai tanto parlato.” disse quella che stava in mezzo che sembrava la sosia di Charlotte di Sex and the city, solo con uno sguardo fin troppo malefico.
“Sì Amelia, questa è Simona, una donna pronta a tutto quando è protetta dalla sua bella maschera.” le rispose Francesca.
“Dimmi le piace anche il cazzo, intendo quelli di prima scelta.” chiese una bionda coi capelli lunghi legati a coda.
“Credo di sì Manuela, anche se come sai il genere non m’interessa, ma da come la scopo le piacerà anche il cazzo vero. E tu troia prima che me lo chiedi, la mia terza amica è Lucrezia, una che preferisce i fatti alle parole.”
Lucrezia era certamente la più bella del terzetto, una sorta di Morticia Addams in versione ultra-sexy, col suo total black da dark lady e uno spacco che partiva dall’inguine che la rendeva irresistibile.
Francesca mi fece gattonare sino a che non ritrovai in mezzo alle sue amiche; quindi, mi alzai e loro iniziarono a toccarmi quasi con delicatezza, facendomi salire lentamente il desiderio.
Manuela sembrava interessata solo al mio fondoschiena, ma fu quasi dolce facendomi succhiare un suo dito, prima che questo facesse capolino nel mio ano.
“La troia ha il culo ancora stretto.” sentenziò la bionda facendo ridere le altre “Il che vuol dire che non hai ancora incontrato chi te lo sfondi per bene, ma stai tranquilla, ho giusto un paio di ragazzi di colore pronti ad aprirti in due come una noce di cocco, e se all’inizio urlerai per il dolore, poi sarà per il piacere, perché le troie come te vanno solo scopate senza alcun riguardo.”
“Magari è una puttana ma solo per donne.” le rispose Amelia che si stava divertendo coi miei capezzoli, strizzandoli o tirandoli a suo piacere “Il che non sarebbe poi male, almeno hai una che sa leccare una fica come si deve.”
“Quello lo scopriremo più tardi.” disse Lucrezia “Adesso basta coi giochini da ragazzine e passiamo a qualcosa di più divertente. Tu schiava sdraiati sul tavolo, braccia lungo i fianchi e gambe aperte, su vai !”
Francesca mi tolse il guinzaglio, ed io andai a sistemarmi come mi era stato ordinato, curiosa ma allo stesso tempo intimorita da quella insolita situazione.
Non appena fui pronta, Lucrezia sistemò sul mio corpo del sushi, usandomi di fatto come un tavolino vivente, per dare alle altre delle bacchette ed invitarle a mangiare.
“Ovviamente il meglio è prendere un pezzo di sushi e strusciarlo sulla fica della puttana.” disse dando una dimostrazione pratica “Tanto questa è già bagnata e quindi il condimento non mancherà di certo.”
Così iniziò la loro cena, fra languidi baci e sushi preso dal mio corpo, con Amelia che si divertiva a usare le bacchette per pizzicarmi i capezzoli, dandomi sempre piccole scosse di un piacevole dolore, come se non bastasse quello dato dal sushi “inzuppato” dentro la mia vagina.
Com’era facilmente prevedibile quella situazione era quasi il massimo per il mio esibizionismo, eccitata anche dall’idea che ci fossero ben quattro donne a usarmi come se fossi un semplice oggetto, situazione che durò sino a quando Francesca non prese l’ultimo boccone.
La padrona di casa mi fece quindi scendere dal tavolo per farmi piegare su di esso con la pancia, in modo da poter render loro disponibile il mio sedere, che fu subito bersagliato da alcuni sonori schiaffi.
“Tu dicevi che ha ancora il culo stretto.” disse Lucrezia a Manuela “Ma, secondo me, è solo una chiamiamola situazione provvisoria, e sono pronta a dimostrartelo.”
La donna prese un bastoncino che aveva appena finito d’usare per mangiare, e dopo averlo fatto passare in mezzo alle mie grandi labbra, me lo infilò nell’ano, spingendone dentro circa metà. Amelia imitò subito l’amica, seguita a ruota dalle altre due, ma quasi subito tutte usarono entrambe le bacchette, riempendo in modo osceno il mio retto. Anche se Francesca mi aveva sodomizzato più volte, e con dildo di notevoli dimensioni, quella strana penetrazione multipla mi fece provare nuove sensazioni ancora più forti, tanto che mi fu quasi impossibile non urlare il mio piacere. Così godevo senza freni nascosta nella mia maschera, lasciando che quelle donne m’insultassero in continuazione mentre mi dilatavano l’ano.
“Questa è tanto puttana che due cazzi se li prende solo nel culo.” disse Lucrezia per umiliarmi ancor di più.
“Se è per quello è solo questione di tempo, tanto prima o poi Francesca si stancherà di lei, e la troia verrà da me. Solo che io come sai non mi limito a scopare queste puttane, ma le faccio sfondare per bene dai miei stalloni, sempre che non finiscano a fare le puttane per placare la loro voglia di cazzo.” le rispose Manuela gelandomi il sangue.
Non era tanto la paura di perdere la mia Mistress, quanto quella d’essere al centro di un’orgia, che era da sempre la mia fantasia erotica più segreta, quella che non avevo il coraggio di realizzare, in quanto sapevo che poi non sarei mai più tornata indietro. Ero certa che Manuela mi avrebbe fatta violentare da chissà chi, fosse solo per godersi lo “spettacolo”, così come che non si sarebbe limitata a una volta sola. Quel pensiero mi buttò nel panico, ma bastò qualche spinta più forte su qualche bastoncino che avevo nel retto, per farmi tornare alla realtà.
“Direi che col culo di questa puttana ci siamo divertite già abbastanza.” disse Amelia sfilando i suoi due bastoncini “Che ne dite di usarla coma cane da lecco, ma solo dopo averle messo un po’ d’intimo da schiava.”
“Che si può fare.” le rispose Francesca “Togliti i bastoncini dal culo e poi alzati in piedi, mani dietro la testa e non provare a fiatare.”
Provai non poco sollievo nel togliermi sei bastoncini dal culo, ma quella sensazione durò ben poco in quanto compresi subito cos’era l’intimo da schiava di cui parlava Amelia.
Da una borsa la donna tirò fuori due falli di medie dimensioni che mi ritrovai subito nelle porte del piacere, e subito dopo due corde. Con una girò più volte intorno alle mie tette per poi legare i capi dietro la schiena, con la seconda fece una sorta di perizoma che impediva ai falli di uscire.
“Adesso in ginocchio e leccami la fica, e vedi di farlo bene o ti prendo a calci nel culo.” mi ordinò Amelia sedendosi sul tavolo dopo aver alzato la gonna sotto la quale non indossava nulla.
Ubbidii ritrovandomi la faccia fra le sue cosce, a leccarle il sesso pregno di umori, cercando di dare il meglio di me anche per non far fare una brutta figura a Francesca.
Vidi con la coda dell’occhio le altre dominatrici seguire l’esempio di Amelia, e ben presto mi ritrovai fra le loro gambe, scoprendo che Lucrezia non aveva un pelo pubico, mentre la passera di Manuela aveva uno strano odore di mandorle.
Potendomi dedicare solo a una di loro alla volta, le altre passavano il tempo a baciarsi e toccarsi a vicenda, mentre i due falli che avevo dentro tenevano sempre altissima la mia eccitazione.
“Sdraiati per terra che cambiamo gioco.” mi disse Lucrezia mentre m’avvicinavo a lei.
Una volta per terra, lei si sedette sul mio viso, e non ci fu neppure bisogno che mi dicesse qualcosa, che iniziai a leccarle il culo.
“Mm, la zoccola è brava con la lingua.” disse Lucrezia “Peccato che ne abbia una sola.”
“Scommetto che ne vorresti una che si occupi di questa bella fica.” le rispose Manuela sedendosi sulla mia pancia “Però se vuoi ci sono sempre le mie dita.”
Compresi che la bionda la stava masturbando con sempre più vigore, sino a farla venire, ma una volta che Lucrezia si alzò Amelia prese subito il suo posto per ricevere lo stesso trattamento.
Una volta che anche Amelia ebbe il suo orgasmo m’aspettavo che un’altra prendesse il suo posto; invece, Francesca mi fece alzare per liberarmi dai falli che avevo dentro, ma il mio sollievo fu molto breve, in quanto sia lei che Manuela indossarono due grossi strap-on.
“Vienimi sopra con la fica.” mi disse la mia abituale padrona dopo esseri seduta in poltrona “E sia chiaro che, se provi a venire poi facciamo a gara a chi ti sfonda di più usando le mani.”
Lo strap-on di Francesca m’entro nella passera come un coltello nel burro, e lo stesso fu per quello di Manuela quando mi sodomizzò, ma poi fu una sorta di piccolo inferno in terra. Alla bionda, infatti, importava solo farmi male, fottendomi con tutta la forza che le era rimasta, accompagnando i suoi furiosi movimenti con frasi che erano tutto un programma.
“Lo so che ti piace che ti sfondo troia che non sei altro.” mi disse Manuela per umiliarmi ancor di più “E so che non vedi l’ora che ti faccia rompere dai miei ragazzi, solo non so se due possano bastare puttana come sei, Forse è meglio che ne chiami quattro, due in questo culo di merda uno in quella fogna di fica che hai e l’ultimo che ti chiuda la bocca, almeno non ti sento godere.”
Amelia e Lucrezia non facevano che sostenere la loro amica, oltre a coprirmi anche loro d’insulti, non sapendo che dietro la mia maschera vivevo un mondo tutto mio, dove godevo di tutto ciò che subivo.
Pur non potendo dar sfogo al mio piacere con l’orgasmo, provavo sensazioni uniche ed indescrivibili, quasi fossi avvolta in una coperta di pura lussuria con la quale la voluttà non aveva mai fine. Godevo a ogni affondo, insulto o schiaffo, perché non volevo altro che essere trattata come un’anonima bambola umana a cui poter fare di tutto.
Alla fine, Manuela si sfilò da dietro di me per togliersi lo strap-on e darmi il fallo, ma solo dopo avermi tirato via da Francesca e farmi finire per terra.
“Ficcatelo nella fica e facci vedere come gode un troia del tuo calibro.” mi disse con disprezzo.
Presi il fallo e mi masturbai furiosamente, arrivando quasi subito all’orgasmo, mentre le quattro dominatrici ridevano di me.
Lucrezia vedendo che non riuscivo a rialzarmi m’aiuto a rimettermi in piedi, ma non appena mi ripresi Manuela si mise davanti a me.
“Vediamo se capisci il concetto subito o se hai bisogno che te lo ripeta più volte. Come avrai capito siamo un gruppo di amiche che cercano puttane malate di cazzo come te, che poi amiamo condividere per scoprire chi trova la più troia di tutte. Sabato verrai da me dove ti toglierai la voglia di cazzo coi quattro ragazzi che ti ho promesso, e dopo soddisferei tutte noi perché quelle nerchie le devi pur pagare anche se non con i soldi, ti è tutto chiaro o vuoi un disegnino.” concluse sghignazzando.
“Tutto chiaro signora.” risposi tenendo bassa la testa.
A quel punto ci rivestimmo tutte quante per poi lasciare la casa di Francesca e tornare ognuna alla propria dimora.
Passai la notte insonne a pensare se davvero volessi esser di fatto violentata da più uomini, anche se quella era una mia fantasia ricorrente, sapendo che quello non sarebbe stato un punto d’arrivo ma di passaggio. Ero infatti certa che dopo m’avrebbero resa ancora più succube delle loro turpi voglie, magari portandomi a prostituire solo per divertirsi di me, o facendomi partecipare a orge con chissà quanti uomini.
Alle nove del mattino il mio futuro con Francesca e le sue amiche mi era fin troppo chiaro, così chiamai il mio capo.
“Pronto Luca, posso partire martedì per Barcellona ?”

FINE

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(quelli volgari saranno subito cestinati)

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