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Lui & Lei

Beatrice 6/8


di MissSerena
25.07.2023    |    3.500    |    2 9.8
"Paul mi girò più volte come una bambola, per poi ritrovarsi sdraiato sul tappeto con me sopra di lui che quasi cercavo di togliergli il fiato usando lunghi..."
“Bea i lavori del cazzo capitano a giro a tutti quanti, quindi non rompere i coglioni e vai a questa mostra punto e basta !”
Non si può dire che il mio capo parli come un lord inglese, ma di certo era uno che si fa capire, e quella era la classica occasione in cui era già positivo se non si metteva a bestemmiare.
“Va ben capo però sappi che io di pittura non capisco nulla, e quindi poi non ti lamentare se non c’esce nulla di buono.” replicai col mio classico piglio deciso.
“Lo so ma tanto tu vai e fai pubbliche relazioni, poi magari prendi qualche libro che parli di quei quadri così almeno so dove t’ho mandata.”
Presi l’invito e me ne andai a casa cercando di pensare a cosa potesse combinare una come me, ad una mostra di un pittore francese del quale mi faceva già ridere il nome Paul Robert, anche perché fra i due qual era il cognome ?
Mi feci una doccia veloce per poi mettermi davanti all’armadio alla ricerca di qualcosa adatto per l’occasione, visto anche che la sera iniziava a rinfrescare ma di giorno si sentiva ancora il primo caldo primaverile.
Alla fine decisi per vestito piuttosto originale, se non altro perché sembrava una comune giacca nera che però m’arrivava quasi al ginocchio, e che lasciava il giusto spazio al mio decolté messo in risalto da un push up verde, così come erano verdi tanga reggicalze e scarpe, mentre scelsi il color carne le velatissime calze che indossai prima di tutto il resto.
“Speriamo che almeno ci sia qualche bell’uomo con cui attaccar bottone.” dissi a me stessa mentre mi vestivo “Altrimenti è inutile mettersi tutta questa bella lingerie.”
Presi quindi la mia vecchia Golf per andare dritta alla mostra, dove incontrai subito il pittore che era un bel ragazzo con la carnagione un po’ scura, e dei capelli ricci che non devono vedere un pettine da non so quanto tempo.
“Mi scusi ma il suo nome è Paul o Robert ?” gli chiesi volendomi togliere subito quella curiosità.
“In realtà nessuno dei due, il mio vero nome è Andoni Inigo Ipurroguirreu ma è chiaro che un nome del genere non è usabile in questo campo, quindi ho scelto un nome d’arte unendo quello di Paul Gauguin e Robert Plant, col risultato che oggi tutti mi chiamano semplicemente Paul.”
Iniziò a raccontarmi d’esser nato nella parte spagnola della regione basca, ma d’esser venuto in Italia da bambino, dove il suo nome era stato storpiato in Antonio anche se a lui non piaceva per nulla. La sua voce era morbida, quasi suadente tanto che m’imbambolai nell’ascoltarlo, col risultato che gli rimasi vicino tutta la sera, scoprendo che aveva il suo studio proprio sopra la galleria in cui esponeva.
Come spesso mi succedeva in quelle occasioni, bevvi il classico bicchiere di troppo, anche se ben sapevo che dopo avrei voluto solo fare sesso col primo che mi capitava sotto le mani, e che in quel caso era proprio il bel Paul.
“Perché non mi fai vedere dove crei le tue opere ?” gli chiesi quasi strusciandomi su di lui
“Certo e magari ti faccio anche un ritratto, che ne dici ?” mi propose col suo consueto sorriso smagliante.
Senza dare nell’occhio c’allontanammo dalla mostra per salire e scale e arrivare nel suo studio, che altro non era che uno spazio molto grande con dei mobili sparsi in modo disordinato, in mezzo a cavalletti da pittore e tele di tutte le misure.
“Così è qui che dipinge il grande Paul Robert !” esclamai girando in mezzo a quel caos.
“Oggi sul grande avrei dei dubbi, però sì è qui che passo la maggior parte della giornata, anche se a volte sto solo seduto su questo divano come adesso.” mi rispose accomodandosi al centro di un vecchio divano in pelle “Però se mi passi il blocco dei fogli che è dietro di te ti faccio uno schizzo.”
“Così come sono adesso non mi va, magari se aspetti un attimo poi è meglio.” gli risposi iniziando a sbottonarmi la giacca che poi buttai su una sedia insieme alla mia borsetta.
Lui strabuzzò gli occhi, che chiuse non appena gli poggiai le labbra contro le sue, per poi far intrecciare le nostre lingue in un gioco senza fine. Le sue mani arrivarono subito sul mio sedere, così come le mie sulla sua maglietta che feci volare via per potergli accarezzare il petto, sino a quando non feci lo stesso coi suoi pantaloni lasciandolo nudo.
Mi piegai in avanti tanto da potergli prendere la mazza in bocca, volendo però tenere ben in alto il sedere che muovevo quasi ci fosse una musica in sottofondo, facendolo eccitare ancor di più, tanto che ben presto mi tirò a sé per potermi spogliare.
Il reggiseno volò dietro di me per primo, seguito a ruota dal perizoma che era oramai non solo d’intralcio, ma un vero e proprio ostacolo fra la mia passera e la sua nerchia. Paul non smise mai di baciarmi, soprattutto in bocca dove la sua lingua diventava un’anguilla pronta ad infilarsi in ogni angolo anche il più nascosto.
M’impalai su di lui quasi di forza, ma del resto ero così bagnata che quel bastone m’entrò dentro senza alcuno sforzo, per poi iniziare a cavalcarlo come piaceva a me, con movimenti mai uguali l’uno all’altro, accelerando o rallentando secondo il desiderio del momento.
Lui all’inizio non disse nulla, quasi fosse rimasto stupito dal mio ardore, ma quando iniziò a parlare fu un susseguirsi di complimenti misti ad insulti, dettai solo dal piacere che stava provando.
“Taci coglione voglio sentire il tuo cazzo non la tua voce.” gli dissi anche per prenderlo un po’ in giro.
“Allora sdraiati e lascia fare anche un po’ a me.” mi rispose quasi disarcionandomi da lui.
Non feci quasi in tempo a sdraiarmi sul divano che lui mi prese le gambe con le braccia per poi metterci la faccia dentro, e leccare tutto quello che m’usciva dalla passera, facendomi quasi urlare per il piacere.
Anche se desideravo con tutta me stessa sentire la sua nerchia dentro di me, non ebbi la forza di rinunciare a quel piacere, che anche se certamente meno violento, mi stava mandando in orbita il cervello. Paul non solo mi leccò ogni angolo della passera, ma quando voleva riprendere fiato, ci infilava dentro due dita puntando direttamente al clitoride.
“Voglio il tuo cazzo.” dissi quando oramai non riuscivo più a resistere a quella che stava diventando una dolcissima tortura.
“Eccoti accontentata.” mi rispose mettendosi sopra di me e penetrandomi quasi del tutto al primo colpo.
Lo strinsi a me con tutta la mia forza quasi avessi paura che scappasse via, pur essendo fin troppo chiaro che lui stava godendo almeno quanto me.
Il divano era però un po’ troppo scivoloso, così lui s’alzò per poi far mettere in piedi anche me, che non volendo in alcun modo smettere quanto stavamo facendo, poggiai un piede sul divano stesso mentre mi piegavo leggermente in avanti. Paul mi prese da dietro facendomi questa volta sì urlare per il piacere, tanto che rimanere in piedi mi dovetti appoggiare alla spalliera del divano, piegandomi quasi a novanta gradi, e offrendomi in modo ancor più esplicito al pittore, che non smetteva mai di trapanarmi neanche fosse un attore dei porno.
Non so come ma nessuno di sotto ci sentì urlare, dato che nessuno dei due riusciva a trattenersi col risultato che dai gemiti di piacere s’arrivò a strilli che a volte non sembravano neanche umani.
Paul ogni tanto si fermava ma solo per sbattermi la sua faccia fra le gambe, e così mentre lui un po’ riprendeva fiato, io continuavo a godere senza sosta, ma senza mai la reale volontà di dirgli di smettere.
Quello che trovai più incredibile era che nonostante non ci fossimo mai visti prima, fra noi era nata una sorta di magia, grazie alla quale ognuno sapeva esattamente cosa volesse l’altro, e faceva in modo d’appagarlo, ed io volevo solo godere il più possibile.
Anche quando m’inginocchiai per succhiargli la mazza, provai un gran piacere nel sentirla quasi ricoperta dei miei umori, che la davano un sapore femminile oltre a quello mascolino di Paul. Lui invece quasi si divertiva a prepararmi la passera con lunghi colpi di lingua, prima di penetrarmi col suo scettro sempre duro e gonfio, quasi volesse dirmi che non era un semplice stallone da monta, ma anche un dolce amante.
Alla fine lo cavalcai mentre era sdraiato su un tappeto, sentendo fin da subito la pressione di un suo dito contro il mio buchetto, senza che però facesse qualcosa per farlo entrare, ma solo per farmi eccitare ancor di più. Sentii il suo orgasmo schizzarmi dentro la passera con la forza di un idrante, neanche dovesse marcarmi come una sua proprietà, ma non dissi nulla anche perché pensai che in fondo fosse il modo più romantico per venire, e che era sempre meglio di ritrovarmi il suo seme sul seno o ancor peggio sulla faccia o in bocca.
“Com’era la storia del ritratto ?” gli chiesi mentre ero sdraiata al suo fianco.
“Se ti metti una camicia e ti siedi su uno sgabello te la faccio vedere.” mi rispose senza però muovere un sol muscolo.
Non avendo io messo una camicetta presi la sua, per poi pulirmi alla meglio con dei fazzolettini e andare quindi a sedermi sull’unico sgabello che mi sembrava pulito.
“Come mi devo mettere ? Sai non ho mai fatto la modella.” gli dissi ridendo
“Il più naturale possibile o come vuoi tu, questo in fondo è solo uno schizzo.”
Cercai di sistemarmi in una posizione comoda, per poi rimanere immobile mentre sentivo la sua matita scorrere sul foglio, in modo ora deciso, ora invece più morbido quasi non dovesse toccare la carta.
“Che ne pensi ?” mi chiese mostrandomi quanto aveva disegnato.
“Che è bellissimo.” risposi stupita dalla sua bravura “Tanto che non sembro quasi io.”
Lui poggiò il blocco da disegno per terra, per poi venirmi a baciare sulla bocca, ma soprattutto poggiarmi una mano fra le gambe.
“Qui è ancora troppo asciutto.” mi disse infilandomi due dita in bocca e facendomele ricoprire di saliva “E se non si provvede subito poi è un guaio.”
Paul iniziò a far passare le sue dita dalla mia bocca alla passera sempre più frequentemente, col risultato che non solo gli spalancai le gambe, ma cominciai ad eccitarmi sempre di più, finendo coll’avere una gran voglia di farmi scopare un’altra volta.
“Dimmi che hai il cazzo già duro perché lo voglio adesso.” gli dissi senza mezzi termini.
“Un attimo e t’accontento.” mi rispose facendomi fare mezzo giro sullo sgabello sino a trovarsi esattamente dietro di me.
Non ci fu bisogno di dire nulla, che spostai indietro il sedere per permettergli di potermi penetrare con facilità, cosa che lui fece mandandomi in estasi fin dal primo affondo.
Stare di fatto appollaiata in equilibrio precario su uno sgabello, non era di certo una posizione molto comoda da tenere a lungo, così ben presto ci spostammo nuovamente sul divano dove fu un susseguirsi di mettersi uno sopra l’altro, coll’unico scopo di dare e ricevere quanto più piacere possibile.
Paul mi girò più volte come una bambola, per poi ritrovarsi sdraiato sul tappeto con me sopra di lui che quasi cercavo di togliergli il fiato usando lunghi baci. Nonostante avesse messo ben più d’una volta le sue mani sulle mie chiappe, era chiaro che non sarebbe andato oltre il toccare, anche se non avrei disprezzato un servizio completo in tutti i sensi, tanto ero presa dalla passione del momento.
“Sto venendo.” mi disse quasi per avvisarmi di una nuova eruzione di sperma.
“Anch’io.” gli risposi continuando a cavalcarlo sino a quando non mi sentii di nuovo piena del suo orgasmo.
Ci ritrovammo sdraiati uno al fianco dell’altro, senza più alcuna forza, con la mia passera che colava il suo piacere, ed io che non avevo nessuna voglia di muovermi per impedirlo.
Solo dopo che s’alzò lui ripresi i fazzolettini per pulirmi prima di cercare in giro i mei vestiti.
“Cosa fai domani ?” gli chiesi sperando in un nuovo incontro.
“Vado a prendere mia moglie all’aeroporto, ma se vuoi puoi accompagnarmi, siamo una coppia aperta e non diciamo mai no ad un rapporto a tre.” mi rispose togliendomi ogni entusiasmo.
“Ora che ci penso ho un appuntamento però lasciami il tuo numero che ti chiamo.” gli dissi mentendo sapendo di mentire, ma del resto era fin troppo ovvio che andava bene esser presa in giro una volta, ma replicare era proprio da stupide, e non volevo esser quel tipo di donna.


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