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Gay & Bisex

Affittacamere 20, decisione preparazione


di xsea3
10.10.2025    |    2.043    |    4 10.0
"Guardo Carlo smarrito: «Prepararmi?» Lui si stringe nelle spalle, iniziando a sfilarsi la camicia: «Dipende dal cliente, in generale significa, fatti trovare a tuo agio..."
Sono state due settimane difficili. Mi sono macerato nel dubbio su cosa fare, ho controllato i miei pochi risparmi considerando quanto potevo rinviare il pagamento in natura, mi sono scervellato, tra una lezione e l’altra, tra le ore di baby-sitting dove i giovani clienti mi aiutavano a distrarmi, ne ho parlato con Sasha, evitando accuratamente Gianni e Paolo, che tuttavia ormai ci considerano una coppia e mi reputano un collega. Poi sono arrivato ad una conclusione. Lo devo a Sasha, a dire il vero. Ormai scopiamo spesso, di solito io faccio l’attivo, ma a volte vuole farlo lui e così tra una chiacchiera e l’altra abbiamo sempre i cazzi in tiro.
Domenica pomeriggio mi è arrivato un messaggio di Carlo: “Ciao cucciolo, so che questa settimana che viene è gratis, ma io ho bisogno di una risposta per organizzare l’agenda… Gianni ha il cazzo che gli scoppia nei pantaloni all’idea del tuo culetto!”
Mi è arrivato il messaggio mentre ero sul divano con Sasha che guardavamo una serie tv, uno con le mani nelle mutande dell’altro. Tocchicchiarci così è diventata una abitudine che spesso finisce con una scopata, ma anche no. Lui ha capito subito dalla mia espressione: «Carlo?»
Io gli ho passato il cellulare.
«Non so che fare…»
E lui, come sempre, ha risolto tutto col sorriso: «Senti Lory, lo vedo che è tutta la settimana che ci pensi, ma mica ti capisco…»
Deve aver colto il fortunale che si stava preparando, perché si è affrettato subito ad aggiungere: «Non fraintendermi, voglio dire, capisco che la cosa ti turba…. Ma non credo che ci sia molto da scegliere. La stanza ti serve, i soldi non ti bastano e il cazzo ti piace…»
Una analisi spietata e coerente. Volevo piangere.
«Vai da Carlo, chiedigli di spiegarti bene, vedi se puoi trattare e poi digli di sì!»
La fa facile lui, ho pensato, tutti finocchi col culo degli altri. In questo caso letteralmente. Ma aveva ragione. Così ho chiesto a Carlo di parlare lunedì sera.
Quando ho suonato sembravo uno a cui è appena morto il gatto. Lui mi ha aperto col solito sorriso e agghindato con jeans e camicia che lo facevano sembrare un fotomodello.
Mi ha fatto sedere sul divano, mentre a me scorrevano i ricordi delle porcate che ci avevo fatto sopra e offerto un vino frizzante: «Dunque?» ha chiesto.
«Mi spieghi bene come funziona?»
Lui ha fatto un sospiro e sorseggiato il vino: «In generale che uno paga per scoparti o farsi scopare. Inizialmente farai il passivo, so che ti scopi Sasha come un satiro, ma il cazzo non si lascia convincere facilmente se una cosa non gli va, fare l’attivo richiede esperienza per avercelo sempre ben tosto. Prenderlo è più facile.
Come ti ho detto ho una clientela di qualità, pagano a testa e diciamo a “botta”: trovo volgare fissare un tempo, se uno dura poco si sente sminuito, se è un lungometrista ha il panico di dover raddoppiare la tariffa. Invece i miei clienti devono pagare per godere senza pensieri. Capiamoci, per essere chiari. Per una scopata sono dai 300 € in su. Di solito 200 a me e 100 all’ “operatore”. Questo significa che come accordo tra me e te, se lo fai una volta alla settimana, hai pagato la stanza. Se ci prendi gusto e lo fai più spesso sai che ti fai un po’ di soldi. Finché lavori per me niente scopate in giro. Conosco tutta la città, lo vengo a sapere se ti fai sbattere da qualcuno. Questo significa che in giro non lo dai. Sasha va bene, finchè fate tutto in segreto. Non voglio che i miei ragazzi siano presi per troiette facili, e soprattutto non voglio malattie. Siete tutti controllati una volta a settimana e così pure i clienti devono portare le analisi. Come ti ho detto c’è Monica che viene a fare il test Hiv. So che sei sano come un pesce, ma se accetti devi rigare dritto. Se ti trovi una ragazza le opzioni sono: o smetti, o lei si fa gli esami con te. E mi aspetto di saperlo subito.
I clienti sono danarosi e tendenzialmente anche ben fatti. Sono sensatamente elastico sul tema. Se uno proprio proprio non ti piace, puoi dirmelo e dico che sei impegnato, ma non tirare la corda. Non sono previste pratiche troppo spinte (o meglio, ho chi soddisfa quelle richieste) ma puoi beccarti anche due o tre clienti al colpo, ad alcuni piace il sesso di gruppo, chiaramente in quel caso sale anche il tuo compenso. La location sono gli appartamenti sotto. Sono tutti strutturati con diverse camere accoglienti. Tu ti fai trovare dentro e loro arrivano lì. Alcuni vorranno parlare, altri solo sbatterti, tuo compito farli felici. Ogni stanza ha diverse telecamere. Lo sanno i ragazzi e i clienti. I video non vengono assolutamente diffusi né tu dovrai parlare a nessuno di tutto questo, se no ti faccio fuori. Non fare quella faccia! Segreto professionale! I video servono a tutela tua e loro. Sapendo di essere ripresi tutti stanno alle regole. In alcuni casi possono comprarsi il video, ma se lo richiedono lo devono fare prima e a quel punto dipende anche dal ragazzo. Alcuni se li guardano mentre scopano. Credo sia tutto.»
Deglutisco: «Io non so se ce la faccio!»
Carlo si alza, afferra la zip dei pantaloni ed estrae il suo cazzo imperiale: «Succhia!» Ordina.
Come vittima di un riflesso pavloviano, mi protendo verso di lui, ispiro il suo odore muschiato e mi infilo la cappella in bocca. Lui ride, mi accarezza la testa e mi sottrae il cazzo rimettendolo a posto: «Non sta sera, ho altri impegni, ma direi che la risposta ce l’hai! Un cazzo è un cazzo, e a te piace!»
«Non sono frocio!» esclamo esternando il mio dramma.
E Carlo mi sorprende, si siede vicino a me, mi circonda le spalle col braccio e mi stringe: «Andiamo Lorenzo, siamo negli anni 2000! Sarai bisessuale. Quando trovi la ragazza giusta ci farai gran sesso. Se non altro non sarai del tutto vergine! Come ci si sente ad avere il cazzo nella bocca di qualcuno o nel culetto, lo sai! Qui si lavora! Se posso darti un consiglio, inventati un personaggio, separa le vite. Nella norma sei Lorenzo che studia diligente, fa il babysitter ed è buon amico di Sasha, poi, quando è il momento, diventi Lory, e sei una troietta affamata di cazzo. Costruisci il personaggio, diventa un bel gioco di ruolo per te e per i clienti. Lorenzo sarà bravo e buono, Lory una putanella selvaggia e disinibita. E ti paghi la stanza e, se ti piace, ti fai un po’di soldi. Se ti stufi… me lo dici e sarà solo un ricordo del passato, quasi un sogno.» Quando finisce mi prende il mento tra il pollice e l’indice, facendomi girare il viso verso di lui e rivolgendomi uno sguardo interrogativo.
Sospiro: «Quindi devo farmi scopare dal tuo amico, per iniziare?»
Lui sorride e mi accarezza il volto: «Con ‘sto visetto mi farai impazzire i clienti! Ma come dici tu, Giovanni è anche un amico, sarà il primo e io sarò presente, così ti istruisco un po’ su come si fa… Abbiamo un accodo?»
Sospiro e annuisco e lui mi schiocca un bacio in bocca: «Ottimo, fammi sapere le tue disponibilità e la prossima settimana organizziamo!»
Così la prima settimana è stata un incubo per prendere una decisione e la seconda una tensione continua a chiedermi se avessi fatto bene e cosa sarebbe successo. Ho cercato di far tesoro del consiglio di Carlo e immaginarmi come un super eroe: Super troia. Di giorno bravo studente, ma la notte eroe del sesso. Quando l’ho detto a Sasha ci abbiamo riso su fino ad avere il mal di pancia. Ma la verità è che sono in costante tensione.
Quando mi arriva il messaggio di Carlo, venerdì sera, per un momento sono quasi sollevato: “Gianni viene martedì sera verso le 19.00. Presentati da me alle 18.00, che ti guido nel tuo nuovo paradiso dei cazzi!” Poi tornano i dubbi e le ansie.

E così eccomi qui davanti alla solita porta, teso come una corda di violino.
Carlo mi apre, si fa una risata della mia espressione tesa, mi scompiglia i capelli e mi guida verso il piano di sotto.
La porta è uguale alla sua. Suona.
«Ho le chiavi chiaramente, ma voglio che tu veda come fare quando verrai da solo le prossime volte.»
La porta si scosta mostrando un piccolo ingresso.
Entriamo e la richiude un ragazzo poco più grande di me, di una bellezza smarrente. È di altezza media, con la pelle bruna di un mulatto, lunghi capelli lisci che gli arrivano alle spalle, lucidi come ali di corvo. Occhi leggermente a mandorla di un verde sconvolgente, viso regolare, labbra seducenti. Ha il fisico asciutto e scolpito, ma non eccessivo, quasi androgino. Il corpo è nudo, completamente glabro e cosparso di olio profumato. Ha un piercing ad un capezzolo e poi una catenina d'oro attorno alla vita. Un filo scende fino al pisello bruno, circondato da un cerchio d’oro alla base che lo tiene almeno semi barzotto. È un bel cazzo, proporzionato al proprietario.
Carlo osserva la mia espressione allibita: «Lui è Michael. Alcuni ragazzi a turno fanno l’assistenza clienti. In questo appartamento e a quest’ora di solito trovi lui. È lui che accompagna i clienti alle loro stanze. E i ragazzi naturalmente.»
Quel tipo uscito da qualche favola mi sorride e mi tende la mano. La stringo imbarazzato, mentre con la sua voce musicale mi dice “Piacere”.
Carlo mi osserva imbambolato davanti a quella creatura: «Vuoi toccarlo?»
Arrossisco fino alla radice dei capelli, balbetto un diniego, ma il ragazzo fa un passo avanti, mi prende il viso tra le mani e mi bacia. È un bacio delicato, umido, ma mentre a sua lingua accarezza la mia, tutto il corpo vibra. E non so se vorrei vederlo a novanta o chinarmi a succhiare quel cazzo che ora preme contro il mio, entrambi turgidi.
Quando Michael si stacca con un sorriso, passandosi la lingua sulle labbra sono pietrificato: «Sei un bel novellino, non ti preoccupare, eravamo tutti tesi le prime volte. Vieni, andiamo in bagno!» mi sussurra porgendomi la mano.
Noto che la catenella prosegue dal cazzo, passando sotto le gambe e, affondando in mezzo a quei glutei caramello, lucidi come oro brunito, formando una specie di perizoma.
Mi lascio portare e Carlo ci segue. Entriamo in un corridoio su cui danno diverse porte. Non sento rumori: o al momento non ci sono clienti o l’appartamento è ben insonorizzato.
Il ragazzo, col cazzo ancora duro che ora svetta fiero, costretto a restare gonfio e lucido per l’anello di metallo che lo cinge alla base, mi porta fino alla porta sul fondo e la apre. È una stanza illuminata a giorno, con piastrelle bianche dovunque. Un grande bagno.
«Grazie Michael», lo congeda Carlo.
«Dunque, qui puoi prepararti. Se preferisci fare in casa, liberissimo, ma questo posto è più attrezzato. Lì ci sono degli armadietti, quello con il simbolo del coniglietto rosa è il tuo. Lì vanno i tuoi vestiti. Dentro trovi anche la divisa. Te la prepariamo noi a seconda del cliente. Qualcuno gode a svestire la preda, qualcuno ti vorrà completamente nudo, qualcuno sexy. Ci penso io. Non hai problemi a mettere perizomi o calze da donna, nel caso, vero?»
Io sgrano gli occhi e lui ride: «Ok, ne riparliamo!» e intanto apre l’armadietto. Dentro non vedo nulla.
«Per Gianni semplicemente un paio di mutande bianche. Non cerca cose strane. Ah, non ti preoccupare dei vestiti. Se un cliente li strappa o rovina o ci sborra sopra, non è un tuo problema, chiaro?»
Annuisco imbambolato.
«Bhe, che aspetti? Spogliati!» mi ingiunge.
Io obbedisco. Mi accorgo che mi tremano le mani mentre sfilo i vestiti, li piego diligentemente e li poso nell’armadietto. Carlo mi osserva, il mio corpo magro ma non scolpito gli piace e mi mangia con gli occhi. Quando ho finito mi guida verso una parete chiusa da una porta a vetri opaca: «Ok, qui per il lavaggio. Consiglio una dieta di fibre e di andare in bagno la mattina. Se ti dovesse servire, ti lascio qualche purghetta, nel caso ti trovi costipato il giorno in cui lavori. Secondo me hai un buon metabolismo, perché io ce l’ho bello lungo e non mi hai mai sporcato, ma è una eventualità da evitare assolutamente coi clienti.»
Non so se il mio cervello recepisce bene le parole perché, quando la porta viene aperta, resto sorpreso: ci sono 4 cabine in fila. Delle specie di cubicoli ermeticamente chiusi. Carlo apre la prima porta e io sgrano gli occhi. All’interno c’è solo un water e un mobiletto. Ma il sanitario ha un’aria inquietante, con un affare che spunta al centro.
Il mio padrone di casa apre il mobiletto e tira fuori una bottiglia di lubrificante: «Questo è il posto del lavaggio. Molto facile: ti lubrifichi il culetto e la cannula, ti siedi sul water, ti infili lo spinotto bene in fondo. Qui c’è il comando, lo avvii e inizia la pulizia.>>
Io devo sembrare smarrito, perché Carlo sorride e si spreme dell’unguento sulla mano, poi me la mette tra le gambe, facendomi sussultare. Mi aggrappo alla sua spalla mentre lui con semplicità mi spalma il liquido untuoso sulla rosellina e poi spinge due dita dentro, strappandomi un gemito. Il mio cazzo preme sul suo polso e con mio imbarazzo è già duro, mentre lui muove le dita dentro di me, molto più del necessario, ne sono sicuro, ma il suo sorriso compiaciuto davanti ai miei sospiri mi disarma.
Poi sfila le dita, mi prende per le spalle e mi guida sul water. Mi spinge a sedermi, prendo la mira e mi faccio violare da quello spuntone. Scendo piano, sentendo quell’affare di metallo affondare nel mio buchetto, dilatarlo. È una sensazione strana che mi strappa una smorfia.
L’uomo mi porge un telecomando: «Premi e lui si avvia. Quando l’acqua che esce è pulita, hai finito. Lo stanzino è dotato di aspiratore, non ci saranno cattivi odori. L’acqua del water parte in automatico col lavaggio, portando via tutto. La prima volta sarà più intenso, se non hai mai pulito il colon. Ma è fondamentale per evitare spiacevoli sporcature. Nell’armadio ci sono libri, e riviste. Non devi fare altro che rilassarti e lasciarti andare. Quando hai finito vieni di là.»
Non dice altro, mi sorride mettendomi in mano una robetta di plastica con un pulsante. Io chiudo le dita attorno e lui preme la sua mano attorno alla mia e se ne va chiudendo la porta alle spalle.
Io sento un getto di acqua invadermi il retto. La potenza è calibrata, la temperatura piacevole. L’acqua continua a uscire, mi spavento, non so che fare, la sento entrare nella pancia, superare un punto, invadermi il colon. Quando penso che non ce la posso fare, il meccanismo si ferma da solo.
Non ci vuole monto perché il mio corpo risponda. La cannula non ferma il flusso ed evacuo.
Come promesso l’acqua scorre nel sanitario portando via tutto quello che ho sentito uscire, l’aspiratore parte assorbendo ogni odore. E l’acqua riprende a scorrermi nel culetto.
Non devo fare nulla, ma cerco di elaborare lo shock di quella procedura. Lotto contro piccoli crampi, a volte fermo io il meccanismo per prendere fiato. Lentamente prendo mano. Dopo mezzora è chiaro che dalla mia pancia esce solo acqua pura. Un ultimo lavaggio per sicurezza e mi alzo. Le gambe mi tremano. Mi sento molto leggero, ma anche spossato.
Apro la porta del bagnetto e incrocio lo sguardo sorridente di un ragazzo sui 25, piuttosto grassottello e peloso: «Finito? Io devo iniziare! Non vedo l’ora, dopo la pulizia mi sento sempre meglio!» dice, entrando nel loculo accanto a quello che ho usato. Io sono allibito dalla normalità che traspare dalle persone che ho attorno.
Supero la porta satinata e trovo Carlo intento a leggere una rivista.
Si alza sorridente: «Fatto?» chiede.
Annuisco e lui mi porta verso un’altra porta di fronte a quella da cui sono uscito. La stanza è semplice: c’è una grande doccia sulla parete di fondo e un mobile tipo specchiera con 3 posti.
«Ottimo: allora fatti una bella doccia. Il bagnoschiuma lo trovi nello scomparto appeso. Può succedere che qualche cliente ti voglia più al naturale, nel caso te lo faccio sapere e quindi la procedura cambia un po’: vieni qualche ora prima a pulirti dentro, non mangi niente dopo e così arrivi a lui più selvatico. Ma non è questo il caso. Il sapone è neutro, senza inutili profumazioni. L’odore è fondamentale nel sesso! Dice chi siamo.»
Non rispondo e mi faccio la doccia. Carlo continua con le sue istruzioni: «Tu non fumi, ed è meglio così, se decidi di iniziare, prima di venie qui, lavaggio denti accurato. Prima di lavorare evita cibi tipo aglio e cipolla. In ogni caso dopo la doccia ti sciacqui la bocca col collutorio che trovi qui!» e indica delle bottiglie verdi sulla specchiera. Ce né una davanti ad ogni sedia.
Esco dalla doccia. Sulla parete sono appesi degli asciugamani. Ne prendo uno su sua indicazione, mi asciugo bene e poi lo getto nella cesta che lui mi mostra.
«Ottimo, qui ti prepari definitivamente. Se hai vestiti particolari vai a prenderli, sistemati sti bei capelli, bevi un po’ di acqua…»
Io vado a prendere le mutande bianche nell’armadietto e le indosso, sciacquo la bocca con un collutorio che sul momento mi pare bruciare, ma che poi mi lascia la bocca fresca come non mai. Carlo mi osserva dallo specchio sorridendo, poi mi si avvicina, mi fa alzare e mi sfila le mutande: «Prima devi prepararti!» mi sussurra. Afferra una boccetta accanto al collutorio, ne spreme il contenuto su due dita e mi fa chinare avanti: «Questa è una crema simile a quella di Sasha, rende il buchino elastico, morbido e scivoloso. Alcuni clienti non vogliono usare lubrificanti. Lo spalmi sulla rosellina e tra le chiappette e poi dentro, così!»
Le sue dita che hanno accarezzato il mio solco e il buchino sprofondano dentro di me, strappandomi un gemito. La crema è oleosa e da una sensazione di calore che rilassa le mucose. Le dita scivolano a fondo senza difficoltà. Quello stronzo mi cerca la prostata e appena la trova inizia a massaggiarla. Il mio cazzo si bagna, gemo, provo quella sensazione di doloroso piacere. Carlo se la gode, poi estrae piano le dita: «Perfetto, sei pronto per il tuo primo lavoro! Andiamo, Gianni arriverà a breve!» e mi sculaccia gentilmente la natica.
Io indosso le mutande bianche e lo seguo.
Arrivato alla porta del bagno mi mostra un pulsante: «Premi qui e aspetti Michael. Non ci si incrocia per sbaglio nei corridoi qui. La privacy è fondamentale.»
Il ragazzo di una bellezza irreale arriva in breve e apre la porta, mi squadra nudo, il suo cazzo sempre duro e mi sorride: «Sei proprio interessante!» mi sussurra, poi mi fa strada.
Sceglie una porta del corridoio e la apre.
La stanza è ampia, con un enorme letto king size al centro, due poltrone, un frigobar e una finestra: «Il cliente non è ancora arrivato. Rilassati qui. Quando arriva, la luce sulla porta diventa verde e sai che devi prepararti…» mi comunica uscendo.
Guardo Carlo smarrito: «Prepararmi?»
Lui si stringe nelle spalle, iniziando a sfilarsi la camicia: «Dipende dal cliente, in generale significa, fatti trovare a tuo agio. Oggi ti aiuto io!»
Vorrei fare delle domande, ma lui mi abbraccia. La sua pelle bollente e tonica preme sulla mia, le sue braccia mi avvolgono, le mani stringono le mie chiappe avvolte di tessuto. La sua lingua si intreccia con la mia. Mi travolge e il cazzo duro mi preme sulle mutande.
Mi chiedo cosa sono diventato. Ma poi il suo medio inizia a strusciarsi contro la mia rosellina, sebbene da sopra gli slip, e io sono troppo confuso per pensare.
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