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La mia amica Giada e le nostre scarpe


di MissSerena
19.08.2022    |    13.331    |    10 9.8
"Lei venne non appena alla lingua aggiunsi due dita, quasi allungandosi sul letto, ma ebbi l’impressione che tutto ciò fosse ancora poco..."
Avevo in mente d'iniziare una piccola serie, ma poi mi sono ricordata di questo episodio, che ho ampiamente modificato per renderlo più stuzzicante.
Vorrei inoltre dedicare questo racconto, a tutti quegli stalloni che mi mandano foto dei loro possenti peni, ricordando loro che non sono interessata all'articolo.

Con Giada avevamo deciso d’andare all’outlet il primo giorno dei saldi invernali, coll’unico intento di prenderci un bel paio di scarpe a testa, o almeno questo era quanto le avevo detto. In realtà durante le varie lezioni di danza fatte insieme, ma soprattutto alla fine quando a volte i muscoli sono più duri, le sue mani trovando sempre qualche scusa buona avevano spesso indugiato sulle mie gambe, soprattutto sui polpacci e caviglie, dandomi sempre di più l’impressione che lei fosse una feticista dei piedi.
Del resto spesso ci chiedevano se eravamo sorelle tanto siamo simili a livello fisico, entrambe filiforme e più o meno della stessa altezza, con l’unica differenza che io sono bionda anche se ossigenata, e lei castana.
Quel giorno l’avevamo passato a girare non solo per tutti i negozi di scarpe, ma anche quelli d’abbigliamento casual e sportivo, finendo per ritrovarci con almeno una decina di sacchetti a testa. Il tutto schivando approcci a dir poco molesti da parte dei soliti 'tamarri' di turno, oltre a qualche commesso un po' troppo intraprendente.
Quanto alle scarpe la scelta di tutte e due cadde sue delle decolté piuttosto simili, se non altro perché avevano uno stratosferico tacco a spillo, ed entrambe erano di vernice nera.
Volendo scoprire se a Giada piacesse solo toccare piedi e gambe, o se preferisse andare ben oltre, la invitai a passare da me, con la scusa di prenderci qualcosa di fresco. Lei accettò con gran gioia, così non ci rimase che prendere la mia sfiziosa Cinquecento.
In viaggio complice il traffico non fu certo breve, ma non per questo spiacevole dato che non si fece altro che spettegolare sulle altre ragazze del corso di danza, dando a ognuna un soprannome che raramente non era acido.
Una volta arrivate vicino casa mia, ebbi una gran bella botta di fortuna a trovare un parcheggio vicino al portone, e quindi la feci entrare nel bilocale che dividevo con una studentessa fuori corso, che a casa c’era molto raramente.
“Piccola ma bellina.” disse Giada entrando nella mia camera, che effettivamente era di pochi metri quadri.
Ci sarebbe anche da dire che lo strano letto a due piazze la faceva sembrare ancor di più piccola di quanto non lo fosse, e che lo spazio lasciato libero dall’armadio e una sorta di scrivania era davvero esiguo.
“Perchè non ci mettiamo le scarpe nuove ?” le proposi sedendomi sul letto.
“Ma sì vediamo con calma come ci stanno queste scarpette.” mi rispose lei mettendosi al mio fianco.
Non appena entrambe mettemmo ai piedi le nuove calzature, fu un susseguirsi d’intrecciare le gambe l’un l’altra, sino a quando non s’incrociarono anche le bocche, dando luogo ad un lungo bacio.
“Sai che ho i piedi proprio stanchi ?” le dissi facendo quasi fatica a staccarmi dalla sua bocca.
“Vorrà dire che te li curerò io.” mi rispose spingendomi delicatamente sul letto.
Una volta sdraiata, Giada mi tolse la scarpa e prese in bocca il mio piedino ancora fasciato dalla calza autoreggente, poi iniziò a dargli dei bacetti scendendo piano piano dalle dita sino al tallone, per risalire ma questa volta usando la lingua. Quel lento e lungo lavoro di bocca, ripetuto più e più volte mi fece eccitare non poco, così mi tolsi l’altra scarpa per metterle il piede fra le gambe, per poterlo strusciare contro le sue mutandine, che ben presto si bagnarono.
“Non credi che questo abbia un sapore migliore ?” le dissi portandole il piede coi suoi umori davanti alla bocca.
Le prese quello che stava leccando e se lo portò fra le gambe, poggiando le sue labbra su quello che le avevo messo davanti alla bocca. Continuammo a fare quel gioco ben poco innocente a lungo, traendo entrambe piacere anche se diverso. Giada era infatti sì una feticista dei piedi, come del resto lo ero in parte anch’io, ma d’indole sottomessa e quindi godeva più nel donare piacere che nel riceverlo, mentre io ero il suo perfetto opposto.
Mi divertii a strusciarle i piedi in faccia e sul seno che lei stessa si scoprì, usando sempre la delicatezza del caso. Anche quando le dissi d’abbassarsi le mutandine lei ubbidì senza pensarci due volte, e passarle un piede sulla passera mi provocò ben più d’un fremito di piacere.
“Che ne dici di farmi sentire le tue labbra anche da altre parti ?” le domandai lascivamente mentre mi portavo le mutandine a metà coscia.
Lei finì di togliermele per poi risalire con la lingua lentamente lungo tutta la gamba, e arrivare sul mio monte di Venere dove si fermò infilandocela dentro. Non so come o perché, ma bastò ben poco per farmi avere un breve ma intenso orgasmo, che però ebbe l’effetto di darmi la carica per poter ricambiare quanto ricevuto sino a quel momento.
Non volli però perdere la mia posizione di piccola dominatrice, così mi tolsi quel poco che avevo ancora indosso, per poi fare lo stesso con lei, e farla quindi sdraiare a pancia sotto. Mi andai quindi a sedere sul suo bel culetto, cercando di pesarle il meno possibile, ma allo stesso tempo facendo sì che i miei piedini si trovassero vicino alla sua testa. Presi quindi la sua estremità inferiore destra presi a baciarla e leccarla quasi con avidità, mentre lei mi faceva sentire nuovamente la sua lingua sull’alluce.
Se fosse mai entrata una persona ‘normale’ credo sarebbe inorridita, vedendo due ragazze che si davano piacere a vicenda leccando e baciandosi i piedi a vicenda, ma ne Giada né io eravamo le classiche ‘brave ragazze’, e di conseguenza ci potevamo concedere di godere di puro feticismo.
Eravamo oramai tanto in simbiosi che trovavamo nuove posizioni senza dirci nulla, e una volta tolte anche le calze, i piedi quasi andavano da soli cercando la bocca o il sesso dell’altra.
Nessuna delle due ebbe un vero orgasmo, ma il piacere che provavamo lo rendeva quasi superfluo, almeno sino a quando non decisi di far venire Giada sapendo che lei avrebbe ricambiato.
La feci mettere carponi al centro del letto per poi inginocchiarmi dietro di lei, per poterle leccare la passera che ben presto divenne un torrente, da quanto si bagnava sotto i miei sapienti colpi di lingua. Lei venne non appena alla lingua aggiunsi due dita, quasi allungandosi sul letto, ma ebbi l’impressione che tutto ciò fosse ancora poco.
“Lo sai che hai un culo che è una favola.” mi disse facendomi sentire la sua mano su una natica.
“Se ti piace prendilo.” le risposi sdraiandomi sulla pancia e allargando un pochino le gambe.
Lei non se lo fece ripetere due volte, e dopo avermi alzato un po' il sedere, iniziò a leccarmi tutto intorno al buchetto, mentre due dita facevano dentro e fuori nella passera.
Di fatto messa sotto in quel modo così piacevole, non impiegai molto a venire per la seconda volta, anche se questa fu decisamente più godereccia, soprattutto quando lei di fatto mi sodomizzò con la lingua, e quasi mi scopava con non so quante dita dentro la fica.
Non so perchè, ma mi venne voglia di vederla urlare, visto che sino a quel momento aveva certamente goduto, ma quasi senza farsi sentire, come se le fosse vietato alzare la voce. Inoltre mi ricordai che per qualche mese Giada era uscita con tal Gianfranco, da tutti soprannominato per le dimensioni asinine del suo pene, così volli tentarla con qualcosa d'estremo, almeno per i miei canoni.
“Hai mai provato il fisting ?” le chiesi sperando che mi dicesse di sì e che le fosse piaciuto.
“No, non è tanto per paura del dolore, ma che non ho mai trovata nessuna che lo volesse fare, quindi se vuoi…”
Presi il lubrificante che tenevo nel cassetto basso del comodino, ed iniziai a lubrificarmi la mano per poi passare alla sua fica.
“Rilassati più che puoi, e se ti faccio troppo male dimmelo subito che mi fermo.” le spiegai prima d’infilarle le prime due dita nella passera.
Muovendo la mano con calma la penetrai poco dopo con tre dita, e dopo qualche minuto con quattro, facendo sì che s’abituasse a quella penetrazione sempre più estrema. Quando alla fine aggiunsi il pollice Giada morse il cuscino per non urlare, ma non mi disse nulla e quindi continuai, sino a metterle tutta la mano dentro la passera.
A quel punto non mi rimase che roteare un po’ il polso per dilatarla il più possibile, e poter così scoparla con tutta la mano. Lei non parlava, ma capivo benissimo che stava godendo, e quando aprì la bocca fu solo per confermare il mio pensiero.
“Siii continua così … mi piace … fammi godere ancora.” mi disse col suo solito tono di voce piuttosto sommesso.
"Certo che continuo, ma solo se me lo fai sentire e anche bene." le risposi fermandomi per un attimo.
"Allora scopami e fammi tua."
Questa volta la sua voce era bella chiara, ma soprattutto forte come volevo io, e così ripresi da dove m'ero fermata. Nonostante muovessi la mano con fin troppa cautela, Giada venne ben presto, e questa volta con ben altra intensità, ma soprattutto quasi gridando tanto che ebbi paura che bussasse qualcuno per vedere cosa stava succedendo.
Rimanemmo a lungo sdraiate una vicina all'altra senza dire nulla, ma dandoci ogni tanto dei piccoli baci mentre ci accarezzavamo a vicenda, senza però andare in punti troppo sensibili, quasi avessimo paura di riprendere il discorso appena interrotto.
“Mio Dio ma è tardissimo ! Se non torno a casa mio padre non mi fa più rientrare !” mi disse spaventata dopo aver guardato l’orologio.
“Tranquilla ti do un passaggio così arrivi in tempo.” le risposi cercando i miei abiti per rivestirmi.
“Ma io volevo farti godere !”
“E qual è il problema, ci vediamo domani e continuiamo da dove abbiamo lasciato.”
Riprendemmo il discorso come promesso il giorno seguente, ma anche quello successivo, e quello ancora dopo….


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