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Barista Sottomessa 16 – Umiliazione Privata


di MarquisDeLaPhoenix
19.06.2026    |    334    |    0 9.0
"E nel silenzio dell’appartamento, Sara sentiva già quel familiare calore sottomesso crescere di nuovo dentro di sé..."
Sara si svegliò di soprassalto nel suo letto, il cuore che batteva forte e le lenzuola bagnate tra le gambe. Aveva appena sognato l’intero turno del “Servizio Speciale”: il cartellino umiliante, i clienti che le chiedevano di mostrare il plug a forma di cuore, lei a quattro zampe con il culo scoperto davanti a tutti… tutto così vivido da farla venire nel sonno.
Ma era solo un sogno.
Sul telefono brillava un messaggio del suo Padrone:
«So che hai sognato di essere umiliata davanti a tutti. Stanotte invece sarai sola. Solo tu e i miei ordini. Diventerai ciò che voglio io. Voglio un video completo, senza tagli.»
Sara rimase qualche secondo immobile, poi si alzò. Erano le due e mezza di notte. L’appartamento silenzioso. Era completamente sola.
Accese tutte le luci e spalancò le tende. Si spogliò in cucina e iniziò il rituale.
Si truccò pesantemente: rossetto rosso acceso sbavato, eyeliner nero colato, mascara pronto a sciogliersi. Con il pennarello indelebile scrisse sulla fronte “PROPRIETÀ DEL PADRONE”, sulla pancia “BARISTA DEL PADRONE”, sulle tette “PER IL PADRONE” e sopra il pube “USAMI”.
Si mise il collare da cane con catena pesante, fissandola al calorifero della cucina. In bocca infilò le mutande usate durante il turno più il bavaglio a palla che le teneva la lingua fuori, facendola sbavare. Nel culo spinse il plug più grosso che aveva, con coda e campanellino. Sui capezzoli applicò mollette da bucato con pesi. Indossò solo il grembiulino da barista sporco del turno, legato stretto.
La pulizia da animale
A quattro zampe, catena tesa, Sara leccò tutto il pavimento della cucina e del corridoio per quaranta minuti. Lingua larga e piatta, culo alto, il campanellino che suonava a ogni movimento. Ogni cinque minuti si fermava davanti allo specchio, si guardava e ripeteva ad alta voce con voce roca:
«Obbedisco al mio Padrone… questo è ciò che vuole da me…»
La bevanda del Padrone
Bevve due litri d’acqua, poi preparò una grande caraffa con:

Tutto il suo piscio caldo
Litri di sputo
Sperma vecchio da due preservativi che il Padrone le aveva lasciato
Crema acida scaduta
Il suo stesso succo vaginale

Si sedette spalancata davanti allo specchio, si scopò il culo con il plug enorme dentro e fuori, e bevve tutta la caraffa a grandi sorsate. Il sapore era intenso e rivoltante. La pancia le si gonfiò visibilmente. Tra un sorso e l’altro mormorava:
«Lo faccio per il mio Padrone… tutto questo è per lui…»
L’orgasmo di sottomissione
Si tolse il plug, si legò le caviglie alle gambe del tavolo, faccia premuta sul pavimento. Rovesciò il resto della caraffa creando una grande pozza.
Si masturbò furiosamente, schiaffeggiandosi viso, tette e figa, leccando la pozza mentre ripeteva tra un gemito e l’altro:
«Obbedisco… questo è ciò che il mio Padrone vuole vedere… mi sottometto completamente…»
Venne con violenza, contraendo tutto il corpo, schizzando sulla pozza, tremando di piacere e sottomissione.
La punizione della notte
Non poté pulirsi. Rimase legata per un’ora intera, faccia schiacciata nella pozza fredda, plug rimesso dentro a tappare tutto, mollette strette, collare tirato. Ogni dieci minuti ripeteva piano, con voce rotta:
«Grazie Padrone… questo è ciò che vuoi da me… sono qui per obbedirti…»
Alla fine registrò il video completo, baciò il pavimento e lo specchio lasciando impronte di rossetto, saliva e sporcizia, e lo inviò al Padrone con la didascalia:
«Ho fatto tutto come hai ordinato, Padrone.»
Sara rimase sul pavimento ancora diversi minuti, esausta, coperta di sudore e della sua stessa umiliazione, il sapore forte ancora in bocca.
Il sogno del Servizio Speciale era stato solo fantasia. Questa notte invece era stata reale, profonda e totalmente privata. Solo lei e la volontà del suo Padrone.
E nel silenzio dell’appartamento, Sara sentiva già quel familiare calore sottomesso crescere di nuovo dentro di sé.
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