Gay & Bisex
Affittacamere 6 sett. Carlo racconta B
13.08.2025 |
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"E io cedetti, comprendendo improvvisamente che quel trattamento mi poteva far impazzire..."
Mentre le nostre dita corrono sul suo pisellone, quelle di Carlo si muovono distratte sulla nostra schiena. La scena è surreale, se mi fermo a pensarci: poco più di un mese fa ero un etero verginello e inesperto, oggi sono sul divano del mio padrone di casa, con un altro ragazzo, dopo esserci scopati in praticamente tutte le combinazioni possibili e accoccolati a lui come se fosse la cosa più normale del mondo.Eppure, se ha un senso pensarci, non credo mi abbia reso gay. L’idea di una ragazza mi arrapa ancora, come la ricerca di quel tipo di amore. Forse semplicemente mi piacciono entrambe le cose. Certo, se non trovo una tipa, non lo saprò mai con certezza.
«Dunque…» mormora Carlo richiamandomi al presente e al suo racconto che promette di essere ancora più sconcio. Il mio pisello si sta indurendo contro la sua coscia e i peli delle sue grosse gambe atletiche mi solleticano la pelle in modo delizioso.
Quel giorno tornai a casa turbato. Marco mi aveva spinto verso lidi che non avevo mai considerato e per quanto volessi negarlo mi era piaciuto. Ero venuto nella sua mano, avevo succhiato il suo cazzone e pure assaggiato la sborra. Nonostante mi fossi pulito col fazzoletto che mi aveva dato, sentivo l’odore di quella cosa proibita tutta addosso a me.
Appena arrivai a casa mi lavai la faccia, poi pranzai e i misi a studiare. Ma faticavo a concentrarmi. Da un lato per quello che era successo, dall’altro per il patto che sembrava avermi estorto: niente più stupido scherzo del “polipo di mare” in cambio di poter ripetere l’esperienza. Mi pareva di non avere scelta e passai il tempo a chiedermi cosa fare.
Il giorno dopo, a ricreazione, lo vidi spuntare tra i miei compagni col suo gruppetto di amici che tutti o temevano o veneravano. Mi irrigidii subito e lui mi sorprese: «Carletto! Come stai?» mi salutò come se fossimo cari amici, davanti agli sguardi sorpresi dei presenti.
Fu cordiale, gentile, parlammo un po’, mi presentò ai suoi soci come il suo nuovo giovane amico e non parve farlo suggerendo nulla di sconcio.
Quando la campanella suonò mi salutò con un “Ci vediamo dopo al solito posto!” e mi lasciò lì turbato. Ma non potevo negare che quella nuova versione di lui fosse decisamente piacevole, oltre che una manna per la mia vita sociale.
Quando arrivai al campetto, dopo la scuola, io ero teso e imbarazzato, ma lui mi accolse con un sorriso che pareva autentico. Mi condusse di nuovo tra i cespugli e iniziando a slacciarsi la patta esclamò: «Sono felice che sei venuto.»
Quando tirò fuori il suo pisello già mezzo duro lo fissai per un attimo, poi allungai una mano, iniziando a segarlo. Lui mi sorrise e mi slacciò i pantaloni, infilò le mani nelle mie mutande e mi tirò fuori il cazzo già completamente in tiro: «Sta mattina mi sono tirato una bella sega pensando a ieri – mi sussurrò avvicinandosi al mio orecchio – Così sono sicuro che abbia l’odore che ti piace tanto».
Io rabbrividii per il tono, per le parole, per la vicinanza al suo corpo da adolescente, per l’idea del suo pisello duro che pulsava nella mia mano. Istintivamente mi chinai per sentirne l’aroma. Quell’odore mi arrivò dritto al cervello riportandomi al giorno prima. Vergognandomi di me stesso sentii l’acquolina in bocca.
Lui mi mise gentilmente una mano sulla testa, accarezzandomi i capelli e io decisi che avrei affrontato quella situazione da uomo. Quindi mi inginocchiai e iniziai a succhiarlo a dovere.
Avevo deciso di starci e dunque di accettare che mi piacesse. Così feci del mio meglio, ascoltando le sue reazioni e cercando di capire cosa lo faceva godere di più. A volte alzavo lo sguardo, incontrando i suoi occhi fissi nei miei ed un’espressione libidinosa che mi esaltava. In più Marco non mancava di complimentarsi: «Oh cazzo, sì, così… Proprio lì, che bello! Cazzo, hai un talento naturale! Si vede che ti piace! Dai così, mi succhi anche l’anima, non fermarti ti prego! Quanto sei bravo! Bravo Carletto! Prendilo tutto, succhia! Mmm…»
Mormorava ogni parola col fiato corto, facendomi sentire orgoglioso e nel mentre mi segavo eccitato. Sì, aveva ragione, il suo cazzo mi piaceva e così quel suo odore di maschio. Una volta accettato smise di essere una cosa umiliante e divenne complice.
Questa volta, quando capii che stava per venire non mi sottrassi, ma segai più forte quel palo e lo succhiai intensamente. Accolsi lo sperma in bocca e quando fu troppo lo inghiottii senza esitare e poi continuai a ripulire il cazzo fino a renderlo lindo. Questa volta non sarebbero serviti fazzoletti.
Marco mi sorrise soddisfatto: «Cazzo se sei bravo! Lo sapevo! Vieni qui, ora tocca a te!» disse tirandomi in piedi.
Io, che mi ero segato fino ad ora, avevo sfiorato l’orgasmo, ma quando era venuto, sebbene la cosa mi eccitasse, la concentrazione nel fare bene il mio lavoro mi aveva rallentato. Cercai di dire che non serviva, ma lui non sentì ragioni.
Si mise alle mie spalle, poggiando il cazzone che si andava ammosciando tra le mie chiappe, con la destra mi impugnò il pisello, iniziando a segarlo e con la sinistra andò a cercare un capezzolo.
Io ero di nuovo stato preso di sprovvista. Il suo corpo caldo premuto conto la mia schiena, nonostante i vestiti, quel pisello semi rigido, ancora bagnato dalla mia saliva che si strusciava sui miei glutei, quel suo tormentarmi il capezzolo attraverso la stoffa, mi smarrivano.
Ma poi i diede il colpo di grazia. Prima infilò la mano sotto i vestiti, per arrivare direttamente alla pelle turgida del mio pettorale e poi iniziò a dirmi porcate all’orecchio. Il suo fiato era caldo, il tono perverso, con le labbra mi sfiorava l’orecchio e tra una frase e l’altra a volte me lo leccava.
«Mmm, senti qui che bel pisello duro, e che tettina eccitata, senti come si è indurito il capezzolo. E guarda come muovi le chiappette contro il mio bastone… Adesso ti mungo come una vacca, ti faccio schizzare tutto lo sperma che hai! Ti faccio godere per ringraziarti, come due veri amici. Senti come ti pulsa il cazzo. Lo senti il mio sapore e il mio odore ancora in bocca! Fammi vedere quanto sei bravo, bimbo, fammi vedere come sborri, fammi vedere come schizzi! Mostrami che godi, che ti piace questo gioco…»
Beh, non dovette parlare a lungo. Mi sentivo privo di forze nel suo abbraccio, ed eccitato. In breve partirono gli schizzi dalla mia cappella gonfia e andarono ad innaffiare il prato davanti a noi.
Lui mi sorprese, continuò a spremermi il cazzo ancora un po’, poi mi scoccò un bacio sulla guancia: «Ottimo lavoro, Carlo, però comincia a far freddino in sto parco, perché non facciamo che vieni a trovarmi a casa, così siamo più comodi? Possiamo fare i compiti assieme e poi ci divertiamo un po’…» Lo disse come fosse la cosa più naturale del mondo, mentre si puliva la mano con un fazzoletto e io tutto tremante mi rivestivo, col capezzolo che ancora prudeva per la sua presa. Mi prese in contropiede e mi limitai ad annuire.
Questa volta mi aspettò per uscire dai cespugli, mi mise un braccio attorno alle spalle in gesto cameratesco e mi accompagnò per un pezzo di strada, spiegandomi come arrivare a casa sua.
Immaginate come andò poi?
Carlo ci guarda, mentre stringiamo il suo pisellone assieme. Le manine bianche mie e di Sasha lo avvolgono a fatica, una sotto e una sopra, carezzandolo.
«Avete fatto pochi compiti?» mormorò Sasha malizioso.
Il padrone di casa rise: «No, a dire il vero Marco era proprio un bravo ragazzo, a parte questa sua decisione di concupire un giovinetto inesperto come me. Presi an andare a casa sua e per parte del pomeriggio non solo studiavamo, ma a volte mi aiutava anche con le cose che non sapevo. Ma naturalmente la cosa era tutta condita di giochini, strusciatine e simili. Quando mi spiegava qualcosa si appoggiava a me, premendomi la sua erezione addosso, o mi sfiorava le mani. Spesso ci accarezzavamo sotto il tavolo. Lentamente iniziammo a tirare fuori cazzi e a studiare con quelli in tiro. Pian piano il gioco divenne normale e io divenni intraprendente. A volte interrompevo gli studi e mi infilavo sotto il tavolo del salotto e lo succhiavo. Altre era lui a masturbarmi, quasi distrattamente, mentre studiava. I suoi erano fuori tutto il pomeriggio e quindi eravamo liberi. Comunque, finito di studiare andavamo in camera sua e lì le cose si fecero via via più calde.
Marco aveva diversi porno, non solo etero, ma anche gay e bi che sfogliavamo assieme. Lentamente suggerì che ci spogliassimo e iniziammo i nostri giochi da completamente nudi, scoprendo varie possibilità. Nel giro di un mese ormai io lo succhiavo abilmente, passando le mani sul resto del corpo, lui quando mi segava faceva lo stesso, strusciandomi il cazzo addosso. Finché un pomeriggio non mi baciò. Restai interdetto perché quello mi pareva una cosa da finocchi, e glielo dissi. Allora lui sorrise, mi impugnò il cazzo e mi iniziò a baciare in modo voluttuoso. Venni in pochissimo tempo: il bacio non era per essere fidanzati, ma perché era eccitante.
Marco a dire il vero, scoprii, aveva anche una fidanzata con la quale era andato ben oltre le palpatine, solo che diceva, tra uomini è un'altra cosa… Sapete, dopo tanti anni sono d’accordo con lui! »
«Hai la fidanzata?» la domanda mi esce spontanea.
Lui mi guarda e sorride: «Mi sono appena lasciato con una dopo tre anni… La figa continua a piacermi, quindi non ti preoccupare, il fatto che ti fai aprire quel bel culetto da me non vuol dire nulla».
Sto arrossendo, ma in qualche modo quelle parole mi rasserenano.
«Però non vi sarete fermati a seghe e pompini no?» domanda Sasha ritornando al racconto.
«Ah il mio Sasha curiosone!» mormora Carlo. Nello stesso momento il mio amico spalanca gli occhi e da un gemito. Guardando bene vedo la mano del padrone di casa nascosta tra la spalliera del divano e il corpo del mio amico e capisco che gli sta tormentando il culetto.
«Tu vuoi sapere il resto?» chiede l’uomo fissandomi, incurante dei mugolii del mio compagno di appartamento.
Mi limito ad annuire e ricevo le mie due dita nel buchetto. Stringo il suo cazzo con forza. Lui sorride, poi si alza, lasciandoci smarriti ad osservare il suo pisellone ancora in tiro: «Ok, andiamo in camera allora!»
Lo seguiamo obbedienti, chiedendoci il perché del cambio di location.
«Sul letto! Culi in su!» ordina.
Obbediamo, uno accanto all’altro, guardandoci interrogativi.
«Limonate!» ingiunge e noi due facciamo del nostro meglio, uno a fianco all’altro, coi sederi in alto, esposti.
Lui è alle nostre spalle. La lingua frulla sulla mia rosellina facendomi gemere nella bocca di Sasha. Viene sostituita da un dito e anche il mio amico inizia a mugolare, segno che sta ricevendo lo stesso trattamento. Ci baciamo più intensamente, come a consolarci di quella piacevole violazione, poi sento qualcosa di grosso posarsi sul mio pertugio. Non è caldo, non è il cazzo, avverto plastica, una spinta, una specie di “plof” e qualcosa di simile ad un uovo di gallina viene spinto nel culo. Sussulto, la dilatazione improvvisa mi ha fatto fastidio. Sento la cosa entrare, assorbita dal mio sedere che in parte la risucchia, aiutata da Carlo che spinge dentro un dito.
Sasha osserva la mia espressione smarrita, poi da un gemito.
«Ecco la suppostina per i miei due micetti!» ghigna Carlo. Poi si viene a stendere davanti a noi. Sotto alle sue palle gonfie vedo spuntare una specie di grosso filo rosa. Lui afferra il telefono, smanetta un attimo e la cosa inizia a vibrare.
Deve essere un giochino simile al vibratore prostatico dell’ultima volta, ma questo sembra un uovo. La vibrazione si fa intensa, fa agitare il retto e naturalmente riverbera sulla prostata. Il ronzio rende chiaro che anche quello di Carlo è collegato.
Muove il dito, la vibrazione esplode, io e Sasha gridiamo, lui pare restare impassibile, ci osserva tremare, abbracciarci, poi riduce un po’ e ci fa segno di avvicinarsi.
Istintivamente ci mettiamo con le bocche sul suo cazzo. Lui imposta un programma sul telefono e il vibratore interno inizia una serie di vibrazioni variegate. Sento la punta del cazzo umida.
Ci stendiamo alla meglio e iniziamo a leccargli il cazzo cercando di alternarci in maniera coordinata.
«Molto bene, così il racconto vale la pena di essere fatto!» mugola l’uomo accarezzandoci la testa.
Mi chiedo se in quelle condizioni riuscirò a concentrarmi, sto già strusciando il cazzo sulle lenzuola. Ma lui riprende.
Beh, come avete intuito la nostra routine fece presto a diventare rodata, ma chiaramente Marco non era uno che si sarebbe fermato.
Così uno di quei pomeriggi in cui avevamo pochi compiti e finimmo presto nudi in camera, mentre io assaporavo il suo cazzo come fosse un cono gelato, lui anziché i soliti incitamenti iniziò uno strano discorso: «Posso farti una confessione, Carlo?»
Annuii senza staccarmi dalla cappella che stavo aspirando con convinzione.
«Sapevo che l’odore del cazzo ti saprebbe piaciuto, piace anche a me, ma io ho un altro odore preferito che mi manda ai pazzi…»
Sgranai gli occhi, immagino facendo un’espressione molto comica con quell’arnese in bocca.
«A parte quello della figa, naturalmente, ma ancora di più mi piace l’odore del culetto. Del culetto pulito intendo, non di quello sporco, il suo odore naturale…»
Ero giovane e inesperto ma non scemo, e lui dovette capirlo dalla mia espressione. Ma non desistette, mi tolse il cazzo di bocca e mi scoccò un bacio tirandomi in piedi e poi steso su di lui sul letto. Ci strusciammo come facevamo spesso e le sue mani mi avvolsero le chiappe sode: «Adoro il sedere, sia dei maschi che delle femmine, ma Maria non mi ci lascia neanche avvicinare, quasi quasi, è convinta che sia sporco, che sia un tabù…» disse smettendo di limonarmi.
«Io non mi faccio inculare!» gli dissi serio. Ormai eravamo davvero amici, non avevo paura di lui anche se era più grande sia di età che fisicamente.
Lui rise, accarezzandomi le natiche: «Non ho detto inculare, fammelo annusare! Io ti lascio odorare il mio cazzo quanto vuoi!»
Lo guardai perplesso: «Te lo fai anche ciucciare con passione!» sghignazzai imbarazzato.
«Appunto, dovremmo essere pari no?»
Ero esitante ma lui mi scansò, scese dal letto e mi afferrò per le caviglie tirandomi le gambe oltre il bordo, prono.
Ero spaventato, smarrito, soprattutto quando posò le sue manone sulle mie chiappe divaricandole e avvicinando il viso.
«Posso?» mi sussurrò così vicino al buchetto da sentire il suo respiro.
Non osai dire nulla e sentii il suo naso sulla rosellina, ringraziando Dio di essere uno molto attento alla pulizia e timoroso di essere sudato. Spesso, mi ero accorto, l’eccitazione rendeva quella zona umida.
Il naso di Marco iniziò a percorrere il solco, con le mani mi divaricava e sprimacciava le chiappe, senza farmi davvero male, ma probabilmente lasciandomi il segno.
Io ero teso e guardingo, ma oggettivamente non mi pareva nulla di che, non fosse stato per i suoi sospiri soddisfatti.
Poi mi scoccò un bacio proprio lì, strappandomi un gridolino di sorpresa. Ne seguirono altri: «Carlo, hai un buchetto fantastico con un odore che mi fa impazzire! Che sapone usi? Non ho mai sentito sto profumo!»
«Neutro» risposi incapace di pensare.
E arrivò la lingua. Feci per ritrarmi, ma lui mi trattenne sena difficoltà. E io cedetti, comprendendo improvvisamente che quel trattamento mi poteva far impazzire. Marco era un adoratore del rimming. Molti sono bravi, o apprezzano, ma lui lo adorava sul serio. Mi chiedo come avesse resistito tanto!
Alzammo gli occhi verso di lui, distraendoci dal suo cazzo per il tono della sua voce e lui sorrise, malizioso: «Sasha, dammi il culo che ti faccio capire davvero cosa intendo!»
Il mio amico esitante si mise a cavalcioni sull’uomo, offrendogli il culo.
«Lorenzo, mettiti davanti a lui, così capisci anche tu, non posso passare la giornata a leccarvi entrambi!» sentenziò.
Così ci trovammo a fare un trenino. Io avevo davanti alla faccia i piedoni di Carlo, Sasha il mio sedere e il suo cazzo.
«Fai quello che faccio a te, tutto! Bocca, lingua e mani!» ingiunse l’uomo.
Non sapevo cosa aspettarmi, mentre quel vibratore continuava il suo moto alternato sulla mia prostata.
Sentii le mani del mio amico posarsi sulle chiappe e divaricarle. Un bacio per una, alternati, andando sempre più verso il centro fino al buchetto. Qui iniziò una tempesta di bacetti che costringeva la rosellina a contrarsi e decontrarsi, facendo muovere l’ovetto vibrante nel culo. Poi ci furono dei soffi. Io stavo già gemendo e sentivo la difficoltà del ragazzo e ripetere i gesti tra un mugolio e l’altro. Infine arrivò la lingua. Lappate lungo tutta la lunghezza del solco, giù, fino al perineo, lambendo il retro delle palle, e su fino all’inizio della colonna vertebrale. Avanti e indietro, interrotte solo da piccoli morsetti gentili sulle chiappe tese. Finchè non si fermò al centro. Qui il buchetto fu coperto di saliva, prima con movimenti rotatori, poi solleticato con la punta della lingua.
Infine arrivarono le labbra. Mi aggrappai ad un piede di Carlo, conscio che era come se mi leccasse lui attraverso Sasha, e senza pensarci mi misi in bocca il suo alluce pulito, come se mi servisse fare qualcosa per reggere le sensazioni.
Lo sentii grugnire soddisfatto e la lingua di Sasha iniziò ad entrare. Piano, prima picchiettando, pe dilatare la rosellina già provata da quella giornata, poi in maniera più accurata, spingendo dentro. Infine la lingua iniziò a muoversi nel pertugio allentato, mentre la saliva colava, imbrattava l’ano e l’interno e labbra aderivano attorno al buco. Seguirono delle colate di saliva all’interno, come se sputasse e poi dei risucchi a ventosa, come se volesse recuperare il liquido immesso.
Gemetti come una troia con una voce che non riconoscevo, senza mollare quell’alluce. Il vibratore amplificava ogni sensazione.
Una mano lasciò la chiappa e iniziò ad accarezzare il perineo, le palle e poi impugnò il cazzo. Non si indurì, quasi fosse incapace, ma iniziò a grondare precum come una fontana.
La lingua entrava e frullava dentro il retto, veniva ritirata, sputo e poi succhiata mentre l’altra mano accarezzava il cazzo.
«Oddio!» mugolai e tutto si fermò.
Rimasi interdetto.
«Beh credo di avervi reso l’idea no?»
Sentivo le gambe tremanti.
«Bene, potete tornare sul cazzo, così vi finisco di raccontare, se vi interessa ancora…»
Mi girai a fatica e incontrai lo sguardo stravolto di Sasha. Per quanto più esperto di me, mi pareva chiaro che nemmeno lui aveva mai subito un lavoretto del genere.
Ci baciammo istintivamente, come per celebrare l’evento e farci coraggio, visto che, come il racconto, l’esperienza non era finita, e che le due uova vibranti continuavano il loro lavoro dentro la nostra pancia. Poi scendemmo sul cazzo di Carlo.
Istintivamente mi avvinghiai ad una delle sue gambe lunghe, divaricate e Sasha fece lo stesso.
Stranamente il cazzo, che fino a poco prima pareva inerte, a contatto con quella pelle soda e pelosa si rintostò immediatamente.
Carlo ci accarezzò soddisfatto la testa, godendo delle nostre lingue che riprendevano a lavorare il suo palo e proseguì.
«Inutile dire che con quel trattamento, quando iniziò a massaggiarmi il cazzo esplosi come una fontana. Marco era soddisfatto del risultato. Si distese su di me e iniziò a strusciare il suo pisellone duro nel solco delle mie chiappe, fradicio della sua saliva. Io ancora preso dal post orgasmo non mi agitai nemmeno. Andò avanti per un po’, poi mi venne davanti al viso, in ginocchio, le gambe larghe, quella mazza venosa svettante, e mi disse che ora sapeva del suo odore e del mio e che sarebbe stato più buono. E io, in sua balia, senza una parola, lo impugnai con entrambe le mani e gli feci il pompino più appassionato che avessi mai fatto, mandandolo in visibilio, ancora impregnato dell’odore del mio sederino sulla faccia, e facendolo sborrare in pochissimo tempo.»
Noi lo guardammo con un sorriso e cercammo di seguire il racconto, mettendo particolare passione nelle nostre succhiate, ma Carlo ridacchiò: «Piano, piano, micetti, se no vengo e poi mi passa la voglia di raccontare!»
E noi, ormai presi, obbedimmo: ormai volevo sapere tutta la storia.
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