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Gay & Bisex

Affittacamere 22 Gianni 2


di xsea3
27.10.2025    |    6.958    |    20 9.8
"Ma lui si protende, mi prende il viso e mi bacia delicatamente, mentre con due dita scorre piano nel mio buchino: «Qui c’è stato molto movimento, bisogna dargli una lavatina, non credi? O..."
Gianni retrocede portandomi con sé fino ad appoggiarsi alla testiera del letto, mentre Carlo ci segue, avanzando sulle lenzuola come una pantera verso la preda.
Sono sfiancato, mugolo, mi sento una bambola vuota, senza forze.
L’uomo dietro di me si assesta, mi tira su, finisco con la testa sulla sua spalla, le sue mani forti mi tengono sollevate le gambe, prendendomi sotto le ginocchia, esponendo il mio buchetto ancora palpitante e umido.
«Vi prego, una pausa», mormoro con voce flebile.
«Non ti preoccupare, cucciolo, non devi fare nulla, solo lasciarti andare al piacere…» mi sussurra Gianni, mentre Carlo si siede sui talloni, con l’enorme glande che sfiora il mio buchetto e un sorriso misto di gentilezza e, forse, pena rivolto alla mia faccia sconvolta.
Le mani di Gianni scivolano sulle mie cosce, arrivano ai glutei, me li avvolge e divarica, esponendo la mia rosellina, Carlo mi fissa, si sputa su una mano, inumidisce la cappella già luccicante di liquido pre spermatico e la punta, fissandomi negli occhi: «Non aver paura, hai tutto il buchetto lubrificato dalla sborra di Gianni… sei più bagnato di una fighetta in calore. Faccio piano piano…»
E mantiene la promessa. Sento la punta violacea e tesa di quel cazzo monumentale posarsi sul mio pertugio. Sento che la cima entra subito, il buchino è ancora dilatato e scivoloso. Non deve spingere granché. La corona forza lentamente l’anello, con un leggero sussulto lo sento cedere. Sgrano gli occhi, trattengo il fiato sentendo la carne farsi largo dentro di me.
Carlo sorride, mi fissa, imita la mia espressione e annuisce, come a dirmi che è con me, che sa quel che provo.
Le pareti del mio buchetto si aprono, mi sembra bollente, spinge piano, centimetro dopo centimetro. Mi inarco naturalmente, senza accorgermi che così lo facilito. È dentro, sono di nuovo pieno.
Gianni ha le labbra posate sulla mia tempia, mi da dei bacetti: «Ecco qui il cucciolo di nuovo farcito…» sussurra.
I miei occhi sono persi in quelli nocciola di Carlo, con una smorfia tra il piacere e il dolore. Lui si china a baciarmi e io lo accolgo. Le nostre labbra si uniscono, la sua lingua accarezza la mia dolcemente, mentre io gemo, perché con quel movimento il peso del suo corpo ha spinto il resto del suo cazzo pulsante dentro di me.
La dolcezza del bacio contrasta con l’enormità che mi invade, con le palle che sento strusciare lentamente sul mio buchetto.
Continua a baciarmi in punta di lingua e a muoversi piano, neanche dentro e fuori, è più un su e giù, come se strusciasse la sua pancia piatta sul mio perineo, sulle mie palle.
Le mani di Gianni risalgono le cosce, tornano sotto le ginocchia, mi aprono le gambe. Mi sento esposto, impotente e la sensazione di quel palo di carne mi fa impazzire, confuso dal bacio delicato.
Carlo si separa, mi fissa sorridendo poi inizia a muovere il bacino. Quando si ritrae sento un senso di vuoto, ma quando riaffonda gemo ed istintivamente allungo la mano sulla sua pancia dura, per impedire che entri tutto.
Lui mi fissa serio: «Togli la mano! Smettila di lottare!» mi impone.
E io ormai obbedisco, tolgo la mano, lascio che lui lentamente sprofondi di nuovo dentro di me.
I movimenti sono precisi, lunghi, estenuanti. Ad ogni affondo mi scappa un gemito, le gambe forzatamente divaricate permettono che lui arrivi oltre il secondo anello, mi scopi nel profondo.
Gianni inizia a leccarmi l’orecchio: «Bravo, così cucciolo, fatti scopare, godi! Senti come sei bagnato! Senti che rumore porcellino fa il tuo buchetto!»
Non ho più molta consapevolezza di me, Carlo sta iniziando ad aumentare il ritmo, ma sento che effettivamente il suo cazzo che mi pistona fa un rumore acquoso quando entra ed esce da me.
«Apri gli occhi! Guarda il palo che ti sfonda!» mi impone Gianni.
Obbedisco e guardo ammirato la nerchia grossa e dura di Carlo che esce quasi totalmente da me e poi rientra facendomi gemere. La sensazione è intensa, tanto da sfiorare il dolore, ma la verità è che godo. Istintivamente porto le mani sui fianchi di Carlo. Lui si china, credo a baciarmi, invece si getta su un mio capezzolo.
«Cazzo!» gemo mentre lui mi mordicchia. Sto perdendo il controllo, sto godendo. Lo abbraccio, mi aggrappo al suo corpo muscoloso, enorme rispetto al mio. Vorrei circondarlo anche con le gambe, ma l’altro continua a tenermele aperte per facilitare quella penetrazione.
Carlo aumenta ancora le spinte, sono pieno di cazzo, sono suo, gemo, ribalto la testa sulla spalla di Gianni, comincio a incitarlo; le parole mi escono da sole: «Cazzo sì, sì! Scopami, Scopami! Oddio, Oddio, mi arrivi fino in gola! Ah! Sì, Ah. Godo!»
E lasciandomi andare tutto diventa più bello, più vero. Gianni cerca la bocca con la sua, lo bacio, lascio che mi divori. E quando sento la prostata iniziare a pulsare, colpita dal cazzo di Carlo, questa volta non mi oppongo. Accolgo il calore, lascio che si espanda, lascio Carlo, sento che il mio corpo sta avendo delle piccole convulsioni. E poi esplodo, straluno gli occhi. Vorrei stringere le gambe, ma Gianni me le tiene ferme e quella costrizione intensifica il piacere. Gemo, grido. Carlo si pianta dentro di me, si gode il mio piacere, le mie contrazioni e quando sembra che stia per finire mi da altre due spinte. L’orgasmo sembra non finire mai.
«Bravo cucciolo, godi, godi col cazzone di Carlo in culo!» mi sussurra Gianni lottando con le mie gambe che tremano fuori dal mio controllo.
Lentamente il mio corpo si riprende, sto pulsando attorno al cazzo del mio padrone di casa.
Sento la pancia umida, abbasso lo sguardo, dal mio pene moscio è colato un liquido chiaro, non è sperma.
Il respiro torna a regolarizzarsi e Carlo piano inizia a muoversi di nuovo.
Sgrano gli occhi: «Ti prego…» Mormoro.
«Non essere egoista, lui non è ancora venuto», mi rimprovera Gianni lasciando una delle mie gambe e allungando la mano sul mio pisello moscio: «Dai che adesso ti facciamo sborrare!» aggiunge.
«Non credo di potere…» miagolo, sentendo le sue dita iniziare a tormentare il mio cazzo stremato. Sono tutto sudato, sfinito, non credo potrò venire ancora.
Carlo mi prende le gambe, me le gira di lato, si appoggia sul mio fianco. Gianni si scosta. Sono in posizione fetale sul letto, con quel cazzo che continua a rovistarmi le viscere ora in modo più deciso.
Qualcosa mi sfiora le labbra: Gianni è di nuovo duro. Il suo cazzo mi preme sulla bocca. Ha l’odore più osceno che abbia mai sentito, sa di cazzo, di sperma, del mio culetto e dei miei umori. Eppure in quel momento mi pare una sorta di afrodisiaco. Allungo una mano, lo impugno per scappellarlo.
Carlo inizia a spingere con decisione, mi tiro quel cazzo in bocca, inizio a succhiarlo stringendolo alla base, mentre gemo ad ogni spinta.
Incredibilmente la manipolazione di Gianni sta dando effetti, sento il mio cazzo diventare più duro, riesce ad impugnarlo. È viscido di umori e questo fa scorrere meglio la mano.
Carlo inizia a grugnire, segno che è vicino all’orgasmo, e incredibilmente la cosa mi eccita.
Succhio con più forza.
«Bravo cucciolo, ciucciami il cazzo, spremi il latte che ti fa diventare grande!» mi incita Gianni, ma non ce n’è bisogno. Sentire il suo cazzo farsi più duro e pulsante grazie alla mia bocca mi eccita, ormai non ho più inibizioni.
La mia mente registra che sono pieno di cazzo e che godo. Provo a stringere un po’ il culo, voglio che il mio padrone di casa goda, mi riempia, mi inondi e quelle contrazioni accrescono il mio piacere, si riverberano sul cazzo che ora è tornato duro, sollecitato dalle esperte mani di Gianni.
Sento un sapore vischioso e salato in bocca, il cazzo che sto succhiando emette pre sperma, ci siamo quasi, ci metto più saliva, più lingua, gemo sotto le spinte che mi divaricano l’ano, che mi penetrano fin nel profondo mandandomi ai pazzi.
E finalmente sento il pisello che ho in bocca pulsare, Gianni mi stringe il cazzo: «Siiii, vengo, vengo! Ingoia tutto troia! Bevi la mia sborra!» mi grida fissandomi negli occhi come un indemoniato e io annuisco, senza smettere di fissarlo, con gli occhi lucidi per il trattamento, incitandolo a darmi il suo latte.
La sua mano mi affonda nei capelli, il primo schizzo mi arriva quasi diretto in gola, continuo a serrargli la base del cazzo, dove lo sento sussultare mentre pompa lo sperma, il secondo schizzo mi invade la bocca e con la lingua cerco di stimolargli il frenulo. Al terzo devo ingoiare o mi soffocherò.
Gianni geme e mi da del succhiacazzi e della bocchinara provetta ma il mio cervello non registra più le informazioni. Il martellare continuo nel mio culetto mi sta facendo impazzire, il sapore della sborra in bocca mi confonde la mente.
Arrivano altri due schizzi più deboli e io ingoio e poi mi dedico a pulire quel cazzo.
È Gianni che deve sfilarmelo di bocca quando si sta ormai ammosciando.
L’uomo si accascia accanto a me.
Carlo mi sorprende, si sfila da me, mi volta di forza e mi spalanca le gambe.
Un colpo ed è di nuovo tutto dentro. È lucido di sudore, mi fissa famelico. Si china su di me, mi bacia, mi divora, istintivamente lo abbraccio gridando nella sua bocca e lui con un colpo mi prende in braccio. Inginocchiato sul letto mi scopa così, mentre il mio peso mi conficca naturalmente su di lui.
Getto la testa all’indietro, gemo, lui mi stringe, come un fuscello nelle sue braccia possenti e grugnisce.
Lo sento venire e spingo con lui: «Si! Riempimi, riempimi! Vieni!» Lo incito mentre il mio cazzo duro struscia sui suoi addominali tesi e lo sperma mi invade il buco e cola, tanto sono dilatato, lungo il suo cazzo.
Carlo grugnisce, non si ferma eiacula tre o quattro volte. Poi finalmente mi stringe e mi riaccompagna steso sul letto.
Attendo che si sfili, ma lui invece mi afferra il cazzo. Il suo è ancora duro dentro di me.
«Adesso sborri anche tu!» sentenzia. Muove il bacino lentamente e mi sega.
Il piacere è così intenso che in tre colpi comincio ad eruttare. Le contrazioni spingono fuori il suo cazzo che si sta ammosciando.
Lui crolla accanto a me, mi passa una mano sulla pancia, spalmandomi lo sperma su tutto il corpo e sul viso, poi mi bacia.
Inerte lo assecondo.
Sento Gianni avvicinarsi, mi prende il viso, me lo lecca e poi mi limona anche lui.
Sono disintegrato, preso tra questi due corpi bollenti.
L’ultimo pensiero, prima di addormentarmi tra le loro braccia, è che ho pagato la mia stanza per un'altra settimana: d’ora in poi sarà questa la mia vita?

Una parte di me registra che si stanno alzando. Ma decido di non muovermi, sono sfinito e soddisfatto, non h voglia di fare nulla.
«Lì c’è il bagno», sento dire Carlo e percepisco una porta aperta e chiusa.
Carlo mi accarezza una spalla e socchiudo gli occhi: «Sei stato molto bravo, penso che meriti un premio. Comunque puoi restare ancora un po’ non sapendo quanto tempo impiega un cliente ci teniamo larghi. Oggi ci sono io, quindi no problem, le prossime volte se senti il cliente alzarsi ti attivi anche tu, però! Lì c’è un bagno dove possono rassettarsi, a meno che non vogliano che li accompagni. Quando il cliente è pronto, preme l’interruttore accanto alla luce e Michael viene a recuperarlo. Tu puoi restare in camera ancora un po’ se vuoi riprenderti. Quando sei a posto, premi anche tu ‘interruttore e Michael o chi per lui, ti accompagna in bagno dove puoi lavarti e riprendere i tuoi vestiti.»
Una porta si apre e ne esce Gianni con un telo attorno al corpo: «Che puledrino che sei! Lo avevo capito appena ti ho visto! Peccato che stasera sono impegnato, se no, quasi quasi, un altro giro me lo sarei fatto!» dichiara salendo sul letto e scoccandomi un bacio sulla fronte.
Sentirlo profumato di bagnoschiuma mi fa realizzare quanto devo puzzare, tra sudore, sborra e quant’altro.
L’uomo si veste e Carlo sparisce nel bagno. E io scivolo di nuovo nel sonno.
Li sento parlottare e poi la porta che si apre e Michael che parla con Gianni. Ma io non voglio pensare. Richiudo gli occhi e sonnecchio.

Un rumore nella stanza credo mi abbia svegliato, poi mi desto di colpo sentendo qualcosa tra le chiappe.
Mi volto di scatto, Michael è in piedi accanto al letto e si lecca un dito che ha appena passato nel mio solco. «Devi esserti divertito un sacco eh, novellino!»
Io non so cosa replicare, ma lui si china gentilmente e mi da un bacetto sulla bocca, poi mi tende la mano: «Vieni, è ora di lavarsi. Per oggi ho finito il turno, ti accompagno!»
Come un automa prendo la sua mano, usciamo nel corridoio. Sono nudo e sporco, mi vergogno, ma poi ricordo che nessuno si muove lì, senza essere accompagnato.
Entriamo in bagno e il ragazzo mi conduce verso la zona della doccia: «Oggi sei l’ultimo, ti puoi godere il bagno in libertà!» mi dice portandomi verso la grande doccia. E a sorpresa apre l’acqua e si infila sotto con me.
Effettivamente ha finito il suo turno.
Mi volta gentilmente, spegne l’acqua, si insapona e le sue mani mi fanno un massaggio a spalle e schiena che mi scioglie completamente. Sono come in stato di shock, dopo la mia prima esperienza.
Sento le sue mani scendere ai glutei, sussulto, mi volto spaventato, ma lui sorridente me li massaggia, me li impasta, poi con tranquillità infila un dito insaponato nel mio buchino.
«No ti prego!» grido.
Ma lui si protende, mi prende il viso e mi bacia delicatamente, mentre con due dita scorre piano nel mio buchino: «Qui c’è stato molto movimento, bisogna dargli una lavatina, non credi? O volevi portarti la sborra a casa?»
Non credo ne sia rimasta granché, ma il suo tocco è dolce e delicato, ha dita piccole e non mi sta rovistando in malo modo.
Con mia sorpresa il mio pisello reagisce indurendosi.
Michael sfila le dita e mi volta, mi sorride e inizia a massaggiarmi i pettorali: «La prima volta siamo tutti un po’ smarriti, ma alla fine è un buon lavoro, sei pagato per godere, no?» Mi sussurra.
Coi capelli bagnati è ancora più bello. L’occhio mi cade sul suo cazzo duro, serrato in quell’anello d’oro. È bruno anche quello, scuro, come non ne ho mai visti.
Lui arriva ad insaponarmi i fianchi, poi mi strappa un sussulto afferrandomi il pisello teso, lo insapona velocemente, poi apre l’acqua calda. Il sapone scivola dal mio corpo.
Lui mi accarezza, mi sorride, poi si inginocchia.
La sua bocca perfetta avvolge la mia cappella tesa, la sua lingua mi accarezza il frenulo, il cazzo mi diventa d’acciaio.
Non succhia a lungo, presto si alza, appoggia le mani sulle piastrelle e mi sorride inarcando il culetto.
Come preso da una forza non mia gli metto una mano sul fianco, punto la cappella scostando la catenina d’oro che indossa come un perizoma, spingo piano.
La sua rosellina sboccia come un fiore, morbida come burro. Sento la cappella affondare.
Lui spinge indietro, avvolgendomi mezzo cazzo con la sua carne bollente e sospira: «L’assistenza clienti è una tortura, ore in tiro con tutti che scopano e tu niente!» mormora muovendo piano il bacino e cavalcandomi.
Lo lascio fare, il massaggio è piacevole, esperto. Sento che contrae l’ano per avvolgermi meglio. Piano piano però non mi basta più. Inizio a tirarlo a me dal fianco, poi a spingere.
«Oh, si ti prego!» geme lui. Gli cingo la vita con le braccia, lo stringo, mi poso sulla sua schiena, cerco la sua bocca.
Sento la punta del suo cazzo sbattermi sulla mano e lo afferro. Non è enorme ma è duro come pietra, mi chiedo se sappia usare anche quello con tanta maestria.
Aumento le spinte, lui geme e mi incoraggia, sento che il cazzo inizia a pulsargli.
Lo sego con più forza, lui trema, poi digrigna i denti e sento il suo pisello contrarsi e spruzzare.
L’orgasmo fa contrarre il suo buchetto, sento il cazzo stretto nelle sue viscere e, sorprendendomi io stesso, vengo. Non credo di aver fatto litri di sperma, eppure mi stringo a lui, grugnisco e sento il mio cazzo vomitare due o tre schizzi che mi fanno tremare.
Resto abbracciato a lui ansimante.
È Michael che si scosta gentilmente, mi da un bacio delicato e mi dice grazie, poi riapre l’acqua.
Mi abbraccia.
Stiamo sotto il getto per un po’, coccolandoci.
Poi chiude l’acqua e mi fa strada nel bagno.
Ci asciughiamo, mentre lui si sfila quell’assurdo gioiello, liberando il cazzo dall’anello e apre il suo armadietto, contrassegnato da una caramella.
Non ci diciamo nulla mentre ci vestiamo. Io sono stremato.
Lui apre la porta e mi conduce lungo il corridoio.
All’ingresso mi da una busta: «Carlo mi ha dato questa per te» sussurra, poi apre la porta.
Mi saluta con un sereno «A presto collega» e si avvia all’uscita.
Apro la busta salendo le scale. Dentro ci sono 100 euro e un biglietto. “Sei stato bravo e visto che hai scopato con due, meriti la tariffa doppia. I 100 di Gianni sono per la stanza, ma questa volta ti do i 100 miei. Riposati e goditi la settimana. Ti scrivo per fissare il prossimo appuntamento. Baci. C.”
Mi infilo meccanicamente tutto in tasca. Mi pare di faticare a camminare.
Arrivo davanti alla porta dell’appartamento, mi chiedo se Sasha sia lì ad aspettarmi e scopro di non saper cosa sperare. Una parte di m e vuole raccontare, come per pulirsi la coscienza. L’altra vuole stare solo, infilarsi nel letto e dormire fino a domani. Come andrà? Mentre me lo chiedo infilo la chiave nella serratura ed apro la porta.
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