Lui & Lei

Rose 1/8


di MissSerena
29.04.2024    |    4.357    |    5 9.8
"Comunque io sono AJ, anche se in realtà mi chiamo Banderale Cannot, quindi AJ..."
Mentre mi vestivo per uscire a festeggiare da sola il mio trentaseiesimo compleanno, continuavo a chiedermi dove avessi fallito.
Perché era fin troppo chiaro che qualcosa non era andato per il verso giusto se stavo uscendo da sola, dopo essermi inventata la ‘scusa’ del mio compleanno.
Da anni vivevo quasi come un’eremita, fra casa, il mio lavoro da impiegata in una fabbrica di porte e finestre, e quell’unico hobby che ancora riuscivo a coltivare che era il cinema, anche se raramente vi andavo più di una volta a settimana.
Sul lavoro l'unica a farmi gli auguri era stata Bailey dell'ufficio personale, ma si sapeva che lei teneva un calendario a parte proprio per i compleanni, ma soprattutto era una delle persone più odiose che avessi mai conosciuto. Con la scusa di portarmi un piccolo presente, iniziò a parlare di come gli uomini cadessero ai suoi piedi, dimenticando però di dire che era considerata una fin troppo facile, e che dopo averla scopata nessuno l'andava più a cercare.
Io non mi consideravo neanche una brutta donna, magari un po’ sovrappeso sì, ma nulla d’eccessivo, al limite cinque kili in più, che, come al solito, erano tutti sulla pancia. Per il resto ero alta quasi uno e settanta, una terza di tutto rispetto anche se qualcuno diceva che in realtà avevo una taglia in meno, i capelli castani sempre tagliati corti perché così erano più comodi, e due occhi ne piccoli ne grandi davanti ai quali c’erano o gli occhiali, o le lenti a contatto che però la sera poco sopportavo.
Quanto alla mia vita sessuale si poteva dire che era stata sino a quel giorno un altro fallimento, anche se non mi davo tutte le colpe. Avevo perso la verginità poco prima di compiere diciassette anni, con un porco che subito dopo mi aveva usata come un trofeo da esporre agli amici. Quando poi avevo creduto d’aver trovato il grande amore, mi ero ritrovata piena di corna, ma soprattutto senza la mia unica vera amica , ed in seguito c’erano state solo veloci relazioni improntate esclusivamente su un sesso fugace e poco appagante, col risultato d’aver quasi lasciato perdere gli uomini, che avevo sostituito con alcuni vibratori e dei Dvd porno.
“Dai Rose che stasera incontri il principe azzurro.” dissi a me stessa mentre cercavo di truccarmi, un’arte che per me rimaneva ancora un mistero, ed infatti mi limitavo ad ombretto e rossetto, giusto per non sembrare proprio una sciacquetta.
Quando mi ritrovai davanti all’armadio la situazione divenne quasi comica, avendo di fatto solo vestiti per andare al lavoro, e quindi del tutto inadatti anche per andare a bere qualcosa in centro. Gli unici due abiti che consideravo da sera, erano in realtà entrambi dei tubini colorati, e scelsi quello verde solo perché non faceva spiccare la forma della pancia essendo più ampio dell’altro.
Avendo paura di sentire freddo visto che era serata sì primaverile, ma di quelle che non sai mai cosa mettere, presi una giacca nera e con quella la mia borsetta preferita e uscii di casa.
Non avendo una vera destinazione presi il primo autobus che andava in centro, per poi scendere nella prima piazza dove c’era un po’ di vita, per rendermi subito conto che ero l’unica persona sola soletta, che non doveva aspettare nessuno.
Cominciai a camminare senza meta passando davanti a molti locali pieni di persone, senza trovare la forza d’entrare in nessuno, quasi mi vergognassi della mia solitudine. Dopo un’oretta passata ad invidiare chi si stava divertendo, iniziarono a farmi male i piedi, e del resto non potevo aspettarmi altro visto che avevo messo quelle che erano sì le mie scarpe preferite, peccato che avessero un tacco undici del tutto inadatto a camminare, ma soprattutto ai quali non m’ero mai abituata.
Stavo per chiamare un taxi, quando vidi un locale non molto affollato, e complice anche un po’ di sete, mi feci coraggio ed entrai per poi andarmi a sedere quasi in fondo al bancone.
Non sapendo cosa ordinare presi un daiquiri, che mandai giù in pochi sorsi, per poi chiederne subito un altro.
“Così finirai per ubriacarti ancora prima che te ne accorga.” sentii dire dietro di me da una calda voce maschile.
Mi girai di scatto per trovarmi davanti un belloccio sulla trentina, la cui pelle un po’ scura era messa in risalto da una camicia bianca.
“E chi dice che non lo voglia ?” gli risposi ancora stupita che un uomo del genere m’avesse rivolto la parola.
“Perché non è quello che avevi in mente quando sei uscita, a meno che qualche cretino non ti abbia dato buca. Comunque io sono AJ, anche se in realtà mi chiamo Banderale Cannot, quindi AJ.”
“Piacere Rose, e comunque non avevo nessun appuntamento.” gli dissi allungando goffamente la mano che lui strinse con delicatezza.
AJ aveva trovato lavoro in una grossa multinazionale che aveva sede in città da poche settimane, ma sembrava conoscesse la vita notturna molto meglio di me che c’ero nata e cresciuta.
Col passare dei minuti la discussione cominciò col passare sempre di più su di me, ma nonostante la mia innata timidezza, con lui non sentivo alcun disagio a parlare della mia vita, anche se in realtà c’era ben poco da dire.
Da vero cavaliere volle pagare lui anche i miei cocktail, per poi uscire a fare due passi lungo il fiume che era lì vicino. Non credendo ancora che tutto ciò fosse reale, volli fare un selfie con lui con dietro di noi la ruota panoramica, per poi finire con lo sfiorare le sue labbra con le mie, ritrovandomi imbarazzatissima.
“Per questo c’è un posto migliore qui vicino.” mi disse prendendomi per mano per portarmi sotto un ponte dove c’era una panchina che rimaneva di fatto al buio.
Lì ci baciammo all’inizio come due ragazzi per poi diventare quelli di veri amanti, che sanno cosa fare con la lingua nella bocca dell’altro. Ero talmente assorta in quel momento così romantico, che non capii quello che AJ m’aveva appena detto.
“Puoi ripetere per piacere.” gli chiesi fin troppo formalmente visto quello che stavamo facendo.
“Tirami fuori il cazzo e fammi un pompino, o vuoi che ti faccia un disegno.” mi rispose come se fosse la cosa più normale del mondo.
Compresi immediatamente che non stava scherzando, e per un attimo pensai di dargli uno schiaffo e andare via,
Ma andare dove ?
A casa a vedere un porno dove magari una più o meno della mia stessa età si faceva scopare da un bel ragazzo di colore come AJ ? Per finire col prendere uno dei miei due vibratori, comprati on-line perché non avevo mai avuto il coraggio d'entrare in un sexy-shop, e masturbarmi mordendomi le labbra per paura che i vicini mi sentissero ?
Dopo qualche secondo passato a pensare l'alternativa al rimanere, mi dissi che in fondo quello poteva essere un modo diverso di festeggiare il mio compleanno, e anzi una bella scopata m’avrebbe fatto anche bene, visto che era più di un anno che non facevo sesso se non da sola.
Così gli aprii i pantaloni e abbassai gli slip per ritrovarmi in mano una mazza di carne come non ne avevo mai viste, se non in qualche porno trovato in rete. Non volendo fare l’imbranata gli afferrai il pene con una mano per poi passare la lingua intorno a quello che le mie dita non riuscivano a coprire, cercando di vedere ogni tanto se quello che gli stavo facendo era di suo gradimento.
“Brava Rose, l’avevo capito fin da subito che in fondo volevi solo scopare, e stai tranquilla che farò di tutto per renderti indimenticabile questo compleanno.” mi disse tirandomi su la testa per darmi un lungo bacio carico di passione.
Quel semplice bacio ebbe però l’effetto di distruggere ogni mio freno inibitore, così m’avvinghiai ancor di più a lui sino a quando non mi disse di rimettergli a posto il pene perché voleva portarmi da lui.
Non appena ebbi richiuso la sua artiglieria dentro i pantaloni, lui s’alzò invitandomi a seguirlo, ma come fui in piedi lui mi strinse a sé per poi palparmi il sedere con fin troppa foga, finendo col farmi arrivare il bordo del vestito poco sotto le natiche.
“AJ ti prego potrebbe passare qualcuno …” dissi cercando di darmi un decoro che in realtà non avevo più.
“Ma dai ! Prima ti fai un selfie che mostrerai lunedì in ufficio alle tue colleghe, poi mi fai un pompino su una panchina e adesso ti lamenti perché ti tocco il culo ? Dai riprendi il cellulare e facciamoci una foto mentre ti bacio, almeno potrai dire che non ero uno incontrato per strada.” mi ripose scoprendomi del tutto il sedere.
Soggiogata da tanta mascolinità ubbidii, presi il cellulare e feci un altro selfie con lui, ma questa volta mentre ci baciavamo a bocca aperta, giusto per non lasciare alcun dubbio a chiunque avesse visto quella foto.
“Ora andiamo da me, da qui saranno cinque minuti a piedi.” mi disse lasciando scendere il vestito in modo da non dare scandalo con eventuali passanti.
Il tragitto era sì breve, ma impiegammo ben più di cinque minuti per compierlo, visto che AJ si fermava ogni volta che poteva per spingermi dentro un angolo, per poi baciarmi e toccare il mio corpo in tutti i modi gli fosse possibile. Io rispondevo a queste attenzioni per me quasi sconosciute, dato che non amavo fare qualsiasi effusione all’aperto, con sempre più trasporto, finendo ad essere quasi io a cercare un anfratto dove poterlo baciare e sentire le sue mani su di me.
“Apri la borsetta che ci devo mettere dentro qualcosa.” mi disse mentre salivamo coll’ascensore al suo appartamento.
Non appena feci quanto mi aveva chiesto, lui s’abbasso per poi sfilarmi le mutandine che mise, dopo averle annusate, dentro la borsetta.
“Dimmi quant’è che non scopi ?” mi chiese mentre apriva la porta di casa.
“Un po’.” risposi cercando di rimanere sul generico e non confessargli che era da più di un anno.
Feci giusto in tempo ad entrare nell’appartamento, che AJ mi spinse contro il muro, per riprendere quel gioco di baci e toccate che andava avanti da quando c’eravamo appartati sulla panchina. Questa volta però i vestiti caddero ben presto uno dopo l’altro sul pavimento, così che ci ritrovammo abbracciati nudi sul divano, con me che quasi non riuscivo a credere d’esser quasi sdraiata sopra un uomo così bello.
“Adesso riprendo da dove avevo lasciato, che ne dici ?” gli dissi scendendo con la bocca dalla sua verso quello che era il mio oggetto del desiderio.
Lui non disse nulla, limitandosi ad appoggiare una mano sul mio sedere, quasi a farmi sentire sua ancora di più, mentre le mie labbra scivolavano su e giù lunga l’asta del prossimo piacere.
Anche se non ero una grande amante del sesso orale, AJ sembrava gradire e non poco il mio lento lavoro di bocca, tanto da lasciare che facessi tutto io, sino a quando la sua mazza non raggiunse il massimo dell'erezione. Non avevo mai visto un pene di quelle dimensioni, o almeno non dal vivo, e per qualche assurdo motivo mi chiesi se mai potessi prenderlo tutto senza provare solo dolore.
I miei dubbi non si sciolsero ben presto, perché nonostante fosse pronto per farmi sua, AJ preferì prima farmi mettere al suo posto, per poi rendermi quanto avevo fatto a lui. Con tutta la calma del mondo, quell'uomo mi aprì delicatamente le grandi labbra per poi passarci in mezzo la lingua, facendomi fremere tanto che quasi caddi per terra. Se da un lato non aspettavo altro che ricevere la sua mazza dentro di me, dall'altro quello che mi stava facendo era così piacevole che quasi volevo non finisse mai, e quando si mise vicino non potei che baciarlo.
"Credo sia meglio che sia tu a metterti sopra." mi disse dandomi un'ulteriore dimostrazione della sua gentilezza "Tanto per farti stare sotto c'è sempre tempo."
Cercando di muovermi senza sembrare troppo impacciata, ma soprattutto cercando di mantenere ancora un minimo di contegno nonostante aspettassi da troppo quel momento, mi sistemai a cavalcioni sopra di lui per dirigere il membro verso la mia passera, e far entrare almeno la cappella.
Nonostante fossi oltremodo eccitata e quindi con una specie di lago fra le gambe, anche il solo sentire dentro la punta del suo pene mi diede i brividi per quanto mi facesse sentire piena di lui. Con calma lasciai che la gravità facesse il suo lavoro, lasciandomi andare sempre un po' di più, sino a ritrovarmi a contatto con le natiche contro le sue gambe. Mi stupii non poco di non aver provato alcun dolore, così l'infilai la lingua in bocca prima d'iniziare a cavalcarlo come una vera amazzone.
"Aspetta che t'aiuto." mi disse poggiandomi le mani sul sedere per dare anche lui una spinta, visto che da sola riuscivo a muovermi ben poco.
Per me fu quasi raggiungere il paradiso non avendo mai provato nulla del genere, e del resto non ero neanche mai stata con un uomo con quella dotazione fra le gambe. Così mentre lui era sì partecipe al rapporto, ma ancora quasi ai nastri di partenza, io avevo il mio primo orgasmo. per poi rimanere immobile su di lui con tutta la mazza dentro.
"Che ne dici d'andare sul letto ?" mi disse sollevandomi neanche fossi un peso piuma.
Così sentendomi sempre più sua, avvinghiata a lui anche per paura di farmi male, andammo sul letto, dove mi fece sdraiare per poi essere lui quello sopra, e riprendere a scoparmi.
AJ non si limitava a spingermi dentro il suo bastone facendomi avere quasi un orgasmo ad ogni affondo, ma mi toccava in continuazione, soffermandosi ovviamente sul seno e su quella parte della passera dove iniziano le grandi labbra.
"Sì scopami fammi godere !" urlai senza più alcun residuo di pudore "Voglio sentire il tuo cazzo fino alla gola !"
"Certo che ti scopo mia bella Rose ! Anzi girati che così te lo sbatto dentro come vuoi tu." mi rispose tirandosi indietro per poi prendermi i piedi per girarmi neanche fossi una frittata.
Una volta messa a carponi, quella che era una sinfonia divenne una marcia trionfale, con AJ che m'aveva afferrata per i fianchi per potermi sbattere con tutta la sua forza.
"Guarda come godi ! E poi non dirmi che non ti piace il cazzo come volevi farmi credere su quella panchina."
"Sì mi piace il cazzo, il tuo cazzo." gli risposi oramai prossima ad un nuovo picco del piacere.
Se il primo orgasmo era stato sì breve ma intenso, il secondo ebbe l'effetto di una bomba atomica lanciata nel mio cervello. Sentivo AJ che continuava a scoparmi come prima, ma la mia mente era altrove, rapita in un sogno senza fine dove l'unico soggetto era il piacere più puro.
Uscii da quello stato di semi incoscienza solo quando mi ritrovai quell'uomo davanti a me, che voleva fossi io a farlo venire. Così raccolsi le forze rimaste e presi a succhiargli il membro sino a ritrovarmi la bocca piena del suo seme, e trattenerlo tutto fu un'impresa non da poco, vista l'enorme quantità.
Mi ritrovai sdraiata sul letto senza più forze, convinta chissà per quale motivo, che anche AJ fosse completamente appagato, e non volesse andare avanti. Invece dopo un paio di minuti, s'alzò per andare nell'ingresso e tornare da me col mio cellulare in mano.
"Ecco Rose come non l'avete mai vista." disse scattando una foto cogliendomi di sorpresa.
"Ma sei scemo !" urlai arrabbiata "Cosa cazzo vuoi fare, sputtanarmi ?"
"Cretina è il tuo di cellulare, quindi questa foto puoi cancellarla quando vuoi, anzi adesso te ne faccio una mentre mi lecchi il cazzo, così impari a fare la demente."
Mi resi subito conto che avevo detto una gran cavolata, e quindi sottostai ben volentieri a quella 'punizione', che era tutto tranne che sgradevole. Così fra uno scatto in cui gli leccavo la cappella sdraiata di schiena in modo da potermi toccare fra le gambe, ed uno in cui invece carponi gli prendevo metà della mazza in bocca, questa divenne nuovamente turgida, e bisognosa di ben altre attenzioni.
AJ lasciò il cellulare per mettersi dietro di me e fottermi come aveva fatto prima, ma questa volta il suo incedere fu subito irruento, ed il mio piacere crebbe quando feci fare alla mia mano, capolino fra le gambe, come se il suo membro non mi bastasse più.
La musica cambiò in modo brusco quando lui si sistemò quasi al mio lato, e dopo avermi aperto per bene le chiappe, fece entrare la punta della lingua nel mio buchetto, e m'irrigidii tanto che gli fu impossibile andare avanti.
"Rose che t'è preso ?" mi chiese quasi ridendo "Non ho mai visto una donna diventare dura come il marmo in questo modo."
"E' che ho paura, insomma lì dietro l'ho preso solo un paio di volte, e non è mai stato piacevole." gli risposi confessandogli quella mia paura.
"Allora vorrà dire che dovrò rimediare ai danni fatti da altri, ma in ogni caso stai tranquilla che se lo vorrai mi fermerò in qualunque momento."
Lo vidi prendere una boccetta d'olio e farne cadere un po' proprio sopra il mio buchetto, per poi spingerne quanto più possibile dentro usando un dito. Lentamente quella specie di ditalino anale divenne piacevole, tanto che mi fu impossibile non emettere in piccolo gemito, e poco dopo non solo le dita nel mio retto divennero due, ma iniziarono a roteare in modo d'aprirmi ancora di più.
Quando lo vidi rimettersi dietro di me le mie paure era quasi sparite, e anche se provai un po' di colore all'inizio della penetrazione, quando questa fu completa ero nuovamente pronta a godere del mio uomo. Se le mie precedenti esperienze anali erano state tutte all’insegna dell’imbarazzo e del “vorrei ma non ci riesco”, questa fu ben diversa, e non solo perché dentro di me non desiderassi altro che togliermi quel tabù.
Non provai neanche ad allungare una mano verso la passera, che mi era sempre stato detto era un buon sistema per godere ancora di più, perché volevo provare piacere solo dal pene di AJ, e poco importava che fosse in quello che consideravo il buco sbagliato.
Ero lì, in quella che consideravo una posizione oscena, con un uomo conosciuto poche ore prima che mi stava sodomizzando, e nonostante considerassi tutto ciò pura follia stavo godendo.
Godevo di ogni suo affondo come nel sentire le mani stringermi i fianchi, dello sbattere le mie chiappe contro il suo ventre come del respiro che si faceva via via più affannoso.
"Fammi vedere quanto ti piace prenderlo nel culo." mi disse sdraiandosi vicino e me, e ponendo fine in modo quasi brutale a quel momento così magico.
Compresi però che anche io dovevo fare la mia parte, così mi misi cavalcioni su di lui, e dopo avergli preso il membro in mano, lo diressi senza indugio verso la porta del peccato, dove entrò senza alcun problema.
"Così va bene porcellino mio." gli dissi sdraiandomi su di lui prima di dargli l'ennesimo lungo bacio in bocca.
Lui non mi rispose, e del resto gli era impossibile con la bocca chiusa dalla mia, ma m'afferrò le chiappe per poter anche lui spingere dal basso, mentre io la facevo in modo minore dall'alto.
Fu un nuovo viaggio verso il piacere, questa volta con più partecipazione da parte mia, e anche per questo più appagante, con continue accelerazioni e rallentamenti voluti da entrambi, e fatti solo per prolungare il rapporto.
"Sto venendo." mi disse AJ prossimo all'orgasmo.
Invece di togliermi e farlo venire magari con la bocca come era successo prima, mi misi quasi perpendicolare su di lui, per poi prendergli le mani e portarle sul mio seno.
"Vienimi dentro." gli dissi fin troppo perentoria cercando in me le ultime forze per dargli l'orgasmo.
Mi fermai solo quando sentii il mio retto riempirsi del suo seme, e proprio in quel momento ebbi anch'io il mio ultimo orgasmo di quella folle notte, per poi accasciarmi su di lui.
"Prima o poi dovrai muoverti." mi sussurrò all'orecchio AJ dopo diversi minuti, durante i quali non riuscii a muovere un sol muscolo.
Preso un po' di coraggio, mi alzai quel tanto che bastava per poi scivolare verso il baso, sino a ritrovarmi la sua mazza davanti alla faccia, ancora ricoperta dal piacere d'entrambi, e leccarla sino a renderla del tutto pulita, fu un vero piacere nonostante sentissi il suo seme colarmi lungo le cosce.
"Il bagno ?" gli chiesi dopo essermi alzata e volendo darmi una ripulita, ma soprattutto rinfrescare la mia intimità.
"Prima porta a destra." mi rispose facendo ampi segni con le mani.
Una volta chiusa in bagno iniziai a lavarmi con la mente che quasi inconsciamente ripercorreva ogni momento di quella serata per me così folle. Ero uscita di casa sperando in chissà che cosa, per finire col fare l'amore con un uomo appena conosciuto, ma che si era rivelato un grandissimo amante. Una volta finito di lavarmi mi chiesi cos'era meglio fare, e la risposta l'ebbi non appena tornai da lui.
"A quest'ora di qui non esci." mi disse mostrandomi l'orologio "Non so dove abiti, ma a meno che non sia in pieno centro rischi la vita non appena esci dal taxi o ancor peggio dalla metro."
Non potei che dargli ragione, ma in fondo non aspettavo altro che rimettermi a letto con lui ed addormentarmi far le sue braccia, cosa che accadde quasi subito, mentre mi stringevo a lui quasi avessi paura che potesse scappare.

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