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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap8#5
giorgal73
22.06.2026 |
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"Luca non molla la presa: spinge ancora, vuole che ingoi tutto, che non resti nulla per il pavimento..."
Capitolo 8 – Natale perverso – L’asta di CapodannoParte 5 di 6
---DANIELA---
I due uomini si fanno avanti. Non sono buffoni: si muovono bene, sanno di essere osservati. Uno si chiama Luca, l’altro Angelo. Trentenni, fisici da palestra, la camicia abbottonata solo fino allo sterno per mostrare le catene d’oro e la pelle abbronzata. Hanno le mani grandi, i polsi decorati da orologi vistosi. Ma quello che mi colpisce di più è la sicurezza: non l’arroganza volgare di chi si sente Dio, ma l’autorevolezza di chi ha preso parte a molti giochi peggiori e ora vuole solo divertirsi.
Si avvicinano a passo lento, come due leoni che sanno di aver già vinto. Le voci si abbassano intorno, mentre loro si fermano a un metro da me e si aprono la camicia, poi i pantaloni. Quando tirano fuori i cazzi, il brusio si trasforma in risata collettiva: entrambi hanno un anello d’acciaio alla base, probabilmente per mantenere l’erezione più a lungo, e indossano guanti a rete con piccole borchie che sporgono dalle dita. Nessuno aveva mai pensato di venire a una festa simile vestiti da dominatori; questi due sì, e ora vogliono che tutti sappiano che non sono qui solo per prendere, ma anche per lasciare il segno.
Luca mi si piazza davanti, la faccia concentrata, le mani giganti che mi afferrano il volto con cura quasi professionale: vuole controllarmi la mascella, come se la, mia bocca avesse bisogno di un’ispezione tecnica prima della procedura. Me la spalanca con due dita, mi infila la lingua in gola, ci gioca, la spinge avanti e indietro come volesse farle prendere il ritmo che tra poco dovrà subire.
Angelo invece mi studia da dietro; lo sento annusarmi il collo, il profumo del mio stesso corpo che ora mi torna indietro amplificato dalla tensione. Le sue mani corrono giù, afferrano il mio seno da sotto, le dita si accaniscono sui capezzoli forati, li tirano, li fanno scattare. Mi sale un brivido che mi bagna la schiena. Non potrò fingere né resistere: lo so, lo voglio, lo chiedo senza ammetterlo a voce.
Luca mi costringe a inginocchiarmi, il vestito che mi si arriccia ai fianchi in una resa rapida, muscoli delle gambe in mostra - c’è chi applaude solo per quello. Mi tiene ferma la testa, la punta del cazzo a un paio di centimetri dalle labbra, ma ancora non entra: prima vuole farla baciare, leccare, assaporare. Si gode l’anticamera della sottomissione. Io, a quel punto, sono già pronta da minuti: apro la bocca bella larga, gli offro la lingua tesa, lo vedo sorridere con lo stupore inatteso di chi scopre che la bocca può essere una trappola più avvolgente del culo. Mi scende in gola tutto in una volta, niente gemito, niente lagna, solo un singhiozzo di aria che gli fa capire quanto sono determinata. Lui mi si affonda dentro in colpo unico, la base che spinge sulle labbra a farmi male, la mascella che mi duole subito, ma non ho paura: è piacere puro, quello che dà senso al dolore.
Angelo, dietro, non spreca tempo. Mi spalanca le natiche, passa due dita tra le pieghe e le fa scivolare fino a strofinare il plug dentro il mio ano. Ho la sensazione che sappia cosa sta per fare: infila le dita a uncino, trova la base rotonda con un’abilità da idraulico, poi lo fa ruotare, lo estrae piano, e subito il buco si richiude per disperazione. Ma non c’è un istante di tregua, perché il suo cazzo - grosso ma flessibile, da pornoattore americano - arriva e si sostituisce subito all’oggetto, e mi penetra con una cattiveria così precisa che quasi piango dalla felicità.
Le braccia mi si piegano davanti a me, Luca le afferra, le alza dietro la schiena come in una presa di wrestling, mi immobilizza la testa continuando a spingere in gola il cazzo mentre l’altro, da dietro, accelera il ritmo come se stessimo per finire il mondo. La mia pelle urla, i muscoli tirano, i capezzoli pizzicano con una specie di piacere elettrico, ma la cosa che mi fa quasi impazzire è che sento ogni dettaglio, ogni scossa singola, ogni millimetro che i due mi conquistano. Luca mi fa lavorare la lingua a spazzola, e ogni tanto la sfila di colpo lasciando la bocca colma di saliva e di schiumetta bianca. Angelo, invece, alterna la forza della penetrazione a carezze improvvise: mi tira i fianchi, carezza la schiena, poi di nuovo torna a schiacciarmi il culo contro il bacino, a farmi sentire il peso e la forza. Sento le voci, la gente che commenta, qualcuno grida «più forte», altri applaudono a tempo, una nota di fondo che mi sostiene e mi fa capire che qui è tutto permesso, e tutto sarà perdonato.
Quando sento che stanno per venire, lo so prima ancora che mi avvisino. Lo capisco dal modo in cui le mani di Luca stringono la mia testa, le dita che si allargano e poi si serrano intorno alle tempie; lo percepisco dalla presa di Angelo, così improvvisamente violenta da farmi pensare che abbia deciso di aprirmi in due con pura furia animale. Si guardano per un istante sopra la mia schiena, forse per darsi il tempo, forse per coordinarsi, forse solo per il gusto di vedere chi vince la corsa. Poi, nel giro di un secondo, mi invadono entrambi. Non c’è altra parola.
Luca mi entra tutto, fino a farmi sentire il contatto della pelle contro le labbra, la punta che mi tocca le tonsille, la lingua che non può fare altro che arrendersi e lasciarsi attraversare dal sapore, dall’odore, dalla presenza di lui. Angelo, contemporaneamente, mi scava dentro con una forza che mi fa quasi perdere il respiro: ho il culo che pulsa, la carne che si tende e si arriccia intorno al suo cazzo, la sensazione di essere completamente riempita, compressa, occupata.
Per qualche secondo non ho più pensieri. Nemmeno dolore, nemmeno piacere: solo la pienezza, totale, assoluta, come un oggetto fragile che si è riempito d’acqua fino a rischiare di esplodere. Respiro a scatti, più con la gola che con il naso, e sorrido dentro di me perché so che sto per vedere il pubblico impazzire. Infatti, succede: sento le voci che aumentano di volume, le mani che battono contro i tavoli, qualcuno che urla frasi sconnesse –
«Vai così!»,
«Falle vedere chi comanda!»,
«Così si fa!» –
e io, invece, non posso fare altro che essere la tela su cui dipingono il loro entusiasmo.
Poi, di colpo, la valanga. Sento il fiotto caldo che mi riempie la bocca, il sapore acido e dolce che invade la lingua, la consistenza che si mescola alla saliva e quasi mi soffoca. Luca non molla la presa: spinge ancora, vuole che ingoi tutto, che non resti nulla per il pavimento. Io ci provo, lascio che la gola si allaghi, che la bocca sia una coppa, un altare in cui il suo seme è l’unica offerta possibile. Contemporaneamente, nel culo, avverto il pulsare del cazzo di Angelo, la pressione che diventa picchiata, lo sperma che mi scotta dentro, che cola lungo la fessura e mi bagna anche le cosce. Per un attimo mi sembra di essere una creatura a due teste, posseduta da due padroni, ma poi i due flussi si fondono, diventano un’unica sensazione di calore, di pienezza, di sfinimento.
Mi lasciano andare quasi nello stesso istante, come se si fossero messi d’accordo. Resto lì, in ginocchio, la testa che ciondola, la bocca che gocciola la parte di sperma che non sono riuscita a inghiottire in tempo. Mi accorgo che le lacrime scendono senza che me ne sia accorta: non sono lacrime di dolore, non c’è rabbia né umiliazione, solo pura liberazione, come dopo una corsa senza fiato o una risata che ti spacca lo stomaco.
Mi sento leggera, vuota, finalmente calma. Il pubblico esplode in un applauso che mi sembra la cosa più naturale del mondo: qualcuno batte i bicchieri sul bordo del tavolo, qualcuno grida il mio nome – “Daniela!” – e io mi limito ad alzare lo sguardo e sorridere. Mi pulisco la bocca con il dorso della mano, mi sistemo i capelli indietro, guardo il vestito ormai trasformato in uno straccio, la figa ancora pulsante e gonfia sotto la pelle sottile, e penso che questa, sia la perfezione. La perfezione che solo la resa può regalare.
Ma la scena non finisce qui: i due uomini hanno ancora i cazzi in mano, gonfi, ancora bagnati, ancora affamati. Luca mi prende la testa e la avvicina di nuovo, come se volesse ribadire che il mio compito non è ancora terminato; mi infila la punta tra le labbra, la muove avanti e indietro, la strofina sulle gengive, fino a farne colare fuori l’ultima goccia di liquido. Angelo invece si abbassa dietro, mi scosta le natiche, mi infila un dito subito dopo avermi svuotato, poi un secondo, e di nuovo il plug che mi aveva cavato fuori pochi minuti prima: lo vuole rimettere, come un tappo che serve a non disperdere il loro piacere. Sento il bordo freddo e liscio del plug large, probabilmente il rosso, che mi spalanca di nuovo l’ano ancora sensibile, e poi il click definitivo quando lo porta fino in fondo. E di nuovo applausi, di nuovo urla: “Brava! Sei una bestia!”
Michela, la mia schiava, non ha perso un attimo dello spettacolo. È rimasta seduta poco lontano, probabilmente con la figa già bagnata dalla sequenza di eventi, gli occhi che non si sono mai staccati dal mio corpo. Quando la cerco con lo sguardo, lei si alza, lascia cadere la sedia, viene verso di me, completamente nuda: molti notano il plug blu che le apre il culo come un fiore, la camminata forzata che le costringe le cosce a sfiorarsi. Si inginocchia accanto a me, raccoglie con le dita lo sperma che mi cola dalla bocca, poi dalle cosce, poi dal culo, e lo porta alle labbra come fosse una reliquia. Mi accarezza la schiena, mi sussurra all’orecchio: «Brava Padrona, sei stata perfetta.» Io la ringrazio con un sorriso, ma non riesco a pronunciare una parola: ho la gola ancora gonfia, la testa leggera, e sento solo il bisogno di restare abbandonata qualche secondo in più.
*** NOTE ***
---CAPITOLO 8: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi sette!)---
Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!
---La Musa e lo Scrittore---
Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.
---A Voi la Mossa---
Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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