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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap8#4


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
22.06.2026    |    406    |    0 6.0
"La conduco al nostro tavolo: due calici rimasti intatti, una bottiglia di prosecco a metà, qualche stuzzichino che ormai sa solo di aria viziata..."
Capitolo 8 – Natale perverso – L’asta di Capodanno

Parte 4 di 6

--- MICHELA---

La gente urla, applaude, fotografa. Quando mi fermo, sono irriconoscibile: il trucco scivolato, i capelli arruffati, le narici piene di odore di sperma e latte condensato. Le gambe non mi reggono. Eppure, continuo a sorridere: perché è questo che sono stata invitata a fare, non solo essere oggetto, ma essere attrice, interprete, fuoco d’artificio che tiene acceso il cielo anche quando tutti si aspettano il silenzio.

Daniela mi solleva il mento, mi bacia sulla fronte, e negli occhi le leggo che non sono mai stata più sua di adesso. Ma non basta. La sala chiede ancora, urla “ancora”, batte le mani, e c’è un attimo in cui penso che potrei semplicemente crollare a terra e nessuno se ne accorgerebbe. Invece, la mia Padrona mi mette in piedi, mi spalanca la bocca, fa segno al prossimo di avvicinarsi.

È un ragazzone di colore, faccia da giocatore NBA, il cazzo in una mano e l’altra che mi tiene stretta dietro la testa. Mi affonda dentro fino a farmi andare gli occhi all’indietro. Sento il glande che preme fino alla radice della lingua, mi manca il fiato ma non faccio resistenza. Lui spinge, tiene duro, poi si libera con una forza che mi riempie la gola di liquido. Vedo la sala che impazzisce, qualcuno mi urla che sono la regina, altri che sono una vacca da record.
Quando lo ingoio, sento il pubblico esultare come dopo la vittoria ai rigori di una finale. Qualcuno stappa una bottiglia di spumante e me lo rovescia addosso, la pelle che brucia per l’alcol che scorre tra le ferite e i lividi appena lasciati dagli artigli delle donne, o dalle mani nervose degli uomini. Il fiato che torna è denso di piacere e salato come l’acqua di mare. L’urlo della sala è una carezza selvaggia sulla mia pelle liquida, una stoffa invisibile che mi avvolge e solleva, impedendomi di svanire.

Non ho più la minima percezione di dignità o di pudore: soltanto un senso di liberazione assoluta, come se la mia esistenza avesse finalmente trovato il suo significato ultimo. Quando crollo sul palco, sento le mani della Padrona che mi raccolgono da dietro, sono benevoli e feroci insieme, mi sistemano in posizione prona, la faccia affondata nell’odore dolciastro della moquette e le natiche ben sollevate, che sembrano chiedere un intervento finale. E infatti, non tarda ad arrivare: la donna che aveva tirato per prima le offerte mi rovescia sopra una ciotola di panna montata dal buffet, la spalma tra le chiappe e la stende accuratamente su tutta la lunghezza della fessura.

Poi, con una spatolina di legno che qualcuno ha sottratto dalla cucina, la introduce con delicatezza e la ruota dentro il mio ano, come se stesse decorando una torta. Sento le risate, le urla di chi apprezza l’idea, e la sensazione del freddo grasso sulla pelle infiammata è una scarica di energia pura. Subito dopo, uno dei ragazzi - il biondo - mi lecca tutto, la lingua che scava, raccoglie il dolce residuo e ripulisce il mio culo come se fosse un bicchiere da prosecco da lucidare.
Il pubblico scandisce il suo nome, e lui mi strappa un bacio dalla bocca piena di saliva e schiuma, poi mi slappa le chiappe e fa il giro di applausi. Ho perso il conto dei colpi, delle mani, dei liquidi che mi hanno attraversato. Sono completamente ricoperta di sborra, saliva, panna, sudore e qualche goccia di sangue dalle due piccole ferite che una delle donne mi ha lasciato sui capezzoli. Non provo più dolore, solo un bisogno assoluto di lasciarmi andare. E la cosa che mi sconvolge di più è la consapevolezza che la notte non è nemmeno ancora finita, che questo è solo il primo set, il Warm-up.

---DANIELA---

La guardo, la mia creatura, il mio giocattolo, la mia schiava: è uno spettacolo d’arte contemporanea, una statua collassata, tutta colla, liquido, la faccia arrossata e le labbra ancora aperte, ogni fibra del corpo impegnata nel tentativo disperato di reggere il peso dell’umiliazione e quello, ancora più pesante, della gloria.

Solo io so cosa succede dentro di lei, solo io sento il modo in cui si trasforma con ogni nuovo insulto, con ogni nuovo atto di possesso. Solo io conosco il suo segreto, la parte nascosta che si nutre di tutto questo, della vergogna che diventa orgoglio, del dolore che si tramuta in bandiera. Cammino verso di lei e la osservo con un misto di ammirazione e desiderio, ma anche con una punta sottile, sottile, di compassione. Perché lei non ha mai chiesto niente, eppure si offre sempre, si svuota sempre di tutto finché non resta più nemmeno un grammo di dignità, e lo fa per me, perché è mio compito svuotarla.

Le afferro il mento con una mano impiastricciata e la bacio. Un bacio vero, profondo, di quelli che mettono la lingua a frugare tra i denti, dove si nascondono le riserve di sapore e vergogna della notte.
Sento il gusto degli altri uomini, delle altre donne. Sento che non è più possibile distinguere nulla: la sua bocca è un calderone di sudori, fluidi, tracce di umanità ridotta a carburante.

Quando mi stacco, il filo di saliva e sperma rimane appeso per un secondo eterno, poi si spezza e cola giù lungo il suo mento, si perde tra le pieghe della gola e si confonde con il sudore. Le accarezzo la testa, la guardo negli occhi. È ancora in trance, ma nel riflesso della pupilla so che mi vede, che è ancora mia. Afferro il plug blu che avevo appoggiato sul tavolo. Lo sollevo davanti ai suoi occhi, lo faccio ruotare fra le dita, mostro a tutti la superficie bagnata, la dimensione quasi grottesca che ha in confronto al suo corpo minuto.
«Guarda,» sussurro, «è per te.» Glielo faccio annusare, lo sfrego sulle labbra, glielo infilo fino al fondo della gola affinché senta già la forma, il sapore, e poi, lenta, la sollevo di peso e con il palmo della mano libera riapro il suo culo, che pulsa e trema come un animale in agonia.

Inserisco il plug millimetro dopo millimetro, ogni volta che lei geme aumento la pressione, poi ruoto, poi spingo ancora, fino a sentire il click del suo ano che si richiude sopra la base. Lei si irrigidisce, la schiena inarcata in un arco perfetto, la bocca che si apre in una “o” muta, poi la voce che finalmente esplode e mi gratifica con un urlo breve, secco. Il pubblico lo sente, certo che lo sente: ogni rumore qui è amplificato, ogni emozione si rifrange dieci volte. La schiena di Michela cede, la faccio sedere sulle ginocchia, la tengo stretta per le spalle, la bacio sulla fronte e la avvolgo in un abbraccio che non è più solo di possesso, ma anche di riconoscimento.

«Brava ragazza,» le dico, e in quel momento è davvero felice.

La aiuto ad alzarsi. Il suo corpo è una montagna molle, la muscolatura priva di forze, le gambe che si piegano come canne di bambù sotto il vento. Voglio mostrarla a tutti, presentarla come si fa con un trofeo appena conquistato, voglio che capiscano che qui la vera vittoria non è scopare o essere scopati, ma riuscire a perdere tutto e non avere paura di quello che resta. Michela cammina al mio fianco, completamente nuda, il vestito arrotolato in una palla che si tiene stretta come un peluche.

Ogni passo è una fatica, ogni passo è un atto di coraggio. Il plug blu la tiene spalancata, sembra deformarle la postura, la costringe a camminare con passi cortissimi, quasi una marcia da geisha della perversione. Il pubblico ci osserva, e questa volta lo sguardo non è solo predatorio: c’è stupore, c’è anche un principio di rispetto. Sento il borbottio delle voci, le battute sussurrate che si rincorrono fra i tavoli.

Due donne si fissano negli occhi, una sorride. Un uomo sulla cinquantina sbottona i pantaloni senza neanche tentare di nasconderlo. C’è chi applaude piano, come al termine di una sonata difficile. Ogni frase che riesco a distinguere è una colata di metallo rovente sulla mia schiava:

«Guardate che troia sfondata…»

«Ha preso dieci cazzi nel culo e nella figa…»

«Il collare con le borchie… è proprio una cagna marchiata.»

Vengono dette per ferire, ma su Michela funzionano come punture di adrenalina. Cammina piegata, il viso abbassato, ma quando le stringo la mano sento che sorride.

La conduco al nostro tavolo: due calici rimasti intatti, una bottiglia di prosecco a metà, qualche stuzzichino che ormai sa solo di aria viziata. Mi siedo, la faccio sedere sulle mie ginocchia, la mano destra che le massaggia la schiena in un gesto quasi materno. La sento tremare, la sento ancora viva. Siamo in un piccolo angolo di tregua, ma so che non durerà a lungo: in questa sala nessuno vuole che il ritmo scemi, nessuno tollera la quiete dopo la tempesta. Infatti, neanche il tempo di posare il bicchiere, e sento una voce tremenda, maschile, che rimbalza dal fondo della sala e spacca il silenzio come una spranga.

«Io e il mio amico offriamo cinque milioni di lire per poter scopare e inculare la banditrice!» Ci sono risate, voci che fanno eco all’offerta, bicchieri che tintinnano. Guardo il palco: la situazione è diventata una specie di asta caricaturale, la gente rilancia, urla nuovi numeri. La mia pelle si accappona, ma sento la sete tornare a mordere. Sorrido, raccolgo il microfono dalla tovaglia e ribatto, con voce bassa ma chiarissima: «Fatevi vedere. Voglio vedere la vostra faccia, il vostro fisico e il vostro cazzo. E se aggiungete un milione a testa potete usare anche la mia bocca.»
Si fa silenzio, poi la sala esplode: tutti vogliono che quei due accettino la sfida. Lascio la mano di Michela, la accarezzo sulla nuca, le sussurro: «Ora tocca a me, ma tu guardi e impari.» Lei annuisce, la lingua che le si inumidisce le labbra.

*** NOTE ***

---CAPITOLO 8: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi sette!)---

Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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