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La sottomissione di Lorenzo


di MissSerena
17.05.2024    |    2.951    |    5 10.0
"Non compresi perché Miss Sonya mi fece sdraiare di fianco sul tavolo, ma quando li vidi avvicinarsi entrambi, ebbi un momento di vera paura..."
Questa storia è basata sui desideri di un mio "vecchio" lettore, a cui dedico il racconto.

Avevo impiegato mesi a trovare una Mistress che mi facesse suo schiavo senza esser pagata, ma alla fine la mia ricerca aveva dato il suo frutto.
Miss Sonya aveva accettato di darmi una “prima lezione” gratuitamente, sperando forse che poi divenissi un suo fedele cliente, ma dicendomi subito che non sarebbe stata una sessione in tono minore solo perché non l’avrei pagata.
Da parte mia ero stanco di delusioni con le ragazze, per le quali non ero mai abbastanza maschio, ma allo stesso tempo impaurito di un rapporto gay anche con una trans, nonostante amassi sollazzare il mio ano con vibratori sempre più grandi.
Volendo arrivare a quell’appuntamento al meglio delle mie possibilità, ma non avendo alcuna seria idea di quale potesse essere la soluzione migliore, passai i tre giorni precedenti in assoluta castità, evitando quasi di guardarmi l’uccello anche quando pisciavo, per poi darmi una bella pulita interna con un paio di clisteri.
Prima d’uscire riguardai la foto di Miss Sonya, quasi avessi bisogno di un ripasso pur avendo l’indirizzo del suo “studio”. Pur non essendo più giovanissima, anzi a occhi doveva aver passato i cinquanta, Miss Sonya sembrava in certe fotografie meno vecchia, come se la dominazione fosse il suo elisir d’eterna giovinezza.
Decisi d’andare da lei a piedi anche perché non era molto lontana da casa mia, sperando che quella passeggiata mi togliesse un po’ del nervosismo che s’era impadronito di me. Invece più m’avvicinavo a lei, e più avevo paura d’incontrarla, forse perché sapevo che dopo quell’incontro nulla sarebbe stato come prima. Non so se avrei preferito scoprirmi uno slave pronto a tutto pur d’esser dominato, oppure se quelle erano solo fantasie per giustificare il fatto che a letto ero tutto tranne che uno stallone, e che quasi tutte le mie relazioni erano finite quando avevo comprese d’esser diventato un gran cornuto.
Quando mi ritrovai davanti al suo portone, le gambe tornarono magicamente libere, così non mi rimase che suonare al suo citofono, per sentirmi dire che dovevo salire al primo piano.
“Quindi tu sei il famoso Lorenzo.” mi disse dopo aver aperto la porta “Non sai quant’ero curiosa di conosce un novellino curioso ed insistente quanto te.”
Vista da vicino Miss Sonya era decisamente meglio che in foto, con qualche visibile ruga, ma senza l’aria della tardona che va a ragazzini. Non era particolarmente alta, o almeno senza tacchi doveva essere sul metro e sessanta, con un viso piuttosto anonimo anche se si era truccata bene e non in modo pesante, ma quasi emanava un’aria di signorilità che la rendeva ai miei occhi divina.
“Posso chiedere perché tanta curiosità.” domandai non sapendo come rompere il ghiaccio.
“Vedi di uomini come te ne ho visti non si sa quanti, siete tutti tendenzialmente dei froci, ma non volete ammetterlo, così diventate degli slave per avere una buona scusa per prenderlo nel culo.” mi disse con estrema franchezza. “Ora spogliati che così vedo come sei messo, anche se temo tu sia scarso in fatto di cazzo.”
Mi sentivo già abbastanza umiliato, ma non mi scoraggiai, anzi mi tolsi velocemente i vestiti sino a rimanere completamente nudo.
“Nella vita potrai fare di tutto tranne che l’attore porno.” mi disse mentre mi metteva collare, polsiere e cavigliere “A meno di non voler fare la parte del cornuto, che alla fine pulisce tutto con la lingua, giusto per dimostrare casomai ce ne fosse bisogno quanto sei inadeguato come maschio. Mi hai detto che hai trovato la tua ragazza a letto con un altro, e dimmi non sei voluto rimanere per fare il guardone ?”
“No sono scappato via, forse perché temevo un paragone con quel ragazzo così più dotato di me.” risposi a testa bassa.
“Certo, oppure avevi paura di voler far concorrenza alla troietta facendo peggio di lei, prendendolo nel culo sino a sfinire quel povero ragazzo.”
Miss Sonya continuò a umiliarmi mentre finiva di mettermi quelle strisce di cuoio che avrebbero limitato i miei movimenti, finendo con l’unire le polsiere con un moschettone, e le cavigliere con una catena leggera ma resistente piuttosto corta.
Quando si tolse il vestito, rimanendo con una bellissima lingerie in raso nera, ero così moralmente a terra da non avere neanche una minima erezione, e lei non perse un secondo per farmelo notare.
“Vedi Lorenzo a te la fica piace per modo di dire, altrimenti questo brufolo che hai fra le gambe avrebbe preso vita.” mi disse strusciandosi su di me “Invece è floscio, ma del resto tu sei un frocio e nulla più, e questa ne è la dimostrazione più palese.”
Provai a controbattere mentre lei quasi giocava coi miei genitali, colpendoli con piccoli schiaffi del tutto indolore, ma che impedivano ogni mia possibile erezione, sino a quando non la vidi andare verso una grossa cassettiera, per tornare con un plug di dimensioni medio-piccole e un telecomando.
“Piegati in avanti che ti faccio vedere quanto ti piace prenderlo nel culo, e credimi questo cuneo sarà anche piccolo, ma ha un suo perché.”
Ubbidii per ritrovarmi quasi subito il plug nell’ano, e nonostante me l’avesse messo dentro quasi a secco, non provai alcun dolore.
“Adesso inginocchiati a terra e baciamo i piedi essere inutile.” m’ordinò dopo essersi seduta su una grossa poltrona in pelle.
Non potei che eseguire il suo ordine, ma non appena presi una sua estremità fra le mani, lei accese il plug che iniziò a vibrare, eccitandomi a dismisura, tanto che non riuscivo quasi a usare la bocca.
“Vedi che sei frocio !” urlò ridendo “E’ bastato metterti qualcosa nel culo per far alzare quel mezzo cazzo che ti ritrovi. Se vuoi chiamo un paio d’amici ben dotati così la finiamo con questa buffonata dell’aspirante schiavo, e fai uscire una volta per tutte la troia che è in te.”
“No padrona la prego, due uomini no, anzi neanche uno.” risposi con ben poca convinzione, anche perché non potevo negare ciò che era palese.
“Perché no in fondo sei venuto qui per farti inculare come se fossi una donna, anzi una puttana; quindi, perché non passare subito al cazzo vero così capisci quanto ti piace.”
Mentre lei giocava col telecomando aumentando o diminuendo la vibrazione, ma senza mai smettere di dirmi quanto ero gay dentro, io le leccavo i piedi con devozione, aspettando la sua prossima mossa col pene sempre più duro.
“Come vuoi però sdraiati che ho voglia di godere anch’io.”
Eseguii senza capire cosa volesse fare, ma quando la vidi togliersi le mutandine e sedersi sul mio viso, compresi che dovevo solo usare la lingua.
Miss Sonya continuò a umiliarmi per la mia scarsa mascolinità, ma come se ciò non bastasse riprese a colpirmi i genitali, quando non li stringeva anche usando entrambe le mani. Non era tanto il dolore a farmi male, anche perché era più che sopportabile, quanto il continuo deridermi, ma oramai era chiaro che lei amasse l’umiliazione verbale più di quella fisica.
“Fai schifo come maschio e anche a leccare di fica, quindi ci credo che ti mollano tutte, non sei capace di far godere una donna neppure con la lingua.” mi disse con tono severo mentre s’alzava in piedi “Ora però ho proprio voglia di farti fare la puttana; quindi, mettiti a pecora mentre indosso un bel cazzone di gomma.”
Mi sistemai carponi e poco dopo lei con lo strap-on ben legato ai fianchi, mi tolse il plug per ungermi l’ano, quando un uomo sui quaranta entrò nella stanza.
“Sonya ho fatto il solito casino, ho preso le tue chiavi per le mie.” disse prima di vedermi “Ops scusa non sapevo avessi compagnia.”
“Fa niente, anzi perché non ti unisci a noi, tanto questo è una checca di prima grandezza, solo non ha mai preso un cazzo vero e va avanti con quelli finti.”
Preso dal panico provai ad alzarmi per scappare, dimenticando che non solo ero nudo, ma avevo anche i piedi legati, finendo così per terra dopo aver fatto neanche un metro.
“Ma dove credi d’andare pezzo di cretino che non sei altro.” mi disse Miss Sonya ridendo.
“Credo sia il caso di punire il cretino, che ne pensi ?” chiese l’uomo con un tono a dir poco ilare.
“Che hai ragione Sergio, mettiamo il frocio contro il tavolo e diamoci dentro.”
Mentre mi sistemavano contro il tavolo guardai meglio quell’uomo, che era sì muscoloso ma senza gli eccessi dei palestrati, ma che aveva l’aria di chi sapeva usare fin troppo bene il cazzo. Inoltre, anche lui aveva l’aria di una persona dalla forte personalità, e l’unica mia speranza è che non fosse un sadico, ma che si volesse solo divertire con quella che sembrava una sua vecchia amica.
Mi ritrovai così piegato contro un tavolo coi due dominatori dietro, che quasi fecero a gara a chi mi colpiva le chiappe non tanto con più forza, ma per farmele bruciare il più possibile. Se i colpi dell’uomo erano fin troppo secchi e cadenzati, quelli di lei invece erano delle mezze frustate, che mi facevano gemere dal dolore molto di più, tanto che quasi piegai le gambe.
In realtà mi piaceva esser battuto sul sedere, tanto che da ragazzo quando lo faceva mia madre, poi correvo in bagno a masturbarmi, e in quel momento con Miss Sonya e Sergio, il mio piacere mentale era quasi al massimo. Quella coppia perversa non solo mi sculacciava senza sosta, ma rideva di me ponendo particolare enfasi sul fatto che qualunque ragazza si fosse messa con me, prima o poi m’avrebbe tradito per soddisfare le sue voglie.
Come se tutta quell’umiliazione non fosse sufficiente, Miss Sonya tirò fuori da non so dove, un paio di slip da donna in pizzo, che fui costretto ad indossare dopo che lei mi liberò le gambe dalla catena, mentre Sergio si metteva sulla poltrona dove prima c’era la donna.
“Toglimi scarpe e calze, e fallo con devozione servo.” m’ordinò l’uomo
“Subito Padrone.” risposi rendendomi subito conto che l’avevo chiamato padrone senza pensarci un attimo.
Così mentre io toglievo scarpe e calze a Sergio, per poi baciargli i piedi e succhiare le dita, la donna si accomodò su un bracciolo per riprendere a insultarmi.
“Secondo te godrà di più quando lo scopo io o quando l’inculi tu.” disse lei iniziando così la danza dell’umiliazione.
“Non saprei, tu fotti che è una meraviglia, ma io ho un cazzo vero.” rispose lui “In ogni caso questo sborra senza toccarsi.”
“Questo è facile, del resto ha una voglia di cazzo ! Anzi perché non gli fai assaggiare il tuo ?”
Senza dire nulla Sergio s’alzò per poi tirarsi giù pantaloni e slip, facendomi quasi sbattere il suo grosso randello sulla faccia.
“Vuoi l’invito o inizi da solo a farmi un pompino, ah ah ah.”
Mentre loro ridevano di me io afferravo con timidezza la base di quel pene per poterlo prendere in bocca, e non appena lo feci si scatenò in me un caleidoscopio d’emozioni. Se una parte di me aveva quasi schifo di quel che stavo facendo, un’altra ben più grande quasi godeva per quella nerchia fra le labbra, ed il fatto inequivocabile che fossi diventato una perfetta troia gay.
Sergio mi mise una mano sulla testa credo più per abitudine che altro, se non altro perché dopo un momento d’iniziale smarrimento, glielo stavo succhiando con una maestria che non sapevo d’avere, provando piacere nel vederlo godere.
“Sonya sei sicura che questo è il primo cazzo che vede ? Perché mi sta facendo un pompino coi fiocchi, da vera puttanella in calore.”
“Te l’avevo detto che sotto sotto era un frocio di prima categoria. Adesso però vediamo quanto gode mentre me lo scopo, anche perché è chiaro che non aspetta altro che prenderlo nel culo.”
Lei si sistemò con tutta calma dietro di me, poi m’afferrò saldamente per i fianchi poggiando allo stesso tempo la punta del fallo contro il mio ano, per finire con lo spingere con una certa forza.
Con la mazza di Sergio in bocca non potevo dire nulla, ma era chiaro che stavo godendo, se non altro perché finalmente avevo anch’io un’erezione degna di questo nome che non scappò alla Mistress.
“Guardalo ha il cazzetto duro !” esclamò la donna “Ora di che ti piace prenderlo nel culo e che sei una troia.”
“Sono una troia e mi piace farmi inculare.” bofonchiai con ancora il membro di Sergio fra le labbra.
“Dillo più forte.” insisté lei tirandomi indietro la testa.
“Sono un frocio e mi piace prenderlo nel culo.” dissi senza più alcun pudore.
“Bene allora vediamo come godi con un cazzo vero.” disse Sergio prendendo il posto della donna.
Se Miss Sonya era stata un minimo garbata, Sergio fu un vero animale, ma del resto era fin troppo chiaro che il primo a non voler esser tratto coi guanti bianchi ero proprio io. L’uomo mi sodomizzò completamente di fatto con un unico violento affondo, che mi fece urlare un po’ per il dolore, ma giusto il tempo per adattarmi ad avere quella nerchia dentro di me. Miss Sonya per darmi la sua razione di sofferenza, m’afferrò con forza il pene per segarmi quasi me lo volesse staccare.
I due dominatori iniziarono a darsi il cambio dietro di me, ma mentre lui quando non mi fotteva il culo si faceva spompinare, lei si divertiva con quella dolorosa masturbazione. Col pene e l’ano in fiamme godevo però come non ero mai riuscito con nessuna ragazza, libero finalmente di poter dar sfogo alla mia sessualità che non era tanto da gay quanto da vero sottomesso. Perché in fondo non volevo altro che far provare piacere a chi mi dominava, ed aveva poca importanza che fosse donna o uomo, o come in quei momenti entrambi i sessi, in quanto il mio unico desiderio era essere usato.
Godevo nell’essere usato come una bambola gonfiabile, e deriso per la mia scarsa mascolinità, unita al fatto che ero un sodomita senza speranza. Avrei voluto prendermi il pene in mano e masturbarmi sino ad arrivare all’orgasmo, ma era chiaro che sarei stato bloccato immediatamente e punito con severità.
Non compresi perché Miss Sonya mi fece sdraiare di fianco sul tavolo, ma quando li vidi avvicinarsi entrambi, ebbi un momento di vera paura. Sergio però non mi diede tempo di fare nulla, che m’afferrò con forza per poi sodomizzarmi con la sua consueta violenza, prima di spostarsi quel tanto che bastava per far sì che anche Miss Sonya potesse prendermi col suo fallo di gomma.
“Guardalo quello che diceva di non essere frocio che gode con due cazzi nel culo !” esclamò la donna ridendo dei miei precedenti pudori “E ti va bene che non c’è nessun altro altrimenti di cazzi ne vorresti tre.”
Sentivo il pene quasi esplodermi per quanto stavo godendo, ma era come nonostante tutto mancasse ancora qualcosa per farmi arrivare all’orgasmo.
Sergio invece non ebbe questo problema e dopo un po’ mi venne in faccia, forse felice d’esser il primo uomo a farlo.
“Guardati con la faccia ricoperta di sborra e una donna che ti scopa.” mi disse l’uomo riprendendo fiato “Però se posso che ne dici di usare qualcuno dei tuoi giochini fuori misura, tanto questo più lo apri e più gode.”
“Hai ragione, però tu tienigli bene le gambe aperte, così lo sfondo come merita una troia del genere.”
Sergio mi fece sdraiare sulla schiena per poi aprirmi al massimo le gambe tenendole spalancate bloccandomi le caviglie, mentre Miss Sonya prendeva un fallo che di realistico aveva solo la forma, essendo a occhio lungo almeno trenta centimetri. Vidi con una certa apprensione la Mistress ricoprire di lubrificante quel grossissimo fallo, prima di puntarlo contro il mio ano oramai aperto peggio di quello di una vecchia puttana dei portici. Nonostante le dimensioni extra-large del fallo, questo m’entrò dentro quasi con facilità, e del resto con Sergio che mi teneva bloccato non è che avessi chissà quali possibilità di scappare.
“Dillo che godi tanto lo sappiamo benissimo che è così.” mi disse lei dopo che mi ebbe sodomizzato sino in fondo e dato i primi colpi.
“Sì mi piace e vorrei che non finisse mai.” confessai senza alcuna remora morale.
“Se vuoi posso anche andare oltre.” mi domandò Miss Sonya cogliendomi di sorpresa.
Non sapevo infatti cosa ci potesse di “oltre”, ma oramai ero in ballo, e quel ballo mi piaceva oltre ogni logica.
“Fammi quello che vuoi.” le dissi con convinzione.
Quella convinzione però sparì quando la vidi ungersi non solo la mano, ma anche parte del braccio, perché era chiaro che m’avrebbe scopato con quello.
Le prima quattro dita m’entrano dentro come una lama nel burro, poi fu il turno del pollice, ma non fu un gran problema neanche quell’ultimo dito. Mi ritrovai così una mano nel retto, e quel punto iniziai a venire in modo a dir poco copioso, ritrovandomi su basso ventre i miei stessi schizzi di sperma, mentre la coppia di dominatori rideva di me.
“Avevo ragione io !” esclamò divertito Sergio “E’ venuto senza neanche toccarsi il cazzo, in fondo bastava mettergli una mano nel culo per vederlo godere peggio d’una troia.”
È vero ma è venuto senza chiedere il permesso, quindi va punito.” sentenziò Miss Sonya, che m’agganciò un guinzaglio al collare per poi tirarmi giù dal tavolo e costringermi a seguirla camminando a quattro zampe.
La donna mi portò in bagno, e compresi subito quale sarebbe stata l’ultima umiliazione della giornata.
“Sdraiati dentro la vasca e vedi di tenere la bocca ben aperta, o ti sbatto fuori senza farti fare prima una doccia.” mi disse la donna col suo consueto tono severo.
Capii subito che stavo scendendo l’ultimo scalino dell’umiliazione, passando da troia da culo a cesso umano, ma più che la minaccia fu la voglia d’andare sino in fondo a farmi muovere,
Con un po’ di difficoltà entrai dentro la vasca, e se Sergio fu abbastanza veloce a svuotare la vescica su di me, colpendomi più che altro sul petto, la Mistress fu invece piuttosto lunga, centrando con grande precisione la mia bocca, e mandare giù tutta la sua urina fu molto difficile.
Ovviamente Miss Sonya volle che facessi un bel bidè con la lingua, ma a quel punto avrei accetto qualunque cosa pur di potermi lavare, come se l’acqua potesse pulirmi dentro.
“Tieni questo per asciugarti.” mi disse la donna dandomi un grande asciugamano “E fai pure con calma anche perché fai davvero schifo.”
Mi lasciarono solo mentre l’acqua scendeva sempre più calda, e lavarmi fu qualcosa di più del semplice togliermi lo sporco esterno. Fu come un rito purificatore dopo che ero stato usato ed abusato da due veri dominatori, che mi avevano inflitto ben poco dolore fisico, ma in compenso umiliato per un paio d’ore, sino a fare di me un cesso, Avevo il culo in fiamme, ma, nonostante ciò, ero felice perché per la prima volta in vita mia ero stato me stesso, uno schiavo pronto a tutto pur di soddisfare chi lo stava dominando, e poco importava che era stata una coppia e non solo una donna.
Quando tornai da loro si erano già rivestiti, così non mi rimase che rimettermi i miei abiti e andare via, trovando nella tasca dei pantaloni il biglietto di Sergio, che una volta a casa riposi nel cassetto delle cose più preziose.
Ripensando a quanto mi era successo avevo solo un dubbio nel cervello che non mi lasciava mai, ero solo uno schiavo o un gay con tendenze da sottomesso ?
Sapevo che solo le prossime esperienze avrebbero risolto quel quesito, ma anche che non avrei più cercato una ragazza normale, e che presto avrei comprato un fallo gigante come quello di Miss Sonya.

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(quelli volgari saranno subito cestinati)
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