Gay & Bisex
Affittacamere 21, Gianni
11.10.2025 |
1.665 |
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"E lì credo di impazzire del tutto, mi bacia con trasporto e dolcezza, sorridendo e accarezzandomi i capelli delicatamente con la mano libera, in aperto contrasto con la forza che mette nelle due..."
«Slacciami i pantaloni» mi sussurra Carlo leccandomi il collo. E io obbedisco. Con le mani tremanti arrivo al bottone dei Jeans, poi alla zip. Non porta le mutande, sento la sua bestia dura e calda sfiorarmi la mano. Mi inginocchio istintivamente, abbassandogli i pantaloni.Il cazzo balza fuori, mi sbatte sulla guancia, il suo odore di sesso mi invade le narici. Lui si sfila dalle caviglie l’indumento, scalciando le scarpe. Eccolo lì, davanti a me, nudo e bello come un dio. Un Dio che mi ha trascinato in questo vortice di lussuria e peccato. Allungo la mano verso il cazzo, ma lui arretra e si siede sul bordo del letto.
Faccio per avvicinarmi a gattoni, lui sorride, ma mi ferma: «Oggi sei qui per Gianni, io faccio solo da supporto rassicurante! Vieni, stenditi sul letto, a pancia in giù, così quando arriva vede il tuo bel corpicino pronto per lui!»
Io obbedisco, mi stendo al centro di quel letto enorme, a pancia in giù, con una gamba semi piegata e l’atra distesa. Una posizione comoda. Carlo mi sorprende, si mette accanto a me e inizia a massaggiarmi le spalle. Il suo tocco caldo e profondo mi scioglie, sento la tensione abbandonarmi.
Dopo cinque minuti, mi sto quasi addormentando, quando sento un ronzio. D’istinto giro la testa e vedo sulla porta una luce verde accendersi. È arrivato il cliente e io sono di nuovo un fascio di nervi.
Carlo ride e mi da una sculacciata leggera sulla natica: «Dai che si inizia!»
La porta si apre, io resto immobile, il viso appoggiato su una mano a guardare il mio primo cliente.
Michael scorta Gianni nella stanza, mi fa l’occhiolino e sparisce richiudendo la porta.
Ricordavo l’uomo in maniera confusa. La sera che l’ho visto avevo un plug vibrante nel culetto, il cazzo di Carlo in mano e tutta la situazione era surreale, in quel club. Me lo ricordavo sulla trentina, alto ed effettivamente è così. Ha un viso regolare, occhi chiari, capelli biondo castano, lisci. Non è bello come il mio padrone di casa ma nemmeno brutto. È in completo, forse arriva direttamente dal lavoro. Si toglie la giacca sorridendomi: «Bene bene, finalmente il tuo cucciolo è disponibile!» mormora rivolto a Carlo, ma senza staccare gli occhi dai miei.
«Disponibile e spaventato dalla sua prima volta, dovrai prendertene cura a dovere…» gli risponde l’uomo, poi si china su di me, mi da un bacio sul bordo dell’orecchio e mi sussurra: «Ora fai il bravo ragazzo e rendi felice il mio amico».
Io deglutisco e Gianni, che si sta slacciando la cravatta mi fa segno di raggiungerlo.
Mi alzo, la stanza è calda, ma io sto tremando mentre avanzo verso di lui.
«Levami la camicia.»
Le mie mani tremano mentre armeggio coi bottoncini, sentendo il calore di quell’uomo. Non è grande come Carlo, ma sicuramente più imponente di me.
Man mano che l’indumento si apre sotto il mio tocco maldestro vedo comparire una pelle chiara, glabra. Non ha il fisico scultoreo del mio padrone di casa, è più simile a me, asciutto senza grandi muscoli. Indossa un profumo piacevole, la pelle è calda. Afferro il bordo del tessuto e lo sfilo dai pantaloni.
Lui mi posa le mani sulle spalle e io sussulto. Mi massaggia piano, risale sul collo, sulle guance. Ho il viso tra le sue mani e chiudo gli occhi quando si china a baciarmi.
Il tocco delle labbra è delicato, umido. Si gode la mia esitazione. La lingua mi sfiora le labbra. Le schiudo e il bacio si approfondisce. La bocca sa di menta, avrà mangiato una caramella. La sua lingua sfiora la mia, la accarezza, la succhia piano. Istintivamente mi appoggio a lui, scivolo con le mani sul suo petto liscio, accarezzo la pelle leggermente sudata, scendo fino alla cintura. È difficile slacciarla con la faccia imprigionata tra le sue mani e il bacio che si fa sempre meno delicato e più appassionato, diventa quasi una lotta, come se con la lingua volesse rendermi difficile concentrarmi sui movimenti delle mani.
Quando finalmente slaccio la cintura mi lascia e sorride: «Ti farò impazzire!» mi sussurra con gli occhi famelici.
Non so cosa dire, quindi allungo la mano tremante verso il bottone dei pantaloni. I completi degli uomini sembrano costruiti contro lo stupro: un bottone davanti, uno dentro, alcuni anche un terzo e poi la zip. Lui mi lascia fare. Indossa mutande semplici, come quelle che ha voluto far mettere a me, bianche con l’elastico alto. Intravedo il rigonfiamento del cazzo e mi chiedo se sia già in tiro o meno.
Faccio per allungare la mano ma lui si scosta e inizia a spogliarsi definitivamente: «Stenditi sul letto cucciolo!»
Io obbedisco, incontro lo sguardo compiaciuto di Carlo, di cui mi ero quasi dimenticato e mi ridistendo sulle lenzuola che sanno di pulito.
Avverto Gianni salire sul letto, poi sussulto, si stende su di me, sento il calore della sua pelle, una poderosa erezione che preme sulle mie chiappe. Poi inizia a baciarmi l’orecchio strappandomi un brivido. E scende sul collo, sulla nuca, sulla schiena. Bacia tutta la mia spina dorsale con un tocco che si fa più umido man mano che si avvicina alle mie chiappe. Lo sento affondare il viso nel solco, ispirare l’odore attraverso le mutande. Poi mi strappa un gemito, perché parte dal bordo degli slip leccandomi a lingua pina tutta la schiena, al centro, e da lì mi lecca il collo. La sua lingua è dovunque: «Adesso ti faccio un bel pigiamino di saliva! Ti marchio tutto!» mi dice.
Io sono incapace di ragionare perché lui mantiene la promessa, mi da lunghe leccate dovunque: spalle, collo, orecchio, guancia, scapole, schiena, fianco, ascelle. Sono tutto un brivido, mi pare di perdere le forze sotto quell’assalto, lui mi muove come un burattino. Supera le mutande e mi lecca le gambe, le cosce, giù fino alle caviglie che mordicchia e poi la pianta del piede. La sensazione è intensa, mi strappa gridolini e gemiti, sento un odore nuovo, sulla pelle che si mescola al mio, è quello della sua saliva.
Mentre sono in visibilio con un gesto fluido mi gira, si infila le dita del piede in bocca, le succhia, le lecca in mezzo. Son lieto di aver fatto una bella doccia e mi sento divorare. Mi accorgo che il cazzo è barzotto negli slip, ma non posso pensare, perché lui risale le gambe.
Quando mi lecca l’inguine sussulto, quando mi inizia a succhiare all’attaccatura della gamba, sfiorandomi le palle con le guance, grido.
Ma lui continua, bacetto e leccata, sulla cresta iliaca e poi sull’ombelico. Li si ferma, la sua lingua guizza dentro, bacia, succhia, sembra un lupo che vuole divorarmi.
Quando credo di poter impazzire prosegue, mi lecca la pancia, le costole e poi arriva al capezzolo.
Non mi accorgo quasi che ad un certo punto gli sto affondando le dita nei capelli lisci, per aggrapparmi a lui, mentre tutto il mio corpo si contrae sotto i suoi baci, leccate, succhiate, morsi.
Finché sale al collo, orecchio e infine bocca.
Quest’uomo mi sta travolgendo. È tutto steso su di me, sento un cazzo niente male che struscia sul mio, le sue mani corrono su tutto il corpo e la sua bocca divora la mia.
Ho le mani che gli corrono sulla schiena, lo accarezzano, lo stringono. Sono già praticamente arreso, mi rendo conto.
E lui si solleva e mi gira di nuovo. Mi struscia il viso sbarbato sulla spina dorsale, arriva agli slip, affonda di nuovo la faccia là in mezzo, sento le sue mani impastarmi le chiappe, raggiungere il buchino, accarezzarlo attraverso il tessuto.
Poi con un gesto sicuro affonda le dita nel cotone, sento forzare il tessuto e poi il rumore dello strappo.
Sussulto, mentre avverto le mutande lacerarsi e poi gemo, perché la sua lingua sta esplorando il mio buchetto. Sarà la crema di Carlo, ma affonda senza problemi. Mi tiene divaricate le natiche e lecca e succhia, picchietta. Io stringo le lenzuola tra le dita.
Incontro lo sguardo di Carlo che sorride. Evidentemente sto andando bene.
Gianni mi afferra per il bacino e mi fa voltare, scosta quel che resta delle mutande dal mio cazzo e lo impugna, facendolo diventare duro in breve: «Mi ricordavo che avevi anche un bel cazzo!» dichiara prima di gettarvisi sopra. Ma non lo imbocca. Invece lo bacia piano, dovunque, lo strofina sul mento sbarbato dandomi i brividi, lo lecca in punta di lingua mirando ai punti più sensibili: il buchino già umido in cima, il filetto, attorno al glande. Io ho gli occhi chiusi e gemo.
Finché non mi lascia.
Apro gli occhi e mi trovo davanti il suo pisello.
Ho un sussulto, non è enorme come quello di Carlo, ma sicuramente non ha nulla di piccolo. Lungo, duro, venoso, dritto.
Mi prende gentilmente per la nuca e mi guida verso di lui.
Sento l’odore di un cazzo che ha passato la giornata rinchiuso nei pantaloni. Non è sporco, è il naturale miscuglio di sudore, precum, forse una punta di piscio. Niente di forte o troppo disgustoso. Solo odore di cazzo. Lui me lo struscia sulla faccia, sulle labbra e io estraggo la lingua.
«Tieni la lingua fuori!» ordina e inizia a passarvi il frenulo. Obbedisco, sentendomi in suo potere, mentre lo fisso dritto negli occhi chiari, con la lingua fuori e la sua cappella dura e bollente che mi sfiora la lingua.
«Solleva le gambe!» Obbedisco, passo le braccia sotto l’incavo delle ginocchia.
Lui mi mette un dito in bocca: «Succhiamelo!»
Obbedisco, intuendo quello che ha in mente e ci metto più saliva possibile.
Lui sfila il dito e mi infila il cazzo in bocca. Mi vergogno del mugolio soddisfatto che mi esce spontaneamente quando finalmente posso sentire quel calore in bocca, quella liscia consistenza, quel sapore salato. Gemo ancora quando lui mi infila il dito in culo in un colpo solo. Neanche una esitazione. Un unico movimento fluido e io gemo, sentendo il medio che mi viola il buchetto finché non arriva alla base.
Il polpastrello mi accarezza il retto, solletica le pareti. L’uomo muove il dito con attenzione, tasta, esplora, e io so cosa sta cercando. Il palmo della sua mano si appoggia al mio perineo, sotto le palle, e preme proprio quando trova la mia ghiandolina.
Tremo, faccio per allungare una mano verso il buchino, come per difendermi, ma lui me la scosta con la mano libera e me la porta al suo cazzo.
«Succhia con devozione cucciolo! Non ti preoccupare, sono resistente! Attento ai denti!» e inizia a torturare la mia prostata.
Cerco di essere stoico, professionale. Impugno il cazzo alla base, lo lecco e lo succhio, ma il suo lavoro sul culetto è feroce. Sento gli occhi inumidirsi per l’intensità quasi dolorosa di quel massaggio.
«Piano, ti prego» sussurro.
Lui sorride: «No, devi dire “Grazie Gianni, così, slabbrami il culetto!”»
Io sgrano gli occhi, lui si ritrae, sfilandomi il cazzo di bocca e mi guarda interrogativo.
Non ci credo, cerco con gli occhi Carlo, il suo sguardo è severo: «Grazie… Grazie Gianni, così, slabbrami il… culetto» mormoro rosso come un peperone.
L’uomo estrae d’un colpo il dito, facendomi inarcare: «Bravo cuccioletto in calore! Adesso ciuccia!»
Il cazzo mi torna in bocca, lui si osserva il dito, soddisfatto, immagino, di trovarlo pulito, mi fissa negli occhi, lo succhia, poi teatralmente si mette anche l’indice in bocca. Muove le dita mimando con la bocca quello che intende fare al mio buchino. Io sgrano gli occhi.
Si muove piano, mentre allunga il braccio verso il culetto: «Le vuoi due dita?» chiede sfilandomi il cazzo di bocca.
«Si, però fai piano…» mormoro spaventato.
Sento i polpastrelli posarsi sulla rosellina che si contrae istintivamente: «No, devi dire: “Sì, ti prego Gianni, scopami il culo con le dita!”»
Deglutisco e ripeto con voce incerta. Le due dita premono man mano che parlo e scivolano a fondo dentro di me, facendomi finire in un gemito, soffocato dal suo cazzo.
«Dimmi che ti piace!» ingiunge quando trova la mia prostata.
«Ah, si! Ma piano…»
Spinge con più forza sulla ghiandolina dandomi una scossa elettrica: «Fammi sentire che sei il mio cucciolo obbediente e riconoscente!» impone.
«Ah, Dio, Grazie Gianni, mi piace, mi piace!» gemo. Direi qualunque cosa perchè facesse più piano.
«Cosa?»
«Gianni, mi piace che mi massaggi il buchetto!»
«Ti fa godere?»
«Si, godo, sei bravissimo!»
«Ringraziami come fa un bravo ragazzo!»
«Grazie, grazie Gianni!» E poi un altro gemito, perché mi sta veramente facendo dare di matto.
E lui mi sorprende, sfilandomi il cazzo di bocca e chinandosi a baciarmi.
E lì credo di impazzire del tutto, mi bacia con trasporto e dolcezza, sorridendo e accarezzandomi i capelli delicatamente con la mano libera, in aperto contrasto con la forza che mette nelle due dita che mi ravanano il buchino: «Bravo cucciolo, bravo. Resisti, Gianni ti farà godere come non mai. Sssht Ssssht, non gemere troppo forte, fai il bravo, lasciati andare, arrenditi!»
Quel modo di fare dolce e gentile, comprensivo, mentre i suoi polpastrelli premono la mia ghiandolina mandandomi continue scosse, mi fa sciogliere, istintivamente annuisco: voglio che sappia che sarò bravo, che farò del mio meglio.
E senza quasi rendermene conto, finisco sul fianco, sento sfilarsi le dita e poi la cappella umida premere sul mio buco.
Entra con una spinta unica. Io gemo, ma lui mi prende il viso tra le mani, mi bacia e poi mi sussurra all’orecchio: «Fa male solo un momento, poi passa… Senti come si apre sto buchetto, senti come mi succhia il cazzo, senti come stringe per non lasciarlo andare. Ti piace il cazzo, vero cucciolo?»
Io sono di nuovo fuori di me, perdo il controllo, mi rendo conto che ha vinto. È vero, il piccolo dolore iniziale è già stato riassorbito dalla sensazione di quel pezzo di carne che scava, affonda sempre di più, andando ad ogni spinta più dentro di me.
Il calore di quella pelle liscia mi riscalda il retto, il movimento con cui oscilla, facendomi sentire ora pieno ora vuoto, riesce a sfiorare la mia prostata già martoriata. Il modo affettuoso, rassicurante con cui mi abbraccia da dietro, mi tiene fermo, in sua balia, eppure dandomi un senso di protezione e amore, come tutti i contrasti, mandano in cortocircuito la mia parte senziente.
Appoggio la testa contro la sua spalla, mi abbandono, stringo la sua mano, come a trovare sostegno. Gemo.
«Sei contento, cucciolo, che Gianni si prenda cura di te? Ti scopo tutta la notte, ti scopo anche l’anima!» mi sussurra.
Io tremo, ormai ho imparato le regole: «Si Gianni, grazie, grazie, ancora, scopami ancora!»
«Shht, cucciolo, quanto mugoli, cerca di stare tranquillo» Mi suggerisce.
«Non riesco, non riesco...» gemo implorante.
«Carlo, il nostro cucciolo non riesce a trattenere i gemiti, magari ha bisogno di un ciuccio!»
Carlo? Mi ero dimenticato di lui. Mentre la mano di Gianni scende sul mio addome, come se volesse sentire la forma del suo pisello che me lo riempie, il mio padrone di casa si para davanti alla mia faccia stravolta.
Il suo enorme cazzo mi sfiora le labbra. Allungo una mano, lo impugno e me lo infilo in bocca, quasi fosse un’ancora di salvezza per quell’incessante stantuffare, regolare e profondo nel mio culo.
Andiamo avanti così per un po’ con Gianni che mi massaggia la pancia, mi accarezza ovunque e mi sussurra che sono bravo, all’orecchio.
Poi, d’improvviso si sfila e mi fa stendere a pancia in giù.
«Tienilo!» dice a Carlo.
L’uomo mi sorride, si mette col viso davanti al mio e mi afferra per i polsi: «Adesso Giani ti fa provare una cosa particolare…»
Sgrano gli occhi spaventato.
La presa di Carlo è ferrea e non capisco cosa mai possa esserci dopo quella scopata.
Sento il cazzo di Gianni scivolarmi dentro e poi il suo corpo stendersi sul mio. Effettivamente il suo cazzo arriva più a fondo, strappandomi un grido, facendomi agitare, ma non posso andare da nessuna parte.
L’uomo mi passa le mani attorno al torace, mi avviluppa nel suo abbraccio poi spinge ancora.
Sento il suo cazzo violare il mio secondo anello, le sue palle premere sul buco come volessero entrare anche loro. Mi manca il fiato.
E poi lui inizia a muoversi. Gemo, Carlo mi trattiene. Penso che ce la posso fare.
E mi accorgo che il ritmo aumenta incessantemente. Il bacino di Gianni comincia una corsa sempre più veloce, come cazzo fa a muoversi così?
Sgrano gli occhi, comincio ad agitarmi, Carlo mi tiene fermo. Grido, ormai senza ritegno, mentre Gianni mi affonda la faccia nel collo.
«Oddio, piano, piano, rallenta, mi spacchi, mi sfondi, muoio!» sto perdendo il controllo di me. La prostata manda scosse, il culetto pare in fiamme, sento le gambe tremare: è tutto troppo intenso.
«Lasciati andare, scoppia! Muori!» mi sussurra Gianni, continuando il moto forsennato, arrivandomi col cazzo talmente dentro che credo lo sentirò uscire dalla bocca.
Poi parte l’orgasmo anale più intenso finora mai provato. Il calore della pancia si estende al perineo, all’ano, alla schiena. Inizio a tremare e gemere sbrodolando saliva, rovescio gli occhi, l’ano si contrae, i glutei tremano. Le braccia si agitano immobilizzate da Carlo. Mi dimeno, cerco di liberarmi, agito la testa e batto le gambe, perché nonostante quel terremoto, Gianni non si ferma, spinge come un forsennato, grugnisce soddisfatto: «Ti spacco!» lo sento dire.
Per un attimo tutto si fa nero, credo di perdere i sensi, poi sento una spinta più forte delle altre e Gianni mi stringe con forza, grugnisce e capisco che sta venendo.
Tremo ancora sotto di lui, ma i movimenti rallentano. Mi viene da piangere, ma non so se di disperazione o di gioia.
Finalmente tutto si ferma. Io sto tremando. Carlo mi lascia soddisfatto, Gianni si sfila da me, mi volta verso di sé e mi bacia soddisfatto.
Poi inizia a coccolarmi. Io sento che sto per piangere, mi abbandono a quelle coccole. Appoggio la schiena sul suo torace.
Sento le sue mani scivolare sulle mie cosce, divaricarle, sfiorare l’ano da cui cola, al ritmo delle pulsazioni, il suo sperma.
«Bhe Carlo, ora tocca a te» sussurra.
Io sgrano gli occhi e osservo con orrore l’enorme palo dell’uomo avvicinarsi al mio buchetto, mentre l’amico mi tiene divaricate le gambe.
Mi chiedo se oggi morirò per troppo cazzo!
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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