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Rose 7/8


di MissSerena
11.06.2024    |    3.913    |    5 9.8
"Inutile dire che sotto l'azione di un così perfetto uso della bocca le mie gambe quasi si piegarono per il piacere, e del resto era quello che lei voleva, ..."
La telefonata di Wilma mi colse del tutto impreparata, e non solo perché non le avevo dato il mio numero. Il nostro unico incontro era stata l'orgia con Bruce e Don, e visto come l'avevano trattata, non credevo fosse per lei un piacevole ricordo. Inoltre, da quel giorno non si era mai fatta sentire, così l'invito ad andare da lei per 'fare due chiacchiere' sapeva tanto di trappola, anche se non capivo il perché. Essendo però curiosa per natura, ma soprattutto non avendo mai fatto del sesso solo con una donna il che con lei era da mettere in conto, le dissi di sì, e che sarei stata da lei il giorno seguente.
Il gran caldo mi sconsigliò ogni tipo d'abbigliamento che non fosse il minimo indispensabile, e del resto non si vedeva nessuno in giacca neanche a pagarlo oro; quindi, scelsi un semplice completino top e gonna sopra il ginocchio color oro, che abbinai a dell'intimo dello stesso colore, anche questo dalle dimensioni molto ridotte.
Il viaggio in macchina fu un mezzo incubo, e non solo per il gran caldo, ma per le solite cose del sabato unite agli altrettanto soliti lavori che sembrava non finissero mai. Fra l'altro l'aria condizionata andava a modo suo, cioè ogni tanto giusto per non farmi morire di caldo, col risultato che arrivai da lei accaldata e con una gran sete.
Wilma mi portò subito dell'acqua fresca, che mandai giù in quantità industriale, senza badare troppo al suo strano abbigliamento poco indicato per quella stagione, nonostante da lei i climatizzatori andassero al massimo.
Vedere una donna con del fuseaux in agosto è già di sé strano, ma vederne una che sopra una canotta portasse anche un giubbino stile chiodo, ma in tela leggera, lo è ancor di più. Nonostante ciò, sia l'acqua fresca, che l'aria altrettanto frizzantina, ebbero l'effetto di riportarmi alla normalità, almeno per quello che riguardava la mia temperatura.
"Qualche giorno fa ho incontrato Bruce e dopo quello che puoi immaginare. ci siamo fermati a lungo a parlare di te." mi disse sfiorandomi la mano "Non che ci sia qualcosa ancora in grado di stupirmi, ma sapere di una della tua età che scopre il mondo degli stalloni di colore, e ci si butta anima e corpo è perlomeno originale."
"Guarda che è successo tutto per caso, con AJ è stato un incontro casuale, e tutto il resto è venuto dopo, senza che io andassi a cercarlo, però non mi pento di nulla, anche perché almeno ho dato una volta alla mia vita, e credimi sino a quel giorno era di un piatto che non ti puoi immaginare."
"Ti credo anche perché la mia storia non è molto diversa, o almeno è stata uno schifo sino al divorzio, e non ti racconto del mio ex marito perché non merita una sola parola, poi più che incontrare Bruce mi ci sono scontrata, ma poi sai com'è da cosa nasce cosa, che poi diventa amicizia e si finisce col ritrovarsi a letto quasi senza accorgersene. Pensa che una sera a casa sua trovai la mia ex cognata, una che faceva tanto la santarellina e poi prendeva cazzo un tot al metro come se non ci fosse un domani." mi raccontò finendo con una risata.
Continuammo a raccontarci a vicenda le nostre esperienze, senza però finire nelle classi gara fra mignotte a chi ha preso il cazzo più grosso, o più insieme, ma come se quello fosse un normale argomento di discussione fra amiche.
Wilma mi fece anche fare un giro della casa, che era sì piccola, ma molte ben arredata, giocando sulle tonalità del legno dei mobili e del parquet. L'ultima tappa fu nella sua camera, dove mi tolsi le scarpe per potermi sdraiare sul letto, convinta che a quel punto era inutile perder tempo.
"Avvicinati che ho una sorpresa per te." mi disse mettendosi al bordo del letto.
Feci quello che voleva, muovendomi a gattoni e facendo così sì che potesse intravvedermi sia le tette che il sedere. Quando fui però vicina a lei, compresi che sotto i fuseaux aveva messo uno strap-on, che il giubbino copriva sino a un certo punto, ma che a distanza ravvicinata era impossibile non vedere.
"In fondo sei solo una donna bisognosa di cazzo come me, peccato per te che in giro non ci siano stalloni ma solo io." mi disse allungano una mano sulla mia gonna sino a scoprirmi il sedere.
"Però sono sicura che non mi farai sentire la mancanza dei nostri comuni amici, non è vero ?" le risposi alzandomi in ginocchio per poterle dare un lungo e caldo bacio in bocca.
Lei scivolò dietro di me per infilarmi una mano sotto il top e l'altra dentro le mutandine, senza smettere di farmi sentire la sua bocca sul collo. La lasciai fare anche perché era del tempo che nessuno mi trattava in modo così dolce, ma soprattutto con calma, come se il tempo fosse un elemento relativo. Wilma fu una vera maestra nel farmi salire l'eccitazione senza mai calcare la mano, ma lasciando che queste quasi sfiorassero i miei punti sensibili, sino a farmi chiederle di farmi sua.
"I tuoi giochi sono piacevoli, ma conosci solo questi ?" le chiesi con non poca malizia.
"Se vuoi c'è questo." mi rispose mettendosi in piedi per poi tirare fuori lo strap-on dai fuseaux.
Così mentre lei si toglieva il giubbotto, io iniziai a ricoprire di saliva quei buoni venti centimetri di silicone, trattandoli come se si trattasse di un vero pene, e non di un simulacro.
Con lei ci furono scambi d'occhiate di pura complicità, perché se era chiaro che quel gioco lo conduceva lei, lo era altrettanto che non mi dispiaceva affatto starle sotto, e che prima o poi i ruoli si sarebbero invertiti.
Wilma mi fece giocare a lungo col suo strap-on, raccontandomi particolari scabrosi della sua vita, che però non ebbero l'effetto di scandalizzarmi, ma quasi d'invidiarla per la sua audacia, mentre io preferivo che le esperienze quasi mi cadessero dal cielo invece d'andarle a cercare.
Alla fine, mi fece rimettere carponi, ma questa volta, dopo avermi tolto le mutandine, iniziò a leccarmi entrambe le porta del piacere, facendomi fremere dal piacere fin dal primo passaggio della lingua. Wilma aveva un modo tutto suo di dare piacere, tenendo le chiappe aperte con entrambe le mani girava con la lingua intorno al buchetto per poi quasi farcela entrare dentro, ripetendo più o meno la stessa cosa con la passera, per poi tornare da dov'era partita e ripetere il tutto un'altra e un'altra volta ancora.
Inutile dire che sotto l'azione di un così perfetto uso della bocca le mie gambe quasi si piegarono per il piacere, e del resto era quello che lei voleva, rendermi completamente disponibile ad ogni suo desiderio.
Non volendo però pregarla di fottermi, m'alzai in piedi cogliendola di sorpresa, per poi spingerla quel tanto che bastava per farla sdraiare e quindi salirle sopra.
"Adesso basta giocare." le dissi togliendo ogni indumento che m'era rimasto, per impalarmi su di lei come se fosse un vero uomo.
Il fallo m'entrò dentro senza che dovessi fare nulla se non vincere la legge di gravità, trovandomi la passera piena di silicone quasi in un attimo, e subito dopo le sue mani su di me. Wilma non solo iniziò a baciarmi con una foga inconsueta per una donna, ma a palparmi il sedere anche dandogli dei piccoli schiaffetti, che ovviamente non avevano nulla di doloroso.
"Lo sai che forse sei peggio di me ?" mi disse staccandosi per un attimo dalla mia bocca.
"Forse siamo solo uguali." le risposi richiudendo la sua con la mia.
"Allora mettiti a pecora perché a me piace esser scopata così."
Mi sistemai carponi in men che non si dica, pronta a ricevere il suo fallo, che m'entrò dentro come una lama nel burro.
"Mi spiace solo di non averne uno come il cazzo di Don o Bruce." mi disse mentre si spogliava senza però mai smettere di spingere.
"Tu intanto scopami con questo e vedi di farmi godere."
Una volta nuda Wilma divenne una mezza furia, non solo perché usava divinamente lo strap-on facendolo quasi sembrare vero, ma anche perché le sue dita s'impadronirono del mio buchetto, che violarono diverse volte, ora col solo pollice, ora con altre dita messe in coppia.
"Ancora scopami ancora !" urlai poco prima che un orgasmo mi travolgesse spegnendomi del tutto il cervello.
Lei però non aveva alcuna intenzione di darmi anche la minima tregua, così si tolse lo strap-on per poi sdraiarsi sul letto, e quasi ordinarmi di leccarle la passera.
Cercando di riunire le energie residue, mi misi carponi fra le sue gambe per darle il piacere richiesto, trovando un lago fatto d'umori e gocce di sudore, che le davano un sapore leggermente acidulo, ma non per questo sgradevole.
"Brava la mia Rose." mi disse toccandosi il seno "Con la bocca sei divina, e non solo per fare pompini, anche se quelli magari ti piacciono di più."
"No a me il cazzo piace sentirlo dentro." le confessai senza alcun problema "Possibilmente davanti, anche se prenderlo nel culo mi dà sensazioni forti che mi piacciono lo stesso. Se poi sono due tanto meglio, così non si deve neanche scegliere dove prenderlo."
Per un attimo pensai che solo un anno prima ero una donna diversa, forse sessualmente inibita o perlomeno non assatanata come lo ero diventata in quei mesi. Certamente non avrei mai parlato così esplicitamente di sesso con un'altra donna, né tanto meno ci sarei andata a letto con tanta disinvoltura, ma poi tornai con la mente a Wilma ed il suo piacere.
Usando anche le dita la portai rapidamente all'orgasmo, che mi rovesciò in bocca neanche fosse un uomo, e di quelli che ne buttano fuori parecchio.
Sperando che fosse sazia, scivolai al suo fianco sdraiandomi sulla pancia, non sapendo che quello per lei era solo l'antipasto di qualcosa di ben più peccaminoso.
Facendo finta di non dare troppa importanza ai suoi gesti, iniziò a baciarmi prima in modo quasi adolescenziale, per poi infilarmi la lingua in bocca, mente una sua mano s'impadroniva di una mia natica, palpandola con un certo vigore. Sentii quindi la sua lingua scendere lentamente lungo la mia schiena, sino ad arrivare al centro del sedere, che aprì usando entrambe le mani per poterci entrare meglio. A quel punto non mi rimase che alzare nuovamente il culo e ritrovarmi a pecora, con lei che girava intorno al buchetto, come un avvoltoio su un moribondo.
Con la coda dell'occhio vidi lo strap-on ancora sul letto, ma non volli chiederle d'usarlo subito, preferendo quasi soffrire di quell'attesa, che però era incredibilmente piacevole, e lo fu ancor di più quando violò il mio ano con due dita.
Di fatto Wilma stava giocando al gatto col topo, facendo sì che fossi io a chiederle di farmi ciò che voleva, col chiaro scopo di mettermelo nel culo. Per farmi salire ancor di più l'eccitazione, iniziò a leccarmi entrambe le porte del piacere, per dare infine il colpo di grazia facendo passare la punta delle dita fra le mie grandi labbra.
"Basta ! Scopami come vuoi ma fammi venire !" urlai sperando che ciò le bastasse per porre fine a quella tortura.
"Non ho capito." mi rispose quasi ridendo "Vuoi che ti sfondi il culo come una troia ? E del resto sei una troia non è vero ?"
"Sì sono una troia, la tua troia da culo !" le dissi senza più alcun pudore.
Wilma fu un fulmine a rimettersi in vita lo strap-on, mettersi dietro di me per poi puntare la punta del fallo contro il mio buchetto e prendermi per i capelli.
"Adesso godi puttana !"
Com'era fin troppo prevedibile, quel fallo m'entrò dentro al primo affondo, ma non mi fece troppo male perché non era molto grande, ma il senso d'umiliazione fu immenso. Lei mi cavalcò come pochi uomini avevano fatto, tenendomi per i capelli e usando la mano libera per colpirmi le chiappe.
"Lo so vorresti qualcosa per riempirti la fica, ma dovrai fare da sola, e del resto hai passato una vita a farti ditalini, quindi non dovrebbe essere un problema." mi disse come se non bastasse per umiliarmi tutto ciò che stava facendo.
Io però volevo solo godere, così mi portai entrambe le mani sulla passera ed iniziai a masturbarmi come non facevo da tempo, usando una mano per stimolarmi il clito, e l'altra per entrare dentro la passera quasi con furore.
Non fu un rapporto lungo, ma di altissima intensità, alla fine del quale ebbi un orgasmo così violento da non riuscire più a muovere un muscolo per diversi minuti, tanto che Wilma ebbe paura d'aver esagerato un po' troppo.
Distrutta ma completamente appagata cercai dell'acqua, che lei mi portò con una brocca, finendo col berla quasi tutta. A quel punto non mi rimase che rivestirmi, e ancora malferma sulle gambe, riprendere la via di casa dopo aver salutato quella donna, che m'aveva fatto scoprire una nuova forma di piacere.
Mentre guidavo verso casa pensai ad una frase che m'aveva detto, sul fatto che gli uomini non sono mai abbastanza anche per una sola donna, senza però specificare con quanti era stata nello stesso istante.
A quella domanda avrei trovato una mia risposta qualche giorno dopo.


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