Gay & Bisex
Affittacamere 23, il prof
08.02.2026 |
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"Con il dito la cercate con calma, tastando delicatamente e quando la trovate, potete massaggiarla e stimolarla…»
Il dito inizia a muoversi..."
Eccomi qua, seduto sul water con la cannula piantata nel retto che spruzza acqua per pulirmi l’intestino nell’attrezzatissimo bagno - spogliatoio del bordello di Carlo. Ho deciso che vista la situazione, è il caso di chiamare le cose con il loro nome. Mentre il sistema mi lava internamente sospiro rassegnato. Incredibilmente, tornare lì è stato più facile di quanto pensassi. Questa volta nessuna guida. Carlo ha fissato l’appuntamento, mi ha dato le istruzioni e io alle 15.00 del pomeriggio, anziché a lezione, sono andato al piano di sotto. Mi ha aperto un ragazzo che sembra uscito da una serie tv americana, il classico quarterback del college: alto, con capelli biondi e lucidi, corpo scolpito… A differenza di Michael non indossa quello strano gioiello, ma un jockstrap nero, bello aderente, che mostra chiara la forma del suo cazzo ragguardevole. Mi ha salutato con un “Ciao, tu sei quello nuovo, vero?” e una stretta di mano vigorosa. Poi mi ha chiesto se conoscevo la strada. Ho annuito e sono venuto in bagno. È passata una settimana abbondante dalla mia prima marchetta con Gianni. Quella sera sono rincasato confuso. Sasha mi ha fatto trovare la cena pronta e mi ha raccontato la sua giornata. All’inizio è stato come se quella parentesi non fosse esistita. Poi siamo andati sul divano e mentre cercavamo qualcosa da vedere, mi ha chiesto com’era andata. E… sono rimasto anche io sorpreso. Niente imbarazzo, niente vergogna: con lui mi sono sentito di raccontare tutto, dalla timidezza, all’orgasmo anale, dalle sensazioni belle a quelle brutte, dalla paura all’eccitazione, fino alla scopata finale con Michael. Sasha non mi giudica, mi ascolta. Sarà che siamo anche scopamici, ma pare che questo mio nuovo “lavoro” non lo turbi, quanto lo incuriosisca. E così la serata è stata piacevole e la mia vita è ripartita. Ho cominciato a pensare che l’idea di Carlo di vivere due vite distinte non fosse poi così assurda. Rimesso nel mio tran tran giornaliero ho come dimenticato di aver fatto sesso a pagamento con due uomini. Finché martedì non è arrivato l’inevitabile messaggio del mio padrone di casa “Fai un salto dopo le lezioni che vediamo del tuo prossimo cliente”.
E così eccomi lì a suonare alla sua porta. Mi ha fatto strano non avere il solito groppo in gola, ma ormai non vado da lui per farmi svezzare, ma per fissare gli appuntamenti, sono più rilassato, o forse rassegnato.
Mi ha aperto sorridente, accompagnato in salotto, fatto accomodare sulla poltrona e offerto un bicchiere di prosecco, mentre scartabellava la sua agenda.
«Ormai sei pronto, pensavo di fati fare un upgrade, gioco di ruolo, ti va?»
Riesce sempre a spiazzarmi.
«Questo cliente non è proprio un adone, ma ha la fissa del professore con allievo. Gli organizzo diverse sessioni di lezioni private, abbiamo una stanza che usiamo per creare i vari scenari, ma ormai ha “istruito” tutti i ragazzi, quando ha saputo che ce ne era uno nuovo si è subito acceso e quando ha visto la tua foto è partito in quarta…»
«La mia foto?» mentre facevo la domanda mi sono reso conto dell’ingenuità. Carlo ha foto e video di me in tutte le situazioni più oscene. Infatti ha bypassato la domanda.
«Sareste tu e altri due, tu come protagonista. Vestito in divisa da scuola privata… beh basta, devi chiamarlo professore e obbedire. Chiaramente sarà una lezione di educazione sessuale, anzi omosessuale. Sicuramente ti scoperà, può darsi che ti faccia scopare anche dagli altri due allievi o te li faccia scopare. Mauro è piuttosto fantasioso. Nulla di doloroso però, niente punizioni di sorta. Devi solo reggere il ruolo dello scolaretto timido e ubbidiente. Direi perfetto per te…»
Io ero interdetto: «Lui com’è?»
Carlo ha tirato fuori il cellulare e mi ha mostrato una foto. Un uomo sui cinquanta, testa rasata, barba folta, cicciotto, diciamo robusto e peloso. Non certo il mio ideale. Poi, è passato alla seguente. Si vedevano gambe massicce e pelose divaricate, una pancia che trasbordava un po’ sul pube e il cazzo. Non era qualcosa di enorme come quello di Carlo, più corto decisamente, forse come il mio, ma bello grosso, decisamente più del mio. Ho sgranato gli occhi.
«Eddai, non fare quell’espressione da verginello! Ti prendi tutto il mio fino in fondo, questo è più corto. Poi non temere, Mauro non è violento, è pur sempre un prof! Non puoi mica pretendere di scoparti sempre degli adoni!»
Ci ho pensato un attimo, fino a rendermi conto che c’era poco da tentennare. Ormai mi ero messo in quel gioco, fare lo schizzinoso avrebbe indisposto Carlo e complicato tutto. Dovevo solo farmi una scopata recitando un ruolo che, come aveva suggerito il mio padrone di casa, non era poi così distante dalla mia vera natura. E un’altra settimana di affitto sarebbe stata pagata. Il mio lavoro da babysitter continuava a prosperare, forse, presto o tardi, avrei potuto smettere con quella roba, ma fino ad allora, tanto valeva stare al gioco. Come aveva detto Sasha, cercando di tirarmi su il morale, almeno facevo esperienza, anche se non era quella che cercavo davvero. Andava detto che però, tutto quello scopare, seppur con uomini, mi stava infondendo una certa sicurezza. Se non altro ora non mi consideravo più un vero verginello e approcciarmi alle ragazze mi faceva meno paura. Almeno da quel punto di vista.
In ogni caso ho accettato ed ora eccomi qui a dare l’ultimo risciacquo prima di farmi la doccia e indossare gli abiti del caso. Ho già scorto nel mio armadietto, contrassegnato dal coniglietto, un paio di pantaloni scuri, una camicia e una cravatta.
Faccio la doccia, mi asciugo e mi vesto. Mutande ordinarie, pantalone, camicia cravatta e pure una giacca, sembro veramente l’allievo di una scuola privata.
Faccio un respiro e mi lascio scortare dall’assistente di oggi lungo il corridoio verso la nuova stanza: «Fai proprio la tua figura vestito così» commenta sfiorandosi il pacco voluminoso.
Sorrido imbarazzato mentre apre la porta. Pare un portale su un altro mondo. Dal corridoio sobrio sembra di entrare davvero in una classe. Accanto all’entrata una cattedra, dietro una lavagna verde, davanti, in due file, sei banchi. Su due di questi sono seduti altri due ragazzi. Arrossisco istintivamente mentre loro mi fissano e io viado verso il terzo posto libero.
«Ciao, Giuseppe» si presenta il primo, un ragazzo della mia età, capelli biondi, occhi chiari, fisichetto esile, vestito come me.
«Lorenzo» rispondo.
«Io Pat, sarebbe Patrizio, ma è troppo lungo», si unisce l’altro.
«Prima volta col prof?» chiede Giuseppe.
Annuisco.
«Mmm ti piacerà, quel porco ci sa fare! Tu sei versatile o solo passivo?»
Non so cosa rispondere. Cioè, sono sicuramente versatile, ma in quel “lavoro” sono sempre stato passivo. È quello che rispondo.
Patrizio è alto, coi capelli scuri e gli occhi nocciola, ha un sorriso gentile ma lo sguardo è malizioso: «Molto bene, magari oggi mi scopi anche un po’, ho il culetto voglioso.»
«Tu hai sempre voglia!» lo canzona l’altro, come parlassero di una partita di calcio.
Non ho tempo di intervenire, perché la luce sopra la porta annuncia l’arrivo del cliente, ed effettivamente subito la porta si apre ed entra Mauro, anche lui in completo, con una camicia chiara tesa sul suo corpo massiccio e un ciuffo di peli che spunta dallo scollo aperto fino al terzo bottone. Porta con sé una borsa in pelle da insegnante. Mi chiedo se sia davvero il suo lavoro. Lo immagino in un’aula, piena di adolescenti, che lui guarda come possibili prede.
Ci alziamo in piedi, come a scuola e lui posa la borsa sulla cattedra, si siede e ci fa cenno di sedere.
Tira fuori un registro, fa l’appello, sorride: «Bene ragazzi, oggi lezione di educazione sessuale. Affronteremo la questione del sesso omoerotico. Nella formazione di un ragazzo bisogna conoscere tutti gli aspetti della sessualità. Lorenzo, vuoi venire qui?»
Deglutisco mentre mi alzo e mi avvicino alla cattedra.
L’uomo mi osserva con cura, poi si alza. Sono teso, un po’ il ruolo dello studente da tenere, un po’ lo sconosciuto, un po’ il fatto che anche gli altri due ragazzi mi fissano.
Il prof mi accarezza il viso, poi mi sfiora il petto attraverso la camicia, le sue mani arrivano al cavallo dei pantaloni, mi stringe piano il pisello ancora moscio, poi con l’altra mano mi accarezza il sedere: «Ma che bel modello abbiamo oggi! Vero ragazzi?»
I miei compagni rispondono all’unisono: «Sì prof!»
L’uomo si risiede: «Ok, togliti la giacca e la camicia Lorenzo, partiamo dalle basi.»
Sotto lo sguardo attento dei presenti mi sciolgo la cravatta, sfilo la giacca. Il prof mi fa cenno di appoggiarla su una sedia. Lentamente sbottono la camicia. Per fortuna la stanza è calda, ma ho la pelle d’oca lo stesso quando scopro il mio corpo asciutto e pallido.
Mauro si alza. Le sue mani sono cade, cerco dii non sussultare quando me le posa sulle spalle. Lo sento dietro di me, possente. Inspiro l’odore del suo deodorante, sento il suo ventre sulla schiena, le sue mani scivolano sulla mia pelle.
«Il fine del sesso è il piacere, soprattutto tra uomini dove non ci può essere il fine della riproduzione. Per ottenere piacere reciproco bisogna eccitare il corpo, i famosi preliminari. Ognuno di noi è diverso, quindi la prima fase è sempre esplorativa…» Mentre dice questo le sue mani corrono su tutta la mia pelle, mi sfiora il collo, le braccia, i fianchi, la schiena, il petto. Sento il cazzo muovermisi nei pantaloni. Non sta facendo nulla di che, ma quel tocco delicato mi sta eccitando.
«Ti piace?» chiede accarezzandomi la pancia.
Annuisco.
Si piega su di me, le sue labbra sono vicine al mio orecchio, sento la folta barba nera, morbida, che mi sfiora il collo e il suo fiato caldo mentre mi sussurra: «Dillo, fai sentire la tua voce, non essere timido».
Ho un brivido, mentre rispondo «Sì prof.» e lui mi lecca l’orecchio. Mi scappa un gemito mentre con una mano mi tiene ferma la testa e con l’altra comincia ad accarezzarmi un capezzolo. La sua bocca mi divora l’orecchio, lo avvolge tutto, lo succhia e poi vi infila dentro la lingua facendomi tremare.
«L’orecchio è per molti una zona eccitante», spiega lui, «Come il collo» e la sua lingua si sposta lungo la mia giugulare. Mi lecca in modo esplicito, a piena lingua, poi posa le labbra e succhia gentilmente ma con decisione, sempre tenendomi fermo, premendomi contro di lui. Ora sento qualcosa di duro posarsi sulle mie chiappe, separato dai miei e dai suoi pantaloni.
«Così ti piace?» chiede.
«Sì prof» gemo.
«Sentite come è diventata roca la voce? Segno che il piacere si è acceso. Il bacio innesca di per sé l’eccitazione attivando specifici ormoni, vieni qui, dammi un bacio!» ordina girandomi la testa verso di lui.
La lingua mi invade la bocca: è grossa e carnosa, faccio del mio meglio per assecondare l’assalto, lui esplora la mia bocca, si ritira e io spingo la mia lingua nella sua e lui me la succhia.
«Tira fuori la lingua» mi dice mentre cerco di prendere fiato e obbedisco. Me la tocca con la unta della sua, le lingue si leccano, si rincorrono, la sua mano arriva al cavallo dei pantaloni e mi afferra il cazzo ormai duro.
Si ferma, rivoto alla classe: «Visto?» dice soddisfatto, stringendo la mia erezione e facendomi arrossire fino alla radice dei capelli.
La sua mano resta lì, struscia e massaggia attraverso la stoffa, mentre con la bocca scende a baciarmi la spalla e l’altra mano inizia a girare attorno ad un capezzolo: «Un altro punto erogeno sono i capezzoli. Spesso non si considerano negli uomini, perché non hanno tette voluminose come le donne, eppure è un punto molto sensibile.» sottolinea la cosa pizzicandomi e io gemo. Ma lui non si ferma. Le dita mi impastano, sfiorano, pizzicano facendomi inarcare e tremare.
«Bene, vediamo se avete capito. Via le camicie, fatemi veder tra di voi», ordina e i miei compagni di classe obbediscono diligentemente, si spogliano, restando in pantaloni, si baciano, si toccano, li osservo privi di imbarazzo sfiorarsi la pelle.
Lui mi lascia per un momento, si avvicina, gli posa la mano sulla nuca spingendoli l’uno contro l’altro, inclinandogli la testa per un bacio più profondo: «Ecco bravi così. Leccagli l’orecchio adesso, ottimo e tu strizzagli il capezzolo!» li dirige ancora per un po’ mentre io resto impalato accanto alla cattedra, poi mi si avvicina di nuovo.
Mi sorride e mi bacia. La lingua mi invade di nuovo, mentre le sue mani afferrano i miei glutei, li avvolgono e stringono, attirandomi a lui. Avverto distinta la sua erezione premere sulla mia pancia.
Poi si stacca: «Ok andiamo oltre, via i pantaloni!»
Ancora in affanno per quel bacio mi tolgo pantaloni e mutande. Lui è seduto alla scrivania, mi fa cenno di avvicinarmi e mi impugna il cazzo: «Mmm, bravo il nostro Lorenzo, guardate che bel pisellone duro e a fungo. Il sangue lo gonfia e ci sono punti più sensibili, tipo la cappella, l’uretra, il filetto del glande…» mentre spiega, con una mano mi impugna l’arnese e con la punta delle dita dell’altra indica i vari punti. «L’eccitazione fa produrre pre sperma, vedete?» col pollice strofina il mio glande che si bagna, lui solleva il dito, mostrando la sostanza vischiosa che si allunga in un filo trasparente dal buchino alla sua falange, poi se lo porta alla bocca: «Mmm sa di ostrica! Ma ci torniamo dopo. Voltati!»
Obbedisco, l’uomo mi impasta un po’ le chiappe, poi mi fa mettere a novanta, appoggiato alla scrivania, il sedere rivoto alla classe. Non credo di aver mai vissuto nulla di più umiliante, quando mi ordina di divaricare le mele. Sono completamente esposto, mentre lui passa un dito sul mio buchino, spiegando quanto sia fonte di piacere, ma che ha bisogno di cura per non dolere. Parla di saliva e improvvisamente sento la sua faccia nel solco. La barba mi solletica le palle e la sua lingua mi viola. Non mi sta leccando, mi sta divorando. Mi tiene fermo con una mano, e lecca, spinge la lingua nel solco, si sofferma sul buco, lo accarezza con la punta e poi si infila dentro, la muove, grossa e carnosa, mi apre, e poi chiude le labbra, spinge saliva dentro il mio pertugio, succhia, bacia, mi strappa gemiti.
Improvvisamente si ferma: «Ti piace?»
«Si prof» mormoro con la voce affannata.
«Ottimo, Giuseppe, vieni, prova tu!» mi volto shockato mentre il mio compagno di classe si alza, gira attorno al banco mi sorride e si posiziona dietro di me, che continuo a tenere divaricate le chiappette. Poi si avventa su di me senza pietà. Sussulto sorpreso, sentendo la sua lingua infilarsi nel mio buchino. Posa le mani sulle mie, aiutandomi a tenere separati i glutei, e grufola sulla mia rosellina con una abilità consumata.
Mauro fa il giro della scrivania e si accoscia davanti a me, prendendomi il mento tra le dita: «Che dici, è bravo il nostro Giuseppe?» mi chiede.
Cerco di vincere l’imbarazzo: «Si prof.»
«Vedremo di dargli un buon voto. Intanto però ti insegno qualcosa di nuovo…» dice sorridendo e inizia a slacciarsi i pantaloni. Vedo emergere delle mutande bianche che mi preme sul viso. Sento il suo odore muschiato, particolare, mentre mi tiene la testa premuta contro il suo coso turgido: «Inspira l’odore del sesso!» ordina, poi fa un passo indietro. Osservo la forma lunga e dura che preme sul tessuto, già macchiato dove scorgo la cappella.
Il suo odore mi è rimasto sulla faccia, l’odore di un nuovo cazzo.
Mi accorgo di fissarlo con bramosia e lui cala lo slip. Il pisello che avevo visto in foto, dal vero fa tutt’altra impressione, più corto di quello di Carlo ma bello tozzo, più grosso alla base, un po’ più sottile in punta. È teso all’inverosimile, la cappella lucida, grosse vene pulsanti che lo percorrono e un ciuffo di peli neri da cui emerge fiero.
«Apri la bocca e tira fuori la lingua!» ordina.
Sono stordito, con Giuseppe che continua a leccarmi il buchino incessantemente e quella cappella scura e tesa che viene passata sulla mia lingua. Sento il salato del pre cum. L’uomo mi passa la mazza bollente sulla lingua diverse volte, poi finalmente mi ordina di ciucciare.
E io chiudo la bocca attorno al palo di carne. Fatico a prenderlo, è grosso, mi riempie. L’uomo mi da ordini: «Usa la lingua, accarezzami il cazzo, succhia come se dovessi tirare fuori il latte!!!»
Cerco di obbedire, mentre lui impone il cambio e Pat si avventa su mio buchino.
«Togligli i pantaloni e leccalo!» ordina i prof a Giuseppe, creando così un simpatico trenino: Giuseppe che lecca Patrizio, che lecca me, che succhio quella nerchia possente. Sto cominciando a perdere il controllo, preso da quegli stimoli: il cazzo duro, caldo, sugoso e odoroso di maschio in bocca, e la lingua di Pat che si spinge sempre più dentro di me.
«Ok, tornate a posto! – ordina il prof- E tu, Giuseppe, via i pantaloni.»
Mauro mi sfila il cazzo di bocca. Per fortuna perché la mascella cominciava a dolermi. Fa di nuovo il giro della scrivania, mi osserva il buchino, complimentandosi con gli alunni, poi armeggia con la borsa.
«Per una buona penetrazione è importante lubrificare bene dentro e fuori. A volte basta la saliva, ma in generale meglio usare del lubrificante!» spiega. E io mi aspetto di sentire la consistenza vischiosa di un olio sul culo. Invece lui prosegue: «Ai lubrificanti normali, io preferisco queste.» Mi volto a guardare, regge tra le dita una specie di grossa supposta. Sgrano gli occhi e lui sorride, mettendomi una manona alla base della schiena e dirigendo l’oggetto verso il mio buchino inerme.
«Sono supposte di lubrificante. Una volta inserite, il calore del corpo le scioglie e rende scivoloso il dentro, favorendo ogni gioco! Pronto per la suppostina?»
«Un momento prof!» mormoro spaventato.
Ma lui non mi ascolta. Sento la punta scivolosa posarsi sul buchino, una spinta decisa e la supposta mi viola, seguita a ruota dal dito.
Mi inarco e sussulto, ma lui mi tiene giù.
Sento quella cosa affondare dentro di me, e il ditone spingerla a fondo. Dopo tutto quel rimming il buchino è aperto e scivoloso, il dito mi profana senza problemi.
«Ora, mentre la suppostina fa il suo, dovete sapere che nel culetto di noi maschietti c’è un punto particolare, la prostata, che sovrintende ad un intenso piacere. Stimolarla prima di un rapporto ha due benefici, da una lato si apre un po’ il buchino, così non si sente dolore quando ci infiliamo il cazzo, dall’altro accentua il piacere del partner. Si tratta di una ghiandolina che si trova più o meno dietro il pisello. Con il dito la cercate con calma, tastando delicatamente e quando la trovate, potete massaggiarla e stimolarla…»
Il dito inizia a muoversi. L’uomo sa cosa fa, trova il punto facilmente e mi strappa un gemito, poi inizia a premere e massaggiare. Le sensazioni sono intense, quasi dolorose, sento il cazzo duro pulsare. Lo imploro di fare piano, ma lui mi zittisce amorevolmente: «Non avere paura, lasciati andare, lascia che ti insegni!»
Le sensazioni crescono, si fanno più intense, mi afferro al bordo della scrivania, cerco di muovermi, di sottrarmi, ma lui, con la mano, continua a tenermi fermo lì.
Pian piano la sensazione cresce, diventa urgente, sento il bisogno di pisciare. Gemo, mi agito finché lui non spinge più forte il dito. Allora grido e le gambe tremano da sole, mentre mi dimeno e sento de liquido defluire dal cazzo. Lui sfila di colpo il dito e i tremori si accentuano. Non capisco più nulla, sento qualcosa colare anche dal culo, immagino il lubrificante.
«Forza, Patrizio, prova tu!»
Mi volto sconvolto: «Prof, la prego, no!» gemo. Ma lui mi ignora, sento Patrizio posare la punta del dito sul culetto e poi spingere. Sussulto. Sono tutto bagnato, il dito scivola. Poi con mio orrore, sento Mauro puntare il suo e infilarlo dentro. Grido, per la dilatazione. Quel porco sta guidando Pat col suo ditone, così che il mio buchino è violato da entrambi.
Poi il mio compagno trova la prostata e inizia a tormentarla, tra i complimenti del prof.
«Giuseppe, vieni, tienilo fermo, il nostro Lorenzino è proprio un puledro!» sento due mani giovani premere per tenermi fermo, il prof sfila il dito e mi viene davanti: «Non lottare, ragazzo, abbandonati al piacere, non resistere!» mi sussurra sorridendo, poi mi bacia.
Il mio cervello va in corto, Pat infila due dita e mi tormenta, Giuseppe mi tiene fermo, la lingua del prof mi invade la bocca nonostante i miei gemiti incontrollati. Straluno gli occhi.
Lui mi sorride e mi posiziona il cazzo davanti alla faccia. Mi prende una mano, aggrappata alla scrivania e la porta sul suo arnese bollente: «Vieni, prendi il ciuccio così riesci a concentrarti meglio!» Mi dice.
E io obbedisco, afferro quel cazzone duro, lo tiro a me con bramosia. La mente è spenta, sento solo il culo violato, il piacere che mi attraversa con scosse che vanno dal perineo alla colonna vertebrale e l’odore di quell’affare che mi in filo in bocca e succhio come se ne andasse della mia vita.
Ad un certo punto Giuseppe dà il cambio a Patrizio, nuove dita mi violano, le gambe tremano quando arrivo all’apice. Patrizio mi trattiene dallo scappare, mentre il prof mi spalma i cazzo insalivato sulla faccia. Appena le sensazioni si attenuano, me lo rimette in bocca e tutto ricomincia.
Ci vuole poco perché io sia sfinito.
A quel punto Mauro si sfila: «Ok Bravi ragazzi! Il nostro Lorenzo è proprio bravo nell’orale, venite a provare?»
Apro gli occhi e mi trovo tre cazzi davanti. Quello grosso e tozzo di Mauro, quello normale di Giuseppe e una enorme mazza tra le gambe di Patrizio. Resto sorpreso e lui sorride, posandomi la cappella sulla bocca. Gli prendo il pisello in mano, lo sego un momento e poi lo lecco. Giuseppe si fa avanti premendomi la cappella sulla guancia. Impugno anche lui. Sento il culo aperto e dilatato, ma quel momento di riposo mi serviva. Li sego e imbocco a turo. Odori e sapori diversi si susseguono in un continuo di succhiate.
Ad un certo punto Giuseppe si inginocchia e mi dà una mano. Lui succhia il prof, io Patrizio, poi ci diamo il cambio. Infine, anche il ragazzo più alto scende e il prof ha tre bocche che si dedicano al suo membro possente. Le nostre lingue lo assaporano, si incrociano lungo l’asta, il rumore delle succhiate riempie le mie orecchie.
Mauro sorride, ci accarezza soddisfatto, poi si allontana: «Ok, Giuseppe, mettiti qui a novanta», ordina, potandolo su un lato corto della cattedra. «Tu di qua», dice a me, mettendomi di fronte. Siamo piccolini, la scrivania è grande, arriviamo tutti e due neanche a metà, uno di fronte all’altro.
«Patrizio, lavoragli la prostata!» ingiunge Mauro, indicando Giuseppe e porgendogli la scatola delle supposte.
Gli occhi di Giuseppe sono nei miei, mentre Patrizio gli lecca il buchino, afferra una delle supposte e gliela infila. Il mio compagno dilata gli occhi quando viene violato e contrae il viso in una smorfia. Istintivamente si allunga verso di me e mi prende le mani. Il prof si mette dietro di me e il suo dito accarezza la rosellina che si è richiusa. Una leggera pressione e scivola dentro.
Gemo, io e Giuseppe cerchiamo di sostenerci. Patrizio deve essere bravo, perché presto il mio compagno chiude gli occhi e mugola.
È allora che Mauro sfila il dito: «Pronto?» mi sussurra.
Non attende risposta, sento la cappella turgida e bagnata delle nostre salive poggiare sul buchino: «La penetrazione va fatta con calma, ragazzi» spiega spingendo piano e ritirandosi: «Piccole spinte, in modo che il buchino si abitui all’intruso! Finché non è pronto e si ingoia la cappella!» do un gemito quando effettivamente il glande supera l’anello.
«Ecco, il peggio è passato!» mi rassicura accarezzandomi la schiena e poi spinge.
Sento quel bastone di carne affondare. È bollente, ho la sensazione di aprirmi, delle pareti del mio retto che si schiudono mentre lui scivola, lentamente, aiutato dal lubrificante che mi ha reso come burro, togliendomi il respiro, invadendomi, tendendomi. Mi inarco, sibilo e lui si stende su di me, schiacciandomi col suo peso. La sua pancia molle mi grava sulla schiena, la pelle bollente a contatto con la mia. Il culo invaso finché non sento i suoi peli pubici sfiorarmi le chiappe. Si ferma. «Diamo al buchino il tempo di abituarsi!»
Giuseppe da un grido e inizia a tremare.
Mauro sorride soddisfatto, tutto affondato dentro di me: «Ottimo, cambio!» ingiunge.
Pat si distende sulla scrivania, è più grande, il suo viso arriva vicino al mio, mi sorride, mentre il compagno gli lecca il buchino e infila la supposta, subito seguita dal dito. Quando Giuseppe trova la prostata strappandogli un guaito, Mauro si ritira e inizia a muoversi. Gemo e mi inarco. Lui si solleva, mi tira in piedi, la sua lingua mi invade l’orecchio, mi abbraccia da dietro, mi sento suo, catturato e rassicurato: «Godi troietta? Ti piace il cazzo che ti riempie?» mi sussurra.
Io straluno gli occhi, mi apro. Non c’è dolore, solo un fastidio che ormai conosco, che so che presto si tramuterà in piacere. Inconsapevolmente spingo verso di lui e il ritmo aumenta.
«Ti piace?» chiede di nuovo.
«Si, prof, mi piace, mi scopi, la prego!» voglio dirmi che sto solo recitando una parte, ma la verità è che lo voglio davvero. Quel pelo folto che mi preme sulla schiena, la barba che solletica il collo, la lingua che mi frulla nell’orecchio, le manone che mi pizzicano i capezzoli, le braccia irsute che mi avvolgono e la pancia possente contro la schiena… mi eccita tutto! Quel palo enorme che mi riempie e la prostata stimolata a lungo che reagisce. Ad ogni colpo viene urtata, dandomi delle scosse, facendomi tremare le gambe.
Sento Patrizio gemere, segno che Giuseppe ha trovato anche la sua ghiandola, ma al momento non mi importa, sto scivolando in un vortice di piacere che mi travolge e mi rende indifferente all’esterno.
Ma Mauro d’improvviso si fila. Sento la sensazione dell’aria che entra nel buchino rimasto aperto.
«Inginocchiati sulla scrivania!» l’ordine arriva secco. Ho e gambe tremanti mentre mi arrampico sul mobile.
Mauro intanto dirige gli altri due: «Anche tu», dice a Giuseppe. «Tu invece sali al centro!» ingiunge a Patrizio.
Il mio compagno più piccolo si inginocchia sulla cattedra, ma diretto dal prof, non è di fronte, mi dà la schiena, esponendo il buchino arrossato. Pat in ginocchio dietro di lui viene spinto con la faccia tra le chiappe. Mi ritrovo il suo culo a pochi centimetri.
«Prendigli il cazzo e succhialo!» mi ordina Mauro.
Afferro la lunga mazza del ragazzo e la tiro indietro, tra le gambe, mi chino, assaporo la cappella. Lui geme.
«Usa anche le dita!» vedo Patrizio quasi aggrapparsi al culo di Giuseppe e iniziare a ravanarlo.
Poi sento il prof dietro di me. Entra in un colpo solo, facendomi gemere.
«Succhia, troietta, aiuta il tuo compagno!» Obbedisco, anche se non è facile gestire il cazzone di Pat, mentre il prof affonda dentro di me, sempre di più, con movimenti lunghi e mirati. Il cazzo non è troppo lungo, ma lo sento comunque sfiorare il mio secondo anello, ma soprattutto dilatare il mio buchino e sfregare contro la prostata. In ginocchio sulla scrivania, il mio buchino è più esposto, teso, posso sentire i folti peli pubici di Mauro colpirmi ad ogni affondo, mentre le palle gonfie sbattono contro le mie.
Gemo, succhiando la cappella di Patrizio, forzandogli il cazzo in quella posizione difficile, finché non arriva il nuovo ordine: «Patrizio, fottilo!»
Il ragazzo si libera dalla mia bocca, scende dalla scrivania.
Giuseppe si volta, i nostri occhi si incontrano. Posso intuire cosa gli succede dall’espressione della faccia, prima quasi concentrata, poi contratta e poi rilassata, mentre il palo di Patrizio affonda dentro di lui, facilitato dalla mia saliva e dal lubrificante.
Giuseppe geme: «Oh cazzo… Dio che grosso! Mi arrivi fino allo stomaco! Piano, piano! O cazzo, cazzo!»
Mauro accelera il movimento, comincio a gemere, pare una gara tra i due a chi fa mugolare di più il suo passivo. I colpi mi fanno tremare. Il prof mi afferra le caviglie, non so perché ma la cosa mi eccita da matti, mi abbandono in avanti, mi infilo una mano in bocca per contenere i gemiti.
«Bravo, così, bravo! Lascia che il prof ti insegni. Ti stai abbandonando, senti come si apre il culetto! Una buona scopata è come un buon caffè! Calda e con la schiuma! Ti stai bagnando da solo, come una vera figa, senti come ti sciacqua il buco, senti?» Le parole del prof mi arrivano come da un altro mondo, sento l’ano rilassato, pieno, non soffro più, godo e quando colpisce la prostata il piacere si fa più intenso.
Poi con una mano mi afferra il cazzo. Non lo sega, lo manipola, me lo fa venire duro, muovo il bacino per godere di più: «Attento a non venire, troietta, perché se no, io non mi fermo e sarà più dura reggere!» mi ammonisce, ma inizia a fare su e giù.
Sento l’orgasmo montare, mi prende il panico: «Aspetti prof, fermo, fermo! Così vengo, Oddio, vengo, la prego!» ma non posso trattenermi. Mi inarco, mi alzo, il culo mi trema, le gambe pure e il cazzo erutta fiotti di sborra densa.
Lui grugnisce soddisfatto, affondando con decisione dentro di me, godendosi quel terremoto che si riversa sul suo cazzo.
Ricado sulla scrivania privo di forze, con i gemiti di Giuseppe nelle orecchie. E il prof mantiene la sua promessa, anziché uscire, ricomincia a muoversi. Nel relax del post orgasmo la sensazione diviene intensa, fastidiosa: «La prego prof, sono venuto, un attimo!!»
Lui si china su di me: «Ti avevo avvisato troietta!» mi sussurra e continua ad affondare. Sgrano gli occhi, ho paura di impazzire e invece, a sorpresa, il fastidio passa. Riesco a prendere quel palo, sono eccitato, ricomincio a gemere.
«Vedi quanto sei troia, impari in fretta!» mi sussurra, riprendendomi il cazzo che pian piano torna duro.
«Scendi!» ordina.
È difficile faro col suo arnese conficcato nelle mie viscere, ma piano piano poggio un piede sul pavimento e poi l’altro. Lui mi avvolge nel suo abbraccio, poi mi passa una mano sotto una gamba, me la alza, mi fa posare un piede sulla scrivania, poi fa lo stesso con l’altro: «Avanti, mostra a Giuseppe come ci si fa inculare!» mi sussurra.
Io tremo, sono a gambe larghe davanti al mio compagno. Il suo sguardo si punta sul mio cazzo semiduro e soprattutto sul palo che mi profana da sotto, riempiendomi. Sono completamente esposto, sento quel cazzone sciacquare dentro di me. Non ho più controllo, reclino la testa sulla spalla del prof e lascio che mi scopi davanti al mio amico.
Dopo poco mi fa scendere di nuovo.
«Vieni» mi dice.
Sen non fossi preso da troppe sensazioni, troverei divertente camminare piano con lui piantato dentro di me.
Ci avviciniamo ai miei due compagni.
«Succhialo!» il comando è per Giuseppe che si china verso il mio cazzo, ancora sporco per la sborsata e se lo caccia in bocca.
Gemo, istintivamente gli metto la mano sulla testa, non tanto per guidarlo quanto per avere un sostegno.
Il cazzo mi torna d’acciaio.
Mauro mi tira via, ci spostiamo alle spalle di Patrizio. Lui capisce. Ferma per un momento il suo andirivieni nel culo di Giuseppe, inarca il suo.
Il prof mi impugna il cazzo: «Facciamo un trenino» commenta, dirigendomi verso il pertugio.
Il buco è umido, cola lubrificante. La cappella lo tocca, sento la resistenza della rosellina, poi Mauro spinge dentro di me e io scivolo nel culo di Patrizio.
Sento il calore umido del pertugio, i muscoli che si contraggono e poi rilassano, quando spinge per facilitarmi. Affondo veloce, è chiaro che il ragazzo sa gestire la cosa.
È alto per me, ma mi viene incontro.
Istintivamente gli metto le mani sui fianchi e poi inizia la corsa.
Il prof spinge con foga dentro di me, una mano sulla spalla per trovare la migliore angolazione, io affondo dentro Patrizio che spinge verso di me e poi si conficca dentro il culo di Giuseppe che grida ad ogni affondo. Sono travolto, mi appoggio sul mio compagno, lo abbraccio, cerco i capezzoli con una mano.
Mauro accelera il ritmo, mi sfonda, tocca la prostata.
Grido, tremo, godo. Sento che lui grugnisce e avverto i colpi più forti e il calore della sborra che mi invade l’intestino. Il mio cazzo sussulta, svuotandosi nelle viscere di Patrizio che geme, grugnisce e, immagino, inonda Giuseppe.
Lui è il più scenico. Grida, sbrodola, si dimena e capisco che sta sborrando senza toccarsi.
Mauro si sfila da me, e guidandomi per la spalla mi toglie da Patrizio e mi spinge in ginocchio sbattendomi il cazzone grondante in faccia: «Pulisci!» ordina, e io diligente mi avvento su quell’arnese odoroso di sesso.
Mauro mi osserva dall’alto, sorride: «Una bella lezione. Facciamo l’intervallo e poi riprendiamo!» sentenzia sfilandomi il cazzo di bocca e avviandosi alla sedia della scrivania.
Io resto interdetto, in ginocchio, scherza o davvero non è ancora finita?
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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Commenti per Affittacamere 23, il prof:

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